“I superstiti di Ridian” di Marta Duò: quando la distopia sfiora la realtà.

Lo scorso mese ho compiuto un viaggio. Seduta sul divano, mi sono teletrasportata in un luogo lontano, su un pianeta diverso dal nostro, ad anni luce di distanza dalla Terra, ma con problematiche non così differenti dalle nostre attuali.universo - I superstiti di Ridian, Marta Duò

Uno dei tanti poteri dei libri, lo sanno bene i divoratori di carta e inchiostro, è quello di lasciare che la mente e l’anima viaggino nello spazio e nel tempo, come nessun macchinario è ancora stato in grado di fare, e io sono tornata diversa, arricchita dall’esperienza vissuta su Ridian attraverso gli occhi di Nerissa e di Daar.

Non avevo ancora letto un romanzo distopico, e ora capisco il motivo del successo di questo genere. La distopia risponde alle domande della nostra modernità, a quelle più cupe, alle quali, forse, non siamo sicuri di voler conoscere la risposta. Perché, in fondo, sappiamo che potrebbe non piacerci affatto quello che ci riserva il futuro, ma è la realtà, dura, cruda, amara. E solo la distopia, con le sue caricature – neanche troppo esagerate – delle conseguenze alle azioni di noi esseri evoluti, può metterci in guardia e permetterci di cambiare, di desiderare con forza e decisione un futuro migliore di quello che ci si prospetta.

Dove finisce la nostra libertà? E dove inizia quella degli altri?

Qual è il confine tra uguaglianza e diversità?

Quanto si è disposti a sacrificare per la salvezza di una razza, e quanto dolore ci si deve seminare alle spalle?

I danni ambientali che stiamo infliggendo al pianeta quali conseguenze potrebbero avere in futuro, lontano o vicino che sia?

La Terra diventerà un luogo inospitale? Sarà impossibile viverci?

La razza umana verrà trasferita su un altro pianeta, per continuare a vivere?

Esiste la vita, fuori dal nostro sistema solare?

Siamo sicuri di avere davanti ai nostri occhi la vera realtà? O, forse, quello che vediamo fuori dalla finestra di casa, negli schermi della tv o dello smartphone, o che leggiamo nei libri di storia,  non è tutta la verità? Forse vediamo quello che altri vogliono farci vedere. Forse ciò che abbiamo intorno è un ologramma, costruito sulla menzogna.

“Ci sono fallimenti che non si insegnano per non compromettere un obiettivo, e così si finisce per ripeterli.”

I superstiti di Ridian - Marta DuòUna giovanissima autrice italiana, Marta Duò, ha provato a offrire una risposta a tutte queste domande e, ammettiamolo, tutti ce le siamo poste nella nostra esistenza. La scrittrice, che ha pubblicato con Plesio Editore il suo esordio letterario, ci ha permesso di sbirciare nel futuro dei terrestri, riportando alla nostra attenzione molte tematiche attuali.

“I superstiti di Ridian”, questo il titolo del romanzo, è un invito alla riflessione. I pensieri di Nerissa e di Daar, i protagonisti della storia, diventano i nostri, generano emozioni che non possono essere ignorate, una volta vissute.

“Se tu fossi in grado di conoscere il futuro… fermeresti tutte le persone che incontri, dicendo loro cosa dovrebbero fare per vivere più a lungo e senza dolore?”

La storia dell’umanità dovrebbe insegnarci a porre rimedio agli errori del passato, ma troppo spesso tendiamo a ripeterli. Anche su Ridian, a secoli di distanza dal nostro oggi, l’essere umano non è cambiato. Si sente superiore, colonizza, distrugge, incurante della vita, della libertà e dell’esistenza altrui.

Nerissa, umana per nascita e destinata a tornare sulla Terra, dovrà fare i conti con la dura realtà dei fatti e riflettere sul confine sottile che separa giusto e sbagliato, vittoria e sconfitta, verità e menzogna, vita e morte, sopravvivenza ed estinzione.

“A ogni pagina sentiva il cuore tremare come le sue certezze, crollando pezzo dopo pezzo”

Nerissa - I superstiti di Ridian - Marta DuòLe certezze di Nerissa – e le nostre, insieme alle sue – si sgretolano, diventano macerie di un mondo che non esiste più e si scontrano con quelle di Daar, nato su Ridian, ma considerato alieno su un pianeta che è il suo. Daar, combattente per la libertà del suo popolo, idealista e fedele alla sua causa, diventa il carceriere di Nerissa, la vera aliena, e dentro noi lettori inizia una battaglia, una tempesta confusa per capire chi sia il vincitore e chi il vinto e chi abbia ragione e chi torto.

Daar e Nerissa sono facce di una stessa medaglia, diverse nell’aspetto, ma non negli ideali e nei sentimenti.

Le vicende che l’autrice ci presenta sono intessute con una lucidità disarmante per un romanzo d’esordio. Spiazzano il lettore, che finisce per perdersi nelle sue riflessioni, incapace di decidere per chi fare il tifo in questa battaglia che si combatte su Ridian, anni luce lontano da noi, ma paradossalmente anche qui, sulla Terra, nelle nostre città e, forse, addirittura sotto la casa in cui viviamo.

Nella storia dell’umanità sono stati – e sono ancora – molti i massacri per la vittoria di un popolo a discapito di un altro. L’uomo uccide i suoi simili da tempo immemore, sterminando tutte le “razze” diverse da quella dominante. Si pensi, per esempio, agli anni del nazismo, o, più indietro nel tempo, alla colonizzazione delle Americhe con la conseguente distruzione delle civiltà indigene, all’estinzione di specie animali preziose per il pianeta. Si pensi anche, senza andare tanto lontano, al fenomeno odierno dell’immigrazione e ai meccanismi sociali e politici che essa sta mettendo in moto negli ultimi anni.

I superstiti di RidianLa storia scritta da Marta Duò non fa che ricordarci i nostri errori, rendendoli finalmente evidenti, perché non c’è peggior cieco di chi non vuol vedere e peggior sordo di chi non vuol sentire.

