Dove scrivono gli autori?

Nella mia esperienza all’interno delle scuole, alla domanda: «Come vi immaginate gli scrittori?», qualche bambino ha risposto identificando subito lo scrittore con il luogo in cui pratica la sua arte.

«Me lo immagino che scrive seduto alla sua scrivania.»

«Me lo immagino mentre scrive a lume di candela, al buio.»

«Me lo immagino da solo, mentre beve una pozione per avere più fantasia e scrive nella sua stanza.»

Ma questa figura mitologica che è lo scrittore, dove e come scrive realmente? Vediamo alcuni esempi di scrittori famosi.

Stephen King, nel suo On Writing, riporta:

“Ho sfornato i miei primi due romanzi pubblicati, Carrie e Le notti di Salem, nella lavanderia di un maxicaravan con un tavolino da bambini in bilico sulle cosce, pestando sui tasti dell’Olivetti portatile di mia moglie.”

Più avanti, il suo datore di lavoro gli cede la scrivania del suo studio per permettergli la stesura dei suoi romanzi.

Daphne du Maurier (Mia cugina Rachele, Gli Uccelli, Rebecca la prima moglie, Jamaica Inn) si stabiliva un piano di scrittura giornaliero che seguiva rigorosamente, restando seduta alla scrivania della sua stanza e non permettendo a nessuno, neppure ai suoi figli, di disturbarla. Chiudeva la porta e da quel momento e per le ore a seguire entrava nel suo personalissimo mondo.

Daphne Du Maurier Scrivania

Virginia Woolf  preferiva stare in piedi e scrivere sul piano inclinato della sua scrivania, un tavolo alto tre piedi e mezzo con un’angolatura che le permetteva di osservare il suo lavoro sia da vicino che da lontano. Aveva inventato anche una tavoletta di compensato con penne e inchiostro attaccati, per avere sempre a portata di mano tutto l’occorrente per la scrittura.

Per Vladimir Nabokov e Gertrude Stein il luogo ideale per scrivere era l’automobile, che consentiva loro il giusto isolamento, mentre Agatha Christie ideava omicidi sgranocchiando mele nella sua vasca da bagno.

Marcel Proust scriveva sul letto, in una stanza che aveva fatto insonorizzare appositamente per dedicarsi alla stesura delle sue opere senza essere disturbato. Anche James Joyce si dedicava alla scrittura da sdraiato e indossava un cappotto bianco per riflettere meglio la luce sul foglio, dati i suoi problemi di vista.

Walter Scott non scriveva seduto a un tavolo, ma… componeva poesie sulla sella del cavallo.

Roald Dhal, invece,  scriveva così, con una tavola che poggiava sui braccioli della sua poltrona.

E ora, senza avere la pretesa di paragonarmi a nessuno di questi grandi scrittori, vi mostro il mio angolino.

Scrivania MelIo scrivo da qui.
È un angolino molto più disordinato, solitamente, ma l’ho tirato a lucido per l’occasione.

Tutto, persino il tavolo, ha un valore affettivo. Il piano è stato costruito dal mio falegname di fiducia (mio papà) e mi segue dai tempi dell’università.
Candele profumate, dolci ricordi, quaderni e diari la fanno da padroni sulle mensole, e di recente ho inserito un compagno fidato che resterà sempre con me, a ricordarmi la storia che ha rubato per sempre la parte del mio cuore che si nutre d’inchiostro.
Il Quadernone Fabbricone è onnipresente, pronto a raccogliere spunti e idee.
La grande assente in questa foto, invece, è la mia bella tazza di tè fumante.
Ho sempre sognato un posto tutto mio per la scrittura. Nella mia mente l’ho sempre visualizzato come una torretta solitaria, distaccata dal resto della casa, nella quale rifugiarmi e da riempire di fogli e appunti sparsi.
Quella qui sotto non è in una torre, ma come inizio non c’è male!

E voi, da dove scrivete? Se avete voglia di raccontarmelo, lasciatemi un commento.

