Premiazione “Racconti Liguri”

Quella di ieri è stata una giornata quasi surreale, per me.

Come ho avuto modo di dire sulla pagina Facebook, il mio racconto “Pelle di luna e terra bruciata” è stato selezionato per la raccolta “Racconti Liguri”, pubblicata da Historica Edizioni.

Il concorso letterario è alla sua seconda edizione sul territorio ligure e nella raccolta sono presenti cinquanta racconti di autori provenienti da tutta la Liguria.

800276f3-7efc-4c39-a020-6e6538fa8347La premiazione è avvenuta ieri, domenica 27 maggio 2018, presso l’Isola Mediterranea della Fiera del Libro di Imperia e, tra i presenti, c’ero anche io.

Non pensavo mi sarei emozionata così tanto nel ricevere l’attestato e la mia copia dell’antologia, ma di fatto è stato così.

Durante l’intervento dell’editore si sono toccati diversi argomenti: dal mondo dell’editoria a quello della distribuzione, dalle difficoltà del farsi conoscere per un autore esordiente ed emergente alle problematiche che si riscontrano ogni giorno nelle librerie. Il volume “Racconti Liguri” dell’edizione 2018 è stato presentato come un piccolo gioiello nel quale convergono modi differenti di scrivere della propria terra, ma non solo. Gli autori selezionati sono stati premiati per la caratterizzazione dei personaggi, per l’intreccio del racconto e per la coerenza di quest’ultimo, un fatto da non banalizzare. L’editore di Historica, infatti, ha puntualizzato come la bravura di uno scrittore trapeli soprattutto negli scritti più brevi, nei racconti dunque, vista la difficoltà di condensare in poche pagine personaggi e avvenimenti.

33022010_2152816358283186_6162174881640218624_nDalla quarta di copertina si legge:

Un mosaico composito di racconti che vertono su un tema comune: casa, dove “casa” è la Liguria. C’è chi ha passato qui l’infanzia e chi non se n’è mai andato; chi racconta il passato ancestrale di questa terra e chi la sua quotidianità; chi decide di farne la protagonista indiscussa del proprio racconto e chi, invece, ne fa lo sfondo, evidente anche quando implicito, dal momento che, anche nel caso in cui la storia parli di tutt’altro, si sente comunque, di lontano, il carattere forte delle città, l’eco del mare o il mistero della montagna ligure. Non c’è cosa che accenda di più le persone che parlare della propria terra: con entusiasmo o con dolore, in maniera diretta o indiretta, rievocando un ricordo o lavorando di fantasia. Historica Edizioni raccoglie tutte queste emozioni in un’antologia appassionata di autori liguri, innamorati della loro casa.

E’ stato bello vedere sfilare i vincitori per ritirare il proprio attestato. Dai loro occhi trapelava felicità, soddisfazione, orgoglio. Cogliere le sfumature di colori presenti nei loro sguardi è stato emozionante, così come lo è stato alzarmi dalla sedia con passo malfermo, stringere la mano dell’editore e ricevere il mio riconoscimento.

Pelle di luna e terra bruciata - Racconti Liguri 2018“Pelle di luna e terra bruciata” – questo il titolo del mio racconto – è una storia dal sapore fiabesco con il ritmo di un cortometraggio muto. Vuole essere un omaggio alla spensieratezza, al sapersi accettare così come si è, al vivere la vita trovandone la magia nei gesti delle persone, negli occhi di uno sconosciuto. E’ un piccolo scrigno nel quale ho inserito temi come la diversità, l’arte che ha il potere di accorciare le distanze, l’amore, la comunicazione, la bellezza interiore. Il fatto che sia stato selezionato per un’antologia mi ha emozionata profondamente, perché in fondo non importa se hai pubblicato un libro o solo un racconto: a prendere il volo su ali di carta e inchiostro è sempre una tua creatura, un figlio dell’anima.

