Raccogliere storie come conchiglie

In questo periodo sto cercando di recuperare un po’ di classici per arricchire la mia cultura personale di base. Non avevo mai letto niente di Virginia Woolf prima d’ora, e credo fermamente di essermi persa molto, ma c’è sempre tempo per recuperare. Così ho deciso di iniziare da “Una stanza tutta per sé”, che non sarà il suo testo più conosciuto, ma i suoi argomenti mi interessavano in modo particolare, per cui eccovi il motivo della mia scelta.

Se siete lettori voraci, conoscerete bene la meraviglia che coglie chi prende in mano il libro giusto al momento giusto, per cui non starò qui a spiegarvela. Sappiate soltanto che  questo saggio mi ha fatto provare proprio quel genere di incanto.

In poco più di un centinaio di pagine, l’autrice affronta il tema della letteratura femminile, indagando le difficoltà che la donna delle epoche passate si è trovata davanti nell’esprimere il proprio pensiero e la propria creatività.

1ea5cfc0b1a5e420fd441690833aa364“Se vuole scrivere romanzi, una donna deve avere del denaro e una stanza tutta per sé”, scriveva la Woolf. Sono parole sempre attuali, le sue, non si può fare altro che ammetterlo.

Virginia Woolf riflette sul fatto che i letterati d’un tempo – e del suo tempo – potevano essere considerati tali solo se avevano dei soldi da investire per la propria educazione e per poter viaggiare, conoscendo così le meraviglie del mondo e non rimanendo ingabbiati in una realtà quotidiana sempre uguale, immutabile, deprimente e priva di stimoli, come invece erano costrette a fare le donne. L’uomo poteva permettersi un’educazione degna di questo nome e, se voleva scrivere, poteva contare su una stanza tutta per sé. La donna, al contrario, svolgeva la propria vita in salotto, a ricamare, a badare alla prole, o in cucina e nei campi. Non le era concesso un luogo in cui poter rimanere in solitudine e in silenzio, veniva costantemente interrotta dai familiari e, per questo, dobbiamo apprezzare ancor di più le opere delle sorelle Brontë e di Jane Austen (tra le tante). Queste figure femminili di grande importanza scrivevano su un numero di fogli limitato, che acquistavano non senza fatica. E si dedicavano alla stesura delle loro opere di nascosto (Jane Austen), nel bel mezzo di un salotto e con interruzioni continue.

Oggigiorno la situazione è cambiata di poco, se si pensa che anche nella nostra epoca moderna la donna che scrive è chiamata a svolgere diverse mansioni e, per questo, non è così scontato che possieda una stanza tutta per sé. A questo, però, voglio aggiungere un’altra nota. Lo scrittore di oggi – e mi riferisco ad ambo i sessi, non solo a quello femminile – ha davvero bisogno di denaro, ma non per l’educazione, quanto per promuovere le proprie opere e viaggiare, sì, ma per far conoscere al mondo la sua scrittura.

Spesso non ci si rende conto di quanto sia difficile la vita di uno scrittore emergente. Si pensa che basti una pubblicazione con un piccolo editore e una manciata di presentazioni per vendere una grande quantità di copie e guadagnare, ma non è così, sarebbe troppo facile, altrimenti. No. La verità è che lo scrittore emergente di oggi è un lottatore, un sognatore caparbio e infaticabile che deve dare continua prova di sé e delle proprie capacità. E quando gli (o le) sembrerà di aver conquistato un traguardo, ecco che subito gliene si presenterà un altro ancora più difficile da raggiungere di quello precedente. Per non contare, poi, tutte quelle altre difficoltà che si presentano lungo il suo cammino, che sperava fosse roseo e che tutti gli/le sorridessero dandogli pacche amorevoli sulla spalla.

Lo scrittore di oggi sogna in grande, ma prima o poi si trova a dover fare i conti con la dura realtà. Ma credete, forse, che questo basti a scoraggiarlo? No! Se ha abbastanza fegato e si dimostra caparbio, va avanti per la sua strada a testa alta e impara ad affrontare la vita esattamente come i suoi stessi personaggi affrontano la storia e le difficoltà che l’autore ha posto sul suo cammino.

Lo confesso: dopo tutto questo studiare tecniche narrative, stili di scrittura e la costruzione di trame e personaggi, ho iniziato a credere di essere un personaggio a mia volta. Un personaggio che viene posto davanti a delle scelte, sul cui cammino l'”autore” pone delle difficoltà. Ebbene, ho intenzione di scrivere da sola la mia storia e, per questo, supererò gli ostacoli e darò vita alla trama della mia esistenza, costruendola un pezzo alla volta, proprio come si fa per i romanzi.