Mel

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Lontano dalla città

Non so se avete la fortuna di possedere un luogo del cuore, un posto in cui rigenerarvi, ricaricarvi, e che, quando vi sentite giù di morale, stanchi e affannati dalle incombenze quotidiane, vi chiami a gran voce, reclamando la vostra presenza.

Se lo avete anche voi, come me, siete persone fortunate.

Il mio si trova a qualche chilometro di distanza da dove abito, non ci vado spesso, ma quando capita mi regala emozioni indescrivibili.

E, meraviglia delle meraviglie, la Natura ha sempre un dono per me, mi riaccoglie come una figlia rimasta lontana per tanto tempo.

Sul sentiero mi riempio gli occhi di verde e il cuore di bellezza, perché non esiste altro posto diverso da questo che sento di poter chiamare Casa.

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Tappeti di edera proteggono il terreno, talvolta si gettano nel vuoto, formando cascate di foglie.

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Una stella verde si muove. Spuntano due zampe lunghe, fragili e scure. Spiccano un balzo e infine la vedo: una rana minuscola, così piccola che quasi si fatica a vederla. La vedete anche voi?

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I castagni, maestosi padroni del bosco, con i loro tronchi cavi sono rifugio, riparo. La luce passa dall’alto del fogliame e giunge fin dentro il tronco, che si trasforma in una cattedrale di legno.

 

Pietre su pietre testimoniano il passaggio di antiche popolazioni, e poi lì, nel folto del bosco, si arriva a toccare il torrente, con la sua Memoria d’acqua.

Le foglie cadute formano un tappeto sulla superficie, sembra quasi di poterci camminare sopra.

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Acqua e Terra raccontano storie a chi ha il dono di poterle ascoltare.

E allora riempio le orecchie dei sussurri del vento, prendendo appunti nel taccuino che tengo sempre pronto nella mia mente, in occasioni come queste.

E’ venuto il momento di rimettersi a scrivere, di percorrere nuovi sentieri.

Grazie Autunno, grazie Settembre e grazie Natura: siete la fonte d’ispirazione migliore per me.

Mel

Tutto torna

829be782-74ba-43ce-9b76-212a89860afdE infine è tornata la voglia di candele accese, di perdersi nel veder danzare la fiamma.
Sono tornate le giornate del tè caldo al pomeriggio, della carezza delle calze e della coperta.
È tornato il momento di riconquistare del tempo per sé, di restare in silenzio ad ascoltare il rumore che fanno le foglie che cadono, i pensieri vecchi che lasciano spazio a quelli nuovi, leggeri come l’ultimo salto dal ramo dell’albero alla terra soffice e scura.
È di nuovo il momento di aprire il quaderno, il diario, di togliere il tappo alla penna e lasciar fluire le emozioni nere d’inchiostro sul foglio immacolato.
È  l’ora di rimettersi a scrivere, di vivere ancora e ancora attraverso le parole scritte per personaggi nuovi.
È  tempo di trasformazione, il più bello dell’anno per me 

Mel

Creare ponti, spezzare confini

«È qui che voglio stare.»

È la frase di una storia che ho scritto e che continua a essere il mio modus vivendi, da quando ne ho salutato i personaggi.

Non c’è giorno che passi senza che io rivolga loro un pensiero, e loro ne rivolgono uno a me, facendomi sapere che la loro vita si è estesa ben oltre la parole “Fine”, scritta ormai  nove mesi fa. Il nostro appare come uno scambio epistolare, che si muove sul vento dell’ispirazione, effimero, virtuale, ma non per questo meno realistico. Non ci saranno altre parole, oltre quella fine, ma ci sono ancora mille emozioni da vivere insieme, a distanza, cavalcando le onde di un oceano impetuoso al ritmo di un cuore che pulsa, sotto la superficie di una pelle di foca.

L’immagine inserita in questo post è una delle tante “cartoline”, una prova che i personaggi che abbiamo amato non ci abbandonano mai e che la lor o essenza continua a scorrere nelle nostre vene d’inchiostro per sempre.

Ancora una volta devo ringraziare Pascal Campion, per la sua arte che crea ponti invisibili, che spezza i confini tra fantasia e realtà.