Quello del premio letterario “Racconti Liguri” è un piccolo traguardo personale, una soddisfazione che mi spinge a continuare a scrivere, a dipingere mondi diversi grazie alle mie parole e a oltrepassare i confini della realtà per spaziare in quel luogo nascosto del cuore in cui tutto è magia.

Mel

 

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Scelte

“Il cuore ha le sue ragioni, che la ragione non conosce”, scriveva Blaise Pascal. Ho dovuto attraversare un periodo assai burrascoso per capire fino in fondo il significato di questo aforisma.

Scrivere è sempre stata la mia passione più grande, fin da quando ero bambina.

Desideravo pubblicare un libro, partecipare al Salone del Libro di Torino in veste di autrice e avere tanti lettori appassionati. Come capita spesso con i desideri, tuttavia, la mente tende a idealizzarli, a costruire attorno a essi merletti e castelli di carta pronti a crollare con la prima folata di vento, e così è accaduto a me.

Avevo idealizzato il mondo della pubblicazione, dell’editoria, persino quello della scrittura, fino a ritrovarmi catapultata in un mondo che sentivo sempre più stretto.

Ben inteso: è stretto per me, non è detto che debba esserlo anche per altri.

Come ho già avuto modo di dire altre volte, pubblicare un romanzo non significa affatto avere un folto pubblico di lettori. L’attività dello scrittore odierno non si ferma con la fine della stesura dell’opera, ma continua e, anzi, aumenta dopo l’uscita in libreria. Inutile, poi, soffermarsi a parlare di editoria – grande o piccola che sia – e della possibilità che un piccolo autore abbia di farsi conoscere in un oceano di pubblicazioni come quello italiano.

hustle-and-bustle-1738072_960_720Continuavo a scervellarmi alla ricerca di un’alternativa adatta a me e alle mie esigenze, ma, per quanto mi sforzassi, non riuscivo a decidermi. Credevo che un grande editore mi avrebbe permesso di raggiungere un numeroso pubblico, ma dopo aver ascoltato le testimonianze dirette di amici e conoscenti ho capito che quella strada non mi avrebbe condotta alla felicità. Immagino sia inutile dirvi che mi sia crollato un mito…

Avevo già sperimentato la piccola editoria e persino questa sembrava non soddisfare ciò che sentivo dentro di me. A un certo punto, mi sono resa conto di desiderare la botte piena e la moglie ubriaca, come si suol dire. Faticavo ad accettare di essere troppo timida, idealista e di accettare difficilmente i compromessi della grande editoria.

Poi, un giorno, ho deciso che tutte quelle seghe mentali erano solo grande spazzatura e che, come tale, dovevano uscire fuori dalla mia testa. Mi sono resa conto, allora, che non desideravo più sottostare a regole e convenzioni, di non volere che altri decidessero al posto mio cosa fare della mia storia: se cambiare trama e personaggi per seguire le tendenze del momento, per esempio, o se etichettare la mia opera sotto un genere e un target che non le appartenessero, spacciandola per qualcosa che non era. Queste sono alcune delle cose che un grande – ma anche piccolo – editore può fare, e a me tutto questo non andava bene, lo sentivo profondamente sbagliato.

Ci tengo a sottolineare che la mia non vuole essere una critica nei confronti degli editori né degli autori che si rivolgono a loro, ma solo una condivisione del mio sentire e della mia personale esperienza. Non ho nulla in contrario con chi decide di scegliere l’editoria tradizionale per le proprie pubblicazioni, va da sé che ogni autore abbia delle esigenze specifiche e le mie non rientravano e non rientrano tuttora nei canoni della tradizione.

Con ciò non voglio neppure dire che sia sbagliato modificare un testo e lavorare su di esso. Se avete letto questo blog, saprete che le critiche costruttive volte a migliorare siano benvenute e benaccette dalla sottoscritta. Non sono sicuramente queste le modifiche alle quali mi riferisco.

