Come macchie di caffè

abb38a655f6bbf70de13003930f54189Il profumo del caffè si spande per la stanza, ma non vi resta che pochi minuti. La tazza arriva alle labbra e la bevanda scivola giù, nella gola, in poco più di una manciata di secondi.
Poi cosa resta?
Restano le macchie sulla tovaglia, tenaci, testarde, che per farle andar via a volte non basta un signore smacchiatore.
Ecco, la stessa cosa vale per i personaggi di una storia.
Non concentratevi sul “profumo” o sul “sapore”, ponete l’attenzione sulle macchie, quelle che rendono imperfetti nel modo perfetto, quelle che non vanno via con un bagno caldo.
Concentratevi sui nei, sulle macchie dell’animo umano.
È così che si costruisce un vero, realistico e bel personaggio.

“Parola di… Melania D’Alessandro” #1

In questi giorni sono ospite del blog Sostieni Editori Medi e Piccoli Italiani, che ha deciso di intervistarmi per quattro giornate consecutive. Ogni appuntamento ha un tema diverso, come potete vedere nell’immagine qui sopra.

Ieri abbiamo parlato dei miei due libri pubblicati, “Sogni di Carta” e “La città nascosta”.

Vi invito a leggere l’intervista e, se volete, potete pormi le vostre domande, è un’occasione che non mi lascerei sfuggire, se fossi in voi.

Colgo anche l’occasione per comunicarvi che su Facebook è in corso un Giveaway, in palio c’è una copia gratuita e autografata di “Sogni di Carta”!

Per scoprire le semplici regole per partecipare e aggiudicarvela, cliccate qui.

Se vi va, invece, di leggere l’intervista completa potete farlo al seguente link: #Parola di… Melania D’Alessandro, autrice di “Sogni di Carta” e “La città nascosta”

 

Buona lettura!

Mel

Dirk Gently – Agenzia di Investigazione Olistica

Ho visto questa serie tv nelle vacanze natalizie, appesantita da uno dei tanti pranzi con tutto il parentado.

Avevo bisogno di qualcosa che mi permettesse di stravaccarmi sul divano per riprendermi dalla botta calorica senza addormentarmi, possibilmente, ed eccomi accontentata con Dirk Gently.

Vederlo è stato così piacevole che non mi sono più alzata da quel dannato divano fino alla fine delle otto puntate. Sì, avete capito bene: l’ho visto tutto in una sola giornata, direi “tutto d’un fiato”, anche se è un’espressione più adatta a un romanzo che non a un telefilm.

Mi ha rapita, intrappolata davanti allo schermo, ed è stata una piacevole sorpresa. Ogni puntata costituiva un pezzo in più del puzzle, sempre più esilarante e coinvolgente.

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Mentre guardavo la storia dipanarsi sotto i miei occhi, a volte intricandosi, a volte sciogliendosi, mi è venuta un po’ di sana invidia.

Perché un’idea così geniale non è venuta a me? Dannazione! Ho pensato.

Personaggi ben caratterizzati, vivi, realistici.

Storia avvincente come un thriller o un giallo di tutto rispetto, commovente in alcuni tratti, e divertente quanto un libro game o d’avventura.

Insomma, ci sono tutti gli ingredienti di una storia che funziona, accidenti!

Ho amato gli attori, dal primo all’ultimo, ed è stato bello approfondire la psicologia di ogni personaggio a ogni episodio sempre di più. Elijah Wood è divertentissimo nei panni di Todd, così come anche Samuel Barnett in quelli dell’investigatore Dirk. Sono esasperati, caricaturali, ma sono una cosa ancora più importante: VERI. Veri con le loro imperfezioni, veri con le loro colpe a volte inconfessabili e veri con i loro dubbi, le loro azioni…

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Dirk Gently è il genere di storia che sì, avrei voluto scrivere io, ma l’invidia che mi ha suscitato è stata costruttiva, perché mi ha spronata e stimolata a fare di meglio, a superarmi.

