Laboratorio di riciclo creativo alla libreria Giunti di Sanremo

Ci sono giorni che iniziano con le mani nella farina e terminano con le dita sporche di colla, come quella di qualche anno fa, quando sono stata invitata dalle simpatiche libraie della libreria Giunti al Punto di Sanremo a tenere una lettura animata del mio “Sogni di Carta” con laboratorio finale.
Forse conoscerete la mia timidezza (da bravo topino), ma saprete anche che mi piace mettermi in gioco, per cui non mi sono lasciata sfuggire l’occasione.
L’ansia era tanta, come sempre. Mi chiedevo quali e quanti bambini avrei avuto di fronte, se avrebbero apprezzato i brani di “Sogni di Carta” che avevo scelto per loro, se sarei stata all’altezza…
Insomma, armata di tanta buona volontà, mi sono imbarcata in questa piccola avventura.
D’altra parte Gulliver e Archimede sono sempre ansiosi di conoscere nuove persone, di arrivare al cuore di molti bambini e io non potevo proprio rifiutarmi. Sono arrivata alla libreria Giunti e mi sono seduta su uno degli sgabelli per i topolini che da lì a breve sarebbero venuti ad ascoltare la mia storia. E pian piano, i piccoli amici hanno cominciato a occupare gli altri sgabelli, tutti intorno a me.
Qualcuno di loro aveva l’espressione un po’ scettica, altri, intraprendenti, hanno cominciato subito a fare mille domande e in men che non si dica mi sono ritrovata accolta nel loro mondo così genuino, autentico.

Io: “Archimede era un libraio fuori dal comune, vestiva sempre a quadretti e i suoi migliori amici erano i libri. Gestiva una libreria come questa in cui ci troviamo, e il suo negozio si chiamava Sogni di Carta. Ma non vi ho ancora detto che Archimede aveva un assistente. Come ve lo immaginate?”
Bambina: “Be’… alto! E grande. Sicuramente… con l’età giusta!”
Io: “Cosa vuol dire con l’età giusta?”
Bambina: “Be’, è ovvio: l’età giusta per lavorare! Non tutti possono lavorare!”

Giusto, giusto, come darle torto?
E così la lettura è andata avanti, con qualche piccola interruzione per ascoltare quello che i miei piccoli amici avevano da dirmi. E così è saltato fuori che nessuno aveva mai visto un topo in biblioteca, perché i topi di solito si trovano nelle cantine, o, al massimo, portano i soldini quando cadono i denti da latte, se non ci pensa la fatina. Poco dopo, guarda caso, si è scoperto che anche i bambini vanno ghiotti di biscotti proprio come Gulliver, quindi un tipino del genere non poteva certo risultare loro antipatico!

Io: “Ma voi credete nella magia?”
Bambina 1: “Io sì! Ci credo.”
Io, rivolta a un’altra bimba:“E tu?”
Bambina 2, poco convinta:“Anche io.”
Bambina 1: “Non dire le bugie, che poi ti cresce il naso come è successo a Pinocchio!”

Insomma, in poco tempo i miei giovani ascoltatori si sono fusi con i protagonisti della mia storia senza rendersene conto, e io gongolavo sullo sgabello, e Gulliver e Archimede insieme a me.
Dato che, com’è giusto, l’attenzione stava un po’ calando, ho finalmente tirato fuori lo “Scatolone Fabbricone” (ve lo ricordate, quello de L’Albero Azzurro?) e subito mi sono ritrovata con le manine dei bimbi dappertuto, che cercavano di afferrare forbici, fili di lana, tappi di bottiglia, colla e piatti di plastica come se da lì a breve avessero scoperto che sulla faccia della Terra non sarebbe più esistito nessuno Scatolone Fabbricone, nessun pezzo di spago o ritaglio di carta. Ho mostrato loro la topo-pinza che avevo preparato per loro e che gli avrei insegnato a fare nel corso del laboratorio e sono esplosi letteralmente dalla gioia. Tutti, dal più grande al più piccolo, non vedevano l’ora di costruire quel “Gulliver chiudi-biscotti”, impazziti dall’entusiasmo.