Presa coscienza dei miei limiti e delle mie possibilità, ho rivalutato le priorità che avevo nei confronti della scrittura. Il mio romanzo aveva bisogno di editing e di un parere professionale, cose non sempre scontate nell’editoria. Se alle big non potevo e non volevo accedere (preferisco infatti realtà più piccole e su misura per me), il problema di editing e di valutazione del testo si faceva importante. Non tutti i piccoli editori, infatti, hanno un editor. Era la prima volta che mi cimentavo in un genere e un target diversi dai miei soliti e la mia insicurezza mi spingeva a desiderare ardentemente che qualcuno potesse valutare in modo oggettivo il mio testo. Alla fine mi sono decisa a selezionare una strettissima cerchia di editori, che si è ridotta ulteriormente a una sola casa editrice della quale conoscevo le politiche e il modus operandi. Le ho inviato il mio romanzo, ben consapevole che con ogni probabilità sarebbe stato scartato per motivi di genere e così è stato, ma ho voluto tentare.

I mesi di attesa mi sono serviti molto per comprendere cosa realmente volessi per la mia opera. Sono arrivata preparata al rifiuto di quell’unico editore che avevo selezionato con attenzione e così oggi sono qui ad annunciarvi di aver scelto il self publishing. Mi sono affidata a una editor per limare il testo e colmare le lacune, attualmente sto lavorando per concludere l’editing e nei prossimi mesi saprò dirvi di più.

background-3332559_960_720Per ora ciò che importa è aver compreso di non voler essere io a adeguarmi alle regole, se queste finiscono per limitare la mia libertà personale. Donerò al mondo la mia creatura di carta e inchiostro e voi lettori potrete farne ciò che più vi aggraderà. Io ho deciso di mettervi un punto, di assecondare la caparbietà di B. – la protagonista del mio romanzo – nell’essere libera da schemi e costrizioni. E no, nel caso in cui ve lo steste chiedendo, non vuole suonare come un atto di eroismo, il mio. Sono al contrario ancora piena di dubbi e domande, ma, come accade a una madre che desidera la felicità del proprio figlio, così i miei personaggi hanno deciso la loro strada e io non posso fare altro che seguire le loro volontà.

Con questo mio post volevo solo far comprendere che il cuore sa fin dal principio ciò che è meglio per noi, è la mente a sviare e a creare sofferenza. Io ho accettato i consigli del mio cuore e per questo so di aver fatto la scelta giusta per me.

Non affidatevi troppo alla mente, mi raccomando.

Detto questo, buone letture e buone scritture, ci leggiamo presto!

Mel

 

[Fonte immagini: Pixabay]

 

“Pelle di Luna e Terra Bruciata”

19554340_1991961107702046_151780728743911030_nL’estate scorsa ho scritto un racconto, una piccola storia che sembra la sceneggiatura di un cortometraggio muto. Le sue atmosfere cittadine, così estranee al mio genere abituale di scrittura, mi avevano colpito, e dalla mia penna è uscita una favola urbana che ha saputo sorprendermi. L’ho scritta per gioco, buttando su carta le sensazioni che mi aveva suscitato l’illustrazione di Pascal Campion che vedete qui di fianco. Le note silenziose del sax della figura si sono trasformate in parole ed è cresciuta in me la tenerezza per quella storia dai toni colorati.

Ebbene, accedendo alla mia casella di posta elettronica questo pomeriggio ho scoperto che “Pelle di luna e terra bruciata”, questo il titolo del mio racconto, ha vinto un concorso ed è stato selezionato per un’antologia!

Sono giornate dal sapore della magia per me, perché la ruota gira nel verso giusto, e perché quella di ieri è una delle tante soddisfazioni letterarie che sto ricevendo in questo periodo.

Mel

Dove scrivono gli autori?

Nella mia esperienza all’interno delle scuole, alla domanda: «Come vi immaginate gli scrittori?», qualche bambino ha risposto identificando subito lo scrittore con il luogo in cui pratica la sua arte.

