Tornare tra i banchi di scuola

Dopo quasi otto anni dall’ultima volta, sono tornata tra i banchi di scuola, ma non nei panni dell’alunna.
Infatti, a fine marzo ho iniziato un percorso con le scuole medie alla scoperta dei retroscena de “La città nascosta” e della costruzione dei romanzi. Si è trattato di quattro giornate – per un totale di due incontri per ogni classe – per presentarmi agli alunni e coinvolgerli in un laboratorio che voleva essere un assaggio di scrittura creativa. Spero di aver lasciato qualcosa ai ragazzi, alla fine di questa esperienza che a me ha insegnato davvero molto.

17629926_1942902375941253_8873711272849253124_nAd accogliermi ho trovato insegnanti interessati e disponibili, appassionati al proprio lavoro, e ragazzi incuriositi dal mondo della scrittura e dalla figura dello scrittore, che sembrava così lontana dalla loro portata.
Come ho detto ai ragazzi, la scrittura, come ogni forma di arte, scaturisce da un’emozione. Loro me ne hanno trasmesse tante, e il bello di pubblicare libri è proprio questo: l’emozione non si ferma sulla pagina scritta, ma arriva anche agli altri e infine ritorna indietro a chi impugna la penna.

Sono state molte le domande che mi hanno rivolto, come un fiume in piena di curiosità. Nonostante spesso si rimproveri ai giovani di non sapersi più meravigliare, di non essere capaci di sorprendersi, ho trovato ragazzi disponibili all’ascolto, sinceramente incuriositi, talvolta persino ammirati.

Ho incontrato studenti pronti a mettersi in gioco, desiderosi di riconoscersi in qualche mia caratteristica, come per esempio le mie passioni e i miei interessi, oppure ancora i temi scolastici, le materie e i poeti che prediligevo alla loro età.

Si crede che i ragazzi di oggi pensino solo allo smartphone, a internet o a svaghi di dubbio potere educativo, ma negli occhi degli alunni che ho incontrato ho visto un guizzo di vivacità, una nota creativa che mi ha sorpresa per la sua potenza travolgente.

In questa esperienza breve, ma intensa, ho avuto l’opportunità di raccontare il mio percorso, di insegnare il valore della parola scritta, di offrire consigli e di incoraggiare una passione troppo spesso sminuita o denigrata.

Ho avuto il piacere di leggere alcuni lavori volti a esplorare i protagonisti della mia storia, e sono rimasta colpita dal fatto che gli alunni siano riusciti a cogliere in pieno l’anima della scrittura, il modo in cui nascono le idee e di come si caratterizzino i personaggi. In alcuni ho scorto persino una predisposizione alla documentazione, quella che tanto predico nei miei articoli dedicati alla scrittura, perché senza di essa non si va da nessuna parte. Chissà, forse ho avuto l’onore di incontrare, in questo fantasioso e divertente percorso, gli scrittori di domani, ai quali spero di aver fornito delle solide basi da cui partire.

Sono infinitamente grata per l’occasione che mi è stata data di parlare dei miei libri e di scrittura con gli insegnanti e gli studenti delle scuole di Vallecrosia. Si è dimostrata un’esperienza molto ricca dal punto di vista personale.
Vedere dei ragazzi così giovani interessati alla scrittura e al mondo che un autore può creare con la sua penna è emozionante.
Non dimenticherò tanto facilmente tutti gli autografi che mi hanno fatto lasciare sui loro diari, sulle copie del mio libro e su foglietti colorati, come ricordo tangibile di questo incontro bellissimo. Così come non dimenticherò il modo in cui sono stata accolta, permettendomi di regalare qualcosa di me.

effd2d48-87d9-4495-9931-2dfd32ac1e12Durante uno degli incontri, mi è stato chiesto che effetto mi farebbe, come autrice, sapere che qualcuno voglia far diventare un mio romanzo un film.
Ebbene, mi farebbe lo stesso effetto che mi sta facendo in questi giorni sapere che il mio “Sogni di Carta” sta per diventare un piccolo e divertentissimo percorso itinerante!
Nei giorni scorsi ho conosciuto gli interpreti dei protagonisti, i miei Archimede e Gulliver.
Vedere insegnanti così appassionate e volenterose e rendersi conto che le mie creature di carta e inchiostro non saranno solo lette, ma anche viste, da tantissimi bambini mi riempie il cuore di gioia, perché è esattamente questo lo scopo di “Sogni di Carta”.
A volte i sogni si avverano e altre volte anche i libri diventano realtà per un giorno, anzi due. Due meravigliose e magiche giornate che, ne sono sicura, mi porterò nel cuore per sempre!

Sono queste le esperienze che mi aiutano e mi spronano ad andare avanti per la mia strada, senza dare troppa importanza a chi rema contro di me, a chi mi mette i bastoni tra le ruote.
Finché avrò l’affetto dei miei lettori, il sostegno dell’editore, di insegnanti, ragazzi e familiari potrò dare nuova linfa al mio lavoro, perché scrivere è bello e parlarne lo è altrettanto.

