10 (scomode) verità per gli scrittori

  1. Concludere la stesura di un libro non è una fine, ma solo l’inizio di una strada lunghissima e tutta in salita, che spesso prosciugherà ogni energia, sia mentale che fisica. La scelta dell’editore, che per alcuni potrebbe sembrare facile, porterà via mesi. Una volta scelto, non è detto che lui scelga voi… per cui bisognerà prepararsi ad altrettanti mesi/anni di attesa. Se avrete la fortuna di ricevere una risposta positiva, aspettatevi altri mesi di lavoro per la correzione del vostro romanzo (sì, ancora!), per l’editing e poi, finalmente, l’uscita in libreria. Anche in questo caso non si tratta di un arrivo, ma solo di una delle tante tappe che costellano la strada percorsa dallo scrittore.
  2. L’autore, soprattutto se è un povero sconosciuto, non si arricchisce con i suoi libri. Toglietevi dalla testa il fatto che si possano pagare le bollette con quello che si ricava dai propri romanzi, perché è un miraggio. Forse, quando gli va bene, l’autore può pagare una pizza per due persone, con i diritti d’autore ricavati da un anno di vendite.
  3. Spesso quello che l’autore sborsa di tasca propria è di gran lunga maggiore rispetto a quello che guadagna. Locandine per eventi, affitti di locali per le presentazioni, viaggi fuori porta per provare a promuovere il proprio libro e per partecipare alle fiere… sono solo alcuni esempi delle spese che un autore può avere.
  4. I librai non sono amici degli scrittori. Nella maggior parte dei casi, anzi, sono tra i loro più acerrimi nemici.
  5. Le presentazioni non vi renderanno famosi, con ogni probabilità vi rivolgerete solo a una platea di amici/parenti, a volte vi ritroverete addirittura da soli e le vostre brillanti speranze faranno la fine di un treno deragliato.
  6. Se non avete una solida cerchia di conoscenti, probabilmente avete già perso in partenza. Per chi non possiede un gran numero di amicizie, è difficile vendere anche solo un centinaio di copie e la strada si farà ancora più  difficoltosa.
  7. La grande editoria non è il porto più sicuro al quale approdare. Esiste ancora la leggenda metropolitana secondo la quale pubblicare con i big dell’editoria faccia di noi degli autori affermati e che ci assicuri il successo nel quale abbiamo sempre sperato. Spesso i colossi dell’editoria, se siete esordienti o emergenti, non vi faranno comunque comparire nelle librerie di catena ed è molto probabile che non vi facciano alcuna pubblicità, esattamente come accade nella piccola editoria. Sarete sempre e solo voi a dovervi fare strada nel mondo, contando sulle vostre sole forze e diventando imprenditori di voi stessi.
  8. Se volete provare a emergere, dovete togliervi dalla testa l’idea di restare chiusi nella vostra stanza e gettare alle ortiche l’ideale di scrittore avvolto da un alone mistico che lo erge a divinità intoccabile. Dovete camminare in mezzo alla gente, spesso arrivare a snaturarvi. Dovete essere social, metterci la faccia e raccontare la vostra vita a perfetti sconosciuti, perché è questo che il lettore di oggi si aspetta. Dovrete inventare sempre nuovi contenuti, reinventarvi da capo e controllare costantemente le visualizzazioni sui vostri blog/siti/profili social, perché sono quelli i numeri che conteranno per voi. Dovrete elemosinare recensioni su amazon, organizzare eventi virtuali con blogger non sempre ben disposti e gestire un vero e proprio ufficio stampa per promuovervi.
  9. L’autore, anche se è esaurito da tutte le incombenze della vita quotidiana, dai problemi con le case editrici e con i librai e dal tempo che deve spendere dietro allo schermo del pc per fare pubbliche relazioni digitali, deve trovare il tempo (e la voglia) di continuare a scrivere, ma soprattutto deve SORRIDERE sempre. Nessuno meglio di voi saprà quanto vi costa ogni sorriso e quanta sofferenza possa nascondersi dietro di esso. Nessuno, inoltre, si spiega come mai alcuni autori siano così indisponenti, così schivi o perché scrivano mail frettolose. Non ci si spiega come mai alcuni autori siano più lenti di altri nel farsi conoscere: dopotutto, chi scrive perde del gran tempo, per cui ne ha da vendere… [NOTA: il punto 8 non vuole essere una giustificazione alle risposte sgarbate o lapidarie di certi autori, ma siamo esseri umani e, come tali, sbagliamo, ci arrabbiamo e superiamo i nostri limiti di sopportazione.]
  10. Nonostante le delusioni, le porte chiuse in faccia e le risposte sgarbate di chi non capisce il vostro lavoro, dovete ritrovare l’entusiasmo iniziale e fregarvene di tutto quello che intorno a voi rema contro. Lo scrittore è un lottatore, un combattente che non può permettersi di abbassare la guardia.

Questa lista non vuole scoraggiare nessuno. I punti che ho redatto servono ai lettori per comprendere quanto sia difficoltosa la vita per uno scrittore, ma serve anche agli aspiranti autori: nessuno mi ha avvisata di quello a cui sarei andata incontro, quando pubblicai il mio primo romanzo, e, forse, avrei voluto qualcuno a prepararmi. Ci sono verità difficili da digerire anche adesso, dopo quattro anni dal mio esordio letterario. Alcune delle cose che ho scritto le ho vissute (e le vivo ancora) sulla mia pelle, altre sono ispirate a esperienze di amici e conoscenti.

