Tornare tra i banchi di scuola

Dopo quasi otto anni dall’ultima volta, sono tornata tra i banchi di scuola, ma non nei panni dell’alunna.
Infatti, a fine marzo ho iniziato un percorso con le scuole medie alla scoperta dei retroscena de “La città nascosta” e della costruzione dei romanzi. Si è trattato di quattro giornate – per un totale di due incontri per ogni classe – per presentarmi agli alunni e coinvolgerli in un laboratorio che voleva essere un assaggio di scrittura creativa. Spero di aver lasciato qualcosa ai ragazzi, alla fine di questa esperienza che a me ha insegnato davvero molto.

17629926_1942902375941253_8873711272849253124_nAd accogliermi ho trovato insegnanti interessati e disponibili, appassionati al proprio lavoro, e ragazzi incuriositi dal mondo della scrittura e dalla figura dello scrittore, che sembrava così lontana dalla loro portata.
Come ho detto ai ragazzi, la scrittura, come ogni forma di arte, scaturisce da un’emozione. Loro me ne hanno trasmesse tante, e il bello di pubblicare libri è proprio questo: l’emozione non si ferma sulla pagina scritta, ma arriva anche agli altri e infine ritorna indietro a chi impugna la penna.

Sono state molte le domande che mi hanno rivolto, come un fiume in piena di curiosità. Nonostante spesso si rimproveri ai giovani di non sapersi più meravigliare, di non essere capaci di sorprendersi, ho trovato ragazzi disponibili all’ascolto, sinceramente incuriositi, talvolta persino ammirati.

Ho incontrato studenti pronti a mettersi in gioco, desiderosi di riconoscersi in qualche mia caratteristica, come per esempio le mie passioni e i miei interessi, oppure ancora i temi scolastici, le materie e i poeti che prediligevo alla loro età.

Si crede che i ragazzi di oggi pensino solo allo smartphone, a internet o a svaghi di dubbio potere educativo, ma negli occhi degli alunni che ho incontrato ho visto un guizzo di vivacità, una nota creativa che mi ha sorpresa per la sua potenza travolgente.

In questa esperienza breve, ma intensa, ho avuto l’opportunità di raccontare il mio percorso, di insegnare il valore della parola scritta, di offrire consigli e di incoraggiare una passione troppo spesso sminuita o denigrata.

Ho avuto il piacere di leggere alcuni lavori volti a esplorare i protagonisti della mia storia, e sono rimasta colpita dal fatto che gli alunni siano riusciti a cogliere in pieno l’anima della scrittura, il modo in cui nascono le idee e di come si caratterizzino i personaggi. In alcuni ho scorto persino una predisposizione alla documentazione, quella che tanto predico nei miei articoli dedicati alla scrittura, perché senza di essa non si va da nessuna parte. Chissà, forse ho avuto l’onore di incontrare, in questo fantasioso e divertente percorso, gli scrittori di domani, ai quali spero di aver fornito delle solide basi da cui partire.

Sono infinitamente grata per l’occasione che mi è stata data di parlare dei miei libri e di scrittura con gli insegnanti e gli studenti delle scuole di Vallecrosia. Si è dimostrata un’esperienza molto ricca dal punto di vista personale.
Vedere dei ragazzi così giovani interessati alla scrittura e al mondo che un autore può creare con la sua penna è emozionante.
Non dimenticherò tanto facilmente tutti gli autografi che mi hanno fatto lasciare sui loro diari, sulle copie del mio libro e su foglietti colorati, come ricordo tangibile di questo incontro bellissimo. Così come non dimenticherò il modo in cui sono stata accolta, permettendomi di regalare qualcosa di me.

effd2d48-87d9-4495-9931-2dfd32ac1e12Durante uno degli incontri, mi è stato chiesto che effetto mi farebbe, come autrice, sapere che qualcuno voglia far diventare un mio romanzo un film.
Ebbene, mi farebbe lo stesso effetto che mi sta facendo in questi giorni sapere che il mio “Sogni di Carta” sta per diventare un piccolo e divertentissimo percorso itinerante!
Nei giorni scorsi ho conosciuto gli interpreti dei protagonisti, i miei Archimede e Gulliver.
Vedere insegnanti così appassionate e volenterose e rendersi conto che le mie creature di carta e inchiostro non saranno solo lette, ma anche viste, da tantissimi bambini mi riempie il cuore di gioia, perché è esattamente questo lo scopo di “Sogni di Carta”.
A volte i sogni si avverano e altre volte anche i libri diventano realtà per un giorno, anzi due. Due meravigliose e magiche giornate che, ne sono sicura, mi porterò nel cuore per sempre!