Ma torniamo a noi e alla mia (da ora) amatissima Virginia Woolf:

“Finché scrivete ciò che desiderate scrivere, questa è la sola cosa che conta; e se questo conta per secoli interi o solo per poche ore, nessuno può dirlo. Ma sacrificare un frammento del vostro sogno, una minima sfumatura del suo colore, per compiacere [qualcuno] è il più vile dei tradimenti al cui confronto il sacrificio della ricchezza o della castità, che si diceva essere il più grande dei disastri umani, non è che un morso di pulce.”

A questo pensiero vorrei aggiungere quello di un’altra scrittrice, Daphne du Maurier (autrice de Gli Uccelli, Mia cugina Rachele, Rebecca la prima moglie e Jamaica Inn), la quale sosteneva che per scrivere non si dovesse temere nessuno, altrimenti non valeva la pena di farlo.

Sono due concetti, quello della Woolf e quello della du Maurier, che restano validi ancora – e soprattutto – nel nostro mondo moderno e nella giungla dell’editoria che uno scrittore deve apprestarsi ad affrontare brandendo una sciabola, nell’attesa di incontrare la prima tigre che desideri sbranarlo.

Sì, perché non crediate che lo scrittore moderno sia libero di esprimere il proprio estro creativo e le proprie idee più dei grandi pilastri della letteratura del passato. Nossignori. L’editore di oggi non fa altro che chiedere agli autori di sfornare i libri che si presume i lettori vogliano leggere. E così ci troviamo gli scaffali inondati di mattoncini di carta , un ottimo combustibile per il camino nelle fredde sere invernali. Non si può parlare di letteratura, infatti; mi rifiuto di considerare certi sedicenti romanzi come tali, non vogliatemene. E qui, dunque, mi riallaccio a quanto scritto da Virginia Woolf: non credo sia giusto scrivere per compiacere amici e parenti, né tanto meno per seguire le mode dettate dall’editoria. La scrittura, quella vera, è ben altra cosa, e sarebbe l’ora di far capire a chi di dovere che il lettore sa scegliere la qualità e la sa riconoscere. Forse per questo ho una voglilibri viaggi vitea crescente di sperimentare la piccola editoria, di scovare tesori tra le pieghe di quel mare che è la letteratura degli scrittori emergenti italiani. E, forse, ciò è dovuto anche alla mia consapevolezza di tutta la fatica affrontata da un autore che ha deciso più o meno consapevolmente di ingrassare la schiera di soldati della piccola editoria.

La Woolf scriveva ancora:

“Se voleste farmi contenta – e di persone come me ce ne sono a migliaia – dovreste scrivere libri di viaggio e di avventura, opere di ricerca e di erudizione, viaggi storici e biografie, e poi opere di critica, di filosofia e scienza. Se farete questo, voi certamente farete progredire l’arte del romanzo. Perché i libri hanno un modo tutto proprio di influenzarsi a vicenda. […] Quando vi chiedo di scrivere più libri, vi incito a fare una cosa che contribuirà al vostro bene e al bene del mondo intero. […] Lo scrittore, io credo, ha la possibilità di vivere più a lungo degli altri, in presenza di questa realtà. Egli ha il compito di trovarla, raccoglierla, e comunicarla a tutti noi. Perché la lettura di questi testi [che esprimono la realtà] sembra compiere una curiosa operazione rigenerativa sui nostri sensi; a lettura ultimata vediamo più intensamente; il mondo ci appare messo a nudo e animato da una vita più intensa. […] Cosicché quando vi chiedo di guadagnare dei soldi e di procurarvi una stanza tutta per voi, vi sto chiedendo di vivere in presenza della realtà una vita che, a quanto sembra, rinvigorisce, che la si possa o meno comunicare agli altri. “

Da queste righe si evince che il lettore di un tempo cercasse opere letterarie di diverso genere, ma tutte accomunate da un certo realismo, nonché dall’alta qualità della scrittura e dei concetti espressi attraverso di essa. Perché oggi dovrebbe essere diverso? Se ho riportato degli stralci dell’opera di Virginia Woolf è perché vorrei far riflettere anche voi, insieme a me. Lo scrittore ha davvero il compito di raccogliere esperienze come conchiglie sulla spiaggia del tempo, e, proprio per le sue qualità e capacità non comuni a tutti, ha il dovere di raccontarle. Il tipo di opere che ne scaturisce suscita esattamente le stesse emozioni che la Woolf ha descritto tanto bene, e non c’è niente di più bello che vivere mille vite oltre alla propria, grazie alla letteratura. Infine, è vero che la scrittura impreziosisce l’animo umano, che rinvigorisce e permette di vivere una vita piena. Gli scrittori, con le parole che hanno scritto di loro pugno, possono vivere per sempre, perché lo sappiamo tutti: scripta manent.