Sicuramente si tratta di un romanzo di fantascienza sui generis, un distopico che prende le distanze dalle mode del momento, distogliendo l’attenzione da vicende d’amore adolescenziali. “I superstiti di Ridian”  si colloca in un panorama letterario di più ampio respiro e ci rimanda un affresco dalle forme essenziali, senza belletti e futili contorni. L’intento è quello di farci concentrare sulle tematiche più importanti, quelle che stanno a cuore all’autrice e che dovrebbero importare anche a noi.

Un grande esordio, senza ombra di dubbio, per un’autrice nostrana che promette bene per i suoi lavori futuri.

Marta Duò sarà presente alla trentesima edizione del Salone del Libro di Torino (dal 18 al 22 maggio) e incontra i suoi lettori presso lo stand di Plesio. Non mi lascerò scappare l’occasione di incontrarla, e spero vogliate farlo anche voi.

Mel

Link utili:

[Fonte delle immagini, a eccezione della copertina del romanzo: Pinterest. I diritti delle immagini sono, dunque, degli autori che le hanno realizzate.]

Cronache di Primavera

Mi piacerebbe poter raccontare tutto quello che mi è accaduto (e che ancora accadrà) in questi mesi così felici e festosi, non ho altre parole con cui definirli. Purtroppo non ho sempre il tempo di aggiornare questo spazio virtuale, per cui cercherò di riunire sotto un unico post le ultime novità, sperando di non essere troppo dispersiva.

Come sapete, nei mesi di marzo e aprile sono stata ospite delle scuole medie (trovate il mio post-racconto cliccando qui) e delle elementari (potete leggere il resoconto qui), ma queste non sono state le uniche belle esperienze a rallegrare le mie giornate.

Sono stati mesi prolifici sotto molti punti di vista, ricchi di soddisfazioni sul piano personale.

Ho ricevuto doni fantastici, coronato sogni di lunga data. Sebbene i miei desideri fossero semplici e tutt’altro che irrealizzabili, ci è voluto comunque del tempo per poterli rendere realtà. E quindi, infine, ecco che sulla mia scrivania ha finalmente preso posto questa bellissima miniatura di una foca, divenuta una fedele compagna di avventure pronta a solcare mari d’inchiostro su vele di carta insieme a me. C’è un motivo dietro questo simbolo, ma non posso ancora svelarvelo, ahimè!

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Sul terrazzo di casa, invece, sono arrivate due nuove piante, che agognavo di avere intorno a casa da anni: un giovane alberello di magnolia, con le foglie ancora tenere, e una rigogliosa ortensia di un colore indaco tanto intenso da riempirmi il cuore di serenità.

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Negli ultimi mesi, finalmente, ho riconquistato il contatto con la natura, dopo il lungo riposo invernale, ho ripreso a camminare in montagna, con lo sguardo perso nelle nebbie e gli scarponi fradici di rugiada.

La natura regala emozioni, scorci e viste meravigliose, come le gocce sulle foglie o tra gli stami dei fiori che paiono diamanti luccicanti al sole, o le distese dei prati di montagna, oppure ancora come i cristalli trovati per caso in mezzo ai ciottoli di un sentiero, venuti da chissà dove.

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Passo della Mezzaluna

In tutto questo passeggiare e scovare tesori, reali o immaginari, anche la mia fantasia è stata stuzzicata e sufficienza. Dato che i progetti, le idee e i miei Melania D'Alessandro quadernone fabbriconepersonaggi aumentano a dismisura, traducendosi in uno sfacelo di fogli sparsi per la scrivania e per tutta la casa, mi sono finalmente decisa a riordinarli in un unico contenitore. Quella  che vedete qui a fianco è la mia ultima creazione, soprannominata “Quadernone Fabbricone” perché il suo contenuto è una vera e propria fabbrica di nuove idee e spunti per mondi d’inchiostro. Sono stata indecisa sul soggetto da disegnare sulla copertina, ma alla fine ho optato per uno dei simboli più belli, quando si tratta di scrittura: una piuma. Essa sta a significare lo strumento grazie al quale la parola viene scritta, ma anche la libertà di pensiero e di espressione che la scrittura e la lettura ci donano.

Le idee, sì, in questi mesi non sono proprio mancate. Ma vi dirò di più: la mia musa ispiratrice deve essere di un altro paese. Abbiamo problemi di fuso orario, evidentemente, dato che un giorno mi son svegliata alle cinque e mezza per appuntare spunti e frasi per una nuova storia che non so neppure se scriverò.

“Verba volant, scripta manent”. È questo uno dei motivi che anima la mia scrittura, negli ultimi anni. Scrivere significa lasciare una traccia, una testimonianza del proprio passaggio in questo mondo, nel quale non siamo che passeggeri, ospiti temporanei.
La scrittura ci rende vivi e ci permette di sopravvivere a lungo nei ricordi, nella memoria di chi verrà dopo di noi.
00d2aea2-1fc1-4594-b324-061b89874147In questi giorni sto leggendo questo piccolo gioiello che sarò felice di incastonare nella mia libreria, una volta che lo avrò concluso. Leggere è viaggiare, e io ho iniziato un viaggio alla riscoperta delle mie radici materne, per far rivivere nelle mie future parole scritte l’anima di una persona scomparsa a me cara, per renderla eterna attraverso i miei racconti.

“Ci sono buchi in Sardegna che sono case di fate […]. Ci sono statue di antichi guerrieri alti come nessun sardo è stato mai, […] porte di pietra che si aprono su mondi ormai scomparsi, e mari di grano lontani dal mare, costellati di menhir […].
C’è una Sardegna come questa, o davanti ai camini si racconta che ci sia, che poi è la stessa cosa, perché in una terra dove il silenzio è ancora il dialetto più parlato, le parole sono luoghi più dei luoghi stessi, e generano mondi. Qui esiste tutto ciò che viene raccontato, e quello che viene taciuto esiste perché un giorno qualcuno lo racconterà.”

Così scrive la Murgia nel suo “Viaggio in Sardegna”.