“Ma dobbiamo usare la colla con le mani?”
“Come si fa?”
“E gli occhiali non glieli facciamo?”
“Potremmo fargli anche i denti!”
“Ma che bello che è!”

E così, tra una risata e l’altra, abbiamo incollato i tappi delle bottiglie a una pinza di legno per bucato, che avrebbero formato le orecchie del nostro bel topo. Poi è stato il turno della coda:

“Io voglio fargliela lunga così!”
“Io di più!”
“Io voglio un pezzo di spago lungo da qui a qui.”
“Io, invece, lo voglio della misura giusta.”

E dopo la coda, è stato il turno dei baffi, incollati “a ics”, ci hanno tenuto a sottolinearlo.

“E il naso non glielo facciamo?”
“Ma certo, altrimenti come fa a sentire il profumo dei biscotti, senza un grosso nasone?”

Alla fine abbiamo scoperto che la lana colorata con cui abbiamo fatto il naso della nostra topo-pinza aveva tutta l’aria di un delizioso gusto di soffice gelato, e ci è venuta l’acquolina in bocca, inutile dirlo, vero?
Ma la parte migliore doveva ancora arrivare. I bambini sono andati in brodo di giuggiole quando hanno visto la confezione di occhietti che ho tirato fuori come “il pezzo forte” del laboratorio. E lo è stato davvero!
Occhietti con pupille mobili son finiti dappertutto: dentro il piatto di plastica, sul tavolo, sul pavimento… insomma, ci si sentiva un po’… osservati!
Ma siamo riusciti a incollare anche quelli ed ecco che, alla fine, la topo-pinza era pronta, fatta e finita.
Be’, un’ora è passata? E’ già finito tutto? E’ stato così semplice?
Sono arrivati i genitori e i bambini son schizzati su dagli sgabelli come molle impazzite, con la pinza chiudi-biscotti nuova di zecca pronta a spiccare il suo primo volo.
Ne è seguito una marea di “Grazie” che non avrei mai immaginato possibile, non si finiva più di ringraziarmi per quella topo-sorpresa.
E così, alla fine, me ne sono tornata a casa anche io, con la borsa svuotata dal materiale che avevo portato con me, ma riempita con tanti, meravigliosi sorrisi: quelli che ho donato e che mi sono tornati indietro ingigantiti.
Grazie, Sogni di Carta, per le emozioni che continui a regalarmi, e grazie a voi, piccoli e grandi lettori, per rendere possibile questa splendida, inaspettata magia!

Mel

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“La città nascosta”: i luoghi della storia (parte 2)

Proseguendo nel suo viaggio, tra le tante meraviglie che Sofia visita dietro i veli del tempo e della storia ci sono le bellissime e imponenti grotte dei Balzi Rossi, antica dimora dei Cro-Magnon e culla d’origine del popolo ventimigliese.

“Passeggiamo da un po’ ormai, proseguendo in direzione Francia. Non stiamo inseguendo una meta precisa, ci lasciamo semplicemente trasportare dai nostri passi, procedendo sulla costa. Prendendo come riferimento la Ventimiglia del ventunesimo secolo, potrei dire che ci stiamo avvicinando alla zona della Mortola e ai Balzi Rossi, luoghi intrisi di antichità, storia e cultura.[…] 

«Fra Domenico, lei sa con precisione dove stiamo andando?»

«Oh cielo! Sinceramente no, cara Sofia. Mi sono lasciato trasportare dai discorsi e non ho badato a dove ci stavamo dirigendo. Siamo ormai al confine con la terra francese: che ne dite, torniamo indietro?»