Mel

Biscotti nevicata di riso

È da tanto che non pubblico una ricetta sul blog, devo assolutamente rimediare.

In queste ultime settimane ho raccolto un po’ di idee interessanti da proporre anche qui, per cui prossimamente ve le presenterò. Oggi vi parlo di dolcetti squisiti, perfetti per accompagnare il tè del pomeriggio e da gustare leggendo un buon libro.

Vediamo, dunque, cosa serve per prepararli.

biscotti di risoIngredienti:

  • 150 gr burro a temperatura ambiente
  • 1 uovo
  • 2 cucchiai di latte
  • 200 gr farina di riso
  • 150 gr farina 0
  • 150 gr zucchero di canna (meglio se integrale)
  • 1 bustina di vanillina
  • 1 bustina di lievito per dolci

Procedimento:

Tagliare il burro a tocchetti e riporlo in una ciotola, schiacciandolo con una forchetta. Aggiungere lo zucchero e mescolare, avendo cura di amalgamare gli ingredienti continuando a schiacciarli con la forchetta. Quando il burro si sarà ammorbidito abbastanza e lo zucchero si sarà mescolato con esso, aggiungere l’uovo e continuare a impastare finché il composto non avrà assorbito sia l’albume che il tuorlo. A questo punto, setacciare le due farine e aggiungerle all’impasto facendole “nevicare” direttamente dal setaccio. Impastare il più velocemente possibile e aggiungere anche il lievito e la vanillina. Una volta amalgamati gli ingredienti secchi, aggiungere i due cucchiai di latte. Se l’impasto fosse troppo morbido, potrebbe essere opportuno mettere meno latte o aggiungere farina in quantità moderate. Al contrario, se risultasse troppo solido, aggiungere un cucchiaio di latte in più. Lasciare riposare l’impasto, avvolto in un foglio di pellicola trasparente, in frigorifero per un quarto d’ora, poi stenderlo con il mattarello fino a raggiungere lo spessore di mezzo centimetro. Ritagliare i biscotti con l’aiuto delle formine che si preferiscono e poi adagiare i biscotti su una placca coperta di carta forno. Cuocere in forno preriscaldato a 180°C per un quarto d’ora o fino a doratura, lasciare raffreddare e servire.

Appunti:

Come ogni dolce fatto di frolla, anche i biscotti nevicata di riso non sono di facilissima preparazione, soprattutto se non avete dimestichezza con i dolci. È importante che l’impasto non si scaldi troppo con il calore delle mani, per questo io utilizzo un cucchiaio di legno per mescolare gli ingredienti, finché possibile. Di solito divido l’impasto in due palle, che avvolgo nella pellicola per alimenti, e le ripongo in frigorifero. In questo modo posso stendere un impasto per volta, impedendo che il burro in esso presente si scaldi troppo e il composto si ammorbidisca a tal punto da impedirmi di stenderlo. Per facilitare il lavoro, stendo la frolla in mezzo a due fogli di carta forno: in questo modo non si appiccica al mattarello e non sporco né la spianatoia né il mattarello.

Con questa ricetta viene fuori una buona quantità di biscotti (a me ne sono venuti quasi 70, ma ho utilizzato delle formine piuttosto piccole) e durano anche una settimana, se conservati in un barattolo a chiusura ermetica. Sono fragranti e friabili e non sono eccessivamente dolci, anzi, le papille captano un leggero gusto di sale che io gradisco molto. Potete personalizzare i biscotti immergendoli per metà in cioccolato fondente fuso e lasciandoli poi raffreddare; potete anche spennellarli con l’albume o con acqua e zucchero per decorarli con praline colorate di cioccolato e zucchero; potete, inoltre, spennellarli con della marmellata di albicocche o di pesche e spolverarli con della granella di nocciole.

Non vi resta che mettervi ai fornelli 😀

Buona merenda!

Mel

Raccogliere storie come conchiglie

In questo periodo sto cercando di recuperare un po’ di classici per arricchire la mia cultura personale di base. Non avevo mai letto niente di Virginia Woolf prima d’ora, e credo fermamente di essermi persa molto, ma c’è sempre tempo per recuperare. Così ho deciso di iniziare da “Una stanza tutta per sé”, che non sarà il suo testo più conosciuto, ma i suoi argomenti mi interessavano in modo particolare, per cui eccovi il motivo della mia scelta.

Se siete lettori voraci, conoscerete bene la meraviglia che coglie chi prende in mano il libro giusto al momento giusto, per cui non starò qui a spiegarvela. Sappiate soltanto che  questo saggio mi ha fatto provare proprio quel genere di incanto.

In poco più di un centinaio di pagine, l’autrice affronta il tema della letteratura femminile, indagando le difficoltà che la donna delle epoche passate si è trovata davanti nell’esprimere il proprio pensiero e la propria creatività.

1ea5cfc0b1a5e420fd441690833aa364“Se vuole scrivere romanzi, una donna deve avere del denaro e una stanza tutta per sé”, scriveva la Woolf. Sono parole sempre attuali, le sue, non si può fare altro che ammetterlo.

