“L’arte di scrivere. Regole, tecniche e consigli di scrittura creativa”

Avevo detto sulla pagina Facebook che settembre sarebbe stato un mese ricco di novità, e questa è la prima.

L'arte di scrivere

“L’arte di scrivere” è la mia ultima fatica letteraria. Non si tratta di un romanzo, questa volta, ma di un manuale di scrittura creativa, un prontuario per chi desidera diventare scrittore.
Nato poco prima dello sbocciare della primavera, mi ha tenuta impegnata per molto tempo durante la sua stesura, e ora , finalmente, è pronto anche lui per giungere tra le mani di lettori inaspettati.
Ho deciso di scrivere un manuale per trasmettere tutto quello che ho imparato in questi anni di studio, di pratica e di esperienze.

In questo prontuario non troverete solo le regole base per una buona scrittura, ma anche consigli e dritte sul mondo editoriale e sulla promozione del romanzo fatto, finito e pubblicato. L’ultima parte del manuale è dedicata ai generi letterari, con un occhio di riguardo ai romanzi che hanno fatto la storia di ogni genere, perché si sa: la lettura è la base da cui partire per poter scrivere bene.
Infine, come avevo già accennato nei mesi scorsi, a “L’arte di scrivere” è affiancata la proposta di un corso di scrittura creativa con sede a Sanremo. Per maggiori informazioni vi invio alla pagina a esso dedicata
: (L’arte di scrivere – Corso di scrittura creativa) e, nel caso in cui vogliate partecipare, vi invito a contattarmi (trovate il form apposito nella sezione “Contatti” in alto a destra del blog).

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Titolo: L’arte di scrivere. Regole, tecniche e consigli di scrittura creativa.
Autrice: Melania D’Alessandro
Pagine: 128
Prezzo: 13,50 euro formato cartaceo
Editore: Leucotea
Data di pubblicazione: 5 settembre 2017

 

Contenuto: Comporre un testo, sia esso un romanzo, una relazione o un tema può sembrare intuitivo. Tuttavia, per farlo bene, è necessario seguire qualche semplice regola. Questo libro, che si pone al lettore come una sorta di vademecum, vi aiuterà a superare gli ostacoli per una corretta composizione del testo e vi darà qualche utile dritta sul mondo editoriale e su come promuovere al meglio il vostro futuro romanzo.

Puoi acquistare “L’arte di scrivere. Regole, tecniche e consigli di scrittura creativa” sui principali store online, ordinarlo direttamente sul sito Leucotea o nelle migliori librerie del territorio nazionale.

In bocca al lupo, mia creatura di carta e inchiostro! E buona lettura a tutti voi 

Mel

 

 

 

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#SalTo30: i miei incontri e i miei acquisti

Finalmente, ritrovata la calma e il tempo necessari, posso parlarvi della mia esperienza al Salone del Libro di Torino.

Vi avevo promesso che ci sarebbe stata una bella novità e, finalmente, posso rivelarla, per cui comincio proprio da qui.

Melania D'Alessandro - Sogni di Carta - Salone del Libro Torino - L'arte di scrivereHo avuto il piacere di essere ospite allo stand del mio editore, Leucotea, in occasione del lancio del mio terzo libro! Questa volta si tratterà di un’opera molto diversa dalle precedenti due, perché non è un romanzo, ma un saggio. Nei mesi scorsi, infatti, mi sono impegnata molto per dar vita a un manuale di scrittura creativa che si intitolerà L’arte di scrivere. Costituirà la base per un corso di scrittura organizzato dalla sottoscritta che partirà prossimamente.

È stato bello incontrare i miei lettori al Salone, in particolare Angharad, Amaranth e Alaisse del blog La Bella e il Cavaliere, insieme a Simo del blog La Biblionauta, incontrata dal vivo per la prima volta, dopo lungo tempo di conoscenza virtuale.

Dopo l’ospitalità allo stand Leucotea, sono proseguiti gli incontri tra i corridoi del Salone.

Ho avuto l’immenso piacere di abbracciare, finalmente, Chiara Panzuti, carissima amica ormai da lungo tempo. La dolcissima Chiara sta per sbarcare in libreria con il suo quarto romanzo, “Absence – Il gioco dei quattro“, questa volta edito da Fazi e del quale avrete già sicuramente sentito parlare. Sono stata davvero felice di poterla incontrare di persona, dopo tante ore passate a chiacchierare al telefono o a scriverci dalla tastiera del pc.

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Un altro piacevolissimo incontro è stato quello con Francesca Diotallevi allo stand Neri Pozza, autrice di “Le stanze buie” edito da Mursia e vincitrice del premio Neri Pozza sezione giovani con il romanzo “Dentro soffia il vento, che vi invito a leggere, se non lo avete ancora fatto. Ringrazio ancora Francesca per avermi dedicato del tempo e per aver condiviso con me le sue esperienze di scrittura, è sempre bello un confronto tra autori, oltre che costruttivo.

Dentro Soffia il vento - Francesca Diotallevi - Salone del Libro di Torino

Continuando a parlare di autori, sono riuscita a strappare un autografo anche al grandissimo Luis Sepùlveda, che speravo di incontrare già negli scorsi anni. Il suo celebre “Storia di una Gabbianella e del Gatto che le insegnò a volare” è stato uno dei primi romanzi che mi entrarono nel cuore quando ero ancora una piccola lettrice, l’ho riletto così tante volte da consumarlo. Questo libro ha segnato una tappa fondamentale della mia infanzia, in qualche modo ha tracciato un sentiero che non avrei più abbandonato: quello della libertà.