Scrivere è bello, ma se volete fare gli scrittori non potete sperare che vada sempre tutto liscio. I momenti bui ci sono e ci saranno sempre, basta munirsi in anticipo dello spirito giusto per poterli affrontare.

Mel

Chiamatemi Anna

Il 12 maggio è sbarcata su Netflix la nuova serie tv dedicata alla storia che tutti noi conosciamo come Anna dai capelli rossi. Il titolo della serie, tratta dai celebri romanzi di Lucy Maud Montgomery, è “Chiamatemi Anna” (“Anne with an E” nella versione originale) e fin dai primi fotogrammi dimostra i suoi innumerevoli pregi.

Non spetta a me parlare della parte più tecnica di questo piccolo capolavoro cinematografico, ma vale la pena spendere qualche parola sulla storia, i personaggi e le tematiche, che mi competono sicuramente di più.

Non avrei saputo intraprendere una scelta migliore per gli attori della serie, a partire da Anna, Marilla e Matthew per concludere con Rachel, Diana e i compagni di scuola di Anna. Tutti impeccabili nella loro interpretazione, perfettamente calzanti nel ruolo assegnatogli.

ANNE_101_Day5_0452.nefSono rimasta colpita dall’espressività e dal talento di Amybeth McNulty (interprete di Anna) che, nonostante la giovane età, trasmette con enfasi le emozioni della protagonista allo spettatore. E sono proprio i sentimenti di Anna a fare da colonna portante all’intera serie, tanto che non si può non sentirsi travolti dall’onda di freschezza ed emozione dell’orfanella adottata dai fratelli Cuthberth.

Nonostante le grandi sofferenze che la vita le ha inflitto, Anna combatte i dolori del suo passato grazie al grande spirito di immaginazione che la caratterizza. Tutto, intorno a lei, è fonte di meraviglia, stupore e poesia. Potrebbe apparire un tratto tipico dei bambini, ma Anna va ben oltre l’aspetto immaginativo infantile: lei si impegna per dare un nome alle proprie emozioni, indaga nel suo animo e cerca la definizione giusta per quello che sente. Ma Anna non è solo spensieratezza ed emozioni. L’eroina di questa serie tv introduce al pubblico di spettatori tematiche attuali ancora oggi, nella nostra modernità. Si interroga sulla condizione della donna, chiamata a essere moglie e madre in una comunità nella quale non ha altri ruoli che questi. La ristrettezza di queste idee non compiacciono la protagonista, che detesta l’idea di ridurre la sua vita a uno strumento per sfornare figli e per obbedire a un marito. Per questo, fin dalla sua prima comparsa a Green Gables, Anna ci tiene a far valere le proprie ragioni e a combattere per la parità dei sessi.

Chiamatemi Anna - Anne with an ETuttavia, non è solo questo il problema che si troverà a dover affrontare. Anna non è come tutti i bambini della sua età, la condizione di orfana la rende diversa, insieme ai capelli rossi che lei detesta tanto. Possiede, inoltre, un’intelligenza fuori dal comune e conoscenze di cui non dispongono neppure gli adulti. Con i suoi paroloni sofisticati e il suo spirito ribelle, finirà per cacciarsi nei guai in più di un’occasione.

Caparbia e idealista come l’eroina del suo libro preferito, “Jane Eyre”, Anna commuove lo spettatore, con i suoi ragionamenti sottili e con la grande sensibilità che la contraddistinguono.

“Chiamatemi Anna” è davvero un capolavoro, anche se non mi è difficile credere che non tutti ne comprenderanno i significati più profondi.

Il tema della crescita è rappresentato in modo impeccabile, insieme ai drammi che le bambine si trovano a dover affrontare con il sopraggiungere della preadolescenza. La serie tv, inoltre, offre uno spaccato della società dell’epoca e del sistema scolastico d’un tempo, che non teneva conto dei bisogni, delle esigenze e delle difficoltà degli alunni. L’insegnamento veniva impartito con metodi coercitivi e inefficaci e Anna, ancora una volta, dimostrerà che non bastano i libri a seminare intelligenza e che la vita deve basarsi sull’esperienza.

Un altro tema è quello della famiglia, ma non quella di sangue, bensì quella dell’anima. Matthew e Marilla Cuthberth sono la vera famiglia di Anna, e le famiglie si aiutano nel momento della difficoltà.

downloadNon mi aspettavo di trovare tematiche quali il femminismo, la violenza sulle donne, i tabù della società, il bullismo e il lutto in una serie Netflix che, a giudicare dalla sua copertina, si presentava con toni spensierati. La leggerezza è presente, sì, ma gioca a nascondino con i drammi della vita, in un rincorrersi reciproco che commuove profondamente chi si trova dall’altra parte dello schermo, spettatore di uno spettacolo avvenuto almeno una volta nella vita di ognuno di noi.

“Chiamatemi Anna” è un gioiello di rara bellezza, un inno che invita a coltivare l’immaginazione nascosta nel bambino interiore che è dentro di noi. Se siete persone sensibili non potrete che innamorarvi della poesia di questa serie, per cui non lasciatevela scappare.