Non rispondo. Sono rimasta completamente rapita da un movimento intravisto poco distante da noi, una figura alquanto strana, grande e goffa. […] Avrei dovuto immaginarlo, vista la zona in cui ci troviamo. I Balzi Rossi, così chiamati per l’arrossamento superficiale dell’imponente parete rocciosa a strapiombo sul mare caratteristica della zona, costituita da calcare dolomitico del Giurassico superiore, è il luogo in cui sono state trovate testimonianze concrete delle origini del popolo ventimigliese. Qui, infatti, sono stati rivenuti numerosi reperti risalenti all’epoca paleolitica, tra cui resti di ominidi e animali, suppellettili e antiche sepolture. 

Qui ha la fortuna di trovarsi faccia a faccia con una famiglia di uomini preistorici, dalla quale avrà molto da imparare.

È un’altra zona caratteristica di Ventimiglia, una di quelle che lascia sempre senza fiato turisti e curiosi. Il ristorante che si affaccia sulla passeggiata che conduce ai Balzi Rossi è rinomato e sempre molto frequentato. Non si può non concedersi una visita al museo e alle grotte, prima di godere della vista e del mare.

museo balzi rossi

Il paesaggio qui presenta caratteristiche davvero particolari, quasi atipiche, con i suoi scogli rossi e le caverne a picco sul mare. Un luogo senz’altro gettonato, ammirato e ricercato da molti.

scogli Balzi Rossi

I Balzi Rossi prendono il nome dall’arrossamento superficiale della parete rocciosa a strapiombo sul mare, costituita da calcare dolomitico del Giurassico superiore.

Qui sono stati rinvenuti numerosi reperti risalenti all’epoca paleolitica, tra cui resti di ominidi e animali, suppellettili e antiche sepolture.

“E’ strano assistere al principio della storia dell’umanità e constatare quanto siamo simili, eppure così diversi: anche loro, come noi, hanno rispetto della vita e della morte, ma, a differenza di noi uomini moderni, loro hanno un rapporto con la natura e i suoi elementi che noi, purtroppo, abbiamo perduto.”

E’ questa la riflessione con la quale si chiude il capitolo dedicato alle origini del popolo ventimigliese, forse il mio preferito, poiché l’o scritto con trasporto.

Mel

Ti sei perso la prima parte di questo speciale legato ai luoghi della storia? Clicca qui!

Attenzione! Testi e foto sono coperti da copyright (© Melania D’Alessandro). Per la riproduzione, chiedere il permesso alla sottoscritta.

“Pelle di Foca” – L’ambientazione

Quella che ho per l’Irlanda non è la solita fissazione di chi segue una moda del momento. Ciò che provo nei confronti dell’Isola di Smeraldo è amore puro, un sentimento che dura da almeno due decenni e il mio sogno più grande resta quello di poterci andare, un giorno non lontano.

Dato che non sono ancora mai sbarcata sulle sue coste, tutto quello che ho potuto fare è stato assorbire informazioni da video, documentari e libri che parlassero delle sue tradizioni per poi scrivere un romanzo che mi permettesse di viaggiare fin lì con la fantasia, e in effetti così è stato.

Pelle di Foca ha rappresentato un vero e proprio viaggio, mi tuffavo tra le sue pagine e ogni volta era come tornare a casa, sfiorando con gli occhi della fantasia le sue scogliere e i suoi paesaggi.

Avrei potuto scegliere ambientazioni differenti per questo romanzo, eppure sentivo che niente sarebbe stato perfetto come l’Irlanda. E così mi sono rimboccata le maniche e con l’entusiasmo che mi contraddistingue sempre quando mi getto a capofitto in un nuova avventura, mi sono letteralmente immersa nell’atmosfera. Per tutta la durata della stesura del romanzo e della sua correzione non ho fatto che ascoltare musica irlandese, che mi offriva la giusta ispirazione per andare avanti.

Per Pelle di Foca ho ideato un’isola di piccole dimensioni, un luogo che quasi fuori dal tempo e dallo spazio. Ho deciso di non dare un’ambientazione precisa alla storia, ma mi sono ispirata molto a Inis Mór per ricreare paesaggi, usanze e tradizioni, mescolando realtà e immaginazione.

