Promuovere il proprio romanzo

Che decidiate di autopubblicarvi o di affidarvi a un editore, è importante curare con impegno, costanza e attenzione quello che verrà dopo il lancio dell’opera sul mercato.

Sia che siate i fortunati che riusciranno a firmare un contratto con un colosso dell’editoria, sia che pubblichiate con un editore più piccolo, non potete pensare che il vostro libro si promuova da solo e venda milioni di copie senza alcun tipo di contributo da parte vostra, soprattutto se siete sconosciuti e avete una ristretta cerchia di amici e conoscenti.

Il lavoro che si fa con un romanzo non è mai concluso con la battitura dell’ultima parola, e neppure con la sua stampa. Bisogna continuare a adoperarsi, diventando veri e propri imprenditori di se stessi e cercando di arrivare al maggior numero possibile di lettori.

Vediamo alcuni consigli utili.

Presentazioni e firmacopie.

Fate una lista di persone che conoscete e che potrebbero essere interessate al vostro libro, o che vi tornerebbero utili ai fini promozionali. Segnatevi le librerie della vostra zona, le associazioni culturali che potrebbero ospitare un evento creato da voi in locali messi a disposizione da loro. Il romanzo che avete scritto è adatto alle scuole? Se sì, provate a sentire i vostri insegnanti, anche se sono ormai pensionati: potrebbero riuscire a consigliare il vostro testo a qualche collega più giovane. Informatevi sulle sale di utilizzo pubblico, le fiere e le manifestazioni culturali della zona in cui vivete che vi ospiterebbero di buon grado e proponetevi anche alle biblioteche.

A questo punto avrete già un bel lavoro da fare, nel contattare chi di dovere per organizzare le prime presentazioni del vostro romanzo. Affidatevi a un grafico per la realizzazione di locandine informative da affiggere in luoghi strategici e tenendo sempre ben presente il target a cui si rivolge l’opera che avete scritto, sfruttandolo a vostro favore. Se, per esempio, avete pubblicato un libro per ragazzi, portate le locandine ai luoghi di ritrovo dei giovani, ai locali da loro più frequentati e in vicinanza degli edifici scolastici e sportivi.

Scoprirete che potrebbe essere più difficile e faticoso del previsto trovare la location adatta per la presentazione, ma non scoraggiatevi. Siate caparbi e determinati e organizzate un calendario di eventi non troppo ravvicinati tra loro.

Se pensate di non essere in grado di parlare della vostra opera davanti a un pubblico, fatevi aiutare da un relatore, una persona di vostra fiducia che ha letto il libro e lo ha apprezzato e che modererà l’incontro, intervistandovi e aiutandovi a rompere il ghiaccio.

Le presentazioni sono un mezzo utile per farsi conoscere e vendere qualche copia, i lettori di oggi, estremamente curiosi, hanno bisogno di vedere l’autore in carne e ossa, di sentirsi a lui affine. Presentare un romanzo è un buon metodo per farsi pubblicità, ma può essere dispendioso sia in termini economici che di tempo.

In alternativa, potete provare a organizzare un evento di firmacopie nelle librerie della vostra città e di quelle limitrofe. In questo modo, anziché parlare a un pubblico più o meno ampio di persone, vi sarà offerto un piccolo spazio all’interno dell’esercizio commerciale in cui autografare le copie a chi deciderà di acquistarle, scambiando qualche parola con chi avrete di fronte e testando le vostre capacità di venditori.

Una volta che vi sarete fatti conoscere nella vostra zona, potete provare a espandervi, organizzando eventi anche in altre città e regioni, magari con l’appoggio di legami di parentela e di amicizia a distanza.

Partecipare alle fiere di settore.

Alcuni editori offrono ai propri autori la possibilità di partecipare a diverse fiere del fumetto e dell’editoria, ospitandoli allo stand della casa editrice e/o organizzando presentazioni in ambito fieristico. Anche se l’editore non prevedesse questo tipo di iniziativa, potete pensare di farlo in autonomia in quanto autori e di partecipare indipendentemente, prenotando uno stand di modeste dimensioni o aggregandovi ad altri colleghi interessati all’esperienza.

Se potete, non lasciatevi scappare l’opportunità di partecipare alle fiere, è un ottimo modo per mettersi in gioco. Forse alla vostra presentazione non verranno in molti, visto che siete sconosciuti, ma se sarete abbastanza intraprendenti potrete stringere delle buone amicizie con i vostri colleghi scrittori e stabilendo un contatto diretto con il pubblico di lettori. Non siate timidi e cercate di sfruttare al meglio l’esperienza a vostro favore.

