Creare ponti, spezzare confini

«È qui che voglio stare.»

È la frase di una storia che ho scritto e che continua a essere il mio modus vivendi, da quando ne ho salutato i personaggi.

Non c’è giorno che passi senza che io rivolga loro un pensiero, e loro ne rivolgono uno a me, facendomi sapere che la loro vita si è estesa ben oltre la parole “Fine”, scritta ormai  nove mesi fa. Il nostro appare come uno scambio epistolare, che si muove sul vento dell’ispirazione, effimero, virtuale, ma non per questo meno realistico. Non ci saranno altre parole, oltre quella fine, ma ci sono ancora mille emozioni da vivere insieme, a distanza, cavalcando le onde di un oceano impetuoso al ritmo di un cuore che pulsa, sotto la superficie di una pelle di foca.

L’immagine inserita in questo post è una delle tante “cartoline”, una prova che i personaggi che abbiamo amato non ci abbandonano mai e che la lor o essenza continua a scorrere nelle nostre vene d’inchiostro per sempre.

Ancora una volta devo ringraziare Pascal Campion, per la sua arte che crea ponti invisibili, che spezza i confini tra fantasia e realtà.

Mel

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Come scrivere libri per ragazzi: 5 falsi miti e 5 consigli pratici

Qualche giorno fa mi sono ritrovata a parlare di scrittura per i giovani lettori con un’amica scrittrice, Marta Duò. Dato che sul web si trovano notizie non accurate sull’argomento e che si rischia di fare confusione, ho deciso di dedicargli un articolo, con la speranza che possa essere utile a chi desidera rivolgersi a questo genere di target.

Cominciamo, dunque, sfatando qualche falso mito al riguardo.

Falso mito n.1: Mi metto a scrivere una storia per ragazzi perché è più facile.

Parlare ai più piccoli, siano essi bambini in età scolare o adolescenti, non è mai semplice. Dobbiamo pensare, innanzi tutto, che oggigiorno i giovani – ma anche gli adulti – sono bombardati da numerosi stimoli, soprattutto visivi. Per questo motivo, bisogna essere in grado di attirare l’attenzione e saperla tenere viva, senza cadere in banalità né eccedere con effetti speciali di dubbia efficacia.

Falso mito n.2: È d’obbligo usare un linguaggio semplice e fantasioso.

Niente di più sbagliato! Una regola d’ordine, quando si scrive per ragazzi, è quella di rispettare l’intelligenza dei giovani lettori. I bambini e gli adolescenti non sono stupidi, per cui evitate di spiegare loro ogni cosa e di ridurre il lessico a parole semplici e a espressioni che li facciano sentire stupidi. Bisogna ricordare che non esiste tanto un linguaggio infantile, quanto piuttosto un modo diverso di vedere le cose e di interpretare il mondo. È lo sguardo dei vostri lettori che dovete adottare, senza cadere nelle banalità e nei cliché dettati dal pregiudizio adulto.

Ricordate, inoltre, che i libri per ragazzi servono anche alla formazione di questi ultimi, pertanto usare parole complesse può spronarli ad ampliare il loro raggio di conoscenza della lingua italiana, che non è affatto una cosa negativa.

Falso mito n.3: I libri per bambini sono troppo infantili per essere goduti da un pubblico adulto.

Se avete avuto modo di leggere libri per ragazzi degni di questo nome, vi sarete accorti che i migliori sono quelli che potrebbero essere letti e apprezzati anche da chi bambino non  è più. Se saprete esporre le vicende senza far sentire al ragazzo o al bambino la distanza tra la vostra età e la sua, allora riuscirete a scrivere una storia indimenticabile.

Falso mito n.4: I libri per ragazzi devono avere sempre un lieto fine.