E, a proposito di storie e di scrittura, ho da fare un piccolo annuncio:

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Sì, avete capito bene: ho firmato il mio terzo contratto editoriale, e non vedo l’ora di potervi raccontare quali nuovi progetti mi abbiano tenuta impegnata ultimamente, oltre a quelli delle scuole. Presto, molto presto, svelerò tutto, ma intanto non mi resta che consigliarvi di venirmi a trovare al Salone del Libro di Torino, allo stand di Leucotea Edizioni (L 138, padiglione 2), perché comincerà tutto da lì.

Melania D'Alessandro Sogni di Carta Salone Libro Torino

Melania D'Alessandro La città nascosta Salone Libro Torino

E, già che siamo in tema di Salone del Libro, posso dirvi anche che porterò con me i miei beneamati topolini di feltro, realizzati appositamente per i lettori che vorranno adottarli!

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Vi aspetto, dunque! E quando sarò tornata dal Salone del Libro vi assicuro che passerò ad aggiornarvi, per lasciarvi un nuovo, emozionante resoconto.

Mel

Sogni di Carta che diventano realtà

In occasione della Giornata mondiale del Libro e del Diritto d’Autore, celebratasi lo scorso 23 aprile, le insegnanti dell’Istituto comprensivo Andrea Doria di Vallecrosia (IM) hanno organizzato la Festa del Libro, che mi ha vista impegnata in due giornate, il 26 e il 28 aprile, con un’attività collegata al mio secondo libro, “Sogni di Carta”.
Si è trattato di un evento di grande stimolo per gli alunni di tutte le classi della scuola primaria, alla scoperta dell’amore per la lettura e per il raccontare storie.
Sono orgogliosa di aver fatto parte di questo bellissimo team quest’anno, felicissima che il mio “Sogni di Carta” sia stato scelto come testo rappresentativo di questa festa.
La Festa del Libro è stata organizzata come un percorso itinerante per conoscere i protagonisti della mia storia, che per due giorni hanno vissuto anche nella realtà in una rappresentazione che mi ha coinvolta in prima persona.

La festa doveva svolgersi all’interno del parco dei Padri Somaschi, purtroppo però, a causa maltempo, la location tradizionale non è stata utilizzabile. La prima giornata, dunque, è iniziata con un imprevisto. Tuttavia, neppure la pioggia ha frenato l’entusiasmo delle insegnanti, dei genitori e della sottoscritta.

Per l’occasione, ho portato con me una valigia vuota, pronta a riempirla con esperienze uniche e indimenticabili e a fare scorpacciata di sorrisi.
Il viaggio è cominciato da qui, da quelle parole che ho scritto una fredda sera di novembre di qualche anno fa, quando Archimede e Gulliver bussarono alla porta della mia fantasia e mi sussurrarono la loro storia.

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Ho avuto il piacere di assistere alla prima rappresentazione dello spettacolo. Ascoltare la narratrice raccontare la storia uscita dalla mia penna, creare l’atmosfera giusta per i bambini e introdurre i personaggi è stato emozionante. Com’è ovvio che sia, conosco a memoria le parole dell’incipit di “Sogni di Carta”, che mi piace rileggere all’infinito, e sono rimasta affascinata dal fatto che la narratrice della storia abbia usato un tono di voce perfetto, un’intonazione sublime, tanto da risultare alle mie orecchie forse ancora meglio di come me lo ero immaginato durante la stesura delle prime battute del libro! Il nodo in gola è stato assicurato, soprattutto quando sulla scena sono comparsi due perfetti Archimede e Gulliver.

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I due attori che hanno prestato il volto ai miei protagonisti sono stati bravissimi nel trasmettere ai bambini spettatori l’anima della storia. Gulliver  ha persino sfornato di sua iniziativa i biscotti originali del topolino, sgranocchiandoseli per davvero durante la rappresentazione.

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Le parole non rendono giustizia alla bellezza della scena, e neppure a tutte le emozioni che ho provato incontrando dal vivo i personaggi usciti fuori dalla mia penna.

a1801890-5a2c-4a66-968c-7c9be6983835Dopo che Archimede e Gulliver hanno consegnato ai bambini la preziosa (e golosa) ricetta dei biscotti, si è passati alle scene successive, in cui le insegnanti hanno letto dei brani tratti dai romanzi che vengono nominati all’interno di “Sogni di Carta”, e cioè “Pippi Calzelunghe” di Astrid Lindgren, “Matilde” di Roald Dahl, “Momo” di Michael Ende e “Pinocchio” di Carlo Collodi. Sono rimasta colpita dalla scelta dei brani, tutti magicamente inerenti alla mia storia, che hanno finito per costituire un file rouge volto a far comprendere ai bambini l’importanza della lettura, della fantasia, della curiosità, del tempo da donare agli altri e a noi stessi e della disponibilità all’ascolto.

La penultima tappa di questo fantasioso percorso è stata rappresentata da un gioco, un laboratorio volto a stimolare i bambini, al quale purtroppo non ho assistito, ma è stato bellissimo, ne sono sicura.

A questo punto, i bambini erano già carichi, allegri e festosi e si sono ritrovati davanti a uno schieramento di mamme travestite da topoline di biblioteca che hanno cantato per loro la canzone dello Zecchino d’Oro, “Il Topo con gli occhiali”.

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“I libri sono amici che fanno compagnia,
i libri sono sogni di accesa fantasia,
i libri son momenti di gioia e commozione,
non manca l’emozione che un brivido ti dà.

Entrate in libreria
perché vi piacerà!”

Ogni singola parola di quella canzone si adatta alla perfezione alla storia di “Sogni di Carta” e al rapporto tra Archimede e Gulliver e, dopo la strofa conclusiva, i bambini sono entrati dentro la biblioteca scolastica, dove c’ero io ad aspettarli, ma loro erano ignari di avere di fronte la scrittrice in carne e ossa della storia!

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Una piccola chicca di queste giornate è che io, per l’occasione, ho scelto un vestito fantasioso, con dei gufi disegnati sopra. Solo una volta arrivata a scuola, però,  ho scoperto che all’interno della biblioteca c’è da sempre un libraio speciale, un gufo peluche conosciuto come Gugù, che di notte si anima per festeggiare insieme ai personaggi di tutte le storie che si trovano sugli scaffali. I bambini hanno notato il collegamento (fortuito) e hanno vissuto un’esperienza doppiamente magica davanti ai miei occhi. Se non è magia questa!