Sono queste le esperienze che mi aiutano e mi spronano ad andare avanti per la mia strada, senza dare troppa importanza a chi rema contro di me, a chi mi mette i bastoni tra le ruote.
Finché avrò l’affetto dei miei lettori, il sostegno dell’editore, di insegnanti, ragazzi e familiari potrò dare nuova linfa al mio lavoro, perché scrivere è bello e parlarne lo è altrettanto.

Mel

Sulla scrittura

Arriva un momento in cui chi ama scrivere sente il bisogno di leggere le esperienze di altri scrittori. Dopo essersi cimentati nell’arte della scrittura da autodidatti, si potrebbe provare addirittura interesse verso manuali e saggi di tipo tecnico, che aiutino a sciogliere dubbi, a sfatare miti o, più semplicemente, che diano dei validi e professionali consigli.

Io ho iniziato da quelli che vi elenco qui sotto. Non affrontate questo post come fareste con una recensione, perché non è mia intenzione recensire i libri che ho letto sul tema scrittura. Prendete piuttosto la seguente lista come un piccolo excursus, una panoramica generale sui testi da me letti e studiati per permettervi di farvi un’idea e di scegliere quello che sentite più adatto a voi.

Stephen King On Writing“On Writing. Autobiografia di un mestiere”, Stephen King

Il libro di King è un classico, prima o poi tutti si imbattono nel suo saggio di scrittura. È stato di grande ispirazione per me, offrendomi numerosi spunti. Non avevo mai letto niente di King, perché il genere di cui scrive non rientra nei miei preferiti, ma sono stata felice di potermi avvicinare a On Writing e di godere dei suoi insegnamenti. Non è stato necessario conoscere a menadito le opere dello scrittore per comprendere i contenuti del testo. La prima parte del libro è autobiografica e racconta gli episodi principali della vita di Stephen King come scrittore, le sue esperienze e i passi che lo hanno condotto a diventare uno degli autori più venduti su scala mondiale. La seconda parte, invece, è un prontuario di scrittura creativa e racchiude i suoi consigli, le sue riflessioni. On Writing è un testo che apre gli occhi e che permette di farsi un’idea sugli errori più comuni, ma anche di sentirsi a casa. Le parole di King, talvolta, coccolano il lettore (scrittore a sua volta), facendolo sentire meno “solo” nel suo mestiere di fabbricante di storie.

Scrivere un romanzo - Donna Levin“Scrivere un romanzo”, Donna Levin

Se desiderate un manuale tecnico sulla scrittura, quello di Donna Levin potrebbe fare proprio al caso vostro. L’autrice insegna a creare personaggi convincenti, offrendo ottimi spunti, e a ideare trame efficaci. Ampio spazio viene dato anche al punto di vista della narrazione e alle regole di base riguardo aggettivi, avverbi e figure retoriche. Molto buoni sono anche i suggerimenti per la revisione dei propri scritti. Si tratta di un testo che offre un valido aiuto agli aspiranti scrittori e a chi scrive per passione, a mio parere sarebbe ancora meglio leggerlo/studiarlo insieme al titolo seguente.

Master di scrittura creativa - Jessica Page Morrell“Master di scrittura creativa”, Jessica Page Morrell

Anche questo è un manuale tecnico, ma, a differenza di quello della Levin, qui vengono indagate alcune tecniche di narrazione in più, scendendo maggiormente nei particolari. Se desiderate approfondire l’utilizzo di prologhi ed epiloghi, capire come strutturare la trama dei vostri romanzi in modo che in esse sia presente la giusta dose di azione e suspense e come delineare delle descrizioni efficaci, allora Master di scrittura creativa fa al caso vostro.

Ho letto il libro della Levin e quello della Morrell in contemporanea e sono rimasta soddisfatta da entrambe le letture, per cui vi consiglio di prenderli insieme, perché si completano l’un l’altro.

