Raccogliere storie come conchiglie

In questo periodo sto cercando di recuperare un po’ di classici per arricchire la mia cultura personale di base. Non avevo mai letto niente di Virginia Woolf prima d’ora, e credo fermamente di essermi persa molto, ma c’è sempre tempo per recuperare. Così ho deciso di iniziare da “Una stanza tutta per sé”, che non sarà il suo testo più conosciuto, ma i suoi argomenti mi interessavano in modo particolare, per cui eccovi il motivo della mia scelta.

Se siete lettori voraci, conoscerete bene la meraviglia che coglie chi prende in mano il libro giusto al momento giusto, per cui non starò qui a spiegarvela. Sappiate soltanto che  questo saggio mi ha fatto provare proprio quel genere di incanto.

In poco più di un centinaio di pagine, l’autrice affronta il tema della letteratura femminile, indagando le difficoltà che la donna delle epoche passate si è trovata davanti nell’esprimere il proprio pensiero e la propria creatività.

1ea5cfc0b1a5e420fd441690833aa364“Se vuole scrivere romanzi, una donna deve avere del denaro e una stanza tutta per sé”, scriveva la Woolf. Sono parole sempre attuali, le sue, non si può fare altro che ammetterlo.

Virginia Woolf riflette sul fatto che i letterati d’un tempo – e del suo tempo – potevano essere considerati tali solo se avevano dei soldi da investire per la propria educazione e per poter viaggiare, conoscendo così le meraviglie del mondo e non rimanendo ingabbiati in una realtà quotidiana sempre uguale, immutabile, deprimente e priva di stimoli, come invece erano costrette a fare le donne. L’uomo poteva permettersi un’educazione degna di questo nome e, se voleva scrivere, poteva contare su una stanza tutta per sé. La donna, al contrario, svolgeva la propria vita in salotto, a ricamare, a badare alla prole, o in cucina e nei campi. Non le era concesso un luogo in cui poter rimanere in solitudine e in silenzio, veniva costantemente interrotta dai familiari e, per questo, dobbiamo apprezzare ancor di più le opere delle sorelle Brontë e di Jane Austen (tra le tante). Queste figure femminili di grande importanza scrivevano su un numero di fogli limitato, che acquistavano non senza fatica. E si dedicavano alla stesura delle loro opere di nascosto (Jane Austen), nel bel mezzo di un salotto e con interruzioni continue.

Oggigiorno la situazione è cambiata di poco, se si pensa che anche nella nostra epoca moderna la donna che scrive è chiamata a svolgere diverse mansioni e, per questo, non è così scontato che possieda una stanza tutta per sé. A questo, però, voglio aggiungere un’altra nota. Lo scrittore di oggi – e mi riferisco ad ambo i sessi, non solo a quello femminile – ha davvero bisogno di denaro, ma non per l’educazione, quanto per promuovere le proprie opere e viaggiare, sì, ma per far conoscere al mondo la sua scrittura.

Spesso non ci si rende conto di quanto sia difficile la vita di uno scrittore emergente. Si pensa che basti una pubblicazione con un piccolo editore e una manciata di presentazioni per vendere una grande quantità di copie e guadagnare, ma non è così, sarebbe troppo facile, altrimenti. No. La verità è che lo scrittore emergente di oggi è un lottatore, un sognatore caparbio e infaticabile che deve dare continua prova di sé e delle proprie capacità. E quando gli (o le) sembrerà di aver conquistato un traguardo, ecco che subito gliene si presenterà un altro ancora più difficile da raggiungere di quello precedente. Per non contare, poi, tutte quelle altre difficoltà che si presentano lungo il suo cammino, che sperava fosse roseo e che tutti gli/le sorridessero dandogli pacche amorevoli sulla spalla.

Lo scrittore di oggi sogna in grande, ma prima o poi si trova a dover fare i conti con la dura realtà. Ma credete, forse, che questo basti a scoraggiarlo? No! Se ha abbastanza fegato e si dimostra caparbio, va avanti per la sua strada a testa alta e impara ad affrontare la vita esattamente come i suoi stessi personaggi affrontano la storia e le difficoltà che l’autore ha posto sul suo cammino.