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Una volta accomodatisi sulle sedie e sul tappeto, ho iniziato a raccontare loro della libertà che i libri ci offrono.

“I libri sono sogni: i sogni di voi lettori, ma anche delle persone che li hanno scritti. Avete mai pensato a chi si trova dietro un libro, agli scrittori? Come ve li siete immaginati?” ho domandato.

Le risposte a questa domanda sono state le più disparate, tutte divertenti ed esilaranti. Le più eclatanti sono state:

“Grassi!”

“Brutti!”

“Gobbi!”

“Che fumano la pipa!”

“Con la barba lunga”

“Con gli occhiali!”

“Io me li immagino vestiti con lo smoking, seduti alla loro scrivania mentre scrivono alla luce di una lampada.”

Quando, alla fine di tutti queste descrizioni, ho rivelato la mia vera identità, sono rimasti tutti sbalorditi di constatare che la loro immaginazione fosse ben lontana dalla realtà dei fatti. Hanno sbarrato gli occhi, incantati da quella inaspettata sorpresa. Ne è scaturita una valanga di emozioni e reazioni che mi hanno commossa nel profondo.

Dopo aver desiderato a gran voce un autografo, qualcuno mi è venuto ad abbracciare in una stretta che non si scioglieva più, provocando una reazione a catena, e presto mi sono trovata in mezzo a un enorme, calorosissimo abbraccio. Mi hanno stampato baci sulle guance e io me li sono tatuati nel cuore, per non dimenticarli più. Qualcuno mi ha lasciato persino un piccolo dono e, si sa, i bimbi non regalano niente se non sentono di doverlo fare, per questo il gesto è stato ancora più gradito.

Per non parlare, poi, di quei bambini che, a discorso concluso, venivano da me con una scintilla negli occhi dicendomi: “È stato bellissimo!”, “Grazie!”, “La tua storia è bellissima!” e ancora “Questa giornata mi è piaciuta proprio tanto!”.

In conclusione, ho avuto un’opportunità meravigliosa, non avrei potuto desiderare di meglio!

b3e6fe0a-bcd9-4be3-a385-dee612d1ba65Per questa esperienza devo ringraziare di cuore le insegnanti organizzatrici dell’evento Simona, Loredana e Wilma, insieme a tutti i docenti che hanno partecipato con passione e trasporto. Un enorme grazie va ai due attori che hanno impersonato Gulliver e Archimede, e a tutti i genitori, che hanno cantato per i bambini e che hanno accompagnato le classi in questo percorso meraviglioso alla scoperta dell’amore per la lettura. Tutti insieme hanno reso realtà un sogno, e questo è il regalo più grande che potessero farmi.

“Sogni di Carta” continua a regalarmi molto, nonostante siano passati ormai tre anni da quando misi il punto finale alla storia. Il mio romanzo è diventato realtà in più di un occasione, in questo primo anno dalla sua pubblicazione, ed è una magia meravigliosa, quella che la parola scritta può offrire a chi scrive e a chi legge. Grazie a “Sogni di Carta” ho fatto delle cose che credevo impossibili prima (come riuscire a intrattenere dei bambini), ho realizzato dei sogni di quando ero bambina (come tenere letture animate e laboratori in libreria per i più piccoli) e ora il mio libro è realtà, i suoi messaggi sono stati raccontati e accolti da bambini, genitori e insegnanti e io non posso esprimere tutta la mia gratitudine e la mia felicità.

“Sogni di Carta” è nato, tra le altre cose, anche per spronare bambini e genitori a svolgere delle attività insieme, divertendosi e dedicandosi del tempo prezioso a vicenda. All’interno del libro è presente la ricetta dei biscotti che tanto fanno impazzire il topino Gulliver, un piccolo regalo che ho voluto fare ai miei lettori per far sentire meno la nostalgia della storia di “Sogni di Carta” e trascorrere dei momenti piacevoli in famiglia.

18157197_10211210389649657_236129617655259057_nUna mamma, il giorno stesso della Festa del Libro mi ha scritto:

“Hilary è felicissima! Tutta gasata, mi ha trascinato al supermercato per comprare tutti gli ingredienti per i biscotti.” 

Ne è seguita la foto dei dolcetti che vedete qui a fianco.
È una grande soddisfazione sapere che il messaggio del mio romanzo sia stato colto. Per uno scrittore, non c’è soddisfazione più grande!

Un’altra avventura si è conclusa, dunque.
I sorrisi dei bambini sono stati contagiosi, non ero mai stata abbracciata con così tanto affetto da piccoli sconosciuti.
È stato un onore, per me, essere ospite della scuola e donare la mia storia a tutti quei musetti e spero che questo sia solo l’inizio di un bel percorso.

Mel

 

Tornare tra i banchi di scuola

Dopo quasi otto anni dall’ultima volta, sono tornata tra i banchi di scuola, ma non nei panni dell’alunna.
Infatti, a fine marzo ho iniziato un percorso con le scuole medie alla scoperta dei retroscena de “La città nascosta” e della costruzione dei romanzi. Si è trattato di quattro giornate – per un totale di due incontri per ogni classe – per presentarmi agli alunni e coinvolgerli in un laboratorio che voleva essere un assaggio di scrittura creativa. Spero di aver lasciato qualcosa ai ragazzi, alla fine di questa esperienza che a me ha insegnato davvero molto.

17629926_1942902375941253_8873711272849253124_nAd accogliermi ho trovato insegnanti interessati e disponibili, appassionati al proprio lavoro, e ragazzi incuriositi dal mondo della scrittura e dalla figura dello scrittore, che sembrava così lontana dalla loro portata.
Come ho detto ai ragazzi, la scrittura, come ogni forma di arte, scaturisce da un’emozione. Loro me ne hanno trasmesse tante, e il bello di pubblicare libri è proprio questo: l’emozione non si ferma sulla pagina scritta, ma arriva anche agli altri e infine ritorna indietro a chi impugna la penna.