Virginia Woolf riflette sul fatto che i letterati d’un tempo – e del suo tempo – potevano essere considerati tali solo se avevano dei soldi da investire per la propria educazione e per poter viaggiare, conoscendo così le meraviglie del mondo e non rimanendo ingabbiati in una realtà quotidiana sempre uguale, immutabile, deprimente e priva di stimoli, come invece erano costrette a fare le donne. L’uomo poteva permettersi un’educazione degna di questo nome e, se voleva scrivere, poteva contare su una stanza tutta per sé. La donna, al contrario, svolgeva la propria vita in salotto, a ricamare, a badare alla prole, o in cucina e nei campi. Non le era concesso un luogo in cui poter rimanere in solitudine e in silenzio, veniva costantemente interrotta dai familiari e, per questo, dobbiamo apprezzare ancor di più le opere delle sorelle Brontë e di Jane Austen (tra le tante). Queste figure femminili di grande importanza scrivevano su un numero di fogli limitato, che acquistavano non senza fatica. E si dedicavano alla stesura delle loro opere di nascosto (Jane Austen), nel bel mezzo di un salotto e con interruzioni continue.

Oggigiorno la situazione è cambiata di poco, se si pensa che anche nella nostra epoca moderna la donna che scrive è chiamata a svolgere diverse mansioni e, per questo, non è così scontato che possieda una stanza tutta per sé. A questo, però, voglio aggiungere un’altra nota. Lo scrittore di oggi – e mi riferisco ad ambo i sessi, non solo a quello femminile – ha davvero bisogno di denaro, ma non per l’educazione, quanto per promuovere le proprie opere e viaggiare, sì, ma per far conoscere al mondo la sua scrittura.

Spesso non ci si rende conto di quanto sia difficile la vita di uno scrittore emergente. Si pensa che basti una pubblicazione con un piccolo editore e una manciata di presentazioni per vendere una grande quantità di copie e guadagnare, ma non è così, sarebbe troppo facile, altrimenti. No. La verità è che lo scrittore emergente di oggi è un lottatore, un sognatore caparbio e infaticabile che deve dare continua prova di sé e delle proprie capacità. E quando gli (o le) sembrerà di aver conquistato un traguardo, ecco che subito gliene si presenterà un altro ancora più difficile da raggiungere di quello precedente. Per non contare, poi, tutte quelle altre difficoltà che si presentano lungo il suo cammino, che sperava fosse roseo e che tutti gli/le sorridessero dandogli pacche amorevoli sulla spalla.

Lo scrittore di oggi sogna in grande, ma prima o poi si trova a dover fare i conti con la dura realtà. Ma credete, forse, che questo basti a scoraggiarlo? No! Se ha abbastanza fegato e si dimostra caparbio, va avanti per la sua strada a testa alta e impara ad affrontare la vita esattamente come i suoi stessi personaggi affrontano la storia e le difficoltà che l’autore ha posto sul suo cammino.

Lo confesso: dopo tutto questo studiare tecniche narrative, stili di scrittura e la costruzione di trame e personaggi, ho iniziato a credere di essere un personaggio a mia volta. Un personaggio che viene posto davanti a delle scelte, sul cui cammino l'”autore” pone delle difficoltà. Ebbene, ho intenzione di scrivere da sola la mia storia e, per questo, supererò gli ostacoli e darò vita alla trama della mia esistenza, costruendola un pezzo alla volta, proprio come si fa per i romanzi.

Ma torniamo a noi e alla mia (da ora) amatissima Virginia Woolf:

“Finché scrivete ciò che desiderate scrivere, questa è la sola cosa che conta; e se questo conta per secoli interi o solo per poche ore, nessuno può dirlo. Ma sacrificare un frammento del vostro sogno, una minima sfumatura del suo colore, per compiacere [qualcuno] è il più vile dei tradimenti al cui confronto il sacrificio della ricchezza o della castità, che si diceva essere il più grande dei disastri umani, non è che un morso di pulce.”

A questo pensiero vorrei aggiungere quello di un’altra scrittrice, Daphne du Maurier (autrice de Gli Uccelli, Mia cugina Rachele, Rebecca la prima moglie e Jamaica Inn), la quale sosteneva che per scrivere non si dovesse temere nessuno, altrimenti non valeva la pena di farlo.

Sono due concetti, quello della Woolf e quello della du Maurier, che restano validi ancora – e soprattutto – nel nostro mondo moderno e nella giungla dell’editoria che uno scrittore deve apprestarsi ad affrontare brandendo una sciabola, nell’attesa di incontrare la prima tigre che desideri sbranarlo.