Lo confesso: dopo tutto questo studiare tecniche narrative, stili di scrittura e la costruzione di trame e personaggi, ho iniziato a credere di essere un personaggio a mia volta. Un personaggio che viene posto davanti a delle scelte, sul cui cammino l'”autore” pone delle difficoltà. Ebbene, ho intenzione di scrivere da sola la mia storia e, per questo, supererò gli ostacoli e darò vita alla trama della mia esistenza, costruendola un pezzo alla volta, proprio come si fa per i romanzi.

Ma torniamo a noi e alla mia (da ora) amatissima Virginia Woolf:

“Finché scrivete ciò che desiderate scrivere, questa è la sola cosa che conta; e se questo conta per secoli interi o solo per poche ore, nessuno può dirlo. Ma sacrificare un frammento del vostro sogno, una minima sfumatura del suo colore, per compiacere [qualcuno] è il più vile dei tradimenti al cui confronto il sacrificio della ricchezza o della castità, che si diceva essere il più grande dei disastri umani, non è che un morso di pulce.”

A questo pensiero vorrei aggiungere quello di un’altra scrittrice, Daphne du Maurier (autrice de Gli Uccelli, Mia cugina Rachele, Rebecca la prima moglie e Jamaica Inn), la quale sosteneva che per scrivere non si dovesse temere nessuno, altrimenti non valeva la pena di farlo.

Sono due concetti, quello della Woolf e quello della du Maurier, che restano validi ancora – e soprattutto – nel nostro mondo moderno e nella giungla dell’editoria che uno scrittore deve apprestarsi ad affrontare brandendo una sciabola, nell’attesa di incontrare la prima tigre che desideri sbranarlo.

Sì, perché non crediate che lo scrittore moderno sia libero di esprimere il proprio estro creativo e le proprie idee più dei grandi pilastri della letteratura del passato. Nossignori. L’editore di oggi non fa altro che chiedere agli autori di sfornare i libri che si presume i lettori vogliano leggere. E così ci troviamo gli scaffali inondati di mattoncini di carta , un ottimo combustibile per il camino nelle fredde sere invernali. Non si può parlare di letteratura, infatti; mi rifiuto di considerare certi sedicenti romanzi come tali, non vogliatemene. E qui, dunque, mi riallaccio a quanto scritto da Virginia Woolf: non credo sia giusto scrivere per compiacere amici e parenti, né tanto meno per seguire le mode dettate dall’editoria. La scrittura, quella vera, è ben altra cosa, e sarebbe l’ora di far capire a chi di dovere che il lettore sa scegliere la qualità e la sa riconoscere. Forse per questo ho una voglilibri viaggi vitea crescente di sperimentare la piccola editoria, di scovare tesori tra le pieghe di quel mare che è la letteratura degli scrittori emergenti italiani. E, forse, ciò è dovuto anche alla mia consapevolezza di tutta la fatica affrontata da un autore che ha deciso più o meno consapevolmente di ingrassare la schiera di soldati della piccola editoria.

La Woolf scriveva ancora:

“Se voleste farmi contenta – e di persone come me ce ne sono a migliaia – dovreste scrivere libri di viaggio e di avventura, opere di ricerca e di erudizione, viaggi storici e biografie, e poi opere di critica, di filosofia e scienza. Se farete questo, voi certamente farete progredire l’arte del romanzo. Perché i libri hanno un modo tutto proprio di influenzarsi a vicenda. […] Quando vi chiedo di scrivere più libri, vi incito a fare una cosa che contribuirà al vostro bene e al bene del mondo intero. […] Lo scrittore, io credo, ha la possibilità di vivere più a lungo degli altri, in presenza di questa realtà. Egli ha il compito di trovarla, raccoglierla, e comunicarla a tutti noi. Perché la lettura di questi testi [che esprimono la realtà] sembra compiere una curiosa operazione rigenerativa sui nostri sensi; a lettura ultimata vediamo più intensamente; il mondo ci appare messo a nudo e animato da una vita più intensa. […] Cosicché quando vi chiedo di guadagnare dei soldi e di procurarvi una stanza tutta per voi, vi sto chiedendo di vivere in presenza della realtà una vita che, a quanto sembra, rinvigorisce, che la si possa o meno comunicare agli altri. “