Sono state molte le domande che mi hanno rivolto, come un fiume in piena di curiosità. Nonostante spesso si rimproveri ai giovani di non sapersi più meravigliare, di non essere capaci di sorprendersi, ho trovato ragazzi disponibili all’ascolto, sinceramente incuriositi, talvolta persino ammirati.

Ho incontrato studenti pronti a mettersi in gioco, desiderosi di riconoscersi in qualche mia caratteristica, come per esempio le mie passioni e i miei interessi, oppure ancora i temi scolastici, le materie e i poeti che prediligevo alla loro età.

Si crede che i ragazzi di oggi pensino solo allo smartphone, a internet o a svaghi di dubbio potere educativo, ma negli occhi degli alunni che ho incontrato ho visto un guizzo di vivacità, una nota creativa che mi ha sorpresa per la sua potenza travolgente.

In questa esperienza breve, ma intensa, ho avuto l’opportunità di raccontare il mio percorso, di insegnare il valore della parola scritta, di offrire consigli e di incoraggiare una passione troppo spesso sminuita o denigrata.

Ho avuto il piacere di leggere alcuni lavori volti a esplorare i protagonisti della mia storia, e sono rimasta colpita dal fatto che gli alunni siano riusciti a cogliere in pieno l’anima della scrittura, il modo in cui nascono le idee e di come si caratterizzino i personaggi. In alcuni ho scorto persino una predisposizione alla documentazione, quella che tanto predico nei miei articoli dedicati alla scrittura, perché senza di essa non si va da nessuna parte. Chissà, forse ho avuto l’onore di incontrare, in questo fantasioso e divertente percorso, gli scrittori di domani, ai quali spero di aver fornito delle solide basi da cui partire.

Sono infinitamente grata per l’occasione che mi è stata data di parlare dei miei libri e di scrittura con gli insegnanti e gli studenti delle scuole di Vallecrosia. Si è dimostrata un’esperienza molto ricca dal punto di vista personale.
Vedere dei ragazzi così giovani interessati alla scrittura e al mondo che un autore può creare con la sua penna è emozionante.
Non dimenticherò tanto facilmente tutti gli autografi che mi hanno fatto lasciare sui loro diari, sulle copie del mio libro e su foglietti colorati, come ricordo tangibile di questo incontro bellissimo. Così come non dimenticherò il modo in cui sono stata accolta, permettendomi di regalare qualcosa di me.

effd2d48-87d9-4495-9931-2dfd32ac1e12Durante uno degli incontri, mi è stato chiesto che effetto mi farebbe, come autrice, sapere che qualcuno voglia far diventare un mio romanzo un film.
Ebbene, mi farebbe lo stesso effetto che mi sta facendo in questi giorni sapere che il mio “Sogni di Carta” sta per diventare un piccolo e divertentissimo percorso itinerante!
Nei giorni scorsi ho conosciuto gli interpreti dei protagonisti, i miei Archimede e Gulliver.
Vedere insegnanti così appassionate e volenterose e rendersi conto che le mie creature di carta e inchiostro non saranno solo lette, ma anche viste, da tantissimi bambini mi riempie il cuore di gioia, perché è esattamente questo lo scopo di “Sogni di Carta”.
A volte i sogni si avverano e altre volte anche i libri diventano realtà per un giorno, anzi due. Due meravigliose e magiche giornate che, ne sono sicura, mi porterò nel cuore per sempre!

Sono queste le esperienze che mi aiutano e mi spronano ad andare avanti per la mia strada, senza dare troppa importanza a chi rema contro di me, a chi mi mette i bastoni tra le ruote.
Finché avrò l’affetto dei miei lettori, il sostegno dell’editore, di insegnanti, ragazzi e familiari potrò dare nuova linfa al mio lavoro, perché scrivere è bello e parlarne lo è altrettanto.

Mel

Biscotti nevicata di riso

È da tanto che non pubblico una ricetta sul blog, devo assolutamente rimediare.

In queste ultime settimane ho raccolto un po’ di idee interessanti da proporre anche qui, per cui prossimamente ve le presenterò. Oggi vi parlo di dolcetti squisiti, perfetti per accompagnare il tè del pomeriggio e da gustare leggendo un buon libro.

Vediamo, dunque, cosa serve per prepararli.

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  • 150 gr burro a temperatura ambiente
  • 1 uovo
  • 2 cucchiai di latte
  • 200 gr farina di riso
  • 150 gr farina 0
  • 150 gr zucchero di canna (meglio se integrale)
  • 1 bustina di vanillina
  • 1 bustina di lievito per dolci

Procedimento:

Tagliare il burro a tocchetti e riporlo in una ciotola, schiacciandolo con una forchetta. Aggiungere lo zucchero e mescolare, avendo cura di amalgamare gli ingredienti continuando a schiacciarli con la forchetta. Quando il burro si sarà ammorbidito abbastanza e lo zucchero si sarà mescolato con esso, aggiungere l’uovo e continuare a impastare finché il composto non avrà assorbito sia l’albume che il tuorlo. A questo punto, setacciare le due farine e aggiungerle all’impasto facendole “nevicare” direttamente dal setaccio. Impastare il più velocemente possibile e aggiungere anche il lievito e la vanillina. Una volta amalgamati gli ingredienti secchi, aggiungere i due cucchiai di latte. Se l’impasto fosse troppo morbido, potrebbe essere opportuno mettere meno latte o aggiungere farina in quantità moderate. Al contrario, se risultasse troppo solido, aggiungere un cucchiaio di latte in più. Lasciare riposare l’impasto, avvolto in un foglio di pellicola trasparente, in frigorifero per un quarto d’ora, poi stenderlo con il mattarello fino a raggiungere lo spessore di mezzo centimetro. Ritagliare i biscotti con l’aiuto delle formine che si preferiscono e poi adagiare i biscotti su una placca coperta di carta forno. Cuocere in forno preriscaldato a 180°C per un quarto d’ora o fino a doratura, lasciare raffreddare e servire.