«Me lo immagino che scrive seduto alla sua scrivania.»

«Me lo immagino mentre scrive a lume di candela, al buio.»

«Me lo immagino da solo, mentre beve una pozione per avere più fantasia e scrive nella sua stanza.»

Ma questa figura mitologica che è lo scrittore, dove e come scrive realmente? Vediamo alcuni esempi di scrittori famosi.

Stephen King, nel suo On Writing, riporta:

“Ho sfornato i miei primi due romanzi pubblicati, Carrie e Le notti di Salem, nella lavanderia di un maxicaravan con un tavolino da bambini in bilico sulle cosce, pestando sui tasti dell’Olivetti portatile di mia moglie.”

Più avanti, il suo datore di lavoro gli cede la scrivania del suo studio per permettergli la stesura dei suoi romanzi.

Daphne du Maurier (Mia cugina Rachele, Gli Uccelli, Rebecca la prima moglie, Jamaica Inn) si stabiliva un piano di scrittura giornaliero che seguiva rigorosamente, restando seduta alla scrivania della sua stanza e non permettendo a nessuno, neppure ai suoi figli, di disturbarla. Chiudeva la porta e da quel momento e per le ore a seguire entrava nel suo personalissimo mondo.

Daphne Du Maurier Scrivania

Virginia Woolf  preferiva stare in piedi e scrivere sul piano inclinato della sua scrivania, un tavolo alto tre piedi e mezzo con un’angolatura che le permetteva di osservare il suo lavoro sia da vicino che da lontano. Aveva inventato anche una tavoletta di compensato con penne e inchiostro attaccati, per avere sempre a portata di mano tutto l’occorrente per la scrittura.

Per Vladimir Nabokov e Gertrude Stein il luogo ideale per scrivere era l’automobile, che consentiva loro il giusto isolamento, mentre Agatha Christie ideava omicidi sgranocchiando mele nella sua vasca da bagno.

Marcel Proust scriveva sul letto, in una stanza che aveva fatto insonorizzare appositamente per dedicarsi alla stesura delle sue opere senza essere disturbato. Anche James Joyce si dedicava alla scrittura da sdraiato e indossava un cappotto bianco per riflettere meglio la luce sul foglio, dati i suoi problemi di vista.

Walter Scott non scriveva seduto a un tavolo, ma… componeva poesie sulla sella del cavallo.

Roald Dhal, invece,  scriveva così, con una tavola che poggiava sui braccioli della sua poltrona.

E ora, senza avere la pretesa di paragonarmi a nessuno di questi grandi scrittori, vi mostro il mio angolino.

Scrivania MelIo scrivo da qui.
È un angolino molto più disordinato, solitamente, ma l’ho tirato a lucido per l’occasione.

Tutto, persino il tavolo, ha un valore affettivo. Il piano è stato costruito dal mio falegname di fiducia (mio papà) e mi segue dai tempi dell’università.
Candele profumate, dolci ricordi, quaderni e diari la fanno da padroni sulle mensole, e di recente ho inserito un compagno fidato che resterà sempre con me, a ricordarmi la storia che ha rubato per sempre la parte del mio cuore che si nutre d’inchiostro.
Il Quadernone Fabbricone è onnipresente, pronto a raccogliere spunti e idee.
La grande assente in questa foto, invece, è la mia bella tazza di tè fumante.
Ho sempre sognato un posto tutto mio per la scrittura. Nella mia mente l’ho sempre visualizzato come una torretta solitaria, distaccata dal resto della casa, nella quale rifugiarmi e da riempire di fogli e appunti sparsi.
Quella qui sotto non è in una torre, ma come inizio non c’è male!

E voi, da dove scrivete? Se avete voglia di raccontarmelo, lasciatemi un commento.

Mel

Lontano dalla città

Non so se avete la fortuna di possedere un luogo del cuore, un posto in cui rigenerarvi, ricaricarvi, e che, quando vi sentite giù di morale, stanchi e affannati dalle incombenze quotidiane, vi chiami a gran voce, reclamando la vostra presenza.