Sì, perché non crediate che lo scrittore moderno sia libero di esprimere il proprio estro creativo e le proprie idee più dei grandi pilastri della letteratura del passato. Nossignori. L’editore di oggi non fa altro che chiedere agli autori di sfornare i libri che si presume i lettori vogliano leggere. E così ci troviamo gli scaffali inondati di mattoncini di carta , un ottimo combustibile per il camino nelle fredde sere invernali. Non si può parlare di letteratura, infatti; mi rifiuto di considerare certi sedicenti romanzi come tali, non vogliatemene. E qui, dunque, mi riallaccio a quanto scritto da Virginia Woolf: non credo sia giusto scrivere per compiacere amici e parenti, né tanto meno per seguire le mode dettate dall’editoria. La scrittura, quella vera, è ben altra cosa, e sarebbe l’ora di far capire a chi di dovere che il lettore sa scegliere la qualità e la sa riconoscere. Forse per questo ho una voglilibri viaggi vitea crescente di sperimentare la piccola editoria, di scovare tesori tra le pieghe di quel mare che è la letteratura degli scrittori emergenti italiani. E, forse, ciò è dovuto anche alla mia consapevolezza di tutta la fatica affrontata da un autore che ha deciso più o meno consapevolmente di ingrassare la schiera di soldati della piccola editoria.

La Woolf scriveva ancora:

“Se voleste farmi contenta – e di persone come me ce ne sono a migliaia – dovreste scrivere libri di viaggio e di avventura, opere di ricerca e di erudizione, viaggi storici e biografie, e poi opere di critica, di filosofia e scienza. Se farete questo, voi certamente farete progredire l’arte del romanzo. Perché i libri hanno un modo tutto proprio di influenzarsi a vicenda. […] Quando vi chiedo di scrivere più libri, vi incito a fare una cosa che contribuirà al vostro bene e al bene del mondo intero. […] Lo scrittore, io credo, ha la possibilità di vivere più a lungo degli altri, in presenza di questa realtà. Egli ha il compito di trovarla, raccoglierla, e comunicarla a tutti noi. Perché la lettura di questi testi [che esprimono la realtà] sembra compiere una curiosa operazione rigenerativa sui nostri sensi; a lettura ultimata vediamo più intensamente; il mondo ci appare messo a nudo e animato da una vita più intensa. […] Cosicché quando vi chiedo di guadagnare dei soldi e di procurarvi una stanza tutta per voi, vi sto chiedendo di vivere in presenza della realtà una vita che, a quanto sembra, rinvigorisce, che la si possa o meno comunicare agli altri. “

Da queste righe si evince che il lettore di un tempo cercasse opere letterarie di diverso genere, ma tutte accomunate da un certo realismo, nonché dall’alta qualità della scrittura e dei concetti espressi attraverso di essa. Perché oggi dovrebbe essere diverso? Se ho riportato degli stralci dell’opera di Virginia Woolf è perché vorrei far riflettere anche voi, insieme a me. Lo scrittore ha davvero il compito di raccogliere esperienze come conchiglie sulla spiaggia del tempo, e, proprio per le sue qualità e capacità non comuni a tutti, ha il dovere di raccontarle. Il tipo di opere che ne scaturisce suscita esattamente le stesse emozioni che la Woolf ha descritto tanto bene, e non c’è niente di più bello che vivere mille vite oltre alla propria, grazie alla letteratura. Infine, è vero che la scrittura impreziosisce l’animo umano, che rinvigorisce e permette di vivere una vita piena. Gli scrittori, con le parole che hanno scritto di loro pugno, possono vivere per sempre, perché lo sappiamo tutti: scripta manent.

E allora vi chiedo solo di scegliere con accuratezza a quali autori donare l’immortalità, perché saranno quelli che scegliete oggi a diventare i pilastri della letteratura per le generazioni di domani.

Pensateci. Riflettete. E siate lettori, scrittori e consumatori consapevoli.

Mel

[Credits immagine di copertina: Giancarbon. Fonte altre immagini: Pinterest.]

 

Sulla scrittura

Arriva un momento in cui chi ama scrivere sente il bisogno di leggere le esperienze di altri scrittori. Dopo essersi cimentati nell’arte della scrittura da autodidatti, si potrebbe provare addirittura interesse verso manuali e saggi di tipo tecnico, che aiutino a sciogliere dubbi, a sfatare miti o, più semplicemente, che diano dei validi e professionali consigli.

Io ho iniziato da quelli che vi elenco qui sotto. Non affrontate questo post come fareste con una recensione, perché non è mia intenzione recensire i libri che ho letto sul tema scrittura. Prendete piuttosto la seguente lista come un piccolo excursus, una panoramica generale sui testi da me letti e studiati per permettervi di farvi un’idea e di scegliere quello che sentite più adatto a voi.

Stephen King On Writing“On Writing. Autobiografia di un mestiere”, Stephen King

Il libro di King è un classico, prima o poi tutti si imbattono nel suo saggio di scrittura. È stato di grande ispirazione per me, offrendomi numerosi spunti. Non avevo mai letto niente di King, perché il genere di cui scrive non rientra nei miei preferiti, ma sono stata felice di potermi avvicinare a On Writing e di godere dei suoi insegnamenti. Non è stato necessario conoscere a menadito le opere dello scrittore per comprendere i contenuti del testo. La prima parte del libro è autobiografica e racconta gli episodi principali della vita di Stephen King come scrittore, le sue esperienze e i passi che lo hanno condotto a diventare uno degli autori più venduti su scala mondiale. La seconda parte, invece, è un prontuario di scrittura creativa e racchiude i suoi consigli, le sue riflessioni. On Writing è un testo che apre gli occhi e che permette di farsi un’idea sugli errori più comuni, ma anche di sentirsi a casa. Le parole di King, talvolta, coccolano il lettore (scrittore a sua volta), facendolo sentire meno “solo” nel suo mestiere di fabbricante di storie.