Appunti:

Come ogni dolce fatto di frolla, anche i biscotti nevicata di riso non sono di facilissima preparazione, soprattutto se non avete dimestichezza con i dolci. È importante che l’impasto non si scaldi troppo con il calore delle mani, per questo io utilizzo un cucchiaio di legno per mescolare gli ingredienti, finché possibile. Di solito divido l’impasto in due palle, che avvolgo nella pellicola per alimenti, e le ripongo in frigorifero. In questo modo posso stendere un impasto per volta, impedendo che il burro in esso presente si scaldi troppo e il composto si ammorbidisca a tal punto da impedirmi di stenderlo. Per facilitare il lavoro, stendo la frolla in mezzo a due fogli di carta forno: in questo modo non si appiccica al mattarello e non sporco né la spianatoia né il mattarello.

Con questa ricetta viene fuori una buona quantità di biscotti (a me ne sono venuti quasi 70, ma ho utilizzato delle formine piuttosto piccole) e durano anche una settimana, se conservati in un barattolo a chiusura ermetica. Sono fragranti e friabili e non sono eccessivamente dolci, anzi, le papille captano un leggero gusto di sale che io gradisco molto. Potete personalizzare i biscotti immergendoli per metà in cioccolato fondente fuso e lasciandoli poi raffreddare; potete anche spennellarli con l’albume o con acqua e zucchero per decorarli con praline colorate di cioccolato e zucchero; potete, inoltre, spennellarli con della marmellata di albicocche o di pesche e spolverarli con della granella di nocciole.

Non vi resta che mettervi ai fornelli 😀

Buona merenda!

Mel

Raccogliere storie come conchiglie

In questo periodo sto cercando di recuperare un po’ di classici per arricchire la mia cultura personale di base. Non avevo mai letto niente di Virginia Woolf prima d’ora, e credo fermamente di essermi persa molto, ma c’è sempre tempo per recuperare. Così ho deciso di iniziare da “Una stanza tutta per sé”, che non sarà il suo testo più conosciuto, ma i suoi argomenti mi interessavano in modo particolare, per cui eccovi il motivo della mia scelta.

Se siete lettori voraci, conoscerete bene la meraviglia che coglie chi prende in mano il libro giusto al momento giusto, per cui non starò qui a spiegarvela. Sappiate soltanto che  questo saggio mi ha fatto provare proprio quel genere di incanto.

In poco più di un centinaio di pagine, l’autrice affronta il tema della letteratura femminile, indagando le difficoltà che la donna delle epoche passate si è trovata davanti nell’esprimere il proprio pensiero e la propria creatività.

1ea5cfc0b1a5e420fd441690833aa364“Se vuole scrivere romanzi, una donna deve avere del denaro e una stanza tutta per sé”, scriveva la Woolf. Sono parole sempre attuali, le sue, non si può fare altro che ammetterlo.

Virginia Woolf riflette sul fatto che i letterati d’un tempo – e del suo tempo – potevano essere considerati tali solo se avevano dei soldi da investire per la propria educazione e per poter viaggiare, conoscendo così le meraviglie del mondo e non rimanendo ingabbiati in una realtà quotidiana sempre uguale, immutabile, deprimente e priva di stimoli, come invece erano costrette a fare le donne. L’uomo poteva permettersi un’educazione degna di questo nome e, se voleva scrivere, poteva contare su una stanza tutta per sé. La donna, al contrario, svolgeva la propria vita in salotto, a ricamare, a badare alla prole, o in cucina e nei campi. Non le era concesso un luogo in cui poter rimanere in solitudine e in silenzio, veniva costantemente interrotta dai familiari e, per questo, dobbiamo apprezzare ancor di più le opere delle sorelle Brontë e di Jane Austen (tra le tante). Queste figure femminili di grande importanza scrivevano su un numero di fogli limitato, che acquistavano non senza fatica. E si dedicavano alla stesura delle loro opere di nascosto (Jane Austen), nel bel mezzo di un salotto e con interruzioni continue.

Oggigiorno la situazione è cambiata di poco, se si pensa che anche nella nostra epoca moderna la donna che scrive è chiamata a svolgere diverse mansioni e, per questo, non è così scontato che possieda una stanza tutta per sé. A questo, però, voglio aggiungere un’altra nota. Lo scrittore di oggi – e mi riferisco ad ambo i sessi, non solo a quello femminile – ha davvero bisogno di denaro, ma non per l’educazione, quanto per promuovere le proprie opere e viaggiare, sì, ma per far conoscere al mondo la sua scrittura.

Spesso non ci si rende conto di quanto sia difficile la vita di uno scrittore emergente. Si pensa che basti una pubblicazione con un piccolo editore e una manciata di presentazioni per vendere una grande quantità di copie e guadagnare, ma non è così, sarebbe troppo facile, altrimenti. No. La verità è che lo scrittore emergente di oggi è un lottatore, un sognatore caparbio e infaticabile che deve dare continua prova di sé e delle proprie capacità. E quando gli (o le) sembrerà di aver conquistato un traguardo, ecco che subito gliene si presenterà un altro ancora più difficile da raggiungere di quello precedente. Per non contare, poi, tutte quelle altre difficoltà che si presentano lungo il suo cammino, che sperava fosse roseo e che tutti gli/le sorridessero dandogli pacche amorevoli sulla spalla.

Lo scrittore di oggi sogna in grande, ma prima o poi si trova a dover fare i conti con la dura realtà. Ma credete, forse, che questo basti a scoraggiarlo? No! Se ha abbastanza fegato e si dimostra caparbio, va avanti per la sua strada a testa alta e impara ad affrontare la vita esattamente come i suoi stessi personaggi affrontano la storia e le difficoltà che l’autore ha posto sul suo cammino.

Lo confesso: dopo tutto questo studiare tecniche narrative, stili di scrittura e la costruzione di trame e personaggi, ho iniziato a credere di essere un personaggio a mia volta. Un personaggio che viene posto davanti a delle scelte, sul cui cammino l'”autore” pone delle difficoltà. Ebbene, ho intenzione di scrivere da sola la mia storia e, per questo, supererò gli ostacoli e darò vita alla trama della mia esistenza, costruendola un pezzo alla volta, proprio come si fa per i romanzi.