E poi, diciamolo, non mi ritengo certo paragonabile – neanche lontanamente – a Douglas Adams, autore della Guida Galattica per Autostoppisti e del libro omonimo da cui è tratta la serie di Dirk Gently!

Quindi, vedete? si ha sempre da imparare qualcosa, e spesso gli insegnamenti si trovano nei posti più inaspettati.

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Ora fiondatevi a guardare Dirk Gently su Netflix e, se non lo avete, approfittate della prova gratuita di un mese per potervi godere la visione di una bella serie tv. Non ve ne pentirete!

Mel

Sapore di primavera

Una mattina ti svegli e il canto degli uccelli fuori dalla finestra ti ricorda che l’inverno è finito.

Lo so, lo so che non è ancora il 21 di marzo, non ho sbagliato pagina del calendario, ma la primavera non arriva in date prestabilite, nossignore.

La primavera si sente nell’aria e la natura si è risvegliata dal suo sonno, c’è fermento intorno a casa, nelle campagne.

Il mandorlo, il ciliegio e la mimosa sono in fiore, è tutto un tripudio di colori, c’è clim81cbfee4-1701-4bf1-9165-41b878519722a di festa. I boccioli sui rami esultano, i fiori si risvegliano alla carezza di un timido raggio di sole.

Ma non è solo la natura a sentire il cambiamento.

La primavera mi fa sempre questo effetto di meraviglia, ritorno bambina e il mio cuore si riempie di gratitudine. Dopo i lunghi mesi di silenzio, ecco che la rana torna a gracidare, le api ronzano in cerca di fiori e le tortore tubano. Torna anche il merlo, col suo canto che annuncia una nuova giornata.

Questa domenica ha davvero il sapore della primavera, ha un gusto fresco, leggero, che si avverte fin dentro casa, ma anche nell’anima. Qualcosa sta per cambiare, qualcosa si muove sotto la superficie, ed è bello sognare, fare progetti e seminare nuove speranze.

Mel

L’arte nei filtri del tè

Una delle cose che amo di più è dedicarmi alla lettura davanti a una tazza di tè fumante. Per leggere, si sa, una delle cose che non dovrebbe mai mancare è un segnalibro e, personalmente, amo molto scegliere quello giusto con cura. Confesso di averne a casa una folta collezione, ormai; li tengo tutti dentro tazze sbeccate o inutilizzate, rigorosamente collocate tra gli scaffali della mia libreria. Forse un giorno vi mostrerò le mie belle billy acquistate all’Ikea e riempite di romanzi e saggi d’ogni genere, ma non è questo il giorno.

No, oggi voglio mostrarvi il modo in cui ho deciso di unire l’utile al dilettevole, mettendoci  anche un pizzico di riciclo creativo che non guasta mai.

A darmi lo spunto è stato Pinterest, che si presenta fin da subito come il catalogo mondiale delle idee. Se non lo conoscete, vi consiglio vivamente di farci un salto, sono sicura che non ve ne pentirete. Per me è divenuto una fonte inesauribile di creatività e un giorno di qualche mese fa vi trovai un’idea davvero bellissima. Decisi di metterla in pratica ed ecco il risultato: un segnalibro ricavato da una un filtro del tè!

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Fino ad ora ne ho realizzati tre, di cui uno solo per me, ma sono molto soddisfatta del risultato e della resa.

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Mi piace scrivere sul retro del segnalibro anche la miscela del tè che era presente nella bustina e, anche se non ne conserva il profumo, restano i rimasugli del colore dell’infuso, rendendo il segnalibro quasi “anticato”, vissuto.

Credo che, da ora in poi, inserirò spesso nei regali per amici e conoscenti un segnalibro fatto a mano. Fa la sua figura, e poi fa sempre piacere ricevere un dono personalizzato, unico nel suo genere.

Mel

Consigli per la revisione del proprio romanzo

So che la rete pullula di consigli per chi ha finito di scrivere il proprio romanzo e non sa quali passi successivi muovere, ma sento il bisogno di dire la mia e di offrire qualche piccolo spunto a mia volta.