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Sono contentissima anche di aver conosciuto di persona anche Marta Duò, che ha esordito con Plesio Editore con il romanzo “I superstiti di Ridian”, del quale vi ho già parlato (potete leggere il post relativo cliccando qui) e che andrà in ristampa, visto il grande successo riscosso al Salone del Libro!

0b1efc11-bdc9-48f6-84b6-49ebbd2ef76aL’ultimo incontro, ma non meno importante, è stato quello con un’amica di penna conosciuta anni fa grazie al mio vecchio blog. Siamo diventate amiche e il Salone, dopo tanti anni, ci ha permesso di abbracciarci per la prima volta. Per l’occasione, Claudia ha portato con sé un dono prezioso, che mi ha commossa e che custodirò gelosamente come un tesoro: una fedelissima riproduzione di Gulliver, realizzata interamente a mano all’uncinetto! Se volete dare un’occhiata a tutte le splendide creazioni di Claudia, potete sbirciare la sua pagina Facebook e il blog Fancy Crochet, troverete piccole meraviglie delle quali non potrete che innamorarvi.

Il Salone, però, non è stato solo incontri, ma anche acquisti, con grande dispiacere del mio portafoglio xD

Per fortuna avevo con me una lista di libri ai quali dare la precedenza, perché in mezzo alla confusione e alle opportunità succulenti del Salone mi sentivo proprio come una volpe dentro al pollaio!

Ecco qui, dunque il mio bottino:

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  • Il booklet di Absence – Il gioco dei quattro di Chiara Panzuti, un’anteprima di quattro capitoli, in vista del libro che uscirà in libreria il 1° giugno.
  • Anime di carne rossa di Giuseppe Sullo, che mi ha subito attratta per la trama, dove si rincorrono mistero e superstizione e che sembra promettere molto bene.
  • Il porto di Letizia Lianza, una storia dal profumo di mare che mi ha catturata già solo per l’odore di salsedine che promette dal titolo, visto che ho un estremo bisogno di racconti del genere.
  • Passavamo sulla terra leggeri di Sergio Atzeni, pubblicato postumo e rappresentativo della Regione Sardegna, alla quale mi sto appassionando di recente. Il romanzo di Atzeni ripercorre diverse epoche storiche sarde con uno stile poetico e particolare, ho deciso che non potevo lasciarmelo sfuggire.
  • Canne al vento di Grazia Deledda, un libro che ho amato e di cui ho assaporato ogni descrizione. Non lo possedevo ancora, così ho colto l’occasione.
  • Il caso Jane Eyre di Jasper Fforde, un libro bizzarro e curioso a metà tra la fantascienza e il giallo che ha stuzzicato la mia curiosità, complice anche il fatto che Jane Eyre sia uno dei miei libri preferiti. Ho bisogno di storie originali e di voci narrative esilaranti, e questo libro sembrava rispondere a entrambe le mie richieste.
  • Lo strano manoscritto trovato in un cilindro di rame di James De Mille, romanzo d’avventura la cui trama mi ha incuriosita.
  • Il cavaliere di bronzo di Fedor Galiazzo, un fantasy italiano che parla di animali parlanti, di medioevo e di viaggi in mondi paralleli, un insieme di ingredienti che mi hanno incuriosita e che mi hanno convinta a dare nuova fiducia a questo genere, che ultimamente ho un po’ messo da parte.

Voi siete riusciti ad andare al Salone del Libro di Torino, quest’anno? Quali sono stati i vostri acquisti?

Mel

“I superstiti di Ridian” di Marta Duò: quando la distopia sfiora la realtà.

Lo scorso mese ho compiuto un viaggio. Seduta sul divano, mi sono teletrasportata in un luogo lontano, su un pianeta diverso dal nostro, ad anni luce di distanza dalla Terra, ma con problematiche non così differenti dalle nostre attuali.universo - I superstiti di Ridian, Marta Duò

Uno dei tanti poteri dei libri, lo sanno bene i divoratori di carta e inchiostro, è quello di lasciare che la mente e l’anima viaggino nello spazio e nel tempo, come nessun macchinario è ancora stato in grado di fare, e io sono tornata diversa, arricchita dall’esperienza vissuta su Ridian attraverso gli occhi di Nerissa e di Daar.

Non avevo ancora letto un romanzo distopico, e ora capisco il motivo del successo di questo genere. La distopia risponde alle domande della nostra modernità, a quelle più cupe, alle quali, forse, non siamo sicuri di voler conoscere la risposta. Perché, in fondo, sappiamo che potrebbe non piacerci affatto quello che ci riserva il futuro, ma è la realtà, dura, cruda, amara. E solo la distopia, con le sue caricature – neanche troppo esagerate – delle conseguenze alle azioni di noi esseri evoluti, può metterci in guardia e permetterci di cambiare, di desiderare con forza e decisione un futuro migliore di quello che ci si prospetta.

Dove finisce la nostra libertà? E dove inizia quella degli altri?