Mel 

 

 

 

#SalTo30: i miei incontri e i miei acquisti

Finalmente, ritrovata la calma e il tempo necessari, posso parlarvi della mia esperienza al Salone del Libro di Torino.

Vi avevo promesso che ci sarebbe stata una bella novità e, finalmente, posso rivelarla, per cui comincio proprio da qui.

Melania D'Alessandro - Sogni di Carta - Salone del Libro Torino - L'arte di scrivereHo avuto il piacere di essere ospite allo stand del mio editore, Leucotea, in occasione del lancio del mio terzo libro! Questa volta si tratterà di un’opera molto diversa dalle precedenti due, perché non è un romanzo, ma un saggio. Nei mesi scorsi, infatti, mi sono impegnata molto per dar vita a un manuale di scrittura creativa che si intitolerà L’arte di scrivere. Costituirà la base per un corso di scrittura organizzato dalla sottoscritta che partirà prossimamente.

È stato bello incontrare i miei lettori al Salone, in particolare Angharad, Amaranth e Alaisse del blog La Bella e il Cavaliere, insieme a Simo del blog La Biblionauta, incontrata dal vivo per la prima volta, dopo lungo tempo di conoscenza virtuale.

Dopo l’ospitalità allo stand Leucotea, sono proseguiti gli incontri tra i corridoi del Salone.

Ho avuto l’immenso piacere di abbracciare, finalmente, Chiara Panzuti, carissima amica ormai da lungo tempo. La dolcissima Chiara sta per sbarcare in libreria con il suo quarto romanzo, “Absence – Il gioco dei quattro“, questa volta edito da Fazi e del quale avrete già sicuramente sentito parlare. Sono stata davvero felice di poterla incontrare di persona, dopo tante ore passate a chiacchierare al telefono o a scriverci dalla tastiera del pc.

18556034_1214806905315397_6479177382755245934_n

Un altro piacevolissimo incontro è stato quello con Francesca Diotallevi allo stand Neri Pozza, autrice di “Le stanze buie” edito da Mursia e vincitrice del premio Neri Pozza sezione giovani con il romanzo “Dentro soffia il vento, che vi invito a leggere, se non lo avete ancora fatto. Ringrazio ancora Francesca per avermi dedicato del tempo e per aver condiviso con me le sue esperienze di scrittura, è sempre bello un confronto tra autori, oltre che costruttivo.

Dentro Soffia il vento - Francesca Diotallevi - Salone del Libro di Torino

Continuando a parlare di autori, sono riuscita a strappare un autografo anche al grandissimo Luis Sepùlveda, che speravo di incontrare già negli scorsi anni. Il suo celebre “Storia di una Gabbianella e del Gatto che le insegnò a volare” è stato uno dei primi romanzi che mi entrarono nel cuore quando ero ancora una piccola lettrice, l’ho riletto così tante volte da consumarlo. Questo libro ha segnato una tappa fondamentale della mia infanzia, in qualche modo ha tracciato un sentiero che non avrei più abbandonato: quello della libertà.

730e5c66-3537-4995-8c2a-f65f0870a8c5

Sono contentissima anche di aver conosciuto di persona anche Marta Duò, che ha esordito con Plesio Editore con il romanzo “I superstiti di Ridian”, del quale vi ho già parlato (potete leggere il post relativo cliccando qui) e che andrà in ristampa, visto il grande successo riscosso al Salone del Libro!

0b1efc11-bdc9-48f6-84b6-49ebbd2ef76aL’ultimo incontro, ma non meno importante, è stato quello con un’amica di penna conosciuta anni fa grazie al mio vecchio blog. Siamo diventate amiche e il Salone, dopo tanti anni, ci ha permesso di abbracciarci per la prima volta. Per l’occasione, Claudia ha portato con sé un dono prezioso, che mi ha commossa e che custodirò gelosamente come un tesoro: una fedelissima riproduzione di Gulliver, realizzata interamente a mano all’uncinetto! Se volete dare un’occhiata a tutte le splendide creazioni di Claudia, potete sbirciare la sua pagina Facebook e il blog Fancy Crochet, troverete piccole meraviglie delle quali non potrete che innamorarvi.

Il Salone, però, non è stato solo incontri, ma anche acquisti, con grande dispiacere del mio portafoglio xD

Per fortuna avevo con me una lista di libri ai quali dare la precedenza, perché in mezzo alla confusione e alle opportunità succulenti del Salone mi sentivo proprio come una volpe dentro al pollaio!