Scrivere un libro non è un’impresa facile, ma credetemi se vi dico che quello che viene dopo la parola “Fine” lo è ancora meno!

Premetto che riempire pagine di parole vuote e di frasi sgrammaticate non significa scrivere. La scrittura va coltivata giorno per giorno, anno dopo anno, con dedizione, impegno, ma soprattutto umiltà e una buona dose di autocritica.

Aver buttato giù un centinaio di pagine non fa di voi degli scrittori, soprattutto agli occhi di chi vive di “pane e libri” e a quelli di chi ha fatto della parola scritta un mestiere e/o una fonte di reddito.

È chiaro che ogni scrittore voglia vedere la propria opera pubblicata, ma l’editoria ha le sue regole e i suoi tempi, che spesso sono del tutto estranei a chi scrive.

Lo avrete letto mille volte, ne sono sicura, ma non è mai banale ripetersi, in casi come questo: rileggete la vostra storia fino allo sfinimento, finché quasi non vi sarà venuta a noia. Se volete affrontare il mondo editoriale, dovrete essere pronti a “sacrificare” frasi, talvolta anche brani della vostra opera, se l’editore non li riterrà necessari. Siate spietati con voi stessi, imparate ad allenare la vista di modo che gli occhi scorgano subito tra le righe ripetizioni, refusi ed errori.

Fatta questa premessa, eccovi alcune delle tante cose da tenere a mente quando si revisiona un testo da proporre a un editore o da preparare per il self publishing.

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Non fate periodi lunghi e non abusate dell’uso degli aggettivi, ma soprattutto cercate di utilizzare il meno possibile gli avverbi. Cercate di notare se le frasi che avete scritto sono “ingarbugliate”: a voi potrebbero sembrare poetiche, ma il lettore potrebbe annoiarsi a morte, oppure potrebbe dover rileggere più di una volta la stessa frase per capirne il senso nella sua interezza. Quello che avete scritto deve risultare interessante, altrimenti il lettore si annoierà e smetterà di leggervi. Un utile consiglio, in questo senso, lo offre la casa editrice Fazi, che invita l’aspirante scrittore/scrittrice ad aprire una pagina a caso del file da lui/lei scritto e di leggerlo; domandatevi se andreste avanti a leggere e se quel pezzo invoglia a procedere nella lettura, se sì, vorrà dire che avete fatto un buon lavoro.

Riducete l’uso delle similitudini e delle metafore: infastidiscono chi legge, soprattutto se sono banali o ripetute, oltre a essere tipiche del linguaggio della fiaba (es.: capelli neri come l’ebano, occhi azzurri come il cielo, bello come il sole…).

Cercate di notare se, nel testo, usate abitualmente espressioni e modi di dire che ricorrono in tutto il romanzo. Se lo fate, eliminatele o riducetele il più possibile: sono fastidiose e ridondanti.

Tra le regole grammaticali che mi sento di ricordare in questo articolo c’è quella che riguarda la d eufonica. Citando la Crusca:

L’uso della “d” eufonica dovrebbe essere limitato ai casi di incontro della stessa vocale, quindi nei casi in cui la congiunzione “e” e la preposizione “a” precedano parole inizianti rispettivamente per “e” e per “a”.

  • Si usa, quindi, in casi come i seguenti: ed ecco, fino ad allora, ed eravamo, ad accorgersi.
  • Non si usa quando, dopo l’incontro di due vocali uguali, la consonante successiva è una d:
  1. a Ada: SI;
  2. ad Ada: NO!

Potrà sembrare inutile e banale, ma gli editori spesso la detestano e ne sono infastiditi, per cui fate vostra questa regola e tenetela bene a mente.

Le parole straniere vanno scritte in corsivo, così come anche i pensieri di un personaggio e i titoli di libri all’interno del testo.

Mi raccomando anche all’uso degli accenti! Se sbagliati, sono considerati alla stregua di gravi errori.