Scrivere un romanzo - Donna Levin“Scrivere un romanzo”, Donna Levin

Se desiderate un manuale tecnico sulla scrittura, quello di Donna Levin potrebbe fare proprio al caso vostro. L’autrice insegna a creare personaggi convincenti, offrendo ottimi spunti, e a ideare trame efficaci. Ampio spazio viene dato anche al punto di vista della narrazione e alle regole di base riguardo aggettivi, avverbi e figure retoriche. Molto buoni sono anche i suggerimenti per la revisione dei propri scritti. Si tratta di un testo che offre un valido aiuto agli aspiranti scrittori e a chi scrive per passione, a mio parere sarebbe ancora meglio leggerlo/studiarlo insieme al titolo seguente.

Master di scrittura creativa - Jessica Page Morrell“Master di scrittura creativa”, Jessica Page Morrell

Anche questo è un manuale tecnico, ma, a differenza di quello della Levin, qui vengono indagate alcune tecniche di narrazione in più, scendendo maggiormente nei particolari. Se desiderate approfondire l’utilizzo di prologhi ed epiloghi, capire come strutturare la trama dei vostri romanzi in modo che in esse sia presente la giusta dose di azione e suspense e come delineare delle descrizioni efficaci, allora Master di scrittura creativa fa al caso vostro.

Ho letto il libro della Levin e quello della Morrell in contemporanea e sono rimasta soddisfatta da entrambe le letture, per cui vi consiglio di prenderli insieme, perché si completano l’un l’altro.

Il mestiere dello scrittore, John Gardner“Il mestiere dello scrittore”, John Gardner

Anche questo, come “On Writing” di Stephen King, non è un manuale tecnico, ma un saggio in cui sono riportate le esperienze dell’autore e le sue conoscenze acquisite grazie al mestiere di insegnante di scrittura creativa. È molto valido, ma se cercate un testo che vi insegni a costruire una trama o dei bei personaggi, allora non fa per voi. Gardner sfiora molti argomenti all’interno del suo saggio, primo tra tutti – quello che occupa la maggior parte del libro – è come si riconosce uno scrittore di talento con possibilità di successo. Analizza in modo scrupoloso e attento le varie tipologie di scrittori, riportando numerosi esempi, permettendo a chi legge di riconoscersi in una o più categorie. “Il mestiere dello scrittore”, quindi, parla più che altro delle qualità che uno scrittore deve possedere, riguarda la sua formazione e la sua impostazione mentale, l’approccio che egli ha nei confronti di ciò che scrive. È un volume che arricchisce sia dal punto di vista personale che da quello culturale e artistico, pur non trattando argomenti di natura tecnica. È utile soprattutto per chi desidera insegnare scrittura creativa, poiché spiega come relazionarsi con i propri allievi in modo efficace e produttivo. Anche in questo caso ci si sente meno soli nel leggere le esperienze di Gardner, ci si rincuora per il fatto di non essere gli unici scrittori insicuri a sentirsi pazzi visionari in preda all’estro creativo e, talvolta, in balia della trance. Gardner offre infiniti spunti di riflessione e approfondimento, ponendo l’accento soprattutto sulla proprietà di linguaggio e sull’originalità linguistica, due punti di fondamentale importanza per chi desidera diventare scrittore. L’ultima parte del testo è dedicata all’analisi di alcune figure dell’editoria, come l’editor e l’agente letterario, utili per fare chiarezza nella mente di chi non conosce questi mestieri. Il libro di Gardner si legge tutto d’un fiato come un romanzo. Non sarà un manuale tecnico, ma ho imparato molto dagli insegnamenti dell’autore ed è stato illuminante sotto ogni punto di vista, per cui lo considero un classico, un must per ogni scrittore o aspirante tale.

Il mestiere di scrivere, Raymond Carver“Il mestiere di scrivere”, Raymond Carver

Nell’acquistare questo libro, mi aspettavo un saggio sulla scia di On Writing di Stephen King, ma mi sbagliavo. Quello di Carver non è un testo concepito in modo unitario, ma consiste in una serie di saggi brevi e introduzioni scritti dall’autore per le sue opere o semplicemente riguardo il suo mestiere di scrittore. A differenza del libro di King, quello di Carver fa continui riferimenti agli altri libri dello stesso autore, per cui consiglio di leggerlo solo dopo aver visionato la produzione carveriana. Potrebbe risultare utile, inoltre, a chi ama scrivere racconti e/o poesie, piuttosto che ad autori di romanzi. Il mestiere di scrivere non racconta in modo autobiografico o tecnico la professione dello scrittore, come dicevo si tratta di una serie di brani e di note messi insieme dall’editore. Nonostante io sia rimasta in parte delusa da questa lettura, ho trovato molto interessante la parte finale, in cui è riportata una registrazione fatta durante una delle lezioni che Carver teneva in uno dei suoi corsi di scrittura. Tale registrazione, riportata sotto forma di discorso nel testo, permette di farsi un’idea di quello che significhi revisionare i propri scritti, offrendo degli spunti di riflessione rilevanti e molto utili.