Se lo avete anche voi, come me, siete persone fortunate.

Il mio si trova a qualche chilometro di distanza da dove abito, non ci vado spesso, ma quando capita mi regala emozioni indescrivibili.

E, meraviglia delle meraviglie, la Natura ha sempre un dono per me, mi riaccoglie come una figlia rimasta lontana per tanto tempo.

Sul sentiero mi riempio gli occhi di verde e il cuore di bellezza, perché non esiste altro posto diverso da questo che sento di poter chiamare Casa.

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Tappeti di edera proteggono il terreno, talvolta si gettano nel vuoto, formando cascate di foglie.

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Una stella verde si muove. Spuntano due zampe lunghe, fragili e scure. Spiccano un balzo e infine la vedo: una rana minuscola, così piccola che quasi si fatica a vederla. La vedete anche voi?

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I castagni, maestosi padroni del bosco, con i loro tronchi cavi sono rifugio, riparo. La luce passa dall’alto del fogliame e giunge fin dentro il tronco, che si trasforma in una cattedrale di legno.

 

Pietre su pietre testimoniano il passaggio di antiche popolazioni, e poi lì, nel folto del bosco, si arriva a toccare il torrente, con la sua Memoria d’acqua.

Le foglie cadute formano un tappeto sulla superficie, sembra quasi di poterci camminare sopra.

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Acqua e Terra raccontano storie a chi ha il dono di poterle ascoltare.

E allora riempio le orecchie dei sussurri del vento, prendendo appunti nel taccuino che tengo sempre pronto nella mia mente, in occasioni come queste.

E’ venuto il momento di rimettersi a scrivere, di percorrere nuovi sentieri.

Grazie Autunno, grazie Settembre e grazie Natura: siete la fonte d’ispirazione migliore per me.

Mel

La scrittura è Creazione. Quando lo scrittore diventa Dio

Chi scrive crea mondi, spezza confini, genera immagini.
Scrivere non è solo riversare emozioni e sensazioni sulla carta, ma è ragionare, studiare, applicarsi. Lo scrittore è uno stratega, un sognatore che immagina realtà altre che, per diventare reali, hanno bisogno di tutta la credibilità possibile.
E allora si studiano la storia, la religione, la sociologia, la geografia e tutte quelle discipline volte alla costruzione del personaggio principale di una storia: il mondo.
La scrittura è Creazione!

Vediamo, dunque, alcuni consigli su come creare un’ambientazione di fantasia che sia credibile e ben caratterizzata.

creare mondi

Nel momento in cui vi apprestate a inventare un mondo, dovete immaginare voi stessi come la sua divinità creatrice. Dovrete sentirvi, in altre parole, come se foste Dio. Bello, vero? Questo potrà soddisfare il vostro Ego, ma abbassate la cresta adesso, perché essere il Creatore è un compito tutt’altro che semplice!

Avete presente tutte le nozioni che ci sono state insegnate? Ecco, spazzatele via una volta per tutte: “Al principio era…” cosa? Spetta a voi completare la frase e, se volete essere divinità originali, non potete far seguire quell’incipit con “il verbo” o “il caos“, quindi largo alla fantasia!

Costruite il vostro mondo da zero, dategli regole nuove. Ispirarsi alla realtà non è vietato, badate bene, ma potete riformularla per modellarla a vostro piacimento. Che gusto ci sarebbe, altrimenti, nel fotocopiare una realtà pari a quella che conosciamo?

Volete disegnare una mappa dei luoghi in cui ambienterete la storia? Molto bene, avete avuto un’ottima idea. Ricordatevi, però, che bisogna giustificare ogni scelta anche sulla mappa. Catene montuose, fiumi, laghi, mari, deserti, praterie, punti cardinali… tutto deve essere studiato alla perfezione. Ogni elemento va posto nell’ambiente giusto, rispettando le regole di base di Madre Natura, reale o fittizia che sia.