I  luoghi che compaiono all’interno della narrazione sono i seguenti.

Le scogliere

L’Irlanda è nota per le sue scogliere a picco sull’oceano. Brennalyn, la protagonista del romanzo, vi si reca spesso, soprattutto quando i suoi pensieri sono così burrascosi da dover essere riordinati. Sono diverse le scene che le vedono protagoniste, ma la mia preferita è quella dei primi capitoli della storia, quando Brennalyn ancora bambina immagina di poter spiccare il volo e di guardare le onde da ali di gabbiano, abbandonandosi a potenti riflessioni.   

“Il respiro le morì per un istante nei polmoni e le gambe si fecero molli […]. Sotto i piedi di Brennalyn il pavimento di pietra calcarea era solido e coperto da ciuffi di erba morbida. 

A poche iarde da lei, il terreno si interrompeva per lasciare spazio all’Oceano Atlantico, maestoso e di una bellezza senza eguali. 

Con passo malfermo si avvicinò al ciglio della scogliera. Si sentiva minuscola di fronte all’immensità del mare e all’altezza dello strapiombo.”

La spiaggia

Una distesa di sabbia ricoperta dalle alghe trasportate dalla corrente, la strada sterrata a segnarne il confine e tre cottage: quello dei McNamara, quello degli O’Brien e quello dei Kavanagh. E’ qui che abitano Brennalyn e Fergus, ed è qui che si snodano le principali vicende della storia. E’ un luogo selvaggio e per lo più pianeggiante, ma il terreno sfuma man mano nelle alte e caratteristiche scogliere.

L’isola

Quella in cui ho ambientato la storia è una tavola in mezzo all’Oceano Atlantico senza alberi, sferzata da forti venti e in prevalenza rocciosa e selvaggia. Non esiste legname, dunque, e gli isolani utilizzano la torba come combustibile. Sull’isola si vive principalmente di allevamento e pesca e le proprietà coltivate o adibite a pascolo per il bestiame sono delimitate da muretti a secco. A proposito di agricoltura, invece, nell’antichità il terreno è stato fertilizzato da un impasto di sabbia e alghe, cosa che ha permesso alla terra di essere coltivata. Sono solo due i centri abitati dell’isola, ma uno non compare mai all’interno della narrazione.

Il villaggio, il pub e il porto

Brennalyn e Fergus abitano al di fuori dei confini del paese, un piccolo agglomerato di cottage con un porticciolo e una piazza in prossimità del mare. Vi si recano solo in occasioni particolari, come la vendita del pesce, gli acquisti al mercato e, qualche volta, per frequentare il Dogherty’s Pub. Il porto è per lo più commerciale, ma da qui partono anche i traghetti di collegamento alla costa irlandese, oltre che i currach, le tipiche barche dei pescatori. Sempre dal porto inizia la tradizionale Corsa dei currach, che si svolge in estate.

La spiaggia delle foche

Anche questo, al pari delle scogliere, è uno dei luoghi prediletti da Brennalyn. E’ una spiaggia rocciosa, e qui la protagonista impara a conoscere le foche, osservandole nel loro ambiente naturale quando trascorrono il periodo degli accoppiamenti sulla terraferma.

La cosa che più mi fa sorridere è che ho scelto di parlare del mare, proprio io che amo la montagna e che per molti anni non ho più fatto neppure un bagno in estate.

Insomma, questo romanzo ha rappresentato una sfida sotto molti punti di vista. Dovevo cimentarmi con luoghi che non avevo (e non ho) mai visto e descrivere il rapporto che i protagonisti hanno con l’oceano, un legame profondo e viscerale con l’elemento acqua che, almeno all’inizio della stesura, non sentivo più di avere.

Scrivere le sensazioni dei personaggi della mia storia, guardare il mondo con i loro occhi anziché con i miei, mi ha permesso di riappacificarmi con questo elemento, di ritrovare parti di me che credevo di aver perduto. Pelle di Foca, con i suoi messaggi di libertà e crescita interiore ha guarito anche me, che sono la sua creatrice.