Ecco qui, dunque il mio bottino:

502e4d90-9449-42a7-8a3b-58ffaa2f4683

  • Il booklet di Absence – Il gioco dei quattro di Chiara Panzuti, un’anteprima di quattro capitoli, in vista del libro che uscirà in libreria il 1° giugno.
  • Anime di carne rossa di Giuseppe Sullo, che mi ha subito attratta per la trama, dove si rincorrono mistero e superstizione e che sembra promettere molto bene.
  • Il porto di Letizia Lianza, una storia dal profumo di mare che mi ha catturata già solo per l’odore di salsedine che promette dal titolo, visto che ho un estremo bisogno di racconti del genere.
  • Passavamo sulla terra leggeri di Sergio Atzeni, pubblicato postumo e rappresentativo della Regione Sardegna, alla quale mi sto appassionando di recente. Il romanzo di Atzeni ripercorre diverse epoche storiche sarde con uno stile poetico e particolare, ho deciso che non potevo lasciarmelo sfuggire.
  • Canne al vento di Grazia Deledda, un libro che ho amato e di cui ho assaporato ogni descrizione. Non lo possedevo ancora, così ho colto l’occasione.
  • Il caso Jane Eyre di Jasper Fforde, un libro bizzarro e curioso a metà tra la fantascienza e il giallo che ha stuzzicato la mia curiosità, complice anche il fatto che Jane Eyre sia uno dei miei libri preferiti. Ho bisogno di storie originali e di voci narrative esilaranti, e questo libro sembrava rispondere a entrambe le mie richieste.
  • Lo strano manoscritto trovato in un cilindro di rame di James De Mille, romanzo d’avventura la cui trama mi ha incuriosita.
  • Il cavaliere di bronzo di Fedor Galiazzo, un fantasy italiano che parla di animali parlanti, di medioevo e di viaggi in mondi paralleli, un insieme di ingredienti che mi hanno incuriosita e che mi hanno convinta a dare nuova fiducia a questo genere, che ultimamente ho un po’ messo da parte.

Voi siete riusciti ad andare al Salone del Libro di Torino, quest’anno? Quali sono stati i vostri acquisti?

Mel

Cacciatori di stelle su trapunte di nuvole

Sc18527389_1663577003670566_7771754154530522765_orivere è un po’ così: rincorrere stelle su prati di cielo, afferrare la luce prima che svanisca con lo sbocciare del sole al mattino.
La scrittura è un po’ come guardare la notte con gli occhi di un bimbo, impaurito dal buio infinito, ma catturato dai bagliori tremolanti delle stelle, curioso dei mondi che si nascondono su di esse.
Scrivere è tenere per mano personaggi, percorrere con loro un sentiero buio, a tratti rischiarato da lucciole, per poi lasciarli liberi di spiccare il volo per nuovi orizzonti.
Essere scrittori significa custodire un mondo sconosciuto, avere il privilegio di vivere sulla pelle emozioni non proprie e vite delle quali non si è protagonisti, ma semplici spettatori. Lo scrittore è così, cacciatore di stelle su una trapunta di nuvole.

Mel

“I superstiti di Ridian” di Marta Duò: quando la distopia sfiora la realtà.

Lo scorso mese ho compiuto un viaggio. Seduta sul divano, mi sono teletrasportata in un luogo lontano, su un pianeta diverso dal nostro, ad anni luce di distanza dalla Terra, ma con problematiche non così differenti dalle nostre attuali.universo - I superstiti di Ridian, Marta Duò

Uno dei tanti poteri dei libri, lo sanno bene i divoratori di carta e inchiostro, è quello di lasciare che la mente e l’anima viaggino nello spazio e nel tempo, come nessun macchinario è ancora stato in grado di fare, e io sono tornata diversa, arricchita dall’esperienza vissuta su Ridian attraverso gli occhi di Nerissa e di Daar.

Non avevo ancora letto un romanzo distopico, e ora capisco il motivo del successo di questo genere. La distopia risponde alle domande della nostra modernità, a quelle più cupe, alle quali, forse, non siamo sicuri di voler conoscere la risposta. Perché, in fondo, sappiamo che potrebbe non piacerci affatto quello che ci riserva il futuro, ma è la realtà, dura, cruda, amara. E solo la distopia, con le sue caricature – neanche troppo esagerate – delle conseguenze alle azioni di noi esseri evoluti, può metterci in guardia e permetterci di cambiare, di desiderare con forza e decisione un futuro migliore di quello che ci si prospetta.

Dove finisce la nostra libertà? E dove inizia quella degli altri?

Qual è il confine tra uguaglianza e diversità?

Quanto si è disposti a sacrificare per la salvezza di una razza, e quanto dolore ci si deve seminare alle spalle?

I danni ambientali che stiamo infliggendo al pianeta quali conseguenze potrebbero avere in futuro, lontano o vicino che sia?

La Terra diventerà un luogo inospitale? Sarà impossibile viverci?

La razza umana verrà trasferita su un altro pianeta, per continuare a vivere?

Esiste la vita, fuori dal nostro sistema solare?

Siamo sicuri di avere davanti ai nostri occhi la vera realtà? O, forse, quello che vediamo fuori dalla finestra di casa, negli schermi della tv o dello smartphone, o che leggiamo nei libri di storia,  non è tutta la verità? Forse vediamo quello che altri vogliono farci vedere. Forse ciò che abbiamo intorno è un ologramma, costruito sulla menzogna.

“Ci sono fallimenti che non si insegnano per non compromettere un obiettivo, e così si finisce per ripeterli.”

I superstiti di Ridian - Marta DuòUna giovanissima autrice italiana, Marta Duò, ha provato a offrire una risposta a tutte queste domande e, ammettiamolo, tutti ce le siamo poste nella nostra esistenza. La scrittrice, che ha pubblicato con Plesio Editore il suo esordio letterario, ci ha permesso di sbirciare nel futuro dei terrestri, riportando alla nostra attenzione molte tematiche attuali.