Se conoscete altri manuali e saggi validi sulla scrittura creativa, lasciate i titoli in un commento. Sarò felicissima di arricchire la sezione della mia libreria a essa dedicata.

Mel

Una storia antica come il tempo

La Bella e la Bestia è una di quelle storie che non smette di affascinare, incantando da sempre milioni di persone.

Da bambina ho consumato la videocassetta del film d’animazione Disney anche se non era il mio preferito in assoluto (ma lo è diventato con il tempo), per cui non potevo perdermi il live action. Le aspettative erano alte, lo ammetto, e sono contenta che non siano state tradite.

Magnifico. Strepitoso. Emozionante.

Non so descriverlo con parole migliori. Fin dalle prime battute del film ci si accorge che quello che abbiamo davanti agli occhi è un mondo vecchio e insieme nuovo, dove la tradizione e la novità si mescolano alla perfezione, compenetrandosi e completandosi.

Ritroviamo gli stessi personaggi a cui ci siamo affezionati, lo stesso paesino provinciale e il medesimo castello tenebroso, dove dipinti e oggetti d’arredo sono coperti da una spessa coltre di polvere.

Eppure qualcosa è cambiato.

Le canzoni, prima di tutto. Anche in esse il vecchio e il nuovo si mla bella e la bestia 2escolano, dando origine a rime diverse (spesso forzate nella traduzione italiana, ahimè) da quelle che abbiamo sempre conosciuto.

Se già i costumi del film d’animazione avevano fatto sognare le bambine delle generazioni passate, quelli del live action risultano ancora più belli, a tratti esagerati, è vero, ma sono utili ai fini della narrazione. La differenza tra i vestiti dimessi di Belle e quelli sfarzosi della corte della Bestia, abituata a trucco e parrucco, è importante.

E poi i dettagli della trama sono stati rifiniti con pennellate più precise, andando a completare quell’affresco meraviglioso che già era il mondo de La Bella e la Bestia. I personaggi acquistano sfumature diverse, avvicinandosi ancor di più alla fiaba originale alla quale il film d’animazione e il live action si sono ispirati. Tutto (o quasi) ha inizio da quella rosa che è diventata il simbolo del capolavoro Disney, emblema dell’amore, della passione, ma anche del peccato e della vita che sfiorisce, del trascorrere inesorabile del tempo.

la bella e la bestia gif

Sono i petali del magico fiore a scandire la narrazione, il loro avvizzire è un richiamo costante alla morte che tanto spaventa noi esseri umani, ma che può essere sconfitta, sì: con l’amore.

L’amore che ci salva, che non ci fa cedere alla rabbia e alla disperazione, che placa – o, al contrario, accende – il nostro animo. L’amore che guarda oltre le apparenze e che non impone cambiamenti, ma implica l’accettazione più totale della vera essenza altrui.

la bella e la bestia belle e mauriceNessuno dei personaggi si lascia incatenare dalla paura della perdita, perché amare significa soprattutto volere il bene dell’altro lasciandolo libero di essere e di agire, anche se questo può ferirci. Belle libera suo padre dalla prigionia senza esitazioni, sacrificandosi per lui. Lo stesso Maurice libera Belle, permettendole di andare incontro al suo destino e di costruirsi una vita indipendente e distaccata dalla sua figura paterna. Anche la Bestia compie un atto di estremo coraggio nel permettere alla ragazza che ama di allontanarsi dal suo castello senza imporle un ritorno, nonostante sia consapevole di non rivederla più.

Amare non significa intrappolare, ingabbiare e possedere una persona come fosse un animale domestico o, peggio ancora, un trofeo di caccia. L’amore è libertà, e la Belle interpretata magistralmente da Emma Watson ce lo ricorda con una frase che mi ha colpito dritto al cuore:

Si può essere felici, senza libertà?

La bella e la bestia Belle Emma WatsonIn queste poche parole è racchiuso un messaggio importante per le nuove generazioni. Quella intesa da Belle non è solo libertà di movimento, ma anche e soprattutto di pensiero, libertà di essere se stessi senza dover scendere a compromessi, senza dover tradire i propri ideali. E Belle resta fedele a se stessa sempre, dall’inizio alla fine, anche se è considerata strana e nessuno sa apprezzarla.

Con la sua caparbietà e il suo coraggio, Belle realizza il suo sogno senza mai tradirsi. Chiediamoci se noi, oggi, sapremmo fare altrettanto.

Se già l’eroina anticonformista del cartone animato aveva fatto sognare per il suo essere fuori dagli schemi, la nuova interpretazione risulta essere ancor più significativa, complice anche e soprattutto la scelta di una femminista come attrice protagonista.