  • Accento grave: per esempio è, ahimè, cioè, tè (bevanda).
  • Accento acuto: per esempio perché, finché, altroché, poiché, affinché, granché, poté.

Chiedetevi se i personaggi che avete inventato sono credibili, se la loro personalità è stata scandagliata in profondità, oppure al contrario se sono stati delineati in modo superficiale. Ricordate che i personaggi perfetti che non commettono mai un errore e che non sanno emozionare sono poco realistici. Potrebbe essere utile, a questo proposito, riflettete sulla personalità di chi avete intorno: quante volte un amico a voi caro, una persona che reputavate buona e degna di fiducia vi ha sorpresi per un comportamento inaspettato o una reazione che avete faticato a comprendere? Nessuno è perfetto a questo mondo, e più i personaggi della vostra storia rispecchieranno la realtà, più alte saranno le probabilità che a un lettore rimangano nel cuore.

Sempre riguardo i personaggi, Plesio Editore dà un ottimo consiglio a chi ambisce a diventare uno scrittore: caratterizzare i personaggi non significa creare macchiette stereotipate. Sempre Plesio consiglia di conoscere il personaggio come le proprie tasche, prima di iniziare la stesura del romanzo. Per farlo, potrebbe essere utile rispondere ad alcune domande, come per esempio: che musica ascolta? cosa legge? quali sono i suoi gusti? …

Assicuratevi che le vicende, gli eventi, il “contorno” e i comportamenti dei personaggi siano coerenti con il periodo storico in cui è ambientato il romanzo. Se, per esempio, il vostro libro è ambientato nel medioevo, sarà fuori luogo la figura di una donna emancipata, se non desta l’attenzione degli altri personaggi in modo negativo. E, mantenendo l’esempio del medioevo, è inverosimile che nei piatti serviti ai vostri personaggi ci sia la polenta, poiché il mais di cui è costituita è di origine americana e sappiamo bene quando il Nuovo Continente fu scoperto… Insomma, documentatevi anche per le cose che vi sembrano più banali, ne va dell’immagine dell’intera opera.

Controllate che tutti i dialoghi siano credibili e che abbiano un senso all’interno della narrazione. In caso contrario, eliminateli. Un dialogo ben costruito deve tener conto del ceto sociale al quale appartengono gli interlocutori, per esempio, e deve essere scritto con un linguaggio tipico del parlato. Non deve sentirsi il narratore, ma sono i personaggi a dover emergere e prendere il sopravvento, mostrando al lettore la propria personalità a partire dalle parole che essi stessi scelgono per intavolare discussioni e intrattenere discorsi.

Per facilitare la revisione del romanzo, fate uno schema con la linea temporale di tutto quello che succede all’interno della storia, una mappa cronologica degli eventi, di modo che potrete controllare, capitolo per capitolo, che tutto sia stato collocato al posto giusto.

Potrebbe essere utile (questo in fase di stesura) fare un riassunto di ogni capitolo su un quaderno o un file a parte. Potrebbe sembrare uno spreco di carta e/o di tempo, ma non sapete quante volte mi è stato d’aiuto rileggere quei riassunti per trovare la scena che mi serviva rileggere! Inoltre, alla fine della stesura del romanzo, avrete pronto un riassunto molto dettagliato dell’intera storia, che vi servirà per scrivere la sinossi da inviare agli editori.

Quelli elencati fino a qui, sono i miei personali consigli, gli errori o le sviste più frequenti che io stessa ho fatto quando ancora non avevo nessuna esperienza in materia di correzione e editing sui testi da me scritti. La mia non voleva essere una guida completa, sia chiaro, ci sono moltissime altre regole, grammaticali e non, da tenere presenti. Sul web potrete trovare articoli forse anche più esaustivi del mio, che vuole semplicemente essere un punto di partenza, uno spunto da cui partire per migliorarsi.

Mel

Mani in pasta

Chi mi conosce sa che la cucina è una delle mie numerose passioni.