“I superstiti di Ridian”, questo il titolo del romanzo, è un invito alla riflessione. I pensieri di Nerissa e di Daar, i protagonisti della storia, diventano i nostri, generano emozioni che non possono essere ignorate, una volta vissute.

“Se tu fossi in grado di conoscere il futuro… fermeresti tutte le persone che incontri, dicendo loro cosa dovrebbero fare per vivere più a lungo e senza dolore?”

La storia dell’umanità dovrebbe insegnarci a porre rimedio agli errori del passato, ma troppo spesso tendiamo a ripeterli. Anche su Ridian, a secoli di distanza dal nostro oggi, l’essere umano non è cambiato. Si sente superiore, colonizza, distrugge, incurante della vita, della libertà e dell’esistenza altrui.

Nerissa, umana per nascita e destinata a tornare sulla Terra, dovrà fare i conti con la dura realtà dei fatti e riflettere sul confine sottile che separa giusto e sbagliato, vittoria e sconfitta, verità e menzogna, vita e morte, sopravvivenza ed estinzione.

“A ogni pagina sentiva il cuore tremare come le sue certezze, crollando pezzo dopo pezzo”

Nerissa - I superstiti di Ridian - Marta DuòLe certezze di Nerissa – e le nostre, insieme alle sue – si sgretolano, diventano macerie di un mondo che non esiste più e si scontrano con quelle di Daar, nato su Ridian, ma considerato alieno su un pianeta che è il suo. Daar, combattente per la libertà del suo popolo, idealista e fedele alla sua causa, diventa il carceriere di Nerissa, la vera aliena, e dentro noi lettori inizia una battaglia, una tempesta confusa per capire chi sia il vincitore e chi il vinto e chi abbia ragione e chi torto.

Daar e Nerissa sono facce di una stessa medaglia, diverse nell’aspetto, ma non negli ideali e nei sentimenti.

Le vicende che l’autrice ci presenta sono intessute con una lucidità disarmante per un romanzo d’esordio. Spiazzano il lettore, che finisce per perdersi nelle sue riflessioni, incapace di decidere per chi fare il tifo in questa battaglia che si combatte su Ridian, anni luce lontano da noi, ma paradossalmente anche qui, sulla Terra, nelle nostre città e, forse, addirittura sotto la casa in cui viviamo.

Nella storia dell’umanità sono stati – e sono ancora – molti i massacri per la vittoria di un popolo a discapito di un altro. L’uomo uccide i suoi simili da tempo immemore, sterminando tutte le “razze” diverse da quella dominante. Si pensi, per esempio, agli anni del nazismo, o, più indietro nel tempo, alla colonizzazione delle Americhe con la conseguente distruzione delle civiltà indigene, all’estinzione di specie animali preziose per il pianeta. Si pensi anche, senza andare tanto lontano, al fenomeno odierno dell’immigrazione e ai meccanismi sociali e politici che essa sta mettendo in moto negli ultimi anni.

I superstiti di RidianLa storia scritta da Marta Duò non fa che ricordarci i nostri errori, rendendoli finalmente evidenti, perché non c’è peggior cieco di chi non vuol vedere e peggior sordo di chi non vuol sentire.

Sicuramente si tratta di un romanzo di fantascienza sui generis, un distopico che prende le distanze dalle mode del momento, distogliendo l’attenzione da vicende d’amore adolescenziali. “I superstiti di Ridian”  si colloca in un panorama letterario di più ampio respiro e ci rimanda un affresco dalle forme essenziali, senza belletti e futili contorni. L’intento è quello di farci concentrare sulle tematiche più importanti, quelle che stanno a cuore all’autrice e che dovrebbero importare anche a noi.

Un grande esordio, senza ombra di dubbio, per un’autrice nostrana che promette bene per i suoi lavori futuri.

Marta Duò sarà presente alla trentesima edizione del Salone del Libro di Torino (dal 18 al 22 maggio) e incontra i suoi lettori presso lo stand di Plesio. Non mi lascerò scappare l’occasione di incontrarla, e spero vogliate farlo anche voi.

Mel

Link utili:

[Fonte delle immagini, a eccezione della copertina del romanzo: Pinterest. I diritti delle immagini sono, dunque, degli autori che le hanno realizzate.]

Cronache di Primavera

Mi piacerebbe poter raccontare tutto quello che mi è accaduto (e che ancora accadrà) in questi mesi così felici e festosi, non ho altre parole con cui definirli. Purtroppo non ho sempre il tempo di aggiornare questo spazio virtuale, per cui cercherò di riunire sotto un unico post le ultime novità, sperando di non essere troppo dispersiva.

Come sapete, nei mesi di marzo e aprile sono stata ospite delle scuole medie (trovate il mio post-racconto cliccando qui) e delle elementari (potete leggere il resoconto qui), ma queste non sono state le uniche belle esperienze a rallegrare le mie giornate.

Sono stati mesi prolifici sotto molti punti di vista, ricchi di soddisfazioni sul piano personale.