Qual è il confine tra uguaglianza e diversità?

Quanto si è disposti a sacrificare per la salvezza di una razza, e quanto dolore ci si deve seminare alle spalle?

I danni ambientali che stiamo infliggendo al pianeta quali conseguenze potrebbero avere in futuro, lontano o vicino che sia?

La Terra diventerà un luogo inospitale? Sarà impossibile viverci?

La razza umana verrà trasferita su un altro pianeta, per continuare a vivere?

Esiste la vita, fuori dal nostro sistema solare?

Siamo sicuri di avere davanti ai nostri occhi la vera realtà? O, forse, quello che vediamo fuori dalla finestra di casa, negli schermi della tv o dello smartphone, o che leggiamo nei libri di storia,  non è tutta la verità? Forse vediamo quello che altri vogliono farci vedere. Forse ciò che abbiamo intorno è un ologramma, costruito sulla menzogna.

“Ci sono fallimenti che non si insegnano per non compromettere un obiettivo, e così si finisce per ripeterli.”

I superstiti di Ridian - Marta DuòUna giovanissima autrice italiana, Marta Duò, ha provato a offrire una risposta a tutte queste domande e, ammettiamolo, tutti ce le siamo poste nella nostra esistenza. La scrittrice, che ha pubblicato con Plesio Editore il suo esordio letterario, ci ha permesso di sbirciare nel futuro dei terrestri, riportando alla nostra attenzione molte tematiche attuali.

“I superstiti di Ridian”, questo il titolo del romanzo, è un invito alla riflessione. I pensieri di Nerissa e di Daar, i protagonisti della storia, diventano i nostri, generano emozioni che non possono essere ignorate, una volta vissute.

“Se tu fossi in grado di conoscere il futuro… fermeresti tutte le persone che incontri, dicendo loro cosa dovrebbero fare per vivere più a lungo e senza dolore?”

La storia dell’umanità dovrebbe insegnarci a porre rimedio agli errori del passato, ma troppo spesso tendiamo a ripeterli. Anche su Ridian, a secoli di distanza dal nostro oggi, l’essere umano non è cambiato. Si sente superiore, colonizza, distrugge, incurante della vita, della libertà e dell’esistenza altrui.

Nerissa, umana per nascita e destinata a tornare sulla Terra, dovrà fare i conti con la dura realtà dei fatti e riflettere sul confine sottile che separa giusto e sbagliato, vittoria e sconfitta, verità e menzogna, vita e morte, sopravvivenza ed estinzione.

“A ogni pagina sentiva il cuore tremare come le sue certezze, crollando pezzo dopo pezzo”

Nerissa - I superstiti di Ridian - Marta DuòLe certezze di Nerissa – e le nostre, insieme alle sue – si sgretolano, diventano macerie di un mondo che non esiste più e si scontrano con quelle di Daar, nato su Ridian, ma considerato alieno su un pianeta che è il suo. Daar, combattente per la libertà del suo popolo, idealista e fedele alla sua causa, diventa il carceriere di Nerissa, la vera aliena, e dentro noi lettori inizia una battaglia, una tempesta confusa per capire chi sia il vincitore e chi il vinto e chi abbia ragione e chi torto.

Daar e Nerissa sono facce di una stessa medaglia, diverse nell’aspetto, ma non negli ideali e nei sentimenti.

Le vicende che l’autrice ci presenta sono intessute con una lucidità disarmante per un romanzo d’esordio. Spiazzano il lettore, che finisce per perdersi nelle sue riflessioni, incapace di decidere per chi fare il tifo in questa battaglia che si combatte su Ridian, anni luce lontano da noi, ma paradossalmente anche qui, sulla Terra, nelle nostre città e, forse, addirittura sotto la casa in cui viviamo.

Nella storia dell’umanità sono stati – e sono ancora – molti i massacri per la vittoria di un popolo a discapito di un altro. L’uomo uccide i suoi simili da tempo immemore, sterminando tutte le “razze” diverse da quella dominante. Si pensi, per esempio, agli anni del nazismo, o, più indietro nel tempo, alla colonizzazione delle Americhe con la conseguente distruzione delle civiltà indigene, all’estinzione di specie animali preziose per il pianeta. Si pensi anche, senza andare tanto lontano, al fenomeno odierno dell’immigrazione e ai meccanismi sociali e politici che essa sta mettendo in moto negli ultimi anni.

I superstiti di RidianLa storia scritta da Marta Duò non fa che ricordarci i nostri errori, rendendoli finalmente evidenti, perché non c’è peggior cieco di chi non vuol vedere e peggior sordo di chi non vuol sentire.

Sicuramente si tratta di un romanzo di fantascienza sui generis, un distopico che prende le distanze dalle mode del momento, distogliendo l’attenzione da vicende d’amore adolescenziali. “I superstiti di Ridian”  si colloca in un panorama letterario di più ampio respiro e ci rimanda un affresco dalle forme essenziali, senza belletti e futili contorni. L’intento è quello di farci concentrare sulle tematiche più importanti, quelle che stanno a cuore all’autrice e che dovrebbero importare anche a noi.

Un grande esordio, senza ombra di dubbio, per un’autrice nostrana che promette bene per i suoi lavori futuri.