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Tuttavia, Belle non è l’unico personaggio a essere stato approfondito, assumendo connotazioni nuove in questo live action. Maurice, Le Tont, Gaston e persino la fata responsabile della maledizione vengono indagati e studiati più a fondo, offrendo allo spettatore delle motivazioni più forti dietro ai loro comportamenti.

La chiave di volta dell’intera narrazione, però, resta sempre e per tutti l’amore, sia esso genitoriale, coniugale, intellettuale o omosessuale. Sì, avete capito bene. Perché, in fondo, ciò che resta è proprio l’amore, quel sentimento che tutti conosciamo e che ci rende diversi dalle bestie (e non mi riferisco agli animali), profondamente e meravigliosamente umani.

Mel

 

Scrivi solo di cose che conosci bene

Con il tempo, questa frase è diventata per me un vero dogma, la regola prima per iniziare ogni nuovo racconto da trasporre su carta.
Perché la storia che si ha in mente sia efficace e proceda senza intoppi, bisogna essere sicuri di quello che si scrive, conoscere a menadito la materia con cui si ha intenzione di lavorare.
Questa regola vale per ogni aspetto del libro o racconto che ci si appresta a scrivere: dall’ambientazione ai mestieri svolti dai personaggi, dall’epoca storica al tipo di abbigliamento… insomma, tutto.
L’attenzione che si ripone in ogni dettaglio determinerà la coerenza e il realismo di quello che si andrà a scrivere, compromettendone o, al contrario, aumentandone il risultato finale.
Spesso si tende a sottovalutare l’importanza della documentazione, pensando che sia superflua e dando per scontato che il lettore non si ponga troppe domande di fronte a un romanzo, ma non è così.
Se si decide di ambientare la propria storia in un luogo e in un tempo precisi, sarà d’obbligo studiare e informarsi al riguardo. Per rendere credibile quello di cui volete raccontare, dovete necessariamente offrire un contorno al lettore, e quel contorno deve essere curato nei minimi dettagli, in modo quasi maniacale.
Se ambientate una storia nel medioevo, chiedetevi quali cibi si servissero sulle tavole dei nobili e dei contadini, quali abiti si indossassero e studiate i nomi specifici di quel tipo di abbigliamento. Studiate gli avvenimenti storici fino a conoscerli a memoria, dovete saperli cantare mentre saltellate su un piede girando su voi stessi e battendo le mani xD
Scherzi a parte, avete capito cosa intendo, no?
A questo punto, forse, starete pensando che sia meglio lasciar perdere i “secoli bui”, perché non avete proprio voglia di tornare sui banchi di scuola per conoscere la storia di Carlo Magno o per imparare le caratteristiche dell’arte romanica.
Penserete che possa essere più semplice parlare dell’epoca in cui viviamo, in fondo vivete qui e ora, giusto?
No, niente di più sbagliato, spiacente di deludervi.
Ipoteticamente parlando, mettiamo caso che il vostro racconto/libro sia ambientato a New York. Ci siete mai stati? Avete girato per le strade, praticandole in auto, sui mezzi pubblici e a piedi? Avete mai preso un taxi nella Grande Mela? E ancora: avete girato in mezzo alla gente, sbirciato dentro i negozi, praticato i quartieri della periferia newyorkese?
Se la risposta a tutte (o a parte) di queste domande è no, allora torniamo al punto da cui eravamo partiti, e cioè:
prima di scrivere, bisogna documentarsi e studiare a fondo.
Da questo non si scampa, è inevitabile, indiscutibile.
Ma allora, direte voi, questo significa che devo per forza ambientare i miei scritti nei posti in cui ho vissuto o che ho praticato, oppure in un mondo del tutto inventato dove sono solo io a dettare le regole del tempo e dello spazio.
Non necessariamente.
Per fortuna, in nostro soccorso ci sono i libri scritti da altri autori da cui possiamo attingere informazioni preziose, e non parlo solamente di saggi o trattati di storia. Se vi interessa il periodo rinascimentale, leggete i libri di Dante e Petrarca, per esempio, rispolverate quello che avete imparato al liceo, e poi leggete libri di scrittori che si sono ampiamente documentati sull’argomento e che hanno pubblicato romanzi con l’ambientazione che vi interessa.
Fortunatamente, uno dei pregi della nostra epoca moderna è la condivisione di contenuti, un tempo impossibile per mancanza di mezzi. Se volete ambientare un romanzo o un racconto a Berlino, una cosa che potete fare (ma non l’unica, ovviamente) è andare a farvi un giro virtuale della città, sia su google maps con la modalità street view che su YuoTube: nella rete si nascondono spunti davvero interessanti, che permettono di viaggiare stando comodamente seduti sulla poltrona a sorseggiare una tazza di tè davanti allo schermo del pc.
L’unico consiglio che mi sento di dare, soprattutto a chi è alle prime armi, è quello di cominciare a scrivere di cose che sono alla vostra portata, di ambienti, materie, situazioni che conoscete bene e che padroneggiate. Questo vi aiuterà a comprendere i vostri limiti e quello che sarà necessario conoscere prima di iniziare lavori futuri.
Per esperienza, posso assicurarvi che serve come esercizio, davvero.
Per scrivere il mio “La città nascosta. Alla scoperta del mondo parallelo“, che era ambientato nella città in cui vivevo e che pure conoscevo bene, mi sono presa delle giornate intere per girare per le strade con gli occhi di un turista, annotandomi sensazioni, pensieri, emozioni. Mi è stato utile, e sapete perché? Perché troppo spesso diamo per scontato quello che abbiamo intorno. Quel palazzo è lì da sempre, quella panchina l’hanno messa prima che io nascessi, su quel ponte ci passo ogni giorno… eppure, quando camminiamo, non ci fermiamo mai a osservare i dettagli di quello che ci circonda. Ed ecco che, se alziamo gli occhi, quel palazzo ha delle finestre che non avevamo mai notato prima, e sulla panchina si siede sempre un signore col cappotto nero, mentre il ponte, visto da un’altra prospettiva, è completamente diverso da come sembrava camminandoci sopra…
Ecco, tutto questo passeggiare, guardare, annotare, sarà un’esperienza fondamentale per tutto quello che deciderete di scrivere in seguito, dopo aver acquisito consapevolezza.
Vale la pena lavorare per mesi sulla documentazione prima di procedere con la stesura, dimostrerete di essere competenti, attenti, precisi nel vostro lavoro. Siate pazienti e mai frettolosi, che la fretta è una cattiva consigliera.
Quella di scrivere è una vera e propria arte, che va coltivata, affinata, alimentata.
 Mel