Pianificate la flora e la fauna dei luoghi che inventate e, se deciderete di inserire nel vostro mondo gli animali che conosciamo (orso, cervo, cane, topo…), allora informatevi sulle abitudini di questi ultimi. Volete inserire un orso? Allora dovete fare in modo che ci siano degli ambienti adatti alla sua sopravvivenza. So che potrà sembrare scontato, ma vi assicuro che non lo è affatto. La stessa cosa succede per la flora.

esplorareUna volta che avrete in mente il mondo e che lo avrete esplorato, dapprima come se foste sulle ali di un’aquila e poi dalla visuale di un serpente strisciante, potrete iniziare a pensare alle popolazioni che transitano e abitano su quel territorio.

Vi siete mai chiesti quanto il luogo in cui nasciamo influenzi il nostro carattere, la nostra personalità? No? Be’, allora è giunto il momento di farlo.

Nascere in luoghi in cui il clima è inclemente, tempra l’animo delle persone, le irrobustisce sia fisicamente che psicologicamente. Un luogo ostile spinge le persone ad arrangiarsi, ad affrontare la sopravvivenza pura, semplice e selvaggia.

Al contrario, chi nasce e cresce in luoghi pianeggianti, dove tutto è semplice, sarà meno abituato alla fatica, più gioioso, forse, ma affronterà i problemi con grande difficoltà. Rifletteteci.

Un esempio che in parte esula dalla materia che stiamo trattando è il seguente. Tempo fa, un amico che pratica soft air doveva andare con la sua squadra in Piemonte, per incontrarsi con un’altra squadra del posto. Giunti lì, hanno vinto contro gli avversari con estrema facilità: il mio amico, infatti, era abituato a ben altri terreni, più brulli, aspri e scoscesi. Trovarsi sui terreni pianeggianti del basso Piemonte è stata una passeggiata per lui e per i suoi, che correvano come schegge. Al contrario, quando la squadra avversaria  è scesa in Liguria per la rivincita, è stata nuovamente schiacciata: il terreno, ancora una volta, aveva favorito chi giocava in casa.

Torniamo, ora, alla costruzione di un popolo e delle sue usanze.

Immaginate l’uomo (o la razza che desiderate creare) inserita nel contesto che avete generato. In cosa crede? Qual è la sua spiritualità? Com’è organizzata la società?

Pensate che sia semplice? Se sì, vi sbagliate di grosso.

Recentemente sto facendo ordine tra diversi appunti vecchi e nuovi, spunti per una storia che mi piacerebbe scrivere. Per facilitarmi il lavoro, ho deciso di aprire un file word e di dedicare una o più pagine a ogni argomento. Ho diviso tutte le materie come segue.

Spiritualità

  • Chi è il capo della comunità religiosa? Quali sono le sue funzioni?
  • Su cosa si basa la spiritualità e come viene vissuta?
  • Le festività religiose.
  • Culto pubblico e privato.
  • Luoghi di culto.
  • Miti e leggende.

Cultura e folclore

  • Come vengono tramandate le tradizioni?
  • La vita in casa.
  • Da quali elementi è costituita l’abitazione tipica?
  • L’educazione.
  • Le arti e le scienze.
  • Come viene scandito il tempo? In quante parti è diviso l’anno? Quali stagioni ci sono?
  • Superstizioni e usanze.
  • Regole socialmente riconosciute e valori.
  • Quali sono le abitudini quotidiane del popolo?
  • Quali sono gli abiti che si indossano abitualmente?
  • Qual è l’alimentazione di base?
  • Quali sono le caratteristiche fisiche comuni del popolo?

Organizzazione della società

  • Le classi sociali.
  • Il ruolo della donna.
  • Chi è a capo della società?