Mel

Un sogno, un segno.

Alcuni sogni ci accompagnano dalla tenera età per non abbandonarci più.

Ci segnano, ci guidano, ci definiscono come persone.

Una notte di tanti anni fa feci un sogno molto simile all’immagine qui sotto e quell’attività notturna della mia mente infantile mi segnò a tal punto che ancora oggi ne ricordo dettagli, contorni, messaggi.

Alcune cose non si dimenticano, si avvinghiano al cuore e all’anima con la tenacia dell’edera.

Quel mio sogno si traduce in un’unica, semplice e bellissima parola. È un marchio a fuoco che non va via, che a volte fa male, altre ancora ha il sapore della conquista:

LIBERTÀ.

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Mel

[Illustrazione di Pascal Campion]

#SalTo30: i miei incontri e i miei acquisti

Finalmente, ritrovata la calma e il tempo necessari, posso parlarvi della mia esperienza al Salone del Libro di Torino.

Vi avevo promesso che ci sarebbe stata una bella novità e, finalmente, posso rivelarla, per cui comincio proprio da qui.

Melania D'Alessandro - Sogni di Carta - Salone del Libro Torino - L'arte di scrivereHo avuto il piacere di essere ospite allo stand del mio editore, Leucotea, in occasione del lancio del mio terzo libro! Questa volta si tratterà di un’opera molto diversa dalle precedenti due, perché non è un romanzo, ma un saggio. Nei mesi scorsi, infatti, mi sono impegnata molto per dar vita a un manuale di scrittura creativa che si intitolerà L’arte di scrivere. Costituirà la base per un corso di scrittura organizzato dalla sottoscritta che partirà prossimamente.

È stato bello incontrare i miei lettori al Salone, in particolare Angharad, Amaranth e Alaisse del blog La Bella e il Cavaliere, insieme a Simo del blog La Biblionauta, incontrata dal vivo per la prima volta, dopo lungo tempo di conoscenza virtuale.

Dopo l’ospitalità allo stand Leucotea, sono proseguiti gli incontri tra i corridoi del Salone.

Ho avuto l’immenso piacere di abbracciare, finalmente, Chiara Panzuti, carissima amica ormai da lungo tempo. La dolcissima Chiara sta per sbarcare in libreria con il suo quarto romanzo, “Absence – Il gioco dei quattro“, questa volta edito da Fazi e del quale avrete già sicuramente sentito parlare. Sono stata davvero felice di poterla incontrare di persona, dopo tante ore passate a chiacchierare al telefono o a scriverci dalla tastiera del pc.

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Un altro piacevolissimo incontro è stato quello con Francesca Diotallevi allo stand Neri Pozza, autrice di “Le stanze buie” edito da Mursia e vincitrice del premio Neri Pozza sezione giovani con il romanzo “Dentro soffia il vento, che vi invito a leggere, se non lo avete ancora fatto. Ringrazio ancora Francesca per avermi dedicato del tempo e per aver condiviso con me le sue esperienze di scrittura, è sempre bello un confronto tra autori, oltre che costruttivo.

Dentro Soffia il vento - Francesca Diotallevi - Salone del Libro di Torino

Continuando a parlare di autori, sono riuscita a strappare un autografo anche al grandissimo Luis Sepùlveda, che speravo di incontrare già negli scorsi anni. Il suo celebre “Storia di una Gabbianella e del Gatto che le insegnò a volare” è stato uno dei primi romanzi che mi entrarono nel cuore quando ero ancora una piccola lettrice, l’ho riletto così tante volte da consumarlo. Questo libro ha segnato una tappa fondamentale della mia infanzia, in qualche modo ha tracciato un sentiero che non avrei più abbandonato: quello della libertà.

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Sono contentissima anche di aver conosciuto di persona anche Marta Duò, che ha esordito con Plesio Editore con il romanzo “I superstiti di Ridian”, del quale vi ho già parlato (potete leggere il post relativo cliccando qui) e che andrà in ristampa, visto il grande successo riscosso al Salone del Libro!