Ma torniamo a noi e alla mia (da ora) amatissima Virginia Woolf:

“Finché scrivete ciò che desiderate scrivere, questa è la sola cosa che conta; e se questo conta per secoli interi o solo per poche ore, nessuno può dirlo. Ma sacrificare un frammento del vostro sogno, una minima sfumatura del suo colore, per compiacere [qualcuno] è il più vile dei tradimenti al cui confronto il sacrificio della ricchezza o della castità, che si diceva essere il più grande dei disastri umani, non è che un morso di pulce.”

A questo pensiero vorrei aggiungere quello di un’altra scrittrice, Daphne du Maurier (autrice de Gli Uccelli, Mia cugina Rachele, Rebecca la prima moglie e Jamaica Inn), la quale sosteneva che per scrivere non si dovesse temere nessuno, altrimenti non valeva la pena di farlo.

Sono due concetti, quello della Woolf e quello della du Maurier, che restano validi ancora – e soprattutto – nel nostro mondo moderno e nella giungla dell’editoria che uno scrittore deve apprestarsi ad affrontare brandendo una sciabola, nell’attesa di incontrare la prima tigre che desideri sbranarlo.

Sì, perché non crediate che lo scrittore moderno sia libero di esprimere il proprio estro creativo e le proprie idee più dei grandi pilastri della letteratura del passato. Nossignori. L’editore di oggi non fa altro che chiedere agli autori di sfornare i libri che si presume i lettori vogliano leggere. E così ci troviamo gli scaffali inondati di mattoncini di carta , un ottimo combustibile per il camino nelle fredde sere invernali. Non si può parlare di letteratura, infatti; mi rifiuto di considerare certi sedicenti romanzi come tali, non vogliatemene. E qui, dunque, mi riallaccio a quanto scritto da Virginia Woolf: non credo sia giusto scrivere per compiacere amici e parenti, né tanto meno per seguire le mode dettate dall’editoria. La scrittura, quella vera, è ben altra cosa, e sarebbe l’ora di far capire a chi di dovere che il lettore sa scegliere la qualità e la sa riconoscere. Forse per questo ho una voglilibri viaggi vitea crescente di sperimentare la piccola editoria, di scovare tesori tra le pieghe di quel mare che è la letteratura degli scrittori emergenti italiani. E, forse, ciò è dovuto anche alla mia consapevolezza di tutta la fatica affrontata da un autore che ha deciso più o meno consapevolmente di ingrassare la schiera di soldati della piccola editoria.

La Woolf scriveva ancora:

“Se voleste farmi contenta – e di persone come me ce ne sono a migliaia – dovreste scrivere libri di viaggio e di avventura, opere di ricerca e di erudizione, viaggi storici e biografie, e poi opere di critica, di filosofia e scienza. Se farete questo, voi certamente farete progredire l’arte del romanzo. Perché i libri hanno un modo tutto proprio di influenzarsi a vicenda. […] Quando vi chiedo di scrivere più libri, vi incito a fare una cosa che contribuirà al vostro bene e al bene del mondo intero. […] Lo scrittore, io credo, ha la possibilità di vivere più a lungo degli altri, in presenza di questa realtà. Egli ha il compito di trovarla, raccoglierla, e comunicarla a tutti noi. Perché la lettura di questi testi [che esprimono la realtà] sembra compiere una curiosa operazione rigenerativa sui nostri sensi; a lettura ultimata vediamo più intensamente; il mondo ci appare messo a nudo e animato da una vita più intensa. […] Cosicché quando vi chiedo di guadagnare dei soldi e di procurarvi una stanza tutta per voi, vi sto chiedendo di vivere in presenza della realtà una vita che, a quanto sembra, rinvigorisce, che la si possa o meno comunicare agli altri. “

Da queste righe si evince che il lettore di un tempo cercasse opere letterarie di diverso genere, ma tutte accomunate da un certo realismo, nonché dall’alta qualità della scrittura e dei concetti espressi attraverso di essa. Perché oggi dovrebbe essere diverso? Se ho riportato degli stralci dell’opera di Virginia Woolf è perché vorrei far riflettere anche voi, insieme a me. Lo scrittore ha davvero il compito di raccogliere esperienze come conchiglie sulla spiaggia del tempo, e, proprio per le sue qualità e capacità non comuni a tutti, ha il dovere di raccontarle. Il tipo di opere che ne scaturisce suscita esattamente le stesse emozioni che la Woolf ha descritto tanto bene, e non c’è niente di più bello che vivere mille vite oltre alla propria, grazie alla letteratura. Infine, è vero che la scrittura impreziosisce l’animo umano, che rinvigorisce e permette di vivere una vita piena. Gli scrittori, con le parole che hanno scritto di loro pugno, possono vivere per sempre, perché lo sappiamo tutti: scripta manent.

E allora vi chiedo solo di scegliere con accuratezza a quali autori donare l’immortalità, perché saranno quelli che scegliete oggi a diventare i pilastri della letteratura per le generazioni di domani.

Pensateci. Riflettete. E siate lettori, scrittori e consumatori consapevoli.

Mel

[Credits immagine di copertina: Giancarbon. Fonte altre immagini: Pinterest.]

 

Sulla scrittura

Arriva un momento in cui chi ama scrivere sente il bisogno di leggere le esperienze di altri scrittori. Dopo essersi cimentati nell’arte della scrittura da autodidatti, si potrebbe provare addirittura interesse verso manuali e saggi di tipo tecnico, che aiutino a sciogliere dubbi, a sfatare miti o, più semplicemente, che diano dei validi e professionali consigli.

Io ho iniziato da quelli che vi elenco qui sotto. Non affrontate questo post come fareste con una recensione, perché non è mia intenzione recensire i libri che ho letto sul tema scrittura. Prendete piuttosto la seguente lista come un piccolo excursus, una panoramica generale sui testi da me letti e studiati per permettervi di farvi un’idea e di scegliere quello che sentite più adatto a voi.