E allora vi chiedo solo di scegliere con accuratezza a quali autori donare l’immortalità, perché saranno quelli che scegliete oggi a diventare i pilastri della letteratura per le generazioni di domani.

Pensateci. Riflettete. E siate lettori, scrittori e consumatori consapevoli.

Mel

[Credits immagine di copertina: Giancarbon. Fonte altre immagini: Pinterest.]

 

Sulla scrittura

Arriva un momento in cui chi ama scrivere sente il bisogno di leggere le esperienze di altri scrittori. Dopo essersi cimentati nell’arte della scrittura da autodidatti, si potrebbe provare addirittura interesse verso manuali e saggi di tipo tecnico, che aiutino a sciogliere dubbi, a sfatare miti o, più semplicemente, che diano dei validi e professionali consigli.

Io ho iniziato da quelli che vi elenco qui sotto. Non affrontate questo post come fareste con una recensione, perché non è mia intenzione recensire i libri che ho letto sul tema scrittura. Prendete piuttosto la seguente lista come un piccolo excursus, una panoramica generale sui testi da me letti e studiati per permettervi di farvi un’idea e di scegliere quello che sentite più adatto a voi.

Stephen King On Writing“On Writing. Autobiografia di un mestiere”, Stephen King

Il libro di King è un classico, prima o poi tutti si imbattono nel suo saggio di scrittura. È stato di grande ispirazione per me, offrendomi numerosi spunti. Non avevo mai letto niente di King, perché il genere di cui scrive non rientra nei miei preferiti, ma sono stata felice di potermi avvicinare a On Writing e di godere dei suoi insegnamenti. Non è stato necessario conoscere a menadito le opere dello scrittore per comprendere i contenuti del testo. La prima parte del libro è autobiografica e racconta gli episodi principali della vita di Stephen King come scrittore, le sue esperienze e i passi che lo hanno condotto a diventare uno degli autori più venduti su scala mondiale. La seconda parte, invece, è un prontuario di scrittura creativa e racchiude i suoi consigli, le sue riflessioni. On Writing è un testo che apre gli occhi e che permette di farsi un’idea sugli errori più comuni, ma anche di sentirsi a casa. Le parole di King, talvolta, coccolano il lettore (scrittore a sua volta), facendolo sentire meno “solo” nel suo mestiere di fabbricante di storie.

Scrivere un romanzo - Donna Levin“Scrivere un romanzo”, Donna Levin

Se desiderate un manuale tecnico sulla scrittura, quello di Donna Levin potrebbe fare proprio al caso vostro. L’autrice insegna a creare personaggi convincenti, offrendo ottimi spunti, e a ideare trame efficaci. Ampio spazio viene dato anche al punto di vista della narrazione e alle regole di base riguardo aggettivi, avverbi e figure retoriche. Molto buoni sono anche i suggerimenti per la revisione dei propri scritti. Si tratta di un testo che offre un valido aiuto agli aspiranti scrittori e a chi scrive per passione, a mio parere sarebbe ancora meglio leggerlo/studiarlo insieme al titolo seguente.

Master di scrittura creativa - Jessica Page Morrell“Master di scrittura creativa”, Jessica Page Morrell

Anche questo è un manuale tecnico, ma, a differenza di quello della Levin, qui vengono indagate alcune tecniche di narrazione in più, scendendo maggiormente nei particolari. Se desiderate approfondire l’utilizzo di prologhi ed epiloghi, capire come strutturare la trama dei vostri romanzi in modo che in esse sia presente la giusta dose di azione e suspense e come delineare delle descrizioni efficaci, allora Master di scrittura creativa fa al caso vostro.

Ho letto il libro della Levin e quello della Morrell in contemporanea e sono rimasta soddisfatta da entrambe le letture, per cui vi consiglio di prenderli insieme, perché si completano l’un l’altro.