Ho ricevuto doni fantastici, coronato sogni di lunga data. Sebbene i miei desideri fossero semplici e tutt’altro che irrealizzabili, ci è voluto comunque del tempo per poterli rendere realtà. E quindi, infine, ecco che sulla mia scrivania ha finalmente preso posto questa bellissima miniatura di una foca, divenuta una fedele compagna di avventure pronta a solcare mari d’inchiostro su vele di carta insieme a me. C’è un motivo dietro questo simbolo, ma non posso ancora svelarvelo, ahimè!

Melania D'Alessandro blog

Sul terrazzo di casa, invece, sono arrivate due nuove piante, che agognavo di avere intorno a casa da anni: un giovane alberello di magnolia, con le foglie ancora tenere, e una rigogliosa ortensia di un colore indaco tanto intenso da riempirmi il cuore di serenità.

Melania D'Alessandro blog magnolia

f878c7d2-3184-49ae-aadd-5716fc132274

Negli ultimi mesi, finalmente, ho riconquistato il contatto con la natura, dopo il lungo riposo invernale, ho ripreso a camminare in montagna, con lo sguardo perso nelle nebbie e gli scarponi fradici di rugiada.

La natura regala emozioni, scorci e viste meravigliose, come le gocce sulle foglie o tra gli stami dei fiori che paiono diamanti luccicanti al sole, o le distese dei prati di montagna, oppure ancora come i cristalli trovati per caso in mezzo ai ciottoli di un sentiero, venuti da chissà dove.

rugiada

cristalli

Passo della Mezzaluna

In tutto questo passeggiare e scovare tesori, reali o immaginari, anche la mia fantasia è stata stuzzicata e sufficienza. Dato che i progetti, le idee e i miei Melania D'Alessandro quadernone fabbriconepersonaggi aumentano a dismisura, traducendosi in uno sfacelo di fogli sparsi per la scrivania e per tutta la casa, mi sono finalmente decisa a riordinarli in un unico contenitore. Quella  che vedete qui a fianco è la mia ultima creazione, soprannominata “Quadernone Fabbricone” perché il suo contenuto è una vera e propria fabbrica di nuove idee e spunti per mondi d’inchiostro. Sono stata indecisa sul soggetto da disegnare sulla copertina, ma alla fine ho optato per uno dei simboli più belli, quando si tratta di scrittura: una piuma. Essa sta a significare lo strumento grazie al quale la parola viene scritta, ma anche la libertà di pensiero e di espressione che la scrittura e la lettura ci donano.

Le idee, sì, in questi mesi non sono proprio mancate. Ma vi dirò di più: la mia musa ispiratrice deve essere di un altro paese. Abbiamo problemi di fuso orario, evidentemente, dato che un giorno mi son svegliata alle cinque e mezza per appuntare spunti e frasi per una nuova storia che non so neppure se scriverò.

“Verba volant, scripta manent”. È questo uno dei motivi che anima la mia scrittura, negli ultimi anni. Scrivere significa lasciare una traccia, una testimonianza del proprio passaggio in questo mondo, nel quale non siamo che passeggeri, ospiti temporanei.
La scrittura ci rende vivi e ci permette di sopravvivere a lungo nei ricordi, nella memoria di chi verrà dopo di noi.
00d2aea2-1fc1-4594-b324-061b89874147In questi giorni sto leggendo questo piccolo gioiello che sarò felice di incastonare nella mia libreria, una volta che lo avrò concluso. Leggere è viaggiare, e io ho iniziato un viaggio alla riscoperta delle mie radici materne, per far rivivere nelle mie future parole scritte l’anima di una persona scomparsa a me cara, per renderla eterna attraverso i miei racconti.

“Ci sono buchi in Sardegna che sono case di fate […]. Ci sono statue di antichi guerrieri alti come nessun sardo è stato mai, […] porte di pietra che si aprono su mondi ormai scomparsi, e mari di grano lontani dal mare, costellati di menhir […].
C’è una Sardegna come questa, o davanti ai camini si racconta che ci sia, che poi è la stessa cosa, perché in una terra dove il silenzio è ancora il dialetto più parlato, le parole sono luoghi più dei luoghi stessi, e generano mondi. Qui esiste tutto ciò che viene raccontato, e quello che viene taciuto esiste perché un giorno qualcuno lo racconterà.”

Così scrive la Murgia nel suo “Viaggio in Sardegna”.

E, a proposito di storie e di scrittura, ho da fare un piccolo annuncio:

18301190_1962065787358245_4159263285858632358_n

Sì, avete capito bene: ho firmato il mio terzo contratto editoriale, e non vedo l’ora di potervi raccontare quali nuovi progetti mi abbiano tenuta impegnata ultimamente, oltre a quelli delle scuole. Presto, molto presto, svelerò tutto, ma intanto non mi resta che consigliarvi di venirmi a trovare al Salone del Libro di Torino, allo stand di Leucotea Edizioni (L 138, padiglione 2), perché comincerà tutto da lì.

Melania D'Alessandro Sogni di Carta Salone Libro Torino

Melania D'Alessandro La città nascosta Salone Libro Torino

E, già che siamo in tema di Salone del Libro, posso dirvi anche che porterò con me i miei beneamati topolini di feltro, realizzati appositamente per i lettori che vorranno adottarli!

GulliverSalTo

Vi aspetto, dunque! E quando sarò tornata dal Salone del Libro vi assicuro che passerò ad aggiornarvi, per lasciarvi un nuovo, emozionante resoconto.

