Una storia antica come il tempo

La Bella e la Bestia è una di quelle storie che non smette di affascinare, incantando da sempre milioni di persone.

Da bambina ho consumato la videocassetta del film d’animazione Disney anche se non era il mio preferito in assoluto (ma lo è diventato con il tempo), per cui non potevo perdermi il live action. Le aspettative erano alte, lo ammetto, e sono contenta che non siano state tradite.

Magnifico. Strepitoso. Emozionante.

Non so descriverlo con parole migliori. Fin dalle prime battute del film ci si accorge che quello che abbiamo davanti agli occhi è un mondo vecchio e insieme nuovo, dove la tradizione e la novità si mescolano alla perfezione, compenetrandosi e completandosi.

Ritroviamo gli stessi personaggi a cui ci siamo affezionati, lo stesso paesino provinciale e il medesimo castello tenebroso, dove dipinti e oggetti d’arredo sono coperti da una spessa coltre di polvere.

Eppure qualcosa è cambiato.

Le canzoni, prima di tutto. Anche in esse il vecchio e il nuovo si mla bella e la bestia 2escolano, dando origine a rime diverse (spesso forzate nella traduzione italiana, ahimè) da quelle che abbiamo sempre conosciuto.

Se già i costumi del film d’animazione avevano fatto sognare le bambine delle generazioni passate, quelli del live action risultano ancora più belli, a tratti esagerati, è vero, ma sono utili ai fini della narrazione. La differenza tra i vestiti dimessi di Belle e quelli sfarzosi della corte della Bestia, abituata a trucco e parrucco, è importante.

E poi i dettagli della trama sono stati rifiniti con pennellate più precise, andando a completare quell’affresco meraviglioso che già era il mondo de La Bella e la Bestia. I personaggi acquistano sfumature diverse, avvicinandosi ancor di più alla fiaba originale alla quale il film d’animazione e il live action si sono ispirati. Tutto (o quasi) ha inizio da quella rosa che è diventata il simbolo del capolavoro Disney, emblema dell’amore, della passione, ma anche del peccato e della vita che sfiorisce, del trascorrere inesorabile del tempo.

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Sono i petali del magico fiore a scandire la narrazione, il loro avvizzire è un richiamo costante alla morte che tanto spaventa noi esseri umani, ma che può essere sconfitta, sì: con l’amore.

L’amore che ci salva, che non ci fa cedere alla rabbia e alla disperazione, che placa – o, al contrario, accende – il nostro animo. L’amore che guarda oltre le apparenze e che non impone cambiamenti, ma implica l’accettazione più totale della vera essenza altrui.

la bella e la bestia belle e mauriceNessuno dei personaggi si lascia incatenare dalla paura della perdita, perché amare significa soprattutto volere il bene dell’altro lasciandolo libero di essere e di agire, anche se questo può ferirci. Belle libera suo padre dalla prigionia senza esitazioni, sacrificandosi per lui. Lo stesso Maurice libera Belle, permettendole di andare incontro al suo destino e di costruirsi una vita indipendente e distaccata dalla sua figura paterna. Anche la Bestia compie un atto di estremo coraggio nel permettere alla ragazza che ama di allontanarsi dal suo castello senza imporle un ritorno, nonostante sia consapevole di non rivederla più.

Amare non significa intrappolare, ingabbiare e possedere una persona come fosse un animale domestico o, peggio ancora, un trofeo di caccia. L’amore è libertà, e la Belle interpretata magistralmente da Emma Watson ce lo ricorda con una frase che mi ha colpito dritto al cuore:

Si può essere felici, senza libertà?

La bella e la bestia Belle Emma WatsonIn queste poche parole è racchiuso un messaggio importante per le nuove generazioni. Quella intesa da Belle non è solo libertà di movimento, ma anche e soprattutto di pensiero, libertà di essere se stessi senza dover scendere a compromessi, senza dover tradire i propri ideali. E Belle resta fedele a se stessa sempre, dall’inizio alla fine, anche se è considerata strana e nessuno sa apprezzarla.

Con la sua caparbietà e il suo coraggio, Belle realizza il suo sogno senza mai tradirsi. Chiediamoci se noi, oggi, sapremmo fare altrettanto.