Il mestiere dello scrittore, John Gardner“Il mestiere dello scrittore”, John Gardner

Anche questo, come “On Writing” di Stephen King, non è un manuale tecnico, ma un saggio in cui sono riportate le esperienze dell’autore e le sue conoscenze acquisite grazie al mestiere di insegnante di scrittura creativa. È molto valido, ma se cercate un testo che vi insegni a costruire una trama o dei bei personaggi, allora non fa per voi. Gardner sfiora molti argomenti all’interno del suo saggio, primo tra tutti – quello che occupa la maggior parte del libro – è come si riconosce uno scrittore di talento con possibilità di successo. Analizza in modo scrupoloso e attento le varie tipologie di scrittori, riportando numerosi esempi, permettendo a chi legge di riconoscersi in una o più categorie. “Il mestiere dello scrittore”, quindi, parla più che altro delle qualità che uno scrittore deve possedere, riguarda la sua formazione e la sua impostazione mentale, l’approccio che egli ha nei confronti di ciò che scrive. È un volume che arricchisce sia dal punto di vista personale che da quello culturale e artistico, pur non trattando argomenti di natura tecnica. È utile soprattutto per chi desidera insegnare scrittura creativa, poiché spiega come relazionarsi con i propri allievi in modo efficace e produttivo. Anche in questo caso ci si sente meno soli nel leggere le esperienze di Gardner, ci si rincuora per il fatto di non essere gli unici scrittori insicuri a sentirsi pazzi visionari in preda all’estro creativo e, talvolta, in balia della trance. Gardner offre infiniti spunti di riflessione e approfondimento, ponendo l’accento soprattutto sulla proprietà di linguaggio e sull’originalità linguistica, due punti di fondamentale importanza per chi desidera diventare scrittore. L’ultima parte del testo è dedicata all’analisi di alcune figure dell’editoria, come l’editor e l’agente letterario, utili per fare chiarezza nella mente di chi non conosce questi mestieri. Il libro di Gardner si legge tutto d’un fiato come un romanzo. Non sarà un manuale tecnico, ma ho imparato molto dagli insegnamenti dell’autore ed è stato illuminante sotto ogni punto di vista, per cui lo considero un classico, un must per ogni scrittore o aspirante tale.

Il mestiere di scrivere, Raymond Carver“Il mestiere di scrivere”, Raymond Carver

Nell’acquistare questo libro, mi aspettavo un saggio sulla scia di On Writing di Stephen King, ma mi sbagliavo. Quello di Carver non è un testo concepito in modo unitario, ma consiste in una serie di saggi brevi e introduzioni scritti dall’autore per le sue opere o semplicemente riguardo il suo mestiere di scrittore. A differenza del libro di King, quello di Carver fa continui riferimenti agli altri libri dello stesso autore, per cui consiglio di leggerlo solo dopo aver visionato la produzione carveriana. Potrebbe risultare utile, inoltre, a chi ama scrivere racconti e/o poesie, piuttosto che ad autori di romanzi. Il mestiere di scrivere non racconta in modo autobiografico o tecnico la professione dello scrittore, come dicevo si tratta di una serie di brani e di note messi insieme dall’editore. Nonostante io sia rimasta in parte delusa da questa lettura, ho trovato molto interessante la parte finale, in cui è riportata una registrazione fatta durante una delle lezioni che Carver teneva in uno dei suoi corsi di scrittura. Tale registrazione, riportata sotto forma di discorso nel testo, permette di farsi un’idea di quello che significhi revisionare i propri scritti, offrendo degli spunti di riflessione rilevanti e molto utili.

Se conoscete altri manuali e saggi validi sulla scrittura creativa, lasciate i titoli in un commento. Sarò felicissima di arricchire la sezione della mia libreria a essa dedicata.