Mel

Sogni di Carta che diventano realtà

In occasione della Giornata mondiale del Libro e del Diritto d’Autore, celebratasi lo scorso 23 aprile, le insegnanti dell’Istituto comprensivo Andrea Doria di Vallecrosia (IM) hanno organizzato la Festa del Libro, che mi ha vista impegnata in due giornate, il 26 e il 28 aprile, con un’attività collegata al mio secondo libro, “Sogni di Carta”.
Si è trattato di un evento di grande stimolo per gli alunni di tutte le classi della scuola primaria, alla scoperta dell’amore per la lettura e per il raccontare storie.
Sono orgogliosa di aver fatto parte di questo bellissimo team quest’anno, felicissima che il mio “Sogni di Carta” sia stato scelto come testo rappresentativo di questa festa.
La Festa del Libro è stata organizzata come un percorso itinerante per conoscere i protagonisti della mia storia, che per due giorni hanno vissuto anche nella realtà in una rappresentazione che mi ha coinvolta in prima persona.

La festa doveva svolgersi all’interno del parco dei Padri Somaschi, purtroppo però, a causa maltempo, la location tradizionale non è stata utilizzabile. La prima giornata, dunque, è iniziata con un imprevisto. Tuttavia, neppure la pioggia ha frenato l’entusiasmo delle insegnanti, dei genitori e della sottoscritta.

Per l’occasione, ho portato con me una valigia vuota, pronta a riempirla con esperienze uniche e indimenticabili e a fare scorpacciata di sorrisi.
Il viaggio è cominciato da qui, da quelle parole che ho scritto una fredda sera di novembre di qualche anno fa, quando Archimede e Gulliver bussarono alla porta della mia fantasia e mi sussurrarono la loro storia.

71f95cc6-b63a-429b-addb-f4cdc9fbd47d

Ho avuto il piacere di assistere alla prima rappresentazione dello spettacolo. Ascoltare la narratrice raccontare la storia uscita dalla mia penna, creare l’atmosfera giusta per i bambini e introdurre i personaggi è stato emozionante. Com’è ovvio che sia, conosco a memoria le parole dell’incipit di “Sogni di Carta”, che mi piace rileggere all’infinito, e sono rimasta affascinata dal fatto che la narratrice della storia abbia usato un tono di voce perfetto, un’intonazione sublime, tanto da risultare alle mie orecchie forse ancora meglio di come me lo ero immaginato durante la stesura delle prime battute del libro! Il nodo in gola è stato assicurato, soprattutto quando sulla scena sono comparsi due perfetti Archimede e Gulliver.

18156732_1419185304771648_1044923258621572817_o

I due attori che hanno prestato il volto ai miei protagonisti sono stati bravissimi nel trasmettere ai bambini spettatori l’anima della storia. Gulliver  ha persino sfornato di sua iniziativa i biscotti originali del topolino, sgranocchiandoseli per davvero durante la rappresentazione.

b8383d87-8de9-4dd1-aa8a-7f63bc981212

Le parole non rendono giustizia alla bellezza della scena, e neppure a tutte le emozioni che ho provato incontrando dal vivo i personaggi usciti fuori dalla mia penna.

a1801890-5a2c-4a66-968c-7c9be6983835Dopo che Archimede e Gulliver hanno consegnato ai bambini la preziosa (e golosa) ricetta dei biscotti, si è passati alle scene successive, in cui le insegnanti hanno letto dei brani tratti dai romanzi che vengono nominati all’interno di “Sogni di Carta”, e cioè “Pippi Calzelunghe” di Astrid Lindgren, “Matilde” di Roald Dahl, “Momo” di Michael Ende e “Pinocchio” di Carlo Collodi. Sono rimasta colpita dalla scelta dei brani, tutti magicamente inerenti alla mia storia, che hanno finito per costituire un file rouge volto a far comprendere ai bambini l’importanza della lettura, della fantasia, della curiosità, del tempo da donare agli altri e a noi stessi e della disponibilità all’ascolto.

La penultima tappa di questo fantasioso percorso è stata rappresentata da un gioco, un laboratorio volto a stimolare i bambini, al quale purtroppo non ho assistito, ma è stato bellissimo, ne sono sicura.

A questo punto, i bambini erano già carichi, allegri e festosi e si sono ritrovati davanti a uno schieramento di mamme travestite da topoline di biblioteca che hanno cantato per loro la canzone dello Zecchino d’Oro, “Il Topo con gli occhiali”.

18157256_1421576647865847_2346742084688415169_n

“I libri sono amici che fanno compagnia,
i libri sono sogni di accesa fantasia,
i libri son momenti di gioia e commozione,
non manca l’emozione che un brivido ti dà.

Entrate in libreria
perché vi piacerà!”

Ogni singola parola di quella canzone si adatta alla perfezione alla storia di “Sogni di Carta” e al rapporto tra Archimede e Gulliver e, dopo la strofa conclusiva, i bambini sono entrati dentro la biblioteca scolastica, dove c’ero io ad aspettarli, ma loro erano ignari di avere di fronte la scrittrice in carne e ossa della storia!