L’ambiente fieristico insegna all’autore a rapportarsi con il proprio pubblico in un modo diverso dalla classica e statica presentazione, che prevede un relatore che pone domande e uno scrittore che offre risposte. È un rapporto che si basa sulla frontalità, quella stessa che tanto odiavamo sui banchi di scuola, quando un docente impartiva i suoi insegnamenti “forzandoci” all’ascolto. Il rapporto che si crea in fiera, soprattutto presenziando allo stand, è diverso, più colloquiale e, se si sanno giocare bene le proprie carte, il lettore (quindi il pubblico) sentirà che l’autore non è distante, dietro la cattedra e irraggiungibile, ma è una persona come tante, desiderosa di far conoscere la propria passione e di interagire con gli altri. Lo scrittore, quindi, scende dal piedistallo immaginario su cui spesso il lettore lo pone, e diventa “uno di noi”, uno, per l’appunto, con cui scambieremmo volentieri una chiacchierata, davanti a una tazza di caffè o a un libro. A importare è la vicinanza di quel contatto, una vicinanza fisica, sì, ma anche e soprattutto di spirito.

Web marketing e Pubbliche Relazioni Digitali

Uno degli aspetti fondamentali da curare dopo la pubblicazione di un romanzo è quello della pubblicità. La triste verità è che un autore deve imparare a fare il grosso del lavoro da solo, perché neppure un grande editore potrà sponsorizzarlo nel modo giusto, questo è solo un miraggio, un falso mito che bisogna sfatare. A meno che non siate scrittori affermati e di professione o personaggi pubblici conosciuti sul territorio nazionale (o internazionale), il vostro romanzo non verrà promosso con il massimo dell’impegno da parte di un grande editore, per il semplice fatto che i libri da lui pubblicati sono troppi e non può permettersi di pubblicizzarli tutti alla stessa maniera, soprattutto se sa di poter ricavare di più sugli scritti degli autori più affermati. La stessa cosa capita con i librai, che si trovano ad affrontare delle spese e a dover guadagnare per vivere, per cui non è detto che una pubblicazione con un importante editore vi garantisca la presenza sugli scaffali di tutte le librerie italiane.

Oltre alle presentazioni, agli incontri con i lettori e alla partecipazione alle fiere, un autore dovrebbe essere in grado di promuovere anche il proprio lavoro online. In un mondo in cui tutto è sempre più digitale e social, bisogna essere disposti a confrontarsi con la tecnologia, al fine di raggiungere i potenziali lettori lontani e abbattere le barriere geografiche. Oggi più che mai, inoltre, le persone vengono attratte da chi si presenta come “personaggio”. Così come nel mondo dello spettacolo ogni attore/conduttore/cantante si costruisce una propria identità, anche l’autore moderno deve imparare a esaltare le proprie qualità e potenzialità per entrare in sintonia con altre persone, sia per interessi comuni che per simpatia.

Lo scrittore deve saper comunicare online e deve curare anche il modo in cui comunica: i vostri commenti su Facebook e Twitter dicono molto di voi, per esempio. Se scrivete in modo sgrammaticato, la gente sarà meno incentivata ad acquistare il vostro libro, perdete di credibilità. Gli stati che aggiornate sui social parlano del vostro modo di essere, della vostra quotidianità, e rappresentano un filtro tra voi e il mondo; se suscitate simpatia è possibile che le persone decidano di leggere qualcosa di vostro. Nella nostra società tutto è apparenza: se siete schivi, timidi o elusivi, difficilmente potrete essere apprezzati. Questo non significa necessariamente che dovrete trascorrere la maggior parte della vostra vita sul web e sui social network, cercando di apparire quelli che non siete. Siate sinceri e voi stessi, ma fate in modo di fare emergere la vostra personalità anche sul web.

Preparate un piano di lavoro quotidiano e fate di tutto per metterlo in pratica e portarlo avanti con costanza. Decidete quanto tempo potete dedicare ogni giorno alla vostra vita virtuale e alla promozione delle vostre opere, tenendo presente che bastano anche pochi minuti, non necessariamente delle ore. L’obiettivo principale all’inizio della vostra carriera di scrittori deve essere quello di farvi conoscere. È un processo che richiede molta pazienza, perché i risultati arrivano solo con il tempo e se avrete costruito e consolidato le pubbliche relazioni digitali. Cercate di non limitare la vostra presenza all’uscita del libro, sparire per mesi non vi sarà di alcun aiuto: come abbiamo visto, ci vuole costanza.

Fate sapere alle persone che il vostro libro esiste, altrimenti nessuno lo saprà. A questo proposito, prendete nota delle redazioni di quotidiani online e cartacei della vostra zona e inviate loro un comunicato stampa, soprattutto in occasione di eventi che riguardano il romanzo. Inserite nel comunicato qualche riga iniziale di presentazione della vostra opera. Anche qui valgono le stesse regole enunciate per la sinossi: non siate autoreferenziali e autocelebrativi, non scrivete frasi fatte e cercate solo di interessare l’interlocutore, senza esagerazioni. Passate poi a elencare i dati tecnici del libro: titolo, autore, editore, genere, numero di pagine, data di pubblicazione, prezzo e formati disponibili, quarta di copertina, link di acquisto, booktrailer, pagina Facebook, sito e un breve estratto a scelta. Infine, allegate la copertina, premurandovi di inviarla in un formato grande e con una buona risoluzione.