Mel

Scrivi solo di cose che conosci bene

Con il tempo, questa frase è diventata per me un vero dogma, la regola prima per iniziare ogni nuovo racconto da trasporre su carta.
Perché la storia che si ha in mente sia efficace e proceda senza intoppi, bisogna essere sicuri di quello che si scrive, conoscere a menadito la materia con cui si ha intenzione di lavorare.
Questa regola vale per ogni aspetto del libro o racconto che ci si appresta a scrivere: dall’ambientazione ai mestieri svolti dai personaggi, dall’epoca storica al tipo di abbigliamento… insomma, tutto.
L’attenzione che si ripone in ogni dettaglio determinerà la coerenza e il realismo di quello che si andrà a scrivere, compromettendone o, al contrario, aumentandone il risultato finale.
Spesso si tende a sottovalutare l’importanza della documentazione, pensando che sia superflua e dando per scontato che il lettore non si ponga troppe domande di fronte a un romanzo, ma non è così.
Se si decide di ambientare la propria storia in un luogo e in un tempo precisi, sarà d’obbligo studiare e informarsi al riguardo. Per rendere credibile quello di cui volete raccontare, dovete necessariamente offrire un contorno al lettore, e quel contorno deve essere curato nei minimi dettagli, in modo quasi maniacale.
Se ambientate una storia nel medioevo, chiedetevi quali cibi si servissero sulle tavole dei nobili e dei contadini, quali abiti si indossassero e studiate i nomi specifici di quel tipo di abbigliamento. Studiate gli avvenimenti storici fino a conoscerli a memoria, dovete saperli cantare mentre saltellate su un piede girando su voi stessi e battendo le mani xD
Scherzi a parte, avete capito cosa intendo, no?
A questo punto, forse, starete pensando che sia meglio lasciar perdere i “secoli bui”, perché non avete proprio voglia di tornare sui banchi di scuola per conoscere la storia di Carlo Magno o per imparare le caratteristiche dell’arte romanica.
Penserete che possa essere più semplice parlare dell’epoca in cui viviamo, in fondo vivete qui e ora, giusto?
No, niente di più sbagliato, spiacente di deludervi.
Ipoteticamente parlando, mettiamo caso che il vostro racconto/libro sia ambientato a New York. Ci siete mai stati? Avete girato per le strade, praticandole in auto, sui mezzi pubblici e a piedi? Avete mai preso un taxi nella Grande Mela? E ancora: avete girato in mezzo alla gente, sbirciato dentro i negozi, praticato i quartieri della periferia newyorkese?
Se la risposta a tutte (o a parte) di queste domande è no, allora torniamo al punto da cui eravamo partiti, e cioè:
prima di scrivere, bisogna documentarsi e studiare a fondo.
Da questo non si scampa, è inevitabile, indiscutibile.
Ma allora, direte voi, questo significa che devo per forza ambientare i miei scritti nei posti in cui ho vissuto o che ho praticato, oppure in un mondo del tutto inventato dove sono solo io a dettare le regole del tempo e dello spazio.
Non necessariamente.
Per fortuna, in nostro soccorso ci sono i libri scritti da altri autori da cui possiamo attingere informazioni preziose, e non parlo solamente di saggi o trattati di storia. Se vi interessa il periodo rinascimentale, leggete i libri di Dante e Petrarca, per esempio, rispolverate quello che avete imparato al liceo, e poi leggete libri di scrittori che si sono ampiamente documentati sull’argomento e che hanno pubblicato romanzi con l’ambientazione che vi interessa.
Fortunatamente, uno dei pregi della nostra epoca moderna è la condivisione di contenuti, un tempo impossibile per mancanza di mezzi. Se volete ambientare un romanzo o un racconto a Berlino, una cosa che potete fare (ma non l’unica, ovviamente) è andare a farvi un giro virtuale della città, sia su google maps con la modalità street view che su YuoTube: nella rete si nascondono spunti davvero interessanti, che permettono di viaggiare stando comodamente seduti sulla poltrona a sorseggiare una tazza di tè davanti allo schermo del pc.
L’unico consiglio che mi sento di dare, soprattutto a chi è alle prime armi, è quello di cominciare a scrivere di cose che sono alla vostra portata, di ambienti, materie, situazioni che conoscete bene e che padroneggiate. Questo vi aiuterà a comprendere i vostri limiti e quello che sarà necessario conoscere prima di iniziare lavori futuri.
Per esperienza, posso assicurarvi che serve come esercizio, davvero.
Per scrivere il mio “La città nascosta. Alla scoperta del mondo parallelo“, che era ambientato nella città in cui vivevo e che pure conoscevo bene, mi sono presa delle giornate intere per girare per le strade con gli occhi di un turista, annotandomi sensazioni, pensieri, emozioni. Mi è stato utile, e sapete perché? Perché troppo spesso diamo per scontato quello che abbiamo intorno. Quel palazzo è lì da sempre, quella panchina l’hanno messa prima che io nascessi, su quel ponte ci passo ogni giorno… eppure, quando camminiamo, non ci fermiamo mai a osservare i dettagli di quello che ci circonda. Ed ecco che, se alziamo gli occhi, quel palazzo ha delle finestre che non avevamo mai notato prima, e sulla panchina si siede sempre un signore col cappotto nero, mentre il ponte, visto da un’altra prospettiva, è completamente diverso da come sembrava camminandoci sopra…
Ecco, tutto questo passeggiare, guardare, annotare, sarà un’esperienza fondamentale per tutto quello che deciderete di scrivere in seguito, dopo aver acquisito consapevolezza.
Vale la pena lavorare per mesi sulla documentazione prima di procedere con la stesura, dimostrerete di essere competenti, attenti, precisi nel vostro lavoro. Siate pazienti e mai frettolosi, che la fretta è una cattiva consigliera.
Quella di scrivere è una vera e propria arte, che va coltivata, affinata, alimentata.
 Mel