Marta Duò sarà presente alla trentesima edizione del Salone del Libro di Torino (dal 18 al 22 maggio) e incontra i suoi lettori presso lo stand di Plesio. Non mi lascerò scappare l’occasione di incontrarla, e spero vogliate farlo anche voi.

Mel

Link utili:

[Fonte delle immagini, a eccezione della copertina del romanzo: Pinterest. I diritti delle immagini sono, dunque, degli autori che le hanno realizzate.]

Sogni di Carta che diventano realtà

In occasione della Giornata mondiale del Libro e del Diritto d’Autore, celebratasi lo scorso 23 aprile, le insegnanti dell’Istituto comprensivo Andrea Doria di Vallecrosia (IM) hanno organizzato la Festa del Libro, che mi ha vista impegnata in due giornate, il 26 e il 28 aprile, con un’attività collegata al mio secondo libro, “Sogni di Carta”.
Si è trattato di un evento di grande stimolo per gli alunni di tutte le classi della scuola primaria, alla scoperta dell’amore per la lettura e per il raccontare storie.
Sono orgogliosa di aver fatto parte di questo bellissimo team quest’anno, felicissima che il mio “Sogni di Carta” sia stato scelto come testo rappresentativo di questa festa.
La Festa del Libro è stata organizzata come un percorso itinerante per conoscere i protagonisti della mia storia, che per due giorni hanno vissuto anche nella realtà in una rappresentazione che mi ha coinvolta in prima persona.

La festa doveva svolgersi all’interno del parco dei Padri Somaschi, purtroppo però, a causa maltempo, la location tradizionale non è stata utilizzabile. La prima giornata, dunque, è iniziata con un imprevisto. Tuttavia, neppure la pioggia ha frenato l’entusiasmo delle insegnanti, dei genitori e della sottoscritta.

Per l’occasione, ho portato con me una valigia vuota, pronta a riempirla con esperienze uniche e indimenticabili e a fare scorpacciata di sorrisi.
Il viaggio è cominciato da qui, da quelle parole che ho scritto una fredda sera di novembre di qualche anno fa, quando Archimede e Gulliver bussarono alla porta della mia fantasia e mi sussurrarono la loro storia.

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Ho avuto il piacere di assistere alla prima rappresentazione dello spettacolo. Ascoltare la narratrice raccontare la storia uscita dalla mia penna, creare l’atmosfera giusta per i bambini e introdurre i personaggi è stato emozionante. Com’è ovvio che sia, conosco a memoria le parole dell’incipit di “Sogni di Carta”, che mi piace rileggere all’infinito, e sono rimasta affascinata dal fatto che la narratrice della storia abbia usato un tono di voce perfetto, un’intonazione sublime, tanto da risultare alle mie orecchie forse ancora meglio di come me lo ero immaginato durante la stesura delle prime battute del libro! Il nodo in gola è stato assicurato, soprattutto quando sulla scena sono comparsi due perfetti Archimede e Gulliver.

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I due attori che hanno prestato il volto ai miei protagonisti sono stati bravissimi nel trasmettere ai bambini spettatori l’anima della storia. Gulliver  ha persino sfornato di sua iniziativa i biscotti originali del topolino, sgranocchiandoseli per davvero durante la rappresentazione.

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Le parole non rendono giustizia alla bellezza della scena, e neppure a tutte le emozioni che ho provato incontrando dal vivo i personaggi usciti fuori dalla mia penna.

a1801890-5a2c-4a66-968c-7c9be6983835Dopo che Archimede e Gulliver hanno consegnato ai bambini la preziosa (e golosa) ricetta dei biscotti, si è passati alle scene successive, in cui le insegnanti hanno letto dei brani tratti dai romanzi che vengono nominati all’interno di “Sogni di Carta”, e cioè “Pippi Calzelunghe” di Astrid Lindgren, “Matilde” di Roald Dahl, “Momo” di Michael Ende e “Pinocchio” di Carlo Collodi. Sono rimasta colpita dalla scelta dei brani, tutti magicamente inerenti alla mia storia, che hanno finito per costituire un file rouge volto a far comprendere ai bambini l’importanza della lettura, della fantasia, della curiosità, del tempo da donare agli altri e a noi stessi e della disponibilità all’ascolto.

La penultima tappa di questo fantasioso percorso è stata rappresentata da un gioco, un laboratorio volto a stimolare i bambini, al quale purtroppo non ho assistito, ma è stato bellissimo, ne sono sicura.

A questo punto, i bambini erano già carichi, allegri e festosi e si sono ritrovati davanti a uno schieramento di mamme travestite da topoline di biblioteca che hanno cantato per loro la canzone dello Zecchino d’Oro, “Il Topo con gli occhiali”.

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“I libri sono amici che fanno compagnia,
i libri sono sogni di accesa fantasia,
i libri son momenti di gioia e commozione,
non manca l’emozione che un brivido ti dà.

Entrate in libreria
perché vi piacerà!”

Ogni singola parola di quella canzone si adatta alla perfezione alla storia di “Sogni di Carta” e al rapporto tra Archimede e Gulliver e, dopo la strofa conclusiva, i bambini sono entrati dentro la biblioteca scolastica, dove c’ero io ad aspettarli, ma loro erano ignari di avere di fronte la scrittrice in carne e ossa della storia!