Se potete, contattate e inviate il comunicato stampa anche ai blog letterari, avendo cura di seguire le politiche di ogni blogger riportate in maniera chiara ed esaustiva nella sezione contatti di ogni blog che si rispetti. In questo caso, non inviate mail standard a tutti, ma fate notare l’impegno e il rispetto che nutrite nei confronti del lavoro di chi si trova dall’altra parte dello schermo.

Potete avviare una collaborazione con alcuni blog da voi scelti per organizzare blogtour e proporvi per un’intervista. I blogtour, in particolare, permettono di rivelare molti aspetti di un’opera, più di quelli che potrebbero rientrare in un classico comunicato stampa o in una segnalazione. Rivelate il “dietro le quinte” del vostro lavoro, spiegando com’è nata l’opera, quale musica avete ascoltato durante la sua stesura, gli schizzi dei personaggi che voi stessi avete disegnato o che avete trovato sul web, insieme a tutti quei contenuti speciali che ritenete possano incuriosire il pubblico di lettori.

Oltre ai blogger, contattate anche i booktuber: i canali YouTube sono un’ottima vetrina, soprattutto quelli che ricevono un alto numero di visualizzazioni.

Ricercate ogni occasione possibile per ricevere una recensione. È di fondamentale importanza che i lettori possano leggere i pareri altrui su quello che avete scritto e, se avrete fortuna, potrà scattare il tanto agognato passaparola. Non commettete, però, l’errore di spedire il file pdf dell’intero libro a tutti i contatti che avete. Non solo rischiate che diventi vittima di pirateria, ma avete bisogno che qualcuno lo compri e che il vostro libro venda. Se desiderate far recensire la vostra opera (cosa buona e giusta), dovete fare una selezione, una scelta accurata, assicurandovi che la persona a cui la state inviando possa apprezzarla (chiedetevi, per esempio, quali generi di libri preferisca).

Se ne avete la possibilità, mettete in palio una o più copie gratuite cartacee o digitali del vostro libro su Facebook o su un blog, facendo in modo che le persone condividano l’evento sui social network. In questo modo il vostro nome e la vostra opera circoleranno, e chissà che qualcuno, pur non aggiudicandosi il premio, non decida di comprare comunque il libro.

Un modo utile per raggiungere più lettori è quello di offrire la possibilità di scaricare gratuitamente le prime pagine del testo, per permettere al consumatore di “assaggiare” il prodotto prima dell’acquisto. Può servire, a tal proposito, scrivere degli spin-off da distribuire alle presentazioni e online in modo libero e gratuito.

Parlando invece di social network, scegliete quelli che sentite più su misura per voi. Create una pagina Facebook a vostro nome o omonima al romanzo e inserite in essa tutte le notizie utili: dalle recensioni ricevute alle foto dei lettori, dagli eventi che organizzerete a piccoli sguardi sulla vostra vita da scrittori. Potete sponsorizzare la pagina per promuovervi, pagando una cifra che deciderete preventivamente e che potrà servirvi a ricevere un maggior numero di visualizzazioni.

Partecipate attivamente ai gruppi chiusi di scrittura e di lettura, in modo da farvi conoscere e confrontarvi con altri colleghi. Alcuni gruppi, inoltre, organizzano periodicamente giornate dedicate a un autore: proponetevi per questo genere di iniziativa.

La vostra vita social non deve essere costituita solo da stati promozionali e da una sfilza di link d’acquisto, perché infastidiscono e rischiate di sortire l’effetto contrario a quello desiderato. Siate presenti con spontaneità, tenendo presente che i social non vi serviranno a vendere di più, ma solo a farvi conoscere, a raggiungere più lettori e a interagire con chi vi ha già letto o con altre figure utili (editori, editor, agenti letterari, scrittori…).

Se pensate di riuscire a portarlo avanti con costanza, aprite un blog personale in cui raccontare di voi e dei vostri scritti ai lettori.

Per concludere, riflettete sul fatto che nella nostra società, dove tutto si basa sull’immagine e su esperienze sensoriali (si pensi ai contenuti touch degli smartphone e alla condivisione compulsiva di foto di ogni genere) è sempre più difficile vendere un prodotto statico, finito e graficamente poco interessante come un libro. Lo scrittore di oggi ha l’arduo compito di trovare un modo per attirare l’attenzione su quello che ha scritto, e può farlo solo creando contenuti nuovi e multimediali, servendosi della tecnologia e utilizzando le “armi” che essa mette a disposizione, volgendole a proprio favore.

Mel

ATTENZIONE: Questo brano è stato tratto dal manuale “L’arte di scrivere. Regole, tecniche e consigli di scrittura creativa“, Melania D’Alessandro, Edizioni Leucotea (2017). Ne è vietata, pertanto, la riproduzione anche parziale senza riportare la fonte.

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Le 8 cose che ogni autore si sente dire almeno una volta nella vita.

Le seguenti affermazioni sono tratte da storie vere di ordinaria follia (la mia, insieme a quelle di conoscenti e amici scrittori).