Mel

“Sogni di Carta – Lo Spirito del Natale”

Qualcuno di voi lo saprà già, ma due anni fa ho scritto un piccolo spin-off dedicato a “Sogni di Carta”, il mio secondo romanzo uscito per Edizioni Leucotea.

Si tratta di un racconto natalizio in formato digitale e… udite, udite! È scaricabile gratuitamente, per cui non avete scuse per non leggerlo.

Nella speranza che quello che la mia penna ha ancora da dire riguardo la magica libreria di via delle Mele n.5 possa appassionarvi, vi lascio di seguito tutte le informazioni.

Vi avverto, però: il piccolo Gulliver potrebbe prenderla sul personale, se non vorrete leggere questa piccola avventura. Non lamentatevi, poi, se vi ritroverete l’orlo dei pantaloni tutto mangiucchiato: lettore avvisato…

Titolo: Sogni di Carta. Lo spirito del Natale
Autrice: Melania D’Alessandro
Editore: Leucotea
Pagine: 20
Formato: digitale
Pubblicazione: 25 novembre 2016

Trama: Chi conosce la libreria Sogni di Carta, gestita dal gentile Archimede e dal suo assistente topo di biblioteca Gulliver, sa che quando si parla di libri nulla è da considerarsi impossibile. Eppure qualcosa di davvero straordinario sta per accadere nel magico negozio, dove ogni settimana si tiene la lettura collettiva di un libro scelto appositamente per l’occasione. Natale è alle porte e il volume prescelto per l’appuntamento è “Lo Schiaccianoci”. Nessuno si aspetterebbe però che, a voler essere letto, sia un altro libro, una storia che spiegherà le sue ali e spalancherà le porte della fantasia per far vivere i personaggi in essa contenuti nella realtà di Archimede e Gulliver. Tra alberi natalizi, luci colorate e golosi biscotti, il lettore è chiamato ancora una volta a partecipare alle avventure di Sogni di Carta e dei suoi protagonisti.

Clicca QUI per scaricare il pdf.

Spero che questa mia idea vi sia piaciuta, è un piccolo omaggio per i lettori che hanno amato Sogni di Carta e a cui Gulliver e Archimede sono mancati a lettura conclusa, ma è anche un modo per conoscerli, se non avete ancora letto il libro su cui si basa lo spin-off!
Se leggerete il racconto, fatemi sapere cosa ne pensate e, se volete, segnalatelo sui vostri spazi virtuali.

Non mi resta che lasciarvi un tenero abbraccio profumato di biscotti, ci leggiamo presto.

Mel

Profumo di carta

Arriva il corriere e ti consegna due scatoloni pieni di libri, tutte copie perfette di un romanzo scritto da te. Attendevi quel momento da tre lunghissimi anni, per cui te lo godi e ti tremano le mani mentre maneggi la scatola, prendi le forbici e vai per aprirla…

Sono alla mia quarta pubblicazione eppure ancora mi emoziona ricevere una copia del mio libro, fatto e finito. Nel caso di Pelle di Foca, poi, l’emozione è stata più intensa rispetto a quella provata per i romanzi precedenti.

Resto per ore con il mio libro in mano a fissarlo, coccolarlo… non mi sembra vero. Dopo averlo sognato per lungo tempo, finalmente è realtà. 

Ci sono romanzi che nascono in modo semplice, si concludono altrettanto facilmente e trovano la via spianata per la pubblicazione. E poi ci sono romanzi che, al contrario, sono viaggi sofferti fin dall’inizio della stesura e continuano a esserlo anche dopo. Pelle di Foca rientra in quest’ultima categoria. Non ho mai scritto un romanzo così viscerale, provato sentimenti tanto contrastanti nei riguardi di una storia uscita dalla mia penna.