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Una piccola chicca di queste giornate è che io, per l’occasione, ho scelto un vestito fantasioso, con dei gufi disegnati sopra. Solo una volta arrivata a scuola, però,  ho scoperto che all’interno della biblioteca c’è da sempre un libraio speciale, un gufo peluche conosciuto come Gugù, che di notte si anima per festeggiare insieme ai personaggi di tutte le storie che si trovano sugli scaffali. I bambini hanno notato il collegamento (fortuito) e hanno vissuto un’esperienza doppiamente magica davanti ai miei occhi. Se non è magia questa!

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Una volta accomodatisi sulle sedie e sul tappeto, ho iniziato a raccontare loro della libertà che i libri ci offrono.

“I libri sono sogni: i sogni di voi lettori, ma anche delle persone che li hanno scritti. Avete mai pensato a chi si trova dietro un libro, agli scrittori? Come ve li siete immaginati?” ho domandato.

Le risposte a questa domanda sono state le più disparate, tutte divertenti ed esilaranti. Le più eclatanti sono state:

“Grassi!”

“Brutti!”

“Gobbi!”

“Che fumano la pipa!”

“Con la barba lunga”

“Con gli occhiali!”

“Io me li immagino vestiti con lo smoking, seduti alla loro scrivania mentre scrivono alla luce di una lampada.”

Quando, alla fine di tutti queste descrizioni, ho rivelato la mia vera identità, sono rimasti tutti sbalorditi di constatare che la loro immaginazione fosse ben lontana dalla realtà dei fatti. Hanno sbarrato gli occhi, incantati da quella inaspettata sorpresa. Ne è scaturita una valanga di emozioni e reazioni che mi hanno commossa nel profondo.

Dopo aver desiderato a gran voce un autografo, qualcuno mi è venuto ad abbracciare in una stretta che non si scioglieva più, provocando una reazione a catena, e presto mi sono trovata in mezzo a un enorme, calorosissimo abbraccio. Mi hanno stampato baci sulle guance e io me li sono tatuati nel cuore, per non dimenticarli più. Qualcuno mi ha lasciato persino un piccolo dono e, si sa, i bimbi non regalano niente se non sentono di doverlo fare, per questo il gesto è stato ancora più gradito.

Per non parlare, poi, di quei bambini che, a discorso concluso, venivano da me con una scintilla negli occhi dicendomi: “È stato bellissimo!”, “Grazie!”, “La tua storia è bellissima!” e ancora “Questa giornata mi è piaciuta proprio tanto!”.

In conclusione, ho avuto un’opportunità meravigliosa, non avrei potuto desiderare di meglio!

b3e6fe0a-bcd9-4be3-a385-dee612d1ba65Per questa esperienza devo ringraziare di cuore le insegnanti organizzatrici dell’evento Simona, Loredana e Wilma, insieme a tutti i docenti che hanno partecipato con passione e trasporto. Un enorme grazie va ai due attori che hanno impersonato Gulliver e Archimede, e a tutti i genitori, che hanno cantato per i bambini e che hanno accompagnato le classi in questo percorso meraviglioso alla scoperta dell’amore per la lettura. Tutti insieme hanno reso realtà un sogno, e questo è il regalo più grande che potessero farmi.

“Sogni di Carta” continua a regalarmi molto, nonostante siano passati ormai tre anni da quando misi il punto finale alla storia. Il mio romanzo è diventato realtà in più di un occasione, in questo primo anno dalla sua pubblicazione, ed è una magia meravigliosa, quella che la parola scritta può offrire a chi scrive e a chi legge. Grazie a “Sogni di Carta” ho fatto delle cose che credevo impossibili prima (come riuscire a intrattenere dei bambini), ho realizzato dei sogni di quando ero bambina (come tenere letture animate e laboratori in libreria per i più piccoli) e ora il mio libro è realtà, i suoi messaggi sono stati raccontati e accolti da bambini, genitori e insegnanti e io non posso esprimere tutta la mia gratitudine e la mia felicità.

“Sogni di Carta” è nato, tra le altre cose, anche per spronare bambini e genitori a svolgere delle attività insieme, divertendosi e dedicandosi del tempo prezioso a vicenda. All’interno del libro è presente la ricetta dei biscotti che tanto fanno impazzire il topino Gulliver, un piccolo regalo che ho voluto fare ai miei lettori per far sentire meno la nostalgia della storia di “Sogni di Carta” e trascorrere dei momenti piacevoli in famiglia.

18157197_10211210389649657_236129617655259057_nUna mamma, il giorno stesso della Festa del Libro mi ha scritto:

“Hilary è felicissima! Tutta gasata, mi ha trascinato al supermercato per comprare tutti gli ingredienti per i biscotti.” 

Ne è seguita la foto dei dolcetti che vedete qui a fianco.
È una grande soddisfazione sapere che il messaggio del mio romanzo sia stato colto. Per uno scrittore, non c’è soddisfazione più grande!

Un’altra avventura si è conclusa, dunque.
I sorrisi dei bambini sono stati contagiosi, non ero mai stata abbracciata con così tanto affetto da piccoli sconosciuti.
È stato un onore, per me, essere ospite della scuola e donare la mia storia a tutti quei musetti e spero che questo sia solo l’inizio di un bel percorso.