Stephen King On Writing“On Writing. Autobiografia di un mestiere”, Stephen King

Il libro di King è un classico, prima o poi tutti si imbattono nel suo saggio di scrittura. È stato di grande ispirazione per me, offrendomi numerosi spunti. Non avevo mai letto niente di King, perché il genere di cui scrive non rientra nei miei preferiti, ma sono stata felice di potermi avvicinare a On Writing e di godere dei suoi insegnamenti. Non è stato necessario conoscere a menadito le opere dello scrittore per comprendere i contenuti del testo. La prima parte del libro è autobiografica e racconta gli episodi principali della vita di Stephen King come scrittore, le sue esperienze e i passi che lo hanno condotto a diventare uno degli autori più venduti su scala mondiale. La seconda parte, invece, è un prontuario di scrittura creativa e racchiude i suoi consigli, le sue riflessioni. On Writing è un testo che apre gli occhi e che permette di farsi un’idea sugli errori più comuni, ma anche di sentirsi a casa. Le parole di King, talvolta, coccolano il lettore (scrittore a sua volta), facendolo sentire meno “solo” nel suo mestiere di fabbricante di storie.

Scrivere un romanzo - Donna Levin“Scrivere un romanzo”, Donna Levin

Se desiderate un manuale tecnico sulla scrittura, quello di Donna Levin potrebbe fare proprio al caso vostro. L’autrice insegna a creare personaggi convincenti, offrendo ottimi spunti, e a ideare trame efficaci. Ampio spazio viene dato anche al punto di vista della narrazione e alle regole di base riguardo aggettivi, avverbi e figure retoriche. Molto buoni sono anche i suggerimenti per la revisione dei propri scritti. Si tratta di un testo che offre un valido aiuto agli aspiranti scrittori e a chi scrive per passione, a mio parere sarebbe ancora meglio leggerlo/studiarlo insieme al titolo seguente.

Master di scrittura creativa - Jessica Page Morrell“Master di scrittura creativa”, Jessica Page Morrell

Anche questo è un manuale tecnico, ma, a differenza di quello della Levin, qui vengono indagate alcune tecniche di narrazione in più, scendendo maggiormente nei particolari. Se desiderate approfondire l’utilizzo di prologhi ed epiloghi, capire come strutturare la trama dei vostri romanzi in modo che in esse sia presente la giusta dose di azione e suspense e come delineare delle descrizioni efficaci, allora Master di scrittura creativa fa al caso vostro.

Ho letto il libro della Levin e quello della Morrell in contemporanea e sono rimasta soddisfatta da entrambe le letture, per cui vi consiglio di prenderli insieme, perché si completano l’un l’altro.

Il mestiere dello scrittore, John Gardner“Il mestiere dello scrittore”, John Gardner

Anche questo, come “On Writing” di Stephen King, non è un manuale tecnico, ma un saggio in cui sono riportate le esperienze dell’autore e le sue conoscenze acquisite grazie al mestiere di insegnante di scrittura creativa. È molto valido, ma se cercate un testo che vi insegni a costruire una trama o dei bei personaggi, allora non fa per voi. Gardner sfiora molti argomenti all’interno del suo saggio, primo tra tutti – quello che occupa la maggior parte del libro – è come si riconosce uno scrittore di talento con possibilità di successo. Analizza in modo scrupoloso e attento le varie tipologie di scrittori, riportando numerosi esempi, permettendo a chi legge di riconoscersi in una o più categorie. “Il mestiere dello scrittore”, quindi, parla più che altro delle qualità che uno scrittore deve possedere, riguarda la sua formazione e la sua impostazione mentale, l’approccio che egli ha nei confronti di ciò che scrive. È un volume che arricchisce sia dal punto di vista personale che da quello culturale e artistico, pur non trattando argomenti di natura tecnica. È utile soprattutto per chi desidera insegnare scrittura creativa, poiché spiega come relazionarsi con i propri allievi in modo efficace e produttivo. Anche in questo caso ci si sente meno soli nel leggere le esperienze di Gardner, ci si rincuora per il fatto di non essere gli unici scrittori insicuri a sentirsi pazzi visionari in preda all’estro creativo e, talvolta, in balia della trance. Gardner offre infiniti spunti di riflessione e approfondimento, ponendo l’accento soprattutto sulla proprietà di linguaggio e sull’originalità linguistica, due punti di fondamentale importanza per chi desidera diventare scrittore. L’ultima parte del testo è dedicata all’analisi di alcune figure dell’editoria, come l’editor e l’agente letterario, utili per fare chiarezza nella mente di chi non conosce questi mestieri. Il libro di Gardner si legge tutto d’un fiato come un romanzo. Non sarà un manuale tecnico, ma ho imparato molto dagli insegnamenti dell’autore ed è stato illuminante sotto ogni punto di vista, per cui lo considero un classico, un must per ogni scrittore o aspirante tale.

Il mestiere di scrivere, Raymond Carver“Il mestiere di scrivere”, Raymond Carver

Nell’acquistare questo libro, mi aspettavo un saggio sulla scia di On Writing di Stephen King, ma mi sbagliavo. Quello di Carver non è un testo concepito in modo unitario, ma consiste in una serie di saggi brevi e introduzioni scritti dall’autore per le sue opere o semplicemente riguardo il suo mestiere di scrittore. A differenza del libro di King, quello di Carver fa continui riferimenti agli altri libri dello stesso autore, per cui consiglio di leggerlo solo dopo aver visionato la produzione carveriana. Potrebbe risultare utile, inoltre, a chi ama scrivere racconti e/o poesie, piuttosto che ad autori di romanzi. Il mestiere di scrivere non racconta in modo autobiografico o tecnico la professione dello scrittore, come dicevo si tratta di una serie di brani e di note messi insieme dall’editore. Nonostante io sia rimasta in parte delusa da questa lettura, ho trovato molto interessante la parte finale, in cui è riportata una registrazione fatta durante una delle lezioni che Carver teneva in uno dei suoi corsi di scrittura. Tale registrazione, riportata sotto forma di discorso nel testo, permette di farsi un’idea di quello che significhi revisionare i propri scritti, offrendo degli spunti di riflessione rilevanti e molto utili.

Se conoscete altri manuali e saggi validi sulla scrittura creativa, lasciate i titoli in un commento. Sarò felicissima di arricchire la sezione della mia libreria a essa dedicata.

Mel