Amo preparare da mangiare per le persone che amo e mi piace soprattutto preparare dolci, è una cosa che mi diverte.

Un freddo pomeriggio, quindi, ho organizzato una merenda a casa mia e ho sfornato una torta buonissima, già solo a guardarla si divorerebbe con gli occhi, figurarsi, poi, quando arriva al palato!

La ricetta è tratta da Giallo Zafferano, la riporto qui sotto nel caso in cui qualcuno volesse cimentarsi.

Crostata al cioccolato con crema alla ricotta

INGREDIENTI:

crostata-cioccolato-con-ripieno-di-ricottaPer la frolla

  • 225 gr burro freddo
  • 450 gr farina (io ho usato la 0)
  • 45 gr cacao amaro in polvere
  • 195 gr zucchero a velo
  • 5 tuorli

Per la crema

  • 750 gr ricotta vaccina
  • 100 gr zucchero (io ho usato quello integrale di canna)
  • 1 uovo intero
  • 1 bacca di vaniglia (io ho usato una fiala di aroma alla vaniglia)
  • 90 gr cioccolato fondente.

PROCEDIMENTO:

Preparare la frolla al cioccolato: setacciare la farina, il cacao e lo zucchero dentro il mixer, insieme al burro tagliato a tocchetti. Frullare, ottenendo un composto sabbioso. Aggiungere i tuorli e continuare a frullare. Trasferire l’impasto (farinoso e non amalgamato) su una spianatoia e compattarlo con le mani finché sarà morbido e liscio. Formare un panetto, chiuderlo in un foglio di pellicola trasparente e lasciar riposare in frigo per 30 minuti (in freezer ne bastano 15).

Intanto, preparare la crema. Inserire nel mixer la ricotta, lo zucchero e i semi di una bacca di vaniglia (o la fialetta), aggiungere l’uovo e frullare fino a ottenere una crema densa e omogenea. Trasferirla in una ciotola e aggiungere il cioccolato fondente tritato finemente, amalgamandolo bene al composto. Coprire la ciotola con la pellicola per alimenti e riporla in frigo.

Imburrare uno stampo da crostata (24 o 25 cm di diametro). Stendere la frolla con il mattarello in mezzo a due fogli di carta forno e metterla nella teglia, avendo cura di far aderire bene i bordi. Ricordarsi di non farla troppo sottile, la torta dovrà avere una base solida e spessa più o meno un centimetro.

Compattare l’impasto avanzato e metterlo in frigo, poiché servirà per la decorazione finale.

Bucherellare il fondo della crostata con una forchetta, ricoprirlo di carta forno e porvi sopra dei legumi secchi. Infornare in forno preriscaldato a 180°C per 20 minuti circa. Una volta pronta, la frolla non dovrà risultare eccessivamente solida, ma neppure morbida. Lasciar raffreddare completamente fuori dal forno e poi procedere con la farcitura.

Versare la crema dentro la frolla, livellandola con un cucchiaio. Stendere la frolla avanzata ricavandone delle strisce e incrociarle sulla superficie della torta creando un motivo a losanghe.

Cuocere in forno preriscaldato a 180°C per 20 minuti circa, regolandosi a seconda della cottura del proprio forno (nel mio, per esempio, ha cotto mezz’ora).

Una volta pronta, far raffreddare completamente e servire.

Va conservata in frigorifero e consumata entro due o tre giorni.

Appunti:

Nonostante Giallo Zafferano dica che questa torta si prepari in modo facile, devo dire di aver avuto le mie difficoltà. È lunga da realizzare, per cui, se dovete prepararla per un’occasione particolare o in vista di ricevere ospiti, vi consiglio di farla il giorno prima. A parer mio, potrebbe essere interessante aggiungere nella crema delle noci/nocciole/mandorle polverizzate nel mixer, per dargli un tocco in più e un gusto ancora più delizioso. Proverò! E se la proverete prima voi, fatemi sapere come sarà venuto il risultato 😀

Buon appetito!

Mel