Mel

 

Tornare tra i banchi di scuola

Dopo quasi otto anni dall’ultima volta, sono tornata tra i banchi di scuola, ma non nei panni dell’alunna.
Infatti, a fine marzo ho iniziato un percorso con le scuole medie alla scoperta dei retroscena de “La città nascosta” e della costruzione dei romanzi. Si è trattato di quattro giornate – per un totale di due incontri per ogni classe – per presentarmi agli alunni e coinvolgerli in un laboratorio che voleva essere un assaggio di scrittura creativa. Spero di aver lasciato qualcosa ai ragazzi, alla fine di questa esperienza che a me ha insegnato davvero molto.

17629926_1942902375941253_8873711272849253124_nAd accogliermi ho trovato insegnanti interessati e disponibili, appassionati al proprio lavoro, e ragazzi incuriositi dal mondo della scrittura e dalla figura dello scrittore, che sembrava così lontana dalla loro portata.
Come ho detto ai ragazzi, la scrittura, come ogni forma di arte, scaturisce da un’emozione. Loro me ne hanno trasmesse tante, e il bello di pubblicare libri è proprio questo: l’emozione non si ferma sulla pagina scritta, ma arriva anche agli altri e infine ritorna indietro a chi impugna la penna.

Sono state molte le domande che mi hanno rivolto, come un fiume in piena di curiosità. Nonostante spesso si rimproveri ai giovani di non sapersi più meravigliare, di non essere capaci di sorprendersi, ho trovato ragazzi disponibili all’ascolto, sinceramente incuriositi, talvolta persino ammirati.

Ho incontrato studenti pronti a mettersi in gioco, desiderosi di riconoscersi in qualche mia caratteristica, come per esempio le mie passioni e i miei interessi, oppure ancora i temi scolastici, le materie e i poeti che prediligevo alla loro età.

Si crede che i ragazzi di oggi pensino solo allo smartphone, a internet o a svaghi di dubbio potere educativo, ma negli occhi degli alunni che ho incontrato ho visto un guizzo di vivacità, una nota creativa che mi ha sorpresa per la sua potenza travolgente.

In questa esperienza breve, ma intensa, ho avuto l’opportunità di raccontare il mio percorso, di insegnare il valore della parola scritta, di offrire consigli e di incoraggiare una passione troppo spesso sminuita o denigrata.

Ho avuto il piacere di leggere alcuni lavori volti a esplorare i protagonisti della mia storia, e sono rimasta colpita dal fatto che gli alunni siano riusciti a cogliere in pieno l’anima della scrittura, il modo in cui nascono le idee e di come si caratterizzino i personaggi. In alcuni ho scorto persino una predisposizione alla documentazione, quella che tanto predico nei miei articoli dedicati alla scrittura, perché senza di essa non si va da nessuna parte. Chissà, forse ho avuto l’onore di incontrare, in questo fantasioso e divertente percorso, gli scrittori di domani, ai quali spero di aver fornito delle solide basi da cui partire.

Sono infinitamente grata per l’occasione che mi è stata data di parlare dei miei libri e di scrittura con gli insegnanti e gli studenti delle scuole di Vallecrosia. Si è dimostrata un’esperienza molto ricca dal punto di vista personale.
Vedere dei ragazzi così giovani interessati alla scrittura e al mondo che un autore può creare con la sua penna è emozionante.
Non dimenticherò tanto facilmente tutti gli autografi che mi hanno fatto lasciare sui loro diari, sulle copie del mio libro e su foglietti colorati, come ricordo tangibile di questo incontro bellissimo. Così come non dimenticherò il modo in cui sono stata accolta, permettendomi di regalare qualcosa di me.

effd2d48-87d9-4495-9931-2dfd32ac1e12Durante uno degli incontri, mi è stato chiesto che effetto mi farebbe, come autrice, sapere che qualcuno voglia far diventare un mio romanzo un film.
Ebbene, mi farebbe lo stesso effetto che mi sta facendo in questi giorni sapere che il mio “Sogni di Carta” sta per diventare un piccolo e divertentissimo percorso itinerante!
Nei giorni scorsi ho conosciuto gli interpreti dei protagonisti, i miei Archimede e Gulliver.
Vedere insegnanti così appassionate e volenterose e rendersi conto che le mie creature di carta e inchiostro non saranno solo lette, ma anche viste, da tantissimi bambini mi riempie il cuore di gioia, perché è esattamente questo lo scopo di “Sogni di Carta”.
A volte i sogni si avverano e altre volte anche i libri diventano realtà per un giorno, anzi due. Due meravigliose e magiche giornate che, ne sono sicura, mi porterò nel cuore per sempre!

Sono queste le esperienze che mi aiutano e mi spronano ad andare avanti per la mia strada, senza dare troppa importanza a chi rema contro di me, a chi mi mette i bastoni tra le ruote.
Finché avrò l’affetto dei miei lettori, il sostegno dell’editore, di insegnanti, ragazzi e familiari potrò dare nuova linfa al mio lavoro, perché scrivere è bello e parlarne lo è altrettanto.

Mel

Sulla scrittura

Arriva un momento in cui chi ama scrivere sente il bisogno di leggere le esperienze di altri scrittori. Dopo essersi cimentati nell’arte della scrittura da autodidatti, si potrebbe provare addirittura interesse verso manuali e saggi di tipo tecnico, che aiutino a sciogliere dubbi, a sfatare miti o, più semplicemente, che diano dei validi e professionali consigli.