Se già l’eroina anticonformista del cartone animato aveva fatto sognare per il suo essere fuori dagli schemi, la nuova interpretazione risulta essere ancor più significativa, complice anche e soprattutto la scelta di una femminista come attrice protagonista.

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Tuttavia, Belle non è l’unico personaggio a essere stato approfondito, assumendo connotazioni nuove in questo live action. Maurice, Le Tont, Gaston e persino la fata responsabile della maledizione vengono indagati e studiati più a fondo, offrendo allo spettatore delle motivazioni più forti dietro ai loro comportamenti.

La chiave di volta dell’intera narrazione, però, resta sempre e per tutti l’amore, sia esso genitoriale, coniugale, intellettuale o omosessuale. Sì, avete capito bene. Perché, in fondo, ciò che resta è proprio l’amore, quel sentimento che tutti conosciamo e che ci rende diversi dalle bestie (e non mi riferisco agli animali), profondamente e meravigliosamente umani.

Mel

 

Scrivi solo di cose che conosci bene

Con il tempo, questa frase è diventata per me un vero dogma, la regola prima per iniziare ogni nuovo racconto da trasporre su carta.
Perché la storia che si ha in mente sia efficace e proceda senza intoppi, bisogna essere sicuri di quello che si scrive, conoscere a menadito la materia con cui si ha intenzione di lavorare.
Questa regola vale per ogni aspetto del libro o racconto che ci si appresta a scrivere: dall’ambientazione ai mestieri svolti dai personaggi, dall’epoca storica al tipo di abbigliamento… insomma, tutto.
L’attenzione che si ripone in ogni dettaglio determinerà la coerenza e il realismo di quello che si andrà a scrivere, compromettendone o, al contrario, aumentandone il risultato finale.
Spesso si tende a sottovalutare l’importanza della documentazione, pensando che sia superflua e dando per scontato che il lettore non si ponga troppe domande di fronte a un romanzo, ma non è così.
Se si decide di ambientare la propria storia in un luogo e in un tempo precisi, sarà d’obbligo studiare e informarsi al riguardo. Per rendere credibile quello di cui volete raccontare, dovete necessariamente offrire un contorno al lettore, e quel contorno deve essere curato nei minimi dettagli, in modo quasi maniacale.
Se ambientate una storia nel medioevo, chiedetevi quali cibi si servissero sulle tavole dei nobili e dei contadini, quali abiti si indossassero e studiate i nomi specifici di quel tipo di abbigliamento. Studiate gli avvenimenti storici fino a conoscerli a memoria, dovete saperli cantare mentre saltellate su un piede girando su voi stessi e battendo le mani xD
Scherzi a parte, avete capito cosa intendo, no?
A questo punto, forse, starete pensando che sia meglio lasciar perdere i “secoli bui”, perché non avete proprio voglia di tornare sui banchi di scuola per conoscere la storia di Carlo Magno o per imparare le caratteristiche dell’arte romanica.
Penserete che possa essere più semplice parlare dell’epoca in cui viviamo, in fondo vivete qui e ora, giusto?
No, niente di più sbagliato, spiacente di deludervi.
Ipoteticamente parlando, mettiamo caso che il vostro racconto/libro sia ambientato a New York. Ci siete mai stati? Avete girato per le strade, praticandole in auto, sui mezzi pubblici e a piedi? Avete mai preso un taxi nella Grande Mela? E ancora: avete girato in mezzo alla gente, sbirciato dentro i negozi, praticato i quartieri della periferia newyorkese?