  1. Cosa c’è scritto sulla tua carta d’identità nella professione?“. La gente pensa che basti pubblicare un libro per fare di voi degli scrittori di professione, ma non è così. Scordatevi di vivere di rendita, anzi: con ogni probabilità il vostro “lavoro” si avvicinerà a quanto di più simile ci sia a quello di un mendicante…
  2. Tanto lo hai scritto tu, no? Quindi, se me lo regali, non ci perdi niente.” Ci perdo eccome, invece! Mai regalare un libro a chi non se lo merita e MAI lasciar credere alle persone che il vostro lavoro non abbia un valore. Ci sarà sempre chi se ne approfitterà, chi cercherà di strapparvi una copia gratuita, ma bisogna imparare a farsi valere in questo mondo di sciacalli.
  3. Nella nostra libreria non teniamo i libri di autori esordienti/di piccoli editori, ci dispiace (bugia, in verità non ci dispiace affatto)”. Preparatevi a litigare con i librai, questi sconosciuti, perché sanno essere davvero crudeli con chi esordisce.
  4. Vuoi fare una presentazione nel mio negozio? Ma qui ho poco spazio, se devo ospitare una presentazione lo faccio per Fabio Volo o Massimo Gramellini, non di certo per uno come te!“. Non ci sono parole per descrivere questa affermazione, se non quelle già espresse al punto 3.
  5. Hai scritto un libro? Ah. Ma non ti sembra di aver perso tempo?“. La gente non si rende conto di quanto possa costare mettere su carta pensieri, creare personaggi con un certo spessore, dare vita a una storia e farlo nel modo giusto. Impiegare quattro, sei, otto ore al giorno davanti alla tastiera del pc non è una perdita tempo. Certo, non sarà come lavorare in fabbrica, ma è comunque un lavoro e come tale dovrebbe essere considerato (e stipendiato, ma questo è un altro discorso…).
  6. Non leggo libri di autori italiani.” Questi esemplari sono in crescente aumento, purtroppo, e bisogna farci i conti, presto o tardi che sia. Ricordate loro – per quanto possa valere – che parlano in italiano (o forse no?), vivono in Italia e dovrebbero essere più patriottici. Non tutti gli italiani scrivono bene, è vero, ma neppure tutti gli statunitensi, se è per questo. Leggere un libro pensato nella propria lingua madre è molto diverso dal leggerne uno tradotto. A questa categoria si aggiungono, poi, quelli che: “Io non leggo libri scritti da donne” e allora in quel caso non sono sicura di riuscire a rispondere delle mie azioni.
  7. Vorrei tanto comprarlo, ma non ho i soldi dietro, ho lasciato il portafoglio a casa.” Due minuti dopo comprano il gelato al nipote, un libro che non è il tuo, un paio di infradito e un pacchetto di sigarette.
  8. Non posso comprare il tuo libro, ma non scoraggiarti! Vai avanti così, eh!“. No, certo che non mi scoraggio! Perché dovrei?

E voi? Avete qualche altra voce da aggiungere all’elenco?