Un finale tutto da riscrivere!

Oggi pomeriggio sono stata in libreria per la lettura e il laboratorio del venerdì con i bambini. Questa volta ho scelto un gioiellino, un libro piccolo ma importante che racchiude un progetto speciale.

Sto parlando di “Fiabe in rosso” di Lorenzo Naia e Roberta Rossetti edito da VerbaVolant edizioni.

Marzo è il mese della Festa della Donna, e questo libro rivisita le fiabe classiche delle eroine più famose, modificandone il finale.

Perché ho deciso di portare questa raccolta di fiabe in libreria, proprio oggi? Be’, per rispondere, cito direttamente le parole degli autori: “perché ciò che ogni bimbo dovrebbe imparare è che il finale della propria vita non deve essere scontato. […] La felicità non consiste necessariamente nel trovare il principe azzurro, ma nel guadagnarsi la propria strada e il proprio posto nel mondo”.

E noi abbiamo inventato finali bellissimi, per le nostre storie preferite.

Il Gatto con gli Stivali è diventato un abile combattente, che insegna la sua arte di spadaccino ad altri aspiranti guerrieri.

Cappuccetto Rosso non ha mai incontrato il lupo, che si è perso in una delle sue passeggiate per finire dritto dritto… in America!

Un’altra variante di Cappuccetto ha visto vincitore proprio il lupo, che se ne è rimasto con la pancia bella piena a godere del suo bel pranzetto (viva il lupo, sempre).

E poi il cane Ozzy è scappato dalla cella in cui era rinchiuso, come nella storia originale, ma una volta libero ha indetto una grande e bellissima festa.

Che dire, poi, di Raperonzolo? Lei non si sposa, non ha bisogno di un principe che preferisce stare con un’altra principessa. No, lei se ne resta nella sua torre a scrivere storie, diventa indipendente e… si taglia i capelli perché è stufa che tutti vogliano usare la sua treccia come corda per arrampicarsi!

Ne abbiamo viste davvero delle belle, oggi pomeriggio.

Se già questi finali non parlassero da soli, comunicandoci le aspettative dei bambini, qualcuno ha deciso di non voler cambiare i finali di nessuna storia, ma di inventarne una di sana pianta, una storia che li lasciasse liberi di interpretare le loro stesse aspirazioni per il futuro. Tra tutti è spiccato un bambino che ha dimostrato le sue doti di fumettista, con l’orgoglio e l’ingenuità che solo i più piccoli sanno mostrare.

6d9c4125-d5ed-4408-ae7a-1ece55bd93c4Anche io ho disegnato il finale della mia storia preferita di quando ero bambina, “La gatta bianca”. Nel mio finale, il principe non taglia la testa e la coda della sua amata Gatta Bianca e quindi lei non si trasformerà mai in una bellissima principessa. Lui si rifiuta di compiere un atto tanto violento e si trasforma in gatto, rinunciando al regno di suo padre e vivendo per sempre felice con la sua bella Bianchina.

Per i finali reinventati da noi, abbiamo cercato di ispirarci alle illustrazioni del libro “Fiabe in rosso”, che usa fogli di giornale come rimando alla realtà e alla cronaca e il colore rosso dalla ricca simbologia.

Quello di Lorenzo Naia e Roberta Rossetti è un libro che insegna a non smettere mai di sperare in un finale diverso per la propria storia, un finale non scritto, inedito, e che solo noi possiamo decidere come scrivere.

Un ringraziamento speciale, infine, va a Sostieni Editori Medi e Piccoli Italiani per avermi fatto scoprire questo gioiello e per aver partecipato a distanza.

Mel.