Se la risposta a tutte (o a parte) di queste domande è no, allora torniamo al punto da cui eravamo partiti, e cioè:
prima di scrivere, bisogna documentarsi e studiare a fondo.
Da questo non si scampa, è inevitabile, indiscutibile.
Ma allora, direte voi, questo significa che devo per forza ambientare i miei scritti nei posti in cui ho vissuto o che ho praticato, oppure in un mondo del tutto inventato dove sono solo io a dettare le regole del tempo e dello spazio.
Non necessariamente.
Per fortuna, in nostro soccorso ci sono i libri scritti da altri autori da cui possiamo attingere informazioni preziose, e non parlo solamente di saggi o trattati di storia. Se vi interessa il periodo rinascimentale, leggete i libri di Dante e Petrarca, per esempio, rispolverate quello che avete imparato al liceo, e poi leggete libri di scrittori che si sono ampiamente documentati sull’argomento e che hanno pubblicato romanzi con l’ambientazione che vi interessa.
Fortunatamente, uno dei pregi della nostra epoca moderna è la condivisione di contenuti, un tempo impossibile per mancanza di mezzi. Se volete ambientare un romanzo o un racconto a Berlino, una cosa che potete fare (ma non l’unica, ovviamente) è andare a farvi un giro virtuale della città, sia su google maps con la modalità street view che su YuoTube: nella rete si nascondono spunti davvero interessanti, che permettono di viaggiare stando comodamente seduti sulla poltrona a sorseggiare una tazza di tè davanti allo schermo del pc.
L’unico consiglio che mi sento di dare, soprattutto a chi è alle prime armi, è quello di cominciare a scrivere di cose che sono alla vostra portata, di ambienti, materie, situazioni che conoscete bene e che padroneggiate. Questo vi aiuterà a comprendere i vostri limiti e quello che sarà necessario conoscere prima di iniziare lavori futuri.
Per esperienza, posso assicurarvi che serve come esercizio, davvero.
Per scrivere il mio “La città nascosta. Alla scoperta del mondo parallelo“, che era ambientato nella città in cui vivevo e che pure conoscevo bene, mi sono presa delle giornate intere per girare per le strade con gli occhi di un turista, annotandomi sensazioni, pensieri, emozioni. Mi è stato utile, e sapete perché? Perché troppo spesso diamo per scontato quello che abbiamo intorno. Quel palazzo è lì da sempre, quella panchina l’hanno messa prima che io nascessi, su quel ponte ci passo ogni giorno… eppure, quando camminiamo, non ci fermiamo mai a osservare i dettagli di quello che ci circonda. Ed ecco che, se alziamo gli occhi, quel palazzo ha delle finestre che non avevamo mai notato prima, e sulla panchina si siede sempre un signore col cappotto nero, mentre il ponte, visto da un’altra prospettiva, è completamente diverso da come sembrava camminandoci sopra…
Ecco, tutto questo passeggiare, guardare, annotare, sarà un’esperienza fondamentale per tutto quello che deciderete di scrivere in seguito, dopo aver acquisito consapevolezza.
Vale la pena lavorare per mesi sulla documentazione prima di procedere con la stesura, dimostrerete di essere competenti, attenti, precisi nel vostro lavoro. Siate pazienti e mai frettolosi, che la fretta è una cattiva consigliera.
Quella di scrivere è una vera e propria arte, che va coltivata, affinata, alimentata.
 Mel