Mel

10 (scomode) verità per gli scrittori

  1. Concludere la stesura di un libro non è una fine, ma solo l’inizio di una strada lunghissima e tutta in salita, che spesso prosciugherà ogni energia, sia mentale che fisica. La scelta dell’editore, che per alcuni potrebbe sembrare facile, porterà via mesi. Una volta scelto, non è detto che lui scelga voi… per cui bisognerà prepararsi ad altrettanti mesi/anni di attesa. Se avrete la fortuna di ricevere una risposta positiva, aspettatevi altri mesi di lavoro per la correzione del vostro romanzo (sì, ancora!), per l’editing e poi, finalmente, l’uscita in libreria. Anche in questo caso non si tratta di un arrivo, ma solo di una delle tante tappe che costellano la strada percorsa dallo scrittore.
  2. L’autore, soprattutto se è un povero sconosciuto, non si arricchisce con i suoi libri. Toglietevi dalla testa il fatto che si possano pagare le bollette con quello che si ricava dai propri romanzi, perché è un miraggio. Forse, quando gli va bene, l’autore può pagare una pizza per due persone, con i diritti d’autore ricavati da un anno di vendite.
  3. Spesso quello che l’autore sborsa di tasca propria è di gran lunga maggiore rispetto a quello che guadagna. Locandine per eventi, affitti di locali per le presentazioni, viaggi fuori porta per provare a promuovere il proprio libro e per partecipare alle fiere… sono solo alcuni esempi delle spese che un autore può avere.
  4. I librai non sono amici degli scrittori. Nella maggior parte dei casi, anzi, sono tra i loro più acerrimi nemici.
  5. Le presentazioni non vi renderanno famosi, con ogni probabilità vi rivolgerete solo a una platea di amici/parenti, a volte vi ritroverete addirittura da soli e le vostre brillanti speranze faranno la fine di un treno deragliato.
  6. Se non avete una solida cerchia di conoscenti, probabilmente avete già perso in partenza. Per chi non possiede un gran numero di amicizie, è difficile vendere anche solo un centinaio di copie e la strada si farà ancora più  difficoltosa.
  7. La grande editoria non è il porto più sicuro al quale approdare. Esiste ancora la leggenda metropolitana secondo la quale pubblicare con i big dell’editoria faccia di noi degli autori affermati e che ci assicuri il successo nel quale abbiamo sempre sperato. Spesso i colossi dell’editoria, se siete esordienti o emergenti, non vi faranno comunque comparire nelle librerie di catena ed è molto probabile che non vi facciano alcuna pubblicità, esattamente come accade nella piccola editoria. Sarete sempre e solo voi a dovervi fare strada nel mondo, contando sulle vostre sole forze e diventando imprenditori di voi stessi.
  8. Se volete provare a emergere, dovete togliervi dalla testa l’idea di restare chiusi nella vostra stanza e gettare alle ortiche l’ideale di scrittore avvolto da un alone mistico che lo erge a divinità intoccabile. Dovete camminare in mezzo alla gente, spesso arrivare a snaturarvi. Dovete essere social, metterci la faccia e raccontare la vostra vita a perfetti sconosciuti, perché è questo che il lettore di oggi si aspetta. Dovrete inventare sempre nuovi contenuti, reinventarvi da capo e controllare costantemente le visualizzazioni sui vostri blog/siti/profili social, perché sono quelli i numeri che conteranno per voi. Dovrete elemosinare recensioni su amazon, organizzare eventi virtuali con blogger non sempre ben disposti e gestire un vero e proprio ufficio stampa per promuovervi.
  9. L’autore, anche se è esaurito da tutte le incombenze della vita quotidiana, dai problemi con le case editrici e con i librai e dal tempo che deve spendere dietro allo schermo del pc per fare pubbliche relazioni digitali, deve trovare il tempo (e la voglia) di continuare a scrivere, ma soprattutto deve SORRIDERE sempre. Nessuno meglio di voi saprà quanto vi costa ogni sorriso e quanta sofferenza possa nascondersi dietro di esso. Nessuno, inoltre, si spiega come mai alcuni autori siano così indisponenti, così schivi o perché scrivano mail frettolose. Non ci si spiega come mai alcuni autori siano più lenti di altri nel farsi conoscere: dopotutto, chi scrive perde del gran tempo, per cui ne ha da vendere… [NOTA: il punto 8 non vuole essere una giustificazione alle risposte sgarbate o lapidarie di certi autori, ma siamo esseri umani e, come tali, sbagliamo, ci arrabbiamo e superiamo i nostri limiti di sopportazione.]
  10. Nonostante le delusioni, le porte chiuse in faccia e le risposte sgarbate di chi non capisce il vostro lavoro, dovete ritrovare l’entusiasmo iniziale e fregarvene di tutto quello che intorno a voi rema contro. Lo scrittore è un lottatore, un combattente che non può permettersi di abbassare la guardia.

Questa lista non vuole scoraggiare nessuno. I punti che ho redatto servono ai lettori per comprendere quanto sia difficoltosa la vita per uno scrittore, ma serve anche agli aspiranti autori: nessuno mi ha avvisata di quello a cui sarei andata incontro, quando pubblicai il mio primo romanzo, e, forse, avrei voluto qualcuno a prepararmi. Ci sono verità difficili da digerire anche adesso, dopo quattro anni dal mio esordio letterario. Alcune delle cose che ho scritto le ho vissute (e le vivo ancora) sulla mia pelle, altre sono ispirate a esperienze di amici e conoscenti.

Scrivere è bello, ma se volete fare gli scrittori non potete sperare che vada sempre tutto liscio. I momenti bui ci sono e ci saranno sempre, basta munirsi in anticipo dello spirito giusto per poterli affrontare.

Mel

#SalTo30: i miei incontri e i miei acquisti

Finalmente, ritrovata la calma e il tempo necessari, posso parlarvi della mia esperienza al Salone del Libro di Torino.

Vi avevo promesso che ci sarebbe stata una bella novità e, finalmente, posso rivelarla, per cui comincio proprio da qui.

Melania D'Alessandro - Sogni di Carta - Salone del Libro Torino - L'arte di scrivereHo avuto il piacere di essere ospite allo stand del mio editore, Leucotea, in occasione del lancio del mio terzo libro! Questa volta si tratterà di un’opera molto diversa dalle precedenti due, perché non è un romanzo, ma un saggio. Nei mesi scorsi, infatti, mi sono impegnata molto per dar vita a un manuale di scrittura creativa che si intitolerà L’arte di scrivere. Costituirà la base per un corso di scrittura organizzato dalla sottoscritta che partirà prossimamente.

È stato bello incontrare i miei lettori al Salone, in particolare Angharad, Amaranth e Alaisse del blog La Bella e il Cavaliere, insieme a Simo del blog La Biblionauta, incontrata dal vivo per la prima volta, dopo lungo tempo di conoscenza virtuale.