0b1efc11-bdc9-48f6-84b6-49ebbd2ef76aL’ultimo incontro, ma non meno importante, è stato quello con un’amica di penna conosciuta anni fa grazie al mio vecchio blog. Siamo diventate amiche e il Salone, dopo tanti anni, ci ha permesso di abbracciarci per la prima volta. Per l’occasione, Claudia ha portato con sé un dono prezioso, che mi ha commossa e che custodirò gelosamente come un tesoro: una fedelissima riproduzione di Gulliver, realizzata interamente a mano all’uncinetto! Se volete dare un’occhiata a tutte le splendide creazioni di Claudia, potete sbirciare la sua pagina Facebook e il blog Fancy Crochet, troverete piccole meraviglie delle quali non potrete che innamorarvi.

Il Salone, però, non è stato solo incontri, ma anche acquisti, con grande dispiacere del mio portafoglio xD

Per fortuna avevo con me una lista di libri ai quali dare la precedenza, perché in mezzo alla confusione e alle opportunità succulenti del Salone mi sentivo proprio come una volpe dentro al pollaio!

Ecco qui, dunque il mio bottino:

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  • Il booklet di Absence – Il gioco dei quattro di Chiara Panzuti, un’anteprima di quattro capitoli, in vista del libro che uscirà in libreria il 1° giugno.
  • Anime di carne rossa di Giuseppe Sullo, che mi ha subito attratta per la trama, dove si rincorrono mistero e superstizione e che sembra promettere molto bene.
  • Il porto di Letizia Lianza, una storia dal profumo di mare che mi ha catturata già solo per l’odore di salsedine che promette dal titolo, visto che ho un estremo bisogno di racconti del genere.
  • Passavamo sulla terra leggeri di Sergio Atzeni, pubblicato postumo e rappresentativo della Regione Sardegna, alla quale mi sto appassionando di recente. Il romanzo di Atzeni ripercorre diverse epoche storiche sarde con uno stile poetico e particolare, ho deciso che non potevo lasciarmelo sfuggire.
  • Canne al vento di Grazia Deledda, un libro che ho amato e di cui ho assaporato ogni descrizione. Non lo possedevo ancora, così ho colto l’occasione.
  • Il caso Jane Eyre di Jasper Fforde, un libro bizzarro e curioso a metà tra la fantascienza e il giallo che ha stuzzicato la mia curiosità, complice anche il fatto che Jane Eyre sia uno dei miei libri preferiti. Ho bisogno di storie originali e di voci narrative esilaranti, e questo libro sembrava rispondere a entrambe le mie richieste.
  • Lo strano manoscritto trovato in un cilindro di rame di James De Mille, romanzo d’avventura la cui trama mi ha incuriosita.
  • Il cavaliere di bronzo di Fedor Galiazzo, un fantasy italiano che parla di animali parlanti, di medioevo e di viaggi in mondi paralleli, un insieme di ingredienti che mi hanno incuriosita e che mi hanno convinta a dare nuova fiducia a questo genere, che ultimamente ho un po’ messo da parte.

Voi siete riusciti ad andare al Salone del Libro di Torino, quest’anno? Quali sono stati i vostri acquisti?

Mel

Cacciatori di stelle su trapunte di nuvole

Sc18527389_1663577003670566_7771754154530522765_orivere è un po’ così: rincorrere stelle su prati di cielo, afferrare la luce prima che svanisca con lo sbocciare del sole al mattino.
La scrittura è un po’ come guardare la notte con gli occhi di un bimbo, impaurito dal buio infinito, ma catturato dai bagliori tremolanti delle stelle, curioso dei mondi che si nascondono su di esse.
Scrivere è tenere per mano personaggi, percorrere con loro un sentiero buio, a tratti rischiarato da lucciole, per poi lasciarli liberi di spiccare il volo per nuovi orizzonti.
Essere scrittori significa custodire un mondo sconosciuto, avere il privilegio di vivere sulla pelle emozioni non proprie e vite delle quali non si è protagonisti, ma semplici spettatori. Lo scrittore è così, cacciatore di stelle su una trapunta di nuvole.

Mel