Come macchie di caffè

abb38a655f6bbf70de13003930f54189Il profumo del caffè si spande per la stanza, ma non vi resta che pochi minuti. La tazza arriva alle labbra e la bevanda scivola giù, nella gola, in poco più di una manciata di secondi.
Poi cosa resta?
Restano le macchie sulla tovaglia, tenaci, testarde, che per farle andar via a volte non basta un signore smacchiatore.
Ecco, la stessa cosa vale per i personaggi di una storia.
Non concentratevi sul “profumo” o sul “sapore”, ponete l’attenzione sulle macchie, quelle che rendono imperfetti nel modo perfetto, quelle che non vanno via con un bagno caldo.
Concentratevi sui nei, sulle macchie dell’animo umano.
È così che si costruisce un vero, realistico e bel personaggio.

“Parola di… Melania D’Alessandro” #1

In questi giorni sono ospite del blog Sostieni Editori Medi e Piccoli Italiani, che ha deciso di intervistarmi per quattro giornate consecutive. Ogni appuntamento ha un tema diverso, come potete vedere nell’immagine qui sopra.

Ieri abbiamo parlato dei miei due libri pubblicati, “Sogni di Carta” e “La città nascosta”.

Vi invito a leggere l’intervista e, se volete, potete pormi le vostre domande, è un’occasione che non mi lascerei sfuggire, se fossi in voi.

Colgo anche l’occasione per comunicarvi che su Facebook è in corso un Giveaway, in palio c’è una copia gratuita e autografata di “Sogni di Carta”!

Per scoprire le semplici regole per partecipare e aggiudicarvela, cliccate qui.

Se vi va, invece, di leggere l’intervista completa potete farlo al seguente link: #Parola di… Melania D’Alessandro, autrice di “Sogni di Carta” e “La città nascosta”

 

Buona lettura!

Mel

Consigli per la revisione del proprio romanzo

So che la rete pullula di consigli per chi ha finito di scrivere il proprio romanzo e non sa quali passi successivi muovere, ma sento il bisogno di dire la mia e di offrire qualche piccolo spunto a mia volta.

Scrivere un libro non è un’impresa facile, ma credetemi se vi dico che quello che viene dopo la parola “Fine” lo è ancora meno!

Premetto che riempire pagine di parole vuote e di frasi sgrammaticate non significa scrivere. La scrittura va coltivata giorno per giorno, anno dopo anno, con dedizione, impegno, ma soprattutto umiltà e una buona dose di autocritica.

Aver buttato giù un centinaio di pagine non fa di voi degli scrittori, soprattutto agli occhi di chi vive di “pane e libri” e a quelli di chi ha fatto della parola scritta un mestiere e/o una fonte di reddito.

È chiaro che ogni scrittore voglia vedere la propria opera pubblicata, ma l’editoria ha le sue regole e i suoi tempi, che spesso sono del tutto estranei a chi scrive.

Lo avrete letto mille volte, ne sono sicura, ma non è mai banale ripetersi, in casi come questo: rileggete la vostra storia fino allo sfinimento, finché quasi non vi sarà venuta a noia. Se volete affrontare il mondo editoriale, dovrete essere pronti a “sacrificare” frasi, talvolta anche brani della vostra opera, se l’editore non li riterrà necessari. Siate spietati con voi stessi, imparate ad allenare la vista di modo che gli occhi scorgano subito tra le righe ripetizioni, refusi ed errori.