Il mestiere dello scrittore, John Gardner“Il mestiere dello scrittore”, John Gardner

Anche questo, come “On Writing” di Stephen King, non è un manuale tecnico, ma un saggio in cui sono riportate le esperienze dell’autore e le sue conoscenze acquisite grazie al mestiere di insegnante di scrittura creativa. È molto valido, ma se cercate un testo che vi insegni a costruire una trama o dei bei personaggi, allora non fa per voi. Gardner sfiora molti argomenti all’interno del suo saggio, primo tra tutti – quello che occupa la maggior parte del libro – è come si riconosce uno scrittore di talento con possibilità di successo. Analizza in modo scrupoloso e attento le varie tipologie di scrittori, riportando numerosi esempi, permettendo a chi legge di riconoscersi in una o più categorie. “Il mestiere dello scrittore”, quindi, parla più che altro delle qualità che uno scrittore deve possedere, riguarda la sua formazione e la sua impostazione mentale, l’approccio che egli ha nei confronti di ciò che scrive. È un volume che arricchisce sia dal punto di vista personale che da quello culturale e artistico, pur non trattando argomenti di natura tecnica. È utile soprattutto per chi desidera insegnare scrittura creativa, poiché spiega come relazionarsi con i propri allievi in modo efficace e produttivo. Anche in questo caso ci si sente meno soli nel leggere le esperienze di Gardner, ci si rincuora per il fatto di non essere gli unici scrittori insicuri a sentirsi pazzi visionari in preda all’estro creativo e, talvolta, in balia della trance. Gardner offre infiniti spunti di riflessione e approfondimento, ponendo l’accento soprattutto sulla proprietà di linguaggio e sull’originalità linguistica, due punti di fondamentale importanza per chi desidera diventare scrittore. L’ultima parte del testo è dedicata all’analisi di alcune figure dell’editoria, come l’editor e l’agente letterario, utili per fare chiarezza nella mente di chi non conosce questi mestieri. Il libro di Gardner si legge tutto d’un fiato come un romanzo. Non sarà un manuale tecnico, ma ho imparato molto dagli insegnamenti dell’autore ed è stato illuminante sotto ogni punto di vista, per cui lo considero un classico, un must per ogni scrittore o aspirante tale.

Il mestiere di scrivere, Raymond Carver“Il mestiere di scrivere”, Raymond Carver

Nell’acquistare questo libro, mi aspettavo un saggio sulla scia di On Writing di Stephen King, ma mi sbagliavo. Quello di Carver non è un testo concepito in modo unitario, ma consiste in una serie di saggi brevi e introduzioni scritti dall’autore per le sue opere o semplicemente riguardo il suo mestiere di scrittore. A differenza del libro di King, quello di Carver fa continui riferimenti agli altri libri dello stesso autore, per cui consiglio di leggerlo solo dopo aver visionato la produzione carveriana. Potrebbe risultare utile, inoltre, a chi ama scrivere racconti e/o poesie, piuttosto che ad autori di romanzi. Il mestiere di scrivere non racconta in modo autobiografico o tecnico la professione dello scrittore, come dicevo si tratta di una serie di brani e di note messi insieme dall’editore. Nonostante io sia rimasta in parte delusa da questa lettura, ho trovato molto interessante la parte finale, in cui è riportata una registrazione fatta durante una delle lezioni che Carver teneva in uno dei suoi corsi di scrittura. Tale registrazione, riportata sotto forma di discorso nel testo, permette di farsi un’idea di quello che significhi revisionare i propri scritti, offrendo degli spunti di riflessione rilevanti e molto utili.

Se conoscete altri manuali e saggi validi sulla scrittura creativa, lasciate i titoli in un commento. Sarò felicissima di arricchire la sezione della mia libreria a essa dedicata.

Mel

Un finale tutto da riscrivere!

Oggi pomeriggio sono stata in libreria per la lettura e il laboratorio del venerdì con i bambini. Questa volta ho scelto un gioiellino, un libro piccolo ma importante che racchiude un progetto speciale.

Sto parlando di “Fiabe in rosso” di Lorenzo Naia e Roberta Rossetti edito da VerbaVolant edizioni.

Marzo è il mese della Festa della Donna, e questo libro rivisita le fiabe classiche delle eroine più famose, modificandone il finale.

Perché ho deciso di portare questa raccolta di fiabe in libreria, proprio oggi? Be’, per rispondere, cito direttamente le parole degli autori: “perché ciò che ogni bimbo dovrebbe imparare è che il finale della propria vita non deve essere scontato. […] La felicità non consiste necessariamente nel trovare il principe azzurro, ma nel guadagnarsi la propria strada e il proprio posto nel mondo”.

E noi abbiamo inventato finali bellissimi, per le nostre storie preferite.