Da queste righe si evince che il lettore di un tempo cercasse opere letterarie di diverso genere, ma tutte accomunate da un certo realismo, nonché dall’alta qualità della scrittura e dei concetti espressi attraverso di essa. Perché oggi dovrebbe essere diverso? Se ho riportato degli stralci dell’opera di Virginia Woolf è perché vorrei far riflettere anche voi, insieme a me. Lo scrittore ha davvero il compito di raccogliere esperienze come conchiglie sulla spiaggia del tempo, e, proprio per le sue qualità e capacità non comuni a tutti, ha il dovere di raccontarle. Il tipo di opere che ne scaturisce suscita esattamente le stesse emozioni che la Woolf ha descritto tanto bene, e non c’è niente di più bello che vivere mille vite oltre alla propria, grazie alla letteratura. Infine, è vero che la scrittura impreziosisce l’animo umano, che rinvigorisce e permette di vivere una vita piena. Gli scrittori, con le parole che hanno scritto di loro pugno, possono vivere per sempre, perché lo sappiamo tutti: scripta manent.

E allora vi chiedo solo di scegliere con accuratezza a quali autori donare l’immortalità, perché saranno quelli che scegliete oggi a diventare i pilastri della letteratura per le generazioni di domani.

Pensateci. Riflettete. E siate lettori, scrittori e consumatori consapevoli.

Mel

[Credits immagine di copertina: Giancarbon. Fonte altre immagini: Pinterest.]

 

Sapore di primavera

Una mattina ti svegli e il canto degli uccelli fuori dalla finestra ti ricorda che l’inverno è finito.

Lo so, lo so che non è ancora il 21 di marzo, non ho sbagliato pagina del calendario, ma la primavera non arriva in date prestabilite, nossignore.

La primavera si sente nell’aria e la natura si è risvegliata dal suo sonno, c’è fermento intorno a casa, nelle campagne.

Il mandorlo, il ciliegio e la mimosa sono in fiore, è tutto un tripudio di colori, c’è clim81cbfee4-1701-4bf1-9165-41b878519722a di festa. I boccioli sui rami esultano, i fiori si risvegliano alla carezza di un timido raggio di sole.

Ma non è solo la natura a sentire il cambiamento.

La primavera mi fa sempre questo effetto di meraviglia, ritorno bambina e il mio cuore si riempie di gratitudine. Dopo i lunghi mesi di silenzio, ecco che la rana torna a gracidare, le api ronzano in cerca di fiori e le tortore tubano. Torna anche il merlo, col suo canto che annuncia una nuova giornata.

Questa domenica ha davvero il sapore della primavera, ha un gusto fresco, leggero, che si avverte fin dentro casa, ma anche nell’anima. Qualcosa sta per cambiare, qualcosa si muove sotto la superficie, ed è bello sognare, fare progetti e seminare nuove speranze.

Mel

Ogni persona è un mondo

A volte mi chiedo quanto sia difficile, realmente, mettere da parte l’Io, il nostro puro, semplice e naturalissimo egoismo, attraversare la barriera che separa il Noi dall’Altro e entrare in quel territorio sconosciuto che non fa più parte della nostra personalità e del nostro vissuto.

Amo scrivere e per i miei libri futuri l’unico augurio che faccio a me stessa è di riuscire a dar voce a personaggi sempre più realistici. Per farlo, però, ho dovuto (e devo ancora) imparare a osservare chi mi sta intorno, ad ascoltare le esperienze e il vissuto degli altri, ed è così che sorge spontanea questa riflessione.

Quanto, effettivamente, sappiamo delle persone che amiamo, che diciamo di conoscere?

E di quelle che sfioriamo appena per la strada, sull’autobus?

Troppo spesso dimentichiamo che il mondo che coltiviamo dentro di noi è presente anche nelle altre persone, quelle stesse che spesso sottovalutiamo o a cui rispondiamo male.

A volte non ci accorgiamo minimamente dei drammi vissuti da chi ci sta intorno, delle personalità che faticano a emergere per timidezza, ma che avrebbero davvero molto, invece, da raccontare.

Qu676a7050302c44f62b6e8ab5ac60f17falche volta ci si scioglie davanti a una tazza di tè, ci si confida, ed emergono situazioni, esperienze, emozioni che non si immaginavano e che, da sole, darebbero il materiale sufficiente per la stesura di non uno, non due, ma almeno tre romanzi. E che cos’è un romanzo, se non uno specchio della realtà, un modo diverso per calarsi dentro le situazioni della vita reale che spesso ci calza stretta ma nella quale vogliamo rispecchiarci completamente per sentirci compresi, partecipi e non più soli?

Dovremmo imparare quell’arte sottile, precisa e infallibile che è l’osservazione, saper riconoscere uno sguardo tra mille, una sfumatura della voce, un’espressione del viso.