Geografia

  • Flora.
  • Fauna.
  • Corsi d’acqua e mari.
  • Catene montuose.
  • Deserti.
  • Foreste.
  • Zone pianeggianti.
  • Distanze.
  • Clima.
  • Economia.

Ora, considerate che questa è solo una piccola parte del lavoro. Lo schema riportato sopra può essere ampliato o modificato a seconda delle esigenze, ma vuole essere uno spunto da cui partire per riflettere sulla difficoltà insita nell’inventare qualcosa da zero. Si tende a credere che scrivere fantasy sia semplice, un gioco da ragazzi, ma non è così, tutt’altro. Per creare un mondo vostro e nuovo, dovrete abbandonare la consapevolezza che avete raggiunto di quello reale, o meglio: dovrete riformulare tutto quello che sapete e che avete imparato e pensarlo in un contesto inedito. Diamo per scontate molte cose, come le regole sociali non scritte e condivise da tutti; spesso non pensiamo che in una realtà diversa da quella che conosciamo possano esserci regole altrettanto differenti. Creare un’ambientazione da zero è un compito arduo, un esercizio volto a rieducare la mente facendola lavorare sodo.

Avete ancora almeno un pizzico delle manie di grandezza iniziali? Bene, allora non vi resta che rimboccarvi le maniche e dare vita al vostro personalissimo mondo. Buon lavoro!

Mel

 

“L’arte di scrivere. Regole, tecniche e consigli di scrittura creativa”

Avevo detto sulla pagina Facebook che settembre sarebbe stato un mese ricco di novità, e questa è la prima.

L'arte di scrivere

“L’arte di scrivere” è la mia ultima fatica letteraria. Non si tratta di un romanzo, questa volta, ma di un manuale di scrittura creativa, un prontuario per chi desidera diventare scrittore.
Nato poco prima dello sbocciare della primavera, mi ha tenuta impegnata per molto tempo durante la sua stesura, e ora , finalmente, è pronto anche lui per giungere tra le mani di lettori inaspettati.
Ho deciso di scrivere un manuale per trasmettere tutto quello che ho imparato in questi anni di studio, di pratica e di esperienze.

In questo prontuario non troverete solo le regole base per una buona scrittura, ma anche consigli e dritte sul mondo editoriale e sulla promozione del romanzo fatto, finito e pubblicato. L’ultima parte del manuale è dedicata ai generi letterari, con un occhio di riguardo ai romanzi che hanno fatto la storia di ogni genere, perché si sa: la lettura è la base da cui partire per poter scrivere bene.
Infine, come avevo già accennato nei mesi scorsi, a “L’arte di scrivere” è affiancata la proposta di un corso di scrittura creativa con sede a Sanremo. Per maggiori informazioni vi invio alla pagina a esso dedicata
: (L’arte di scrivere – Corso di scrittura creativa) e, nel caso in cui vogliate partecipare, vi invito a contattarmi (trovate il form apposito nella sezione “Contatti” in alto a destra del blog).

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Titolo: L’arte di scrivere. Regole, tecniche e consigli di scrittura creativa.
Autrice: Melania D’Alessandro
Pagine: 128
Prezzo: 13,50 euro formato cartaceo
Editore: Leucotea
Data di pubblicazione: 5 settembre 2017

 

Contenuto: Comporre un testo, sia esso un romanzo, una relazione o un tema può sembrare intuitivo. Tuttavia, per farlo bene, è necessario seguire qualche semplice regola. Questo libro, che si pone al lettore come una sorta di vademecum, vi aiuterà a superare gli ostacoli per una corretta composizione del testo e vi darà qualche utile dritta sul mondo editoriale e su come promuovere al meglio il vostro futuro romanzo.

Puoi acquistare “L’arte di scrivere. Regole, tecniche e consigli di scrittura creativa” sui principali store online, ordinarlo direttamente sul sito Leucotea o nelle migliori librerie del territorio nazionale.

In bocca al lupo, mia creatura di carta e inchiostro! E buona lettura a tutti voi 

Mel