Dopo l’ospitalità allo stand Leucotea, sono proseguiti gli incontri tra i corridoi del Salone.

Ho avuto l’immenso piacere di abbracciare, finalmente, Chiara Panzuti, carissima amica ormai da lungo tempo. La dolcissima Chiara sta per sbarcare in libreria con il suo quarto romanzo, “Absence – Il gioco dei quattro“, questa volta edito da Fazi e del quale avrete già sicuramente sentito parlare. Sono stata davvero felice di poterla incontrare di persona, dopo tante ore passate a chiacchierare al telefono o a scriverci dalla tastiera del pc.

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Un altro piacevolissimo incontro è stato quello con Francesca Diotallevi allo stand Neri Pozza, autrice di “Le stanze buie” edito da Mursia e vincitrice del premio Neri Pozza sezione giovani con il romanzo “Dentro soffia il vento, che vi invito a leggere, se non lo avete ancora fatto. Ringrazio ancora Francesca per avermi dedicato del tempo e per aver condiviso con me le sue esperienze di scrittura, è sempre bello un confronto tra autori, oltre che costruttivo.

Dentro Soffia il vento - Francesca Diotallevi - Salone del Libro di Torino

Continuando a parlare di autori, sono riuscita a strappare un autografo anche al grandissimo Luis Sepùlveda, che speravo di incontrare già negli scorsi anni. Il suo celebre “Storia di una Gabbianella e del Gatto che le insegnò a volare” è stato uno dei primi romanzi che mi entrarono nel cuore quando ero ancora una piccola lettrice, l’ho riletto così tante volte da consumarlo. Questo libro ha segnato una tappa fondamentale della mia infanzia, in qualche modo ha tracciato un sentiero che non avrei più abbandonato: quello della libertà.

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Sono contentissima anche di aver conosciuto di persona anche Marta Duò, che ha esordito con Plesio Editore con il romanzo “I superstiti di Ridian”, del quale vi ho già parlato (potete leggere il post relativo cliccando qui) e che andrà in ristampa, visto il grande successo riscosso al Salone del Libro!

0b1efc11-bdc9-48f6-84b6-49ebbd2ef76aL’ultimo incontro, ma non meno importante, è stato quello con un’amica di penna conosciuta anni fa grazie al mio vecchio blog. Siamo diventate amiche e il Salone, dopo tanti anni, ci ha permesso di abbracciarci per la prima volta. Per l’occasione, Claudia ha portato con sé un dono prezioso, che mi ha commossa e che custodirò gelosamente come un tesoro: una fedelissima riproduzione di Gulliver, realizzata interamente a mano all’uncinetto! Se volete dare un’occhiata a tutte le splendide creazioni di Claudia, potete sbirciare la sua pagina Facebook e il blog Fancy Crochet, troverete piccole meraviglie delle quali non potrete che innamorarvi.

Il Salone, però, non è stato solo incontri, ma anche acquisti, con grande dispiacere del mio portafoglio xD

Per fortuna avevo con me una lista di libri ai quali dare la precedenza, perché in mezzo alla confusione e alle opportunità succulenti del Salone mi sentivo proprio come una volpe dentro al pollaio!

Ecco qui, dunque il mio bottino:

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  • Il booklet di Absence – Il gioco dei quattro di Chiara Panzuti, un’anteprima di quattro capitoli, in vista del libro che uscirà in libreria il 1° giugno.
  • Anime di carne rossa di Giuseppe Sullo, che mi ha subito attratta per la trama, dove si rincorrono mistero e superstizione e che sembra promettere molto bene.
  • Il porto di Letizia Lianza, una storia dal profumo di mare che mi ha catturata già solo per l’odore di salsedine che promette dal titolo, visto che ho un estremo bisogno di racconti del genere.
  • Passavamo sulla terra leggeri di Sergio Atzeni, pubblicato postumo e rappresentativo della Regione Sardegna, alla quale mi sto appassionando di recente. Il romanzo di Atzeni ripercorre diverse epoche storiche sarde con uno stile poetico e particolare, ho deciso che non potevo lasciarmelo sfuggire.
  • Canne al vento di Grazia Deledda, un libro che ho amato e di cui ho assaporato ogni descrizione. Non lo possedevo ancora, così ho colto l’occasione.
  • Il caso Jane Eyre di Jasper Fforde, un libro bizzarro e curioso a metà tra la fantascienza e il giallo che ha stuzzicato la mia curiosità, complice anche il fatto che Jane Eyre sia uno dei miei libri preferiti. Ho bisogno di storie originali e di voci narrative esilaranti, e questo libro sembrava rispondere a entrambe le mie richieste.
  • Lo strano manoscritto trovato in un cilindro di rame di James De Mille, romanzo d’avventura la cui trama mi ha incuriosita.
  • Il cavaliere di bronzo di Fedor Galiazzo, un fantasy italiano che parla di animali parlanti, di medioevo e di viaggi in mondi paralleli, un insieme di ingredienti che mi hanno incuriosita e che mi hanno convinta a dare nuova fiducia a questo genere, che ultimamente ho un po’ messo da parte.