Fatta questa premessa, eccovi alcune delle tante cose da tenere a mente quando si revisiona un testo da proporre a un editore o da preparare per il self publishing.

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Non fate periodi lunghi e non abusate dell’uso degli aggettivi, ma soprattutto cercate di utilizzare il meno possibile gli avverbi. Cercate di notare se le frasi che avete scritto sono “ingarbugliate”: a voi potrebbero sembrare poetiche, ma il lettore potrebbe annoiarsi a morte, oppure potrebbe dover rileggere più di una volta la stessa frase per capirne il senso nella sua interezza. Quello che avete scritto deve risultare interessante, altrimenti il lettore si annoierà e smetterà di leggervi. Un utile consiglio, in questo senso, lo offre la casa editrice Fazi, che invita l’aspirante scrittore/scrittrice ad aprire una pagina a caso del file da lui/lei scritto e di leggerlo; domandatevi se andreste avanti a leggere e se quel pezzo invoglia a procedere nella lettura, se sì, vorrà dire che avete fatto un buon lavoro.

Riducete l’uso delle similitudini e delle metafore: infastidiscono chi legge, soprattutto se sono banali o ripetute, oltre a essere tipiche del linguaggio della fiaba (es.: capelli neri come l’ebano, occhi azzurri come il cielo, bello come il sole…).

Cercate di notare se, nel testo, usate abitualmente espressioni e modi di dire che ricorrono in tutto il romanzo. Se lo fate, eliminatele o riducetele il più possibile: sono fastidiose e ridondanti.

Tra le regole grammaticali che mi sento di ricordare in questo articolo c’è quella che riguarda la d eufonica. Citando la Crusca:

L’uso della “d” eufonica dovrebbe essere limitato ai casi di incontro della stessa vocale, quindi nei casi in cui la congiunzione “e” e la preposizione “a” precedano parole inizianti rispettivamente per “e” e per “a”.

  • Si usa, quindi, in casi come i seguenti: ed ecco, fino ad allora, ed eravamo, ad accorgersi.
  • Non si usa quando, dopo l’incontro di due vocali uguali, la consonante successiva è una d:
  1. a Ada: SI;
  2. ad Ada: NO!

Potrà sembrare inutile e banale, ma gli editori spesso la detestano e ne sono infastiditi, per cui fate vostra questa regola e tenetela bene a mente.

Le parole straniere vanno scritte in corsivo, così come anche i pensieri di un personaggio e i titoli di libri all’interno del testo.

Mi raccomando anche all’uso degli accenti! Se sbagliati, sono considerati alla stregua di gravi errori.

  • Accento grave: per esempio è, ahimè, cioè, tè (bevanda).
  • Accento acuto: per esempio perché, finché, altroché, poiché, affinché, granché, poté.

Chiedetevi se i personaggi che avete inventato sono credibili, se la loro personalità è stata scandagliata in profondità, oppure al contrario se sono stati delineati in modo superficiale. Ricordate che i personaggi perfetti che non commettono mai un errore e che non sanno emozionare sono poco realistici. Potrebbe essere utile, a questo proposito, riflettete sulla personalità di chi avete intorno: quante volte un amico a voi caro, una persona che reputavate buona e degna di fiducia vi ha sorpresi per un comportamento inaspettato o una reazione che avete faticato a comprendere? Nessuno è perfetto a questo mondo, e più i personaggi della vostra storia rispecchieranno la realtà, più alte saranno le probabilità che a un lettore rimangano nel cuore.

Sempre riguardo i personaggi, Plesio Editore dà un ottimo consiglio a chi ambisce a diventare uno scrittore: caratterizzare i personaggi non significa creare macchiette stereotipate. Sempre Plesio consiglia di conoscere il personaggio come le proprie tasche, prima di iniziare la stesura del romanzo. Per farlo, potrebbe essere utile rispondere ad alcune domande, come per esempio: che musica ascolta? cosa legge? quali sono i suoi gusti? …

Assicuratevi che le vicende, gli eventi, il “contorno” e i comportamenti dei personaggi siano coerenti con il periodo storico in cui è ambientato il romanzo. Se, per esempio, il vostro libro è ambientato nel medioevo, sarà fuori luogo la figura di una donna emancipata, se non desta l’attenzione degli altri personaggi in modo negativo. E, mantenendo l’esempio del medioevo, è inverosimile che nei piatti serviti ai vostri personaggi ci sia la polenta, poiché il mais di cui è costituita è di origine americana e sappiamo bene quando il Nuovo Continente fu scoperto… Insomma, documentatevi anche per le cose che vi sembrano più banali, ne va dell’immagine dell’intera opera.