Un finale tutto da riscrivere!

Oggi pomeriggio sono stata in libreria per la lettura e il laboratorio del venerdì con i bambini. Questa volta ho scelto un gioiellino, un libro piccolo ma importante che racchiude un progetto speciale.

Sto parlando di “Fiabe in rosso” di Lorenzo Naia e Roberta Rossetti edito da VerbaVolant edizioni.

Marzo è il mese della Festa della Donna, e questo libro rivisita le fiabe classiche delle eroine più famose, modificandone il finale.

Perché ho deciso di portare questa raccolta di fiabe in libreria, proprio oggi? Be’, per rispondere, cito direttamente le parole degli autori: “perché ciò che ogni bimbo dovrebbe imparare è che il finale della propria vita non deve essere scontato. […] La felicità non consiste necessariamente nel trovare il principe azzurro, ma nel guadagnarsi la propria strada e il proprio posto nel mondo”.

E noi abbiamo inventato finali bellissimi, per le nostre storie preferite.

Il Gatto con gli Stivali è diventato un abile combattente, che insegna la sua arte di spadaccino ad altri aspiranti guerrieri.

Cappuccetto Rosso non ha mai incontrato il lupo, che si è perso in una delle sue passeggiate per finire dritto dritto… in America!

Un’altra variante di Cappuccetto ha visto vincitore proprio il lupo, che se ne è rimasto con la pancia bella piena a godere del suo bel pranzetto (viva il lupo, sempre).

E poi il cane Ozzy è scappato dalla cella in cui era rinchiuso, come nella storia originale, ma una volta libero ha indetto una grande e bellissima festa.

Che dire, poi, di Raperonzolo? Lei non si sposa, non ha bisogno di un principe che preferisce stare con un’altra principessa. No, lei se ne resta nella sua torre a scrivere storie, diventa indipendente e… si taglia i capelli perché è stufa che tutti vogliano usare la sua treccia come corda per arrampicarsi!

Ne abbiamo viste davvero delle belle, oggi pomeriggio.

Se già questi finali non parlassero da soli, comunicandoci le aspettative dei bambini, qualcuno ha deciso di non voler cambiare i finali di nessuna storia, ma di inventarne una di sana pianta, una storia che li lasciasse liberi di interpretare le loro stesse aspirazioni per il futuro. Tra tutti è spiccato un bambino che ha dimostrato le sue doti di fumettista, con l’orgoglio e l’ingenuità che solo i più piccoli sanno mostrare.

6d9c4125-d5ed-4408-ae7a-1ece55bd93c4Anche io ho disegnato il finale della mia storia preferita di quando ero bambina, “La gatta bianca”. Nel mio finale, il principe non taglia la testa e la coda della sua amata Gatta Bianca e quindi lei non si trasformerà mai in una bellissima principessa. Lui si rifiuta di compiere un atto tanto violento e si trasforma in gatto, rinunciando al regno di suo padre e vivendo per sempre felice con la sua bella Bianchina.

Per i finali reinventati da noi, abbiamo cercato di ispirarci alle illustrazioni del libro “Fiabe in rosso”, che usa fogli di giornale come rimando alla realtà e alla cronaca e il colore rosso dalla ricca simbologia.

Quello di Lorenzo Naia e Roberta Rossetti è un libro che insegna a non smettere mai di sperare in un finale diverso per la propria storia, un finale non scritto, inedito, e che solo noi possiamo decidere come scrivere.

Un ringraziamento speciale, infine, va a Sostieni Editori Medi e Piccoli Italiani per avermi fatto scoprire questo gioiello e per aver partecipato a distanza.

Mel.

 

 

Come macchie di caffè

abb38a655f6bbf70de13003930f54189Il profumo del caffè si spande per la stanza, ma non vi resta che pochi minuti. La tazza arriva alle labbra e la bevanda scivola giù, nella gola, in poco più di una manciata di secondi.
Poi cosa resta?
Restano le macchie sulla tovaglia, tenaci, testarde, che per farle andar via a volte non basta un signore smacchiatore.
Ecco, la stessa cosa vale per i personaggi di una storia.
Non concentratevi sul “profumo” o sul “sapore”, ponete l’attenzione sulle macchie, quelle che rendono imperfetti nel modo perfetto, quelle che non vanno via con un bagno caldo.
Concentratevi sui nei, sulle macchie dell’animo umano.
È così che si costruisce un vero, realistico e bel personaggio.

“Parola di… Melania D’Alessandro” #1

In questi giorni sono ospite del blog Sostieni Editori Medi e Piccoli Italiani, che ha deciso di intervistarmi per quattro giornate consecutive. Ogni appuntamento ha un tema diverso, come potete vedere nell’immagine qui sopra.

Ieri abbiamo parlato dei miei due libri pubblicati, “Sogni di Carta” e “La città nascosta”.

Vi invito a leggere l’intervista e, se volete, potete pormi le vostre domande, è un’occasione che non mi lascerei sfuggire, se fossi in voi.

Colgo anche l’occasione per comunicarvi che su Facebook è in corso un Giveaway, in palio c’è una copia gratuita e autografata di “Sogni di Carta”!

Per scoprire le semplici regole per partecipare e aggiudicarvela, cliccate qui.

Se vi va, invece, di leggere l’intervista completa potete farlo al seguente link: #Parola di… Melania D’Alessandro, autrice di “Sogni di Carta” e “La città nascosta”

 

Buona lettura!

