Consigli per la revisione del proprio romanzo

So che la rete pullula di consigli per chi ha finito di scrivere il proprio romanzo e non sa quali passi successivi muovere, ma sento il bisogno di dire la mia e di offrire qualche piccolo spunto a mia volta.

Scrivere un libro non è un’impresa facile, ma credetemi se vi dico che quello che viene dopo la parola “Fine” lo è ancora meno!

Premetto che riempire pagine di parole vuote e di frasi sgrammaticate non significa scrivere. La scrittura va coltivata giorno per giorno, anno dopo anno, con dedizione, impegno, ma soprattutto umiltà e una buona dose di autocritica.

Aver buttato giù un centinaio di pagine non fa di voi degli scrittori, soprattutto agli occhi di chi vive di “pane e libri” e a quelli di chi ha fatto della parola scritta un mestiere e/o una fonte di reddito.

È chiaro che ogni scrittore voglia vedere la propria opera pubblicata, ma l’editoria ha le sue regole e i suoi tempi, che spesso sono del tutto estranei a chi scrive.

Lo avrete letto mille volte, ne sono sicura, ma non è mai banale ripetersi, in casi come questo: rileggete la vostra storia fino allo sfinimento, finché quasi non vi sarà venuta a noia. Se volete affrontare il mondo editoriale, dovrete essere pronti a “sacrificare” frasi, talvolta anche brani della vostra opera, se l’editore non li riterrà necessari. Siate spietati con voi stessi, imparate ad allenare la vista di modo che gli occhi scorgano subito tra le righe ripetizioni, refusi ed errori.

Fatta questa premessa, eccovi alcune delle tante cose da tenere a mente quando si revisiona un testo da proporre a un editore o da preparare per il self publishing.

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Non fate periodi lunghi e non abusate dell’uso degli aggettivi, ma soprattutto cercate di utilizzare il meno possibile gli avverbi. Cercate di notare se le frasi che avete scritto sono “ingarbugliate”: a voi potrebbero sembrare poetiche, ma il lettore potrebbe annoiarsi a morte, oppure potrebbe dover rileggere più di una volta la stessa frase per