Io ho iniziato da quelli che vi elenco qui sotto. Non affrontate questo post come fareste con una recensione, perché non è mia intenzione recensire i libri che ho letto sul tema scrittura. Prendete piuttosto la seguente lista come un piccolo excursus, una panoramica generale sui testi da me letti e studiati per permettervi di farvi un’idea e di scegliere quello che sentite più adatto a voi.

Stephen King On Writing“On Writing. Autobiografia di un mestiere”, Stephen King

Il libro di King è un classico, prima o poi tutti si imbattono nel suo saggio di scrittura. È stato di grande ispirazione per me, offrendomi numerosi spunti. Non avevo mai letto niente di King, perché il genere di cui scrive non rientra nei miei preferiti, ma sono stata felice di potermi avvicinare a On Writing e di godere dei suoi insegnamenti. Non è stato necessario conoscere a menadito le opere dello scrittore per comprendere i contenuti del testo. La prima parte del libro è autobiografica e racconta gli episodi principali della vita di Stephen King come scrittore, le sue esperienze e i passi che lo hanno condotto a diventare uno degli autori più venduti su scala mondiale. La seconda parte, invece, è un prontuario di scrittura creativa e racchiude i suoi consigli, le sue riflessioni. On Writing è un testo che apre gli occhi e che permette di farsi un’idea sugli errori più comuni, ma anche di sentirsi a casa. Le parole di King, talvolta, coccolano il lettore (scrittore a sua volta), facendolo sentire meno “solo” nel suo mestiere di fabbricante di storie.

Scrivere un romanzo - Donna Levin“Scrivere un romanzo”, Donna Levin

Se desiderate un manuale tecnico sulla scrittura, quello di Donna Levin potrebbe fare proprio al caso vostro. L’autrice insegna a creare personaggi convincenti, offrendo ottimi spunti, e a ideare trame efficaci. Ampio spazio viene dato anche al punto di vista della narrazione e alle regole di base riguardo aggettivi, avverbi e figure retoriche. Molto buoni sono anche i suggerimenti per la revisione dei propri scritti. Si tratta di un testo che offre un valido aiuto agli aspiranti scrittori e a chi scrive per passione, a mio parere sarebbe ancora meglio leggerlo/studiarlo insieme al titolo seguente.

Master di scrittura creativa - Jessica Page Morrell“Master di scrittura creativa”, Jessica Page Morrell

Anche questo è un manuale tecnico, ma, a differenza di quello della Levin, qui vengono indagate alcune tecniche di narrazione in più, scendendo maggiormente nei particolari. Se desiderate approfondire l’utilizzo di prologhi ed epiloghi, capire come strutturare la trama dei vostri romanzi in modo che in esse sia presente la giusta dose di azione e suspense e come delineare delle descrizioni efficaci, allora Master di scrittura creativa fa al caso vostro.

Ho letto il libro della Levin e quello della Morrell in contemporanea e sono rimasta soddisfatta da entrambe le letture, per cui vi consiglio di prenderli insieme, perché si completano l’un l’altro.

Il mestiere dello scrittore, John Gardner“Il mestiere dello scrittore”, John Gardner

Anche questo, come “On Writing” di Stephen King, non è un manuale tecnico, ma un saggio in cui sono riportate le esperienze dell’autore e le sue conoscenze acquisite grazie al mestiere di insegnante di scrittura creativa. È molto valido, ma se cercate un testo che vi insegni a costruire una trama o dei bei personaggi, allora non fa per voi. Gardner sfiora molti argomenti all’interno del suo saggio, primo tra tutti – quello che occupa la maggior parte del libro – è come si riconosce uno scrittore di talento con possibilità di successo. Analizza in modo scrupoloso e attento le varie tipologie di scrittori, riportando numerosi esempi, permettendo a chi legge di riconoscersi in una o più categorie. “Il mestiere dello scrittore”, quindi, parla più che altro delle qualità che uno scrittore deve possedere, riguarda la sua formazione e la sua impostazione mentale, l’approccio che egli ha nei confronti di ciò che scrive. È un volume che arricchisce sia dal punto di vista personale che da quello culturale e artistico, pur non trattando argomenti di natura tecnica. È utile soprattutto per chi desidera insegnare scrittura creativa, poiché spiega come relazionarsi con i propri allievi in modo efficace e produttivo. Anche in questo caso ci si sente meno soli nel leggere le esperienze di Gardner, ci si rincuora per il fatto di non essere gli unici scrittori insicuri a sentirsi pazzi visionari in preda all’estro creativo e, talvolta, in balia della trance. Gardner offre infiniti spunti di riflessione e approfondimento, ponendo l’accento soprattutto sulla proprietà di linguaggio e sull’originalità linguistica, due punti di fondamentale importanza per chi desidera diventare scrittore. L’ultima parte del testo è dedicata all’analisi di alcune figure dell’editoria, come l’editor e l’agente letterario, utili per fare chiarezza nella mente di chi non conosce questi mestieri. Il libro di Gardner si legge tutto d’un fiato come un romanzo. Non sarà un manuale tecnico, ma ho imparato molto dagli insegnamenti dell’autore ed è stato illuminante sotto ogni punto di vista, per cui lo considero un classico, un must per ogni scrittore o aspirante tale.