Mel

Dirk Gently – Agenzia di Investigazione Olistica

Ho visto questa serie tv nelle vacanze natalizie, appesantita da uno dei tanti pranzi con tutto il parentado.

Avevo bisogno di qualcosa che mi permettesse di stravaccarmi sul divano per riprendermi dalla botta calorica senza addormentarmi, possibilmente, ed eccomi accontentata con Dirk Gently.

Vederlo è stato così piacevole che non mi sono più alzata da quel dannato divano fino alla fine delle otto puntate. Sì, avete capito bene: l’ho visto tutto in una sola giornata, direi “tutto d’un fiato”, anche se è un’espressione più adatta a un romanzo che non a un telefilm.

Mi ha rapita, intrappolata davanti allo schermo, ed è stata una piacevole sorpresa. Ogni puntata costituiva un pezzo in più del puzzle, sempre più esilarante e coinvolgente.

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Mentre guardavo la storia dipanarsi sotto i miei occhi, a volte intricandosi, a volte sciogliendosi, mi è venuta un po’ di sana invidia.

Perché un’idea così geniale non è venuta a me? Dannazione! Ho pensato.

Personaggi ben caratterizzati, vivi, realistici.

Storia avvincente come un thriller o un giallo di tutto rispetto, commovente in alcuni tratti, e divertente quanto un libro game o d’avventura.

Insomma, ci sono tutti gli ingredienti di una storia che funziona, accidenti!

Ho amato gli attori, dal primo all’ultimo, ed è stato bello approfondire la psicologia di ogni personaggio a ogni episodio sempre di più. Elijah Wood è divertentissimo nei panni di Todd, così come anche Samuel Barnett in quelli dell’investigatore Dirk. Sono esasperati, caricaturali, ma sono una cosa ancora più importante: VERI. Veri con le loro imperfezioni, veri con le loro colpe a volte inconfessabili e veri con i loro dubbi, le loro azioni…

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Dirk Gently è il genere di storia che sì, avrei voluto scrivere io, ma l’invidia che mi ha suscitato è stata costruttiva, perché mi ha spronata e stimolata a fare di meglio, a superarmi.

E poi, diciamolo, non mi ritengo certo paragonabile – neanche lontanamente – a Douglas Adams, autore della Guida Galattica per Autostoppisti e del libro omonimo da cui è tratta la serie di Dirk Gently!

Quindi, vedete? si ha sempre da imparare qualcosa, e spesso gli insegnamenti si trovano nei posti più inaspettati.

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Ora fiondatevi a guardare Dirk Gently su Netflix e, se non lo avete, approfittate della prova gratuita di un mese per potervi godere la visione di una bella serie tv. Non ve ne pentirete!

Mel

Sapore di primavera

Una mattina ti svegli e il canto degli uccelli fuori dalla finestra ti ricorda che l’inverno è finito.

Lo so, lo so che non è ancora il 21 di marzo, non ho sbagliato pagina del calendario, ma la primavera non arriva in date prestabilite, nossignore.

La primavera si sente nell’aria e la natura si è risvegliata dal suo sonno, c’è fermento intorno a casa, nelle campagne.

Il mandorlo, il ciliegio e la mimosa sono in fiore, è tutto un tripudio di colori, c’è clim81cbfee4-1701-4bf1-9165-41b878519722a di festa. I boccioli sui rami esultano, i fiori si risvegliano alla carezza di un timido raggio di sole.

Ma non è solo la natura a sentire il cambiamento.

La primavera mi fa sempre questo effetto di meraviglia, ritorno bambina e il mio cuore si riempie di gratitudine. Dopo i lunghi mesi di silenzio, ecco che la rana torna a gracidare, le api ronzano in cerca di fiori e le tortore tubano. Torna anche il merlo, col suo canto che annuncia una nuova giornata.

Questa domenica ha davvero il sapore della primavera, ha un gusto fresco, leggero, che si avverte fin dentro casa, ma anche nell’anima. Qualcosa sta per cambiare, qualcosa si muove sotto la superficie, ed è bello sognare, fare progetti e seminare nuove speranze.

Mel