Fin da subito, quando lo iniziai tre anni fa, sentii che quel romanzo sarebbe stato diverso e avrebbe rappresentato per me qualcosa di importante e di differente dai precedenti, qualcosa che sarebbe andato dritto al centro di me stessa, cambiandomi per sempre. Non esagero nell’affermare che Pelle di Foca abbia rappresentato – e rappresenti ancora – un’iniziazione per me e, si sa, le iniziazioni non sono mai state facili e indolori. 

Un’iniziazione che mi sta insegnando a credere fermamente in me stessa, nelle mie capacità e nella mia indipendenza, perché in fondo l’ho creato da sola in ogni sua parte: cover, illustrazioni, pubblicazione… tutto. E stringere in mano il frutto di anni di lavoro, quel romanzo che ha già cambiato la tua vita, anche quando era ancora solo tuo, è un’emozione che non può essere espressa a parole. 

L’unica cosa che mi sento di aggiungere a ciò che ho già detto in questo articolo è che quando la volontà è forte, le difficoltà si superano. E per me ce ne sono state tante, ve lo assicuro. Spesso ci poniamo da soli dei limiti, quando potremmo facilmente scoprire che l’unico limite alla nostra realizzazione siamo noi, e nessun altro.

Credete sempre nei vostri progetti. Nutriteli, amateli. Non importa quanto ci vorrà per vederli concretizzarsi, ma accadrà, statene certi. A dirvelo è una che quasi non sperava più di vedere il suo romanzo stampato e rilegato… e invece guardate qui dove sono finita.

In bocca al lupo a tutti i sognatori, allora!

Mel

“Pelle di Foca” approda in libreria: si va in stampa!

Nei giorni scorsi ho iniziato a dare un assaggio sui social di quello che sarà il mio prossimo romanzo, e ora è giunto il momento di presentarvelo a tutti gli affetti, perché sì, finalmente posso dirvelo: si va in stampa!

La versione digitale è già disponibile all’acquisto sui migliori store online (Amazon, IBS.it La Feltrinelli, Mondadori Store, Giunti al PuntoGooglebookstore, Kobostore, Streetlibstore). Il cartaceo, invece, sarà disponibile all’acquisto entro la prima settimana di dicembre.

Eccovi di seguito la trama del romanzo, i dati e le curiosità a esso collegati.

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  • Pelle di Foca - Melania D'Alessandro - coverEditore: Streetlib
  • Pagine: 400
  • Genere: romanzo di formazione
  • Prezzo versione digitale: 3,49 €
  • Prezzo versione cartacea: 16,49 €

Trama:

31 ottobre, Samhain.

Una neonata viene abbandonata sulla spiaggia e a raccoglierla sono due mani amorevoli, quelle di un uomo la cui vita cambierà per sempre.

Siamo in Irlanda, e quella che Fergus ha trovato sulla battigia è senza ombra di dubbio la figlia di una selkie. A testimoniarlo sono i suoi capelli e i suoi occhi, scuri come gli abissi dai quali proviene,  e le mani palmate. Sono tante le leggende che hanno per protagoniste le donne-foca e Fergus le conosce a memoria. Non sono malevole, ma appartengono ai sidhe, gli esseri fatati, e tutti sanno che possono diventare pericolosi, soprattutto se collegati alla notte di Samhain.

Fergus non si cura delle dicerie e decide di crescere la piccola come una figlia, attirando su di sé il malcontento del paese in cui vive, un agglomerato di cottage su un’isola al largo della costa irlandese.

Brennalyn, questo il nome che Fergus le dà, cresce protetta dal suo amore, desiderando la libertà che solo l’oceano può offrirle e che fin dal suo primo vagito le è stata negata.

Per tutti lei è Pelle di Foca, colei che porterà la sciagura sull’isola. Attraverso il pregiudizio, la superstizione e la solitudine, imparerà a conoscersi e a crescere, accettando la pelle di foca che si porta dietro fin dalla nascita.

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BrennalynIl nuovo romanzo l’ho dedicato a lei, “A Brennalyn, nella penna, nel cuore e nell’anima” per aver plasmato una me scrittrice che non conoscevo e per essere cresciute insieme nel viaggio che è stato raccontare la sua storia.