Voi siete riusciti ad andare al Salone del Libro di Torino, quest’anno? Quali sono stati i vostri acquisti?

Mel

Raccogliere storie come conchiglie

In questo periodo sto cercando di recuperare un po’ di classici per arricchire la mia cultura personale di base. Non avevo mai letto niente di Virginia Woolf prima d’ora, e credo fermamente di essermi persa molto, ma c’è sempre tempo per recuperare. Così ho deciso di iniziare da “Una stanza tutta per sé”, che non sarà il suo testo più conosciuto, ma i suoi argomenti mi interessavano in modo particolare, per cui eccovi il motivo della mia scelta.

Se siete lettori voraci, conoscerete bene la meraviglia che coglie chi prende in mano il libro giusto al momento giusto, per cui non starò qui a spiegarvela. Sappiate soltanto che  questo saggio mi ha fatto provare proprio quel genere di incanto.

In poco più di un centinaio di pagine, l’autrice affronta il tema della letteratura femminile, indagando le difficoltà che la donna delle epoche passate si è trovata davanti nell’esprimere il proprio pensiero e la propria creatività.

1ea5cfc0b1a5e420fd441690833aa364“Se vuole scrivere romanzi, una donna deve avere del denaro e una stanza tutta per sé”, scriveva la Woolf. Sono parole sempre attuali, le sue, non si può fare altro che ammetterlo.

Virginia Woolf riflette sul fatto che i letterati d’un tempo – e del suo tempo – potevano essere considerati tali solo se avevano dei soldi da investire per la propria educazione e per poter viaggiare, conoscendo così le meraviglie del mondo e non rimanendo ingabbiati in una realtà quotidiana sempre uguale, immutabile, deprimente e priva di stimoli, come invece erano costrette a fare le donne. L’uomo poteva permettersi un’educazione degna di questo nome e, se voleva scrivere, poteva contare su una stanza tutta per sé. La donna, al contrario, svolgeva la propria vita in salotto, a ricamare, a badare alla prole, o in cucina e nei campi. Non le era concesso un luogo in cui poter rimanere in solitudine e in silenzio, veniva costantemente interrotta dai familiari e, per questo, dobbiamo apprezzare ancor di più le opere delle sorelle Brontë e di Jane Austen (tra le tante). Queste figure femminili di grande importanza scrivevano su un numero di fogli limitato, che acquistavano non senza fatica. E si dedicavano alla stesura delle loro opere di nascosto (Jane Austen), nel bel mezzo di un salotto e con interruzioni continue.

Oggigiorno la situazione è cambiata di poco, se si pensa che anche nella nostra epoca moderna la donna che scrive è chiamata a svolgere diverse mansioni e, per questo, non è così scontato che possieda una stanza tutta per sé. A questo, però, voglio aggiungere un’altra nota. Lo scrittore di oggi – e mi riferisco ad ambo i sessi, non solo a quello femminile – ha davvero bisogno di denaro, ma non per l’educazione, quanto per promuovere le proprie opere e viaggiare, sì, ma per far conoscere al mondo la sua scrittura.

Spesso non ci si rende conto di quanto sia difficile la vita di uno scrittore emergente. Si pensa che basti una pubblicazione con un piccolo editore e una manciata di presentazioni per vendere una grande quantità di copie e guadagnare, ma non è così, sarebbe troppo facile, altrimenti. No. La verità è che lo scrittore emergente di oggi è un lottatore, un sognatore caparbio e infaticabile che deve dare continua prova di sé e delle proprie capacità. E quando gli (o le) sembrerà di aver conquistato un traguardo, ecco che subito gliene si presenterà un altro ancora più difficile da raggiungere di quello precedente. Per non contare, poi, tutte quelle altre difficoltà che si presentano lungo il suo cammino, che sperava fosse roseo e che tutti gli/le sorridessero dandogli pacche amorevoli sulla spalla.

Lo scrittore di oggi sogna in grande, ma prima o poi si trova a dover fare i conti con la dura realtà. Ma credete, forse, che questo basti a scoraggiarlo? No! Se ha abbastanza fegato e si dimostra caparbio, va avanti per la sua strada a testa alta e impara ad affrontare la vita esattamente come i suoi stessi personaggi affrontano la storia e le difficoltà che l’autore ha posto sul suo cammino.

Lo confesso: dopo tutto questo studiare tecniche narrative, stili di scrittura e la costruzione di trame e personaggi, ho iniziato a credere di essere un personaggio a mia volta. Un personaggio che viene posto davanti a delle scelte, sul cui cammino l'”autore” pone delle difficoltà. Ebbene, ho intenzione di scrivere da sola la mia storia e, per questo, supererò gli ostacoli e darò vita alla trama della mia esistenza, costruendola un pezzo alla volta, proprio come si fa per i romanzi.