Il Gatto con gli Stivali è diventato un abile combattente, che insegna la sua arte di spadaccino ad altri aspiranti guerrieri.

Cappuccetto Rosso non ha mai incontrato il lupo, che si è perso in una delle sue passeggiate per finire dritto dritto… in America!

Un’altra variante di Cappuccetto ha visto vincitore proprio il lupo, che se ne è rimasto con la pancia bella piena a godere del suo bel pranzetto (viva il lupo, sempre).

E poi il cane Ozzy è scappato dalla cella in cui era rinchiuso, come nella storia originale, ma una volta libero ha indetto una grande e bellissima festa.

Che dire, poi, di Raperonzolo? Lei non si sposa, non ha bisogno di un principe che preferisce stare con un’altra principessa. No, lei se ne resta nella sua torre a scrivere storie, diventa indipendente e… si taglia i capelli perché è stufa che tutti vogliano usare la sua treccia come corda per arrampicarsi!

Ne abbiamo viste davvero delle belle, oggi pomeriggio.

Se già questi finali non parlassero da soli, comunicandoci le aspettative dei bambini, qualcuno ha deciso di non voler cambiare i finali di nessuna storia, ma di inventarne una di sana pianta, una storia che li lasciasse liberi di interpretare le loro stesse aspirazioni per il futuro. Tra tutti è spiccato un bambino che ha dimostrato le sue doti di fumettista, con l’orgoglio e l’ingenuità che solo i più piccoli sanno mostrare.

6d9c4125-d5ed-4408-ae7a-1ece55bd93c4Anche io ho disegnato il finale della mia storia preferita di quando ero bambina, “La gatta bianca”. Nel mio finale, il principe non taglia la testa e la coda della sua amata Gatta Bianca e quindi lei non si trasformerà mai in una bellissima principessa. Lui si rifiuta di compiere un atto tanto violento e si trasforma in gatto, rinunciando al regno di suo padre e vivendo per sempre felice con la sua bella Bianchina.

Per i finali reinventati da noi, abbiamo cercato di ispirarci alle illustrazioni del libro “Fiabe in rosso”, che usa fogli di giornale come rimando alla realtà e alla cronaca e il colore rosso dalla ricca simbologia.

Quello di Lorenzo Naia e Roberta Rossetti è un libro che insegna a non smettere mai di sperare in un finale diverso per la propria storia, un finale non scritto, inedito, e che solo noi possiamo decidere come scrivere.

Un ringraziamento speciale, infine, va a Sostieni Editori Medi e Piccoli Italiani per avermi fatto scoprire questo gioiello e per aver partecipato a distanza.

Mel.

 

 

L’arte nei filtri del tè

Una delle cose che amo di più è dedicarmi alla lettura davanti a una tazza di tè fumante. Per leggere, si sa, una delle cose che non dovrebbe mai mancare è un segnalibro e, personalmente, amo molto scegliere quello giusto con cura. Confesso di averne a casa una folta collezione, ormai; li tengo tutti dentro tazze sbeccate o inutilizzate, rigorosamente collocate tra gli scaffali della mia libreria. Forse un giorno vi mostrerò le mie belle billy acquistate all’Ikea e riempite di romanzi e saggi d’ogni genere, ma non è questo il giorno.

No, oggi voglio mostrarvi il modo in cui ho deciso di unire l’utile al dilettevole, mettendoci  anche un pizzico di riciclo creativo che non guasta mai.

A darmi lo spunto è stato Pinterest, che si presenta fin da subito come il catalogo mondiale delle idee. Se non lo conoscete, vi consiglio vivamente di farci un salto, sono sicura che non ve ne pentirete. Per me è divenuto una fonte inesauribile di creatività e un giorno di qualche mese fa vi trovai un’idea davvero bellissima. Decisi di metterla in pratica ed ecco il risultato: un segnalibro ricavato da una un filtro del tè!

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Fino ad ora ne ho realizzati tre, di cui uno solo per me, ma sono molto soddisfatta del risultato e della resa.

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Mi piace scrivere sul retro del segnalibro anche la miscela del tè che era presente nella bustina e, anche se non ne conserva il profumo, restano i rimasugli del colore dell’infuso, rendendo il segnalibro quasi “anticato”, vissuto.

Credo che, da ora in poi, inserirò spesso nei regali per amici e conoscenti un segnalibro fatto a mano. Fa la sua figura, e poi fa sempre piacere ricevere un dono personalizzato, unico nel suo genere.

Mel