Controllate che tutti i dialoghi siano credibili e che abbiano un senso all’interno della narrazione. In caso contrario, eliminateli. Un dialogo ben costruito deve tener conto del ceto sociale al quale appartengono gli interlocutori, per esempio, e deve essere scritto con un linguaggio tipico del parlato. Non deve sentirsi il narratore, ma sono i personaggi a dover emergere e prendere il sopravvento, mostrando al lettore la propria personalità a partire dalle parole che essi stessi scelgono per intavolare discussioni e intrattenere discorsi.

Per facilitare la revisione del romanzo, fate uno schema con la linea temporale di tutto quello che succede all’interno della storia, una mappa cronologica degli eventi, di modo che potrete controllare, capitolo per capitolo, che tutto sia stato collocato al posto giusto.

Potrebbe essere utile (questo in fase di stesura) fare un riassunto di ogni capitolo su un quaderno o un file a parte. Potrebbe sembrare uno spreco di carta e/o di tempo, ma non sapete quante volte mi è stato d’aiuto rileggere quei riassunti per trovare la scena che mi serviva rileggere! Inoltre, alla fine della stesura del romanzo, avrete pronto un riassunto molto dettagliato dell’intera storia, che vi servirà per scrivere la sinossi da inviare agli editori.

Quelli elencati fino a qui, sono i miei personali consigli, gli errori o le sviste più frequenti che io stessa ho fatto quando ancora non avevo nessuna esperienza in materia di correzione e editing sui testi da me scritti. La mia non voleva essere una guida completa, sia chiaro, ci sono moltissime altre regole, grammaticali e non, da tenere presenti. Sul web potrete trovare articoli forse anche più esaustivi del mio, che vuole semplicemente essere un punto di partenza, uno spunto da cui partire per migliorarsi.

Mel

Ogni persona è un mondo

A volte mi chiedo quanto sia difficile, realmente, mettere da parte l’Io, il nostro puro, semplice e naturalissimo egoismo, attraversare la barriera che separa il Noi dall’Altro e entrare in quel territorio sconosciuto che non fa più parte della nostra personalità e del nostro vissuto.

Amo scrivere e per i miei libri futuri l’unico augurio che faccio a me stessa è di riuscire a dar voce a personaggi sempre più realistici. Per farlo, però, ho dovuto (e devo ancora) imparare a osservare chi mi sta intorno, ad ascoltare le esperienze e il vissuto degli altri, ed è così che sorge spontanea questa riflessione.

Quanto, effettivamente, sappiamo delle persone che amiamo, che diciamo di conoscere?

E di quelle che sfioriamo appena per la strada, sull’autobus?

Troppo spesso dimentichiamo che il mondo che coltiviamo dentro di noi è presente anche nelle altre persone, quelle stesse che spesso sottovalutiamo o a cui rispondiamo male.

A volte non ci accorgiamo minimamente dei drammi vissuti da chi ci sta intorno, delle personalità che faticano a emergere per timidezza, ma che avrebbero davvero molto, invece, da raccontare.

Qu676a7050302c44f62b6e8ab5ac60f17falche volta ci si scioglie davanti a una tazza di tè, ci si confida, ed emergono situazioni, esperienze, emozioni che non si immaginavano e che, da sole, darebbero il materiale sufficiente per la stesura di non uno, non due, ma almeno tre romanzi. E che cos’è un romanzo, se non uno specchio della realtà, un modo diverso per calarsi dentro le situazioni della vita reale che spesso ci calza stretta ma nella quale vogliamo rispecchiarci completamente per sentirci compresi, partecipi e non più soli?

Dovremmo imparare quell’arte sottile, precisa e infallibile che è l’osservazione, saper riconoscere uno sguardo tra mille, una sfumatura della voce, un’espressione del viso.

Dovremmo, sì, ma non solo per scrivere di personaggi credibili, quanto piuttosto per imparare a non ferire chi ci sta davanti, sia esso un parente, un amico, o la cassiera del supermercato. E dovremmo farlo per essere più umani, meno egoisti, per coltivare il nostro giardino interiore e permettere agli altri di fare altrettanto.

Ogni persona che incontri sta combattendo una battaglia di cui non sai nulla. Sii gentile. Sempre.

Mel

[Immagini: Pascal Campion]