L’ho già detto qui sul blog, ma vale la pena ripetermi: è un romanzo diverso da quelli che ho scritto e pubblicato in passato. Il target, rispetto ai primi, si è alzato, e c’è anche un’altra novità: non ho firmato un contratto con nessun editore, io (ma soprattutto Brennalyn) ho deciso di pubblicarlo in autonomia, servendomi della piattaforma di self publishing StreetLib.

Nonostante i dubbi e lo scetticismo iniziali, perché diciamocelo, l’editoria tradizionale sembra offrire delle certezze che l’autopubblicazione non dà, sono molto felice di aver intrapreso questa strada, e mi sono accorta che per una come Brennalyn, che ama la libertà ed è fuori dagli schemi, non poteva esserci soluzione migliore di questa.

Ma torniamo alla storia…

leggende e storie sul mareL’Isola di Smeraldo, con le sue leggende e tradizioni, è uno dei luoghi in cui viaggio più spesso con la fantasia. Potevo, forse, non ambientare sulle scogliere d’Irlanda il mio nuovo romanzo? Vi parlerò di tutto (ma proprio tutto) con degli articoli di approfondimento, ma intanto qualche assaggio posso darvelo, dico bene?

La scrittura ha il potere di scavare dentro l’anima, e Pelle di Foca lo ha fatto con la potenza delle onde che si abbattono sulle scogliere, spinte dal vento. Il mare è protagonista tra le sue pagine e io ho dovuto fare pace con delle parti di me, ricongiungermi all’acqua e ritrovare pezzi di un puzzle che credevo perduti per sempre. E’ una storia dal profumo salmastro ed è stata una sfida scriverla, per me che amo la montagna.

Inoltre, per la prima volta, in un mio libro conterrà anche i miei disegni. Per questo romanzo ho messo in gioco tutta me stessa, insomma, sfidando molte delle mie insicurezze. E così ho imparato persino a usare la tavoletta grafica. Ah, cosa non si fa per i propri personaggi!

illustrazioni Pelle di Foca Melania D'Alessandro

Nel libro, inoltre, sono riportati miti e leggende d’Irlanda, che ho selezionato da diversi testi che mi hanno accompagnata durante la stesura. A raccontarli è la voce di Fergus, coprotagonista della storia, che con affetto li narra alla figlia adottiva.

Qualcuno di voi forse lo avrà già intuito, ma la storia mi è stata ispirata da un’antica leggenda irlandese, riportata da Clarissa Pinkola Estés nel suo capolavoro “Donne che corrono coi lupi”. Il mio “Pelle di Foca” vuole essere una rivisitazione di tale leggenda, un omaggio all’anima selvaggia che risiede in ognuno di noi.

Sono numerosi i livelli di lettura di questa storia, li analizzeremo pian piano in articoli di approfondimento, per ora vi basti sapere che con la mia ultima opera ho voluto donare ai lettori un inno alla libertà personale.

Non mi resta che augurarvi buona lettura, dunque, se vorrete fare di “Pelle di Foca” il vostro compagno di avventure. Vi do appuntamento su Facebook per tutti i piccoli, grandi aggiornamenti.

A presto!

Mel

“La città nascosta”: i luoghi della storia (parte 1)

La città nascosta – Alla scoperta del mondo parallelo” è il mio romanzo d’esordio, la prima creatura uscita dalla mia penna ad aver varcato la soglia di una libreria nel 2014.

Scritto per partecipare a un concorso, ha rappresentato per me un viaggio alla scoperta dei luoghi più o meno nascosti della mia città di origine, Ventimiglia, di cui ormai si sente spesso parlare ai telegiornali.

Al di là delle vicende socio-politiche degli ultimi anni, nelle quali non ho intenzione di addentrarmi, Ventimiglia è sempre stata una cittadina molto tranquilla, un luogo di confine e, come tale, un melting pot di usanze, tradizioni, dialetti.