I giovani sanno che non tutte le cose vanno come ci aspettiamo, nella vita. Un finale forzatamente felice infastidisce tanto gli adulti quanto i ragazzi. Il lettore esige coerenza e credibilità, e questo non deve essere diverso per i libri per un pubblico giovane. Inoltre, grazie all’esperienza che ho fatto lo scorso marzo nelle scuole, ho avuto modo di accorgermi di quanto i ragazzi di oggi siano disillusi. Credevo fosse un problema solo della mia generazione, sono rimasta sorpresa di constare che, invece, colpisce anche quelle successive. Nessuno dei ragazzi che ho incontrato crede nel cosiddetto “lieto fine”. È stato triste prenderne atto, ma è la realtà. Io, alla loro età, leggevo Harry Potter, loro, invece, cercano storie vere e drammatiche, perché rispecchiano la realtà e rispondono alle loro numerose domande. Basti pensare al numero sempre crescente di divorzi, alle gravi malattie che possono colpire un membro vicino o lontano della famiglia, alle minacce del terrorismo, alla violenza di cui siamo testimoni con i telegiornali… Insomma, è diventato difficile, per un giovane d’oggi, credere che l’amore sia eterno e che esistano famiglie felici come quelle del Mulino Bianco. I ragazzi sembrano cercare storie drammatiche perché vi si immedesimano, le trovano realistiche e sperano di trovare in esse le risposte su come reagire di fronte ai problemi della quotidianità.

Falso mito n.5: Non bisogna parlare dei tabù della società all’interno dei libri dedicati ai più giovani.

Tutto il contrario. I giovani hanno bisogno che si parli dei tabù, ne sono incuriositi e sono avidi di informazioni. Sentono il bisogno di sviluppare una propria opinione e di essere guidati verso la comprensione. Persino la morte e la malattia possono essere trattati per un pubblico di giovanissimi, l’importante è il modo in cui lo si fa. Vorrei ricordare, inoltre, che i migliori libri per ragazzi devono essere godibili anche per  un pubblico adulto: questo significa che dovranno avere diversi livelli di lettura. Sta alla bravura dello scrittore riuscire a rivolgersi a due fasce d’età differenti recapitando i giusti messaggi al target di appartenenza.

Ora che ci siamo ripuliti per bene da tutte le leggende metropolitane che circolano sulla letteratura per l’infanzia e per i giovani, è giunto il momento di passare a quello che vi interesserà di più, e cioè:

Stando a queste considerazioni, cosa bisogna fare se si desidera scrivere una storia per bambini/ragazzi?

Le regole di base sono sempre le stesse, come per qualsiasi genere di romanzo, tuttavia ci sono alcuni accorgimenti da prendere.