Ma torniamo a noi e alla mia (da ora) amatissima Virginia Woolf:

“Finché scrivete ciò che desiderate scrivere, questa è la sola cosa che conta; e se questo conta per secoli interi o solo per poche ore, nessuno può dirlo. Ma sacrificare un frammento del vostro sogno, una minima sfumatura del suo colore, per compiacere [qualcuno] è il più vile dei tradimenti al cui confronto il sacrificio della ricchezza o della castità, che si diceva essere il più grande dei disastri umani, non è che un morso di pulce.”

A questo pensiero vorrei aggiungere quello di un’altra scrittrice, Daphne du Maurier (autrice de Gli Uccelli, Mia cugina Rachele, Rebecca la prima moglie e Jamaica Inn), la quale sosteneva che per scrivere non si dovesse temere nessuno, altrimenti non valeva la pena di farlo.

Sono due concetti, quello della Woolf e quello della du Maurier, che restano validi ancora – e soprattutto – nel nostro mondo moderno e nella giungla dell’editoria che uno scrittore deve apprestarsi ad affrontare brandendo una sciabola, nell’attesa di incontrare la prima tigre che desideri sbranarlo.

Sì, perché non crediate che lo scrittore moderno sia libero di esprimere il proprio estro creativo e le proprie idee più dei grandi pilastri della letteratura del passato. Nossignori. L’editore di oggi non fa altro che chiedere agli autori di sfornare i libri che si presume i lettori vogliano leggere. E così ci troviamo gli scaffali inondati di mattoncini di carta , un ottimo combustibile per il camino nelle fredde sere invernali. Non si può parlare di letteratura, infatti; mi rifiuto di considerare certi sedicenti romanzi come tali, non vogliatemene. E qui, dunque, mi riallaccio a quanto scritto da Virginia Woolf: non credo sia giusto scrivere per compiacere amici e parenti, né tanto meno per seguire le mode dettate dall’editoria. La scrittura, quella vera, è ben altra cosa, e sarebbe l’ora di far capire a chi di dovere che il lettore sa scegliere la qualità e la sa riconoscere. Forse per questo ho una voglilibri viaggi vitea crescente di sperimentare la piccola editoria, di scovare tesori tra le pieghe di quel mare che è la letteratura degli scrittori emergenti italiani. E, forse, ciò è dovuto anche alla mia consapevolezza di tutta la fatica affrontata da un autore che ha deciso più o meno consapevolmente di ingrassare la schiera di soldati della piccola editoria.

La Woolf scriveva ancora:

“Se voleste farmi contenta – e di persone come me ce ne sono a migliaia – dovreste scrivere libri di viaggio e di avventura, opere di ricerca e di erudizione, viaggi storici e biografie, e poi opere di critica, di filosofia e scienza. Se farete questo, voi certamente farete progredire l’arte del romanzo. Perché i libri hanno un modo tutto proprio di influenzarsi a vicenda. […] Quando vi chiedo di scrivere più libri, vi incito a fare una cosa che contribuirà al vostro bene e al bene del mondo intero. […] Lo scrittore, io credo, ha la possibilità di vivere più a lungo degli altri, in presenza di questa realtà. Egli ha il compito di trovarla, raccoglierla, e comunicarla a tutti noi. Perché la lettura di questi testi [che esprimono la realtà] sembra compiere una curiosa operazione rigenerativa sui nostri sensi; a lettura ultimata vediamo più intensamente; il mondo ci appare messo a nudo e animato da una vita più intensa. […] Cosicché quando vi chiedo di guadagnare dei soldi e di procurarvi una stanza tutta per voi, vi sto chiedendo di vivere in presenza della realtà una vita che, a quanto sembra, rinvigorisce, che la si possa o meno comunicare agli altri. “

Da queste righe si evince che il lettore di un tempo cercasse opere letterarie di diverso genere, ma tutte accomunate da un certo realismo, nonché dall’alta qualità della scrittura e dei concetti espressi attraverso di essa. Perché oggi dovrebbe essere diverso? Se ho riportato degli stralci dell’opera di Virginia Woolf è perché vorrei far riflettere anche voi, insieme a me. Lo scrittore ha davvero il compito di raccogliere esperienze come conchiglie sulla spiaggia del tempo, e, proprio per le sue qualità e capacità non comuni a tutti, ha il dovere di raccontarle. Il tipo di opere che ne scaturisce suscita esattamente le stesse emozioni che la Woolf ha descritto tanto bene, e non c’è niente di più bello che vivere mille vite oltre alla propria, grazie alla letteratura. Infine, è vero che la scrittura impreziosisce l’animo umano, che rinvigorisce e permette di vivere una vita piena. Gli scrittori, con le parole che hanno scritto di loro pugno, possono vivere per sempre, perché lo sappiamo tutti: scripta manent.

E allora vi chiedo solo di scegliere con accuratezza a quali autori donare l’immortalità, perché saranno quelli che scegliete oggi a diventare i pilastri della letteratura per le generazioni di domani.

Pensateci. Riflettete. E siate lettori, scrittori e consumatori consapevoli.

Mel

[Credits immagine di copertina: Giancarbon. Fonte altre immagini: Pinterest.]