0f7da15f-d260-481f-9896-3aa05403de20

Una piccola chicca di queste giornate è che io, per l’occasione, ho scelto un vestito fantasioso, con dei gufi disegnati sopra. Solo una volta arrivata a scuola, però,  ho scoperto che all’interno della biblioteca c’è da sempre un libraio speciale, un gufo peluche conosciuto come Gugù, che di notte si anima per festeggiare insieme ai personaggi di tutte le storie che si trovano sugli scaffali. I bambini hanno notato il collegamento (fortuito) e hanno vissuto un’esperienza doppiamente magica davanti ai miei occhi. Se non è magia questa!

18157269_1421677894522389_6344419664848778901_n

Una volta accomodatisi sulle sedie e sul tappeto, ho iniziato a raccontare loro della libertà che i libri ci offrono.

“I libri sono sogni: i sogni di voi lettori, ma anche delle persone che li hanno scritti. Avete mai pensato a chi si trova dietro un libro, agli scrittori? Come ve li siete immaginati?” ho domandato.

Le risposte a questa domanda sono state le più disparate, tutte divertenti ed esilaranti. Le più eclatanti sono state:

“Grassi!”

“Brutti!”

“Gobbi!”

“Che fumano la pipa!”

“Con la barba lunga”

“Con gli occhiali!”

“Io me li immagino vestiti con lo smoking, seduti alla loro scrivania mentre scrivono alla luce di una lampada.”

Quando, alla fine di tutti queste descrizioni, ho rivelato la mia vera identità, sono rimasti tutti sbalorditi di constatare che la loro immaginazione fosse ben lontana dalla realtà dei fatti. Hanno sbarrato gli occhi, incantati da quella inaspettata sorpresa. Ne è scaturita una valanga di emozioni e reazioni che mi hanno commossa nel profondo.

Dopo aver desiderato a gran voce un autografo, qualcuno mi è venuto ad abbracciare in una stretta che non si scioglieva più, provocando una reazione a catena, e presto mi sono trovata in mezzo a un enorme, calorosissimo abbraccio. Mi hanno stampato baci sulle guance e io me li sono tatuati nel cuore, per non dimenticarli più. Qualcuno mi ha lasciato persino un piccolo dono e, si sa, i bimbi non regalano niente se non sentono di doverlo fare, per questo il gesto è stato ancora più gradito.

Per non parlare, poi, di quei bambini che, a discorso concluso, venivano da me con una scintilla negli occhi dicendomi: “È stato bellissimo!”, “Grazie!”, “La tua storia è bellissima!” e ancora “Questa giornata mi è piaciuta proprio tanto!”.

In conclusione, ho avuto un’opportunità meravigliosa, non avrei potuto desiderare di meglio!

b3e6fe0a-bcd9-4be3-a385-dee612d1ba65Per questa esperienza devo ringraziare di cuore le insegnanti organizzatrici dell’evento Simona, Loredana e Wilma, insieme a tutti i docenti che hanno partecipato con passione e trasporto. Un enorme grazie va ai due attori che hanno impersonato Gulliver e Archimede, e a tutti i genitori, che hanno cantato per i bambini e che hanno accompagnato le classi in questo percorso meraviglioso alla scoperta dell’amore per la lettura. Tutti insieme hanno reso realtà un sogno, e questo è il regalo più grande che potessero farmi.

“Sogni di Carta” continua a regalarmi molto, nonostante siano passati ormai tre anni da quando misi il punto finale alla storia. Il mio romanzo è diventato realtà in più di un occasione, in questo primo anno dalla sua pubblicazione, ed è una magia meravigliosa, quella che la parola scritta può offrire a chi scrive e a chi legge. Grazie a “Sogni di Carta” ho fatto delle cose che credevo impossibili prima (come riuscire a intrattenere dei bambini), ho realizzato dei sogni di quando ero bambina (come tenere letture animate e laboratori in libreria per i più piccoli) e ora il mio libro è realtà, i suoi messaggi sono stati raccontati e accolti da bambini, genitori e insegnanti e io non posso esprimere tutta la mia gratitudine e la mia felicità.

“Sogni di Carta” è nato, tra le altre cose, anche per spronare bambini e genitori a svolgere delle attività insieme, divertendosi e dedicandosi del tempo prezioso a vicenda. All’interno del libro è presente la ricetta dei biscotti che tanto fanno impazzire il topino Gulliver, un piccolo regalo che ho voluto fare ai miei lettori per far sentire meno la nostalgia della storia di “Sogni di Carta” e trascorrere dei momenti piacevoli in famiglia.

18157197_10211210389649657_236129617655259057_nUna mamma, il giorno stesso della Festa del Libro mi ha scritto:

“Hilary è felicissima! Tutta gasata, mi ha trascinato al supermercato per comprare tutti gli ingredienti per i biscotti.” 

Ne è seguita la foto dei dolcetti che vedete qui a fianco.
È una grande soddisfazione sapere che il messaggio del mio romanzo sia stato colto. Per uno scrittore, non c’è soddisfazione più grande!

Un’altra avventura si è conclusa, dunque.
I sorrisi dei bambini sono stati contagiosi, non ero mai stata abbracciata con così tanto affetto da piccoli sconosciuti.
È stato un onore, per me, essere ospite della scuola e donare la mia storia a tutti quei musetti e spero che questo sia solo l’inizio di un bel percorso.

Mel