Con “La città nascosta” ho voluto omaggiare la sua storia e i personaggi che la scrissero con le loro opere pubbliche, intellettuali o anche solo con il loro semplice passaggio. Non si tratta di un romanzo storico, appartiene piuttosto al genere fantastico con ibridazioni storiche.

Sofia, la protagonista, compie nelle sue pagine un viaggio sia fisico che spirituale che ha coinvolto anche me. È un percorso che la porterà sulla via della conoscenza e a una crescita personale. Durante il suo peregrinare nella città parallela, attraversa molti luoghi cari a tutti i ventimigliesi e che hanno ancora molto da raccontare.

Nel primo capitolo del romanzo, Sofia percorre la strada per recarsi in biblioteca, nella parte alta della città di Ventimiglia. Attraversa, dunque, la Passerella Squarciafichi che divide la zona nuova da quella vecchia del centro abitato e che permette di raggiungere l’altra sponda del fiume Roia. Tra gabbiani, germani reali, cigni e una vista divisa tra le onde marine a sud e le Alpi a nord, Sofia si abbandona a dolci ricordi, prima di continuare il percorso che la porterà verso un’avventura inaspettata.

Ventimiglia, Passerella Squarciafichi con le Alpi sullo sfondo.

Ventimiglia, foce del Roia vista dalla Passerella Squarciafichi.

“Proseguo sul lungomare fino a raggiungere la Passerella pedonale della Marina San Giuseppe, che permette di attraversare il Roia e raggiungere la città vecchia, edificata in epoca medievale. I gridi dei gabbiani mi accompagnano durante la traversata e io li guardo, ammirando e invidiando un po’ le loro ali che mi ispirano libertà.
La Passerella è gremita di turisti e di bambini che tengono per mano i nonni o i genitori e indicano con il ditino un germano reale, un cigno o un’anatra gridando di gioia e di stupore. I venditori ambulanti cercano invano di catturare la mia attenzione così come quella degli altri passanti. Proseguo lentamente, volgendo di tanto in tanto lo sguardo a monte, verso le Alpi Marittime, notando che le alture in lontananza sono lievemente spruzzate di neve.”

Ed è davvero così, la Passerella Squarciafichi: un luogo d’incontro tra i monti e il mare, tra cielo e terra, tra vecchio e nuovo. È  un ritrovo, oltre che un passaggio. Quando ero piccola, qui si veniva a dare il pane ai cigni e alle papere, a guardare la natura e le sue espressioni più semplici e pure, svago per i più piccoli, ma anche per gli adulti. E, sempre qui, si soffermò il celebre poeta Ugo Foscolo. Nelle sue “Lettere da Ventimiglia”, contenute nel più ampio “Ultime lettere di Jacopo Ortis”, dipinge con parole malinconiche il paesaggio aspro della mia terra:

“La giù è il Roia, un torrente che quando si disfanno i ghiacci precipita nelle viscere delle Alpi, e per gran tratto ha spaccato in due questa immensa montagna. V’è un ponte presso alla marina che ricongiunge il sentiero. Mi sono fermato su quel ponte, e ho spinto gli occhi sin dove può giungere la vista; e percorrendo due argini di altissime rupi e di burroni cavernosi, appena si vedono imposte su le cervici dell’Alpi altre Alpi di neve che s’immergono nel Cielo e tutto biancheggia e si confonde da quelle spalancate Alpi cala e passeggia ondeggiando la tramontana, e per quelle fauci invade il Mediterraneo. La Natura siede qui solitaria e minacciosa e caccia da questo suo regno tutti i viventi. I tuoi confini, o Italia, son questi!”

 

Nella seconda parte vi mostrerò un altro luogo attraversato da Sofia, ricco di storia, un luogo che ci ricollega alle nostre più lontane origini.

Mel

Attenzione! Testi e foto sono coperti da copyright (© Melania D’Alessandro). Per la riproduzione, chiedere il permesso alla sottoscritta.