Dovremmo, sì, ma non solo per scrivere di personaggi credibili, quanto piuttosto per imparare a non ferire chi ci sta davanti, sia esso un parente, un amico, o la cassiera del supermercato. E dovremmo farlo per essere più umani, meno egoisti, per coltivare il nostro giardino interiore e permettere agli altri di fare altrettanto.

Ogni persona che incontri sta combattendo una battaglia di cui non sai nulla. Sii gentile. Sempre.

Mel

[Immagini: Pascal Campion]

Mare d’inverno

Siete mai stati sul mare in inverno? Credo che il meglio di sé lo dia proprio nella stagione più fredda, quando il vento è pungente e tinge le guance di rosso, obbligandoci a stringerci nel cappotto.

Il mare in inverno è selvaggio, inarrivabile. È a portata di mano, ma nessuno osa bagnarsi con l’acqua gelida. Non ci sono turisti, né ragazzini urlanti in preda all’euforia dell’estate.

Chi sceglie di andare in spiaggia in inverno sa cosa vi troverà, e proprio per questo predilige il mare a una passeggiata in centro città. L’aria salmastra si insinua dentro i vestiti, scompiglia capelli e pensieri. L’orizzonte è lì, davanti a noi: nessuno blocca la visuale, perché siamo soli con quell’immensità che spaventa e riempie i polmoni al contempo. Ed è quella stessa vastità a ispirarci, a farci sognare di strane creature sotto la superficie dell’acqua, a generare riflessioni infinite.

A chi resiste impavido fino al tramonto, il mare d’inverno regala spettacoli mozzafiato, mostrando la più bella tavolozza di colori di cui disponga il cielo. Ci sono i tramonti di un sorprendente violetto, quelli blu cobalto che stemperano nell’ocra, e poi ci sono i miei preferiti, i tramonti infuocati di rosso e d’arancio. A ogni istante i colori del cielo cambiano e il mare si adegua, riflettendo il vestito della volta celeste.

tramonto-mare

In estate tutto cambia, ogni cosa si trasforma. La spiaggia si popola, si affolla, e allora il mare sembra smettere di parlare.

Da anni, ormai, non vado al mare in estate. Preferisco godermelo quando il silenzio tutto intorno ha una voce potente, quando le urla che interrompono i pensieri provengono dai gabbiani e l’unico rumore è il fragore delle onde insieme al ritmico trascinarsi di pietre in balia della risacca.

Il mare in inverno lo sento più affine, con la sua solitudine selvaggia, la sua bellezza senza eguali e l’assenza di confini, di limiti e costrizioni.

E quando, infine, si affaccia la bella stagione, io e il mare ci allontaniamo e ci osserviamo a distanza, come innamorati a cui un incontro nomaren è concesso.

In quei momenti sì, mi manca il mare, ma so che prima o poi tornerà l’autunno, e allora sarà di nuovo tempo per me di fare ritorno sulla riva e di abbracciare l’acqua con lo sguardo, sussurrando: “Sono tornata.”

 

Mel

 

Neve

A volte mi manca la neve.

Mi mancano gli inverni piemontesi, con le stalattiti appese ai cornicioni, i merletti di ghiaccio che scendono dai tetti.

Mi mancano le mani fredde, scaldate da una tazza di cioccolata calda (quella che solo in piemonte sanno fare come si deve!) e mi manca la neve, sì, più di ogni altra cosa.

La neve che ricopre tutto, persino i pensieri, facendoci tornare bambini che non sognano altro che indossare sciarpa, guanti e scarponi per andare a fare un pupazzo, a rotolarsi in un parco, dimenticando preoccupazioni e paure.

neveA volte la neve mi manca, con i suoi silenzi assordanti, con la sua magia di interrompere per un attimo lo scorrere del tempo e invertire la rotta. Tutto si ferma, come in una favola, e allora persino la città sembra un posto più bello.

Alla neve ho legato alcuni dei miei ricordi più belli, quelli fatti di gioia, di sogni e speranze, di mani intrecciate e nasi incollati ai vetri per guardare i fiocchi che danzano, al di là del confine segnato dalla finestra.

E a volte mi mancano lo scintillio in fondo allo sguardo, la meraviglia davanti a una bella nevicata, gli occhi aggrappati a quei fiocchi appesi ai rami degli alberi come speranze attaccate alla vita.

Sì, a volte mi manca la neve.

Mel