Il mestiere di scrivere, Raymond Carver“Il mestiere di scrivere”, Raymond Carver

Nell’acquistare questo libro, mi aspettavo un saggio sulla scia di On Writing di Stephen King, ma mi sbagliavo. Quello di Carver non è un testo concepito in modo unitario, ma consiste in una serie di saggi brevi e introduzioni scritti dall’autore per le sue opere o semplicemente riguardo il suo mestiere di scrittore. A differenza del libro di King, quello di Carver fa continui riferimenti agli altri libri dello stesso autore, per cui consiglio di leggerlo solo dopo aver visionato la produzione carveriana. Potrebbe risultare utile, inoltre, a chi ama scrivere racconti e/o poesie, piuttosto che ad autori di romanzi. Il mestiere di scrivere non racconta in modo autobiografico o tecnico la professione dello scrittore, come dicevo si tratta di una serie di brani e di note messi insieme dall’editore. Nonostante io sia rimasta in parte delusa da questa lettura, ho trovato molto interessante la parte finale, in cui è riportata una registrazione fatta durante una delle lezioni che Carver teneva in uno dei suoi corsi di scrittura. Tale registrazione, riportata sotto forma di discorso nel testo, permette di farsi un’idea di quello che significhi revisionare i propri scritti, offrendo degli spunti di riflessione rilevanti e molto utili.

Se conoscete altri manuali e saggi validi sulla scrittura creativa, lasciate i titoli in un commento. Sarò felicissima di arricchire la sezione della mia libreria a essa dedicata.

Mel

Un finale tutto da riscrivere!

Oggi pomeriggio sono stata in libreria per la lettura e il laboratorio del venerdì con i bambini. Questa volta ho scelto un gioiellino, un libro piccolo ma importante che racchiude un progetto speciale.

Sto parlando di “Fiabe in rosso” di Lorenzo Naia e Roberta Rossetti edito da VerbaVolant edizioni.

Marzo è il mese della Festa della Donna, e questo libro rivisita le fiabe classiche delle eroine più famose, modificandone il finale.

Perché ho deciso di portare questa raccolta di fiabe in libreria, proprio oggi? Be’, per rispondere, cito direttamente le parole degli autori: “perché ciò che ogni bimbo dovrebbe imparare è che il finale della propria vita non deve essere scontato. […] La felicità non consiste necessariamente nel trovare il principe azzurro, ma nel guadagnarsi la propria strada e il proprio posto nel mondo”.

E noi abbiamo inventato finali bellissimi, per le nostre storie preferite.

Il Gatto con gli Stivali è diventato un abile combattente, che insegna la sua arte di spadaccino ad altri aspiranti guerrieri.

Cappuccetto Rosso non ha mai incontrato il lupo, che si è perso in una delle sue passeggiate per finire dritto dritto… in America!

Un’altra variante di Cappuccetto ha visto vincitore proprio il lupo, che se ne è rimasto con la pancia bella piena a godere del suo bel pranzetto (viva il lupo, sempre).

E poi il cane Ozzy è scappato dalla cella in cui era rinchiuso, come nella storia originale, ma una volta libero ha indetto una grande e bellissima festa.

Che dire, poi, di Raperonzolo? Lei non si sposa, non ha bisogno di un principe che preferisce stare con un’altra principessa. No, lei se ne resta nella sua torre a scrivere storie, diventa indipendente e… si taglia i capelli perché è stufa che tutti vogliano usare la sua treccia come corda per arrampicarsi!

Ne abbiamo viste davvero delle belle, oggi pomeriggio.

Se già questi finali non parlassero da soli, comunicandoci le aspettative dei bambini, qualcuno ha deciso di non voler cambiare i finali di nessuna storia, ma di inventarne una di sana pianta, una storia che li lasciasse liberi di interpretare le loro stesse aspirazioni per il futuro. Tra tutti è spiccato un bambino che ha dimostrato le sue doti di fumettista, con l’orgoglio e l’ingenuità che solo i più piccoli sanno mostrare.

6d9c4125-d5ed-4408-ae7a-1ece55bd93c4Anche io ho disegnato il finale della mia storia preferita di quando ero bambina, “La gatta bianca”. Nel mio finale, il principe non taglia la testa e la coda della sua amata Gatta Bianca e quindi lei non si trasformerà mai in una bellissima principessa. Lui si rifiuta di compiere un atto tanto violento e si trasforma in gatto, rinunciando al regno di suo padre e vivendo per sempre felice con la sua bella Bianchina.

Per i finali reinventati da noi, abbiamo cercato di ispirarci alle illustrazioni del libro “Fiabe in rosso”, che usa fogli di giornale come rimando alla realtà e alla cronaca e il colore rosso dalla ricca simbologia.

Quello di Lorenzo Naia e Roberta Rossetti è un libro che insegna a non smettere mai di sperare in un finale diverso per la propria storia, un finale non scritto, inedito, e che solo noi possiamo decidere come scrivere.

Un ringraziamento speciale, infine, va a Sostieni Editori Medi e Piccoli Italiani per avermi fatto scoprire questo gioiello e per aver partecipato a distanza.

Mel.