  1. Conoscere il proprio pubblico. Ormai ve l’ho detto fino alla nausea su questo blog: la documentazione è fondamentale.  In questo caso, documentatevi sulla fascia di età dei vostri lettori, dovete conoscerne i bisogni, gli interessi e le passioni, ma anche e soprattutto i problemi. Documentatevi, inoltre, su quelli che reputano i loro eroi, i loro miti e le situazioni nelle quali si identificano più facilmente. Potrebbe essere utile rileggere i vostri vecchi diari, se li avete, o guardare fotografie di quando avevate l’età di cui volete scrivere, per entrare con più facilità in quel determinato stato mentale ed emotivo.
  2. Stimolare la crescita psicologica del lettore, la comprensione di se stessi e del mondo. A seconda della fascia d’età alla quale intendiamo rivolgerci, la storia dovrà essere diversa, questo è ovvio. Un adolescente potrebbe preferire romanzi di formazione, per immedesimarsi con la crescita psico-fisica del protagonista. Il giovane lettore ama ritrovare nei libri le situazioni che nella sua quotidianità gli creano disagio, perché spera di trovare nel libro una risposta su come affrontarle. Ecco, dunque, che viene stimolata la crescita psicologica del lettore. Non è necessario che ci sia una morale all’interno della storia, ma quel che è più importante è non “sbatterla in faccia” al lettore. Bisogna fare in modo che egli arrivi da solo a dedurre l’insegnamento del romanzo che abbiamo scritto. Togliamoci dalla testa che i bambini e i ragazzi siano stupidi e parliamo loro come a nostri pari.
  3. Dire la verità. Non ha senso credere che, visto il target, un libro per ragazzi debba essere ingenuo e presentare le cose come fossero avvolte in una nuvola di zucchero filato. I giovani non hanno bisogno che gli adulti nascondano loro il dolore, le sofferenze, il male; al contrario, sentono la necessità di conoscerli per saperli affrontare nel modo giusto. Sanno che non esiste vittoria senza un sacrificio, che non c’è la vita senza la morte, così come non tutte le storie d’amore finiscono bene.
  4. Fare scelte stilistiche intelligenti. Prediligere capitoli brevi a quelli lunghi, invogliando così a leggere anche nei piccoli ritagli di tempo. Un libro per ragazzi dovrebbe avere continui picchi di tensione nella trama, per mantenere alta l’attenzione. A questo proposito, si sconsigliano le lunghe descrizioni: meglio fare largo uso di dialoghi vivaci e ben studiati, che velocizzano la narrazione.
  5. Leggere libri per ragazzi. Come sempre, il modo migliore per imparare a scrivere è LEGGERE, e tanto anche. Imparate dai grandi, dal loro stile, approcciandovi alla lettura con occhio critico e attento. A questo proposito, vi fornisco di seguito una lista approssimativa di libri per ragazzi che meritano di essere letti, soprattutto se desiderate scrivere per questo target.
  • Momo, Michael Ende
  • Papà gambalunga, Jean Webster
  • Anna dai capelli rossi, Lucy Maud Montgomery
  • Piccole donne, Louisa May Alcott
  • Il signore delle mosche, William Golding
  • Il giardino segreto, Frances Hodgson Burnett
  • Qualcuno con cui correre, David Grossmann
  • Storia di una gabbianella e del gatto che le insegnò a volare, Luis Sepùlveda
  • Harry Potter, J.K.Rowling
  • Cuore d’inchiostro, Cornelia Funke
  • Le avventure di Jacques Papier, Michelle Cuevas
  • Olga di carta, Elisabetta Gnone
  • Matilde, Il GGG, La Fabbrica di Cioccolato, Roal Dahl
  • Queste oscure materie, Philipp Pullman
  • L’Accademia del Bene e del Male, Soman Chainani
  • Sette minuti dopo la mezzanotte, Patrick Ness e Siobhan Dowd
  • Se è una bambina, Beatrice Masini
  • La storia di Mina, David Almond
  • Il figlio del cimitero, Neil Gaiman
  • La figlia dei ghiacci, Matthew Kirby

Non mi resta, dunque, che augurarvi buon lavoro e, se vi va, ditemi la vostra opinione.

Mel

 

 

Scheletri nel cassetto

In questi giorni ho avuto modo di rileggere gli scritti di quando ero adolescente.

È stato interessante notare il cambiamento da quel periodo a oggi dal punto di vista della scrittura, e negli ultimi anni sento di essere migliorata molto.

A rileggermi adesso, noto i difetti della mia scrittura passata, le similitudini banali e ridondanti, gli “show don’t tell” inesistenti e i personaggi piatti, sempre uguali e stereotipati.

La cosa, però, che mi ha colpito di più è stata l’assenza di una pianificazione efficace della storia. Scrivevo di getto e senza prendere appunti, questo mi portava irrimediabilmente a interrompere la storia poco dopo averla cominciata: non avevo una meta, neppure i miei personaggi ne avevano una.

La cosa più importante che mi abbiano insegnato i personaggi delle mie ultimissime storie, di cui due già pubblicate, è stata proprio l’importanza della documentazione, di uno schema con le varie tappe della trama, più o meno abbozzate, non importa… uno scheletro da tenere nel cassetto deve esserci sempre.

Iniziare una storia senza uno scheletro, sarebbe come salpare dal porto senza una bussola in tasca a indicarci la direzione giusta da imboccare.

Spesso chi inizia a scrivere si chiede come fare per portare a termine una storia senza arrendersi prima, e il segreto, secondo me, è proprio questo: lo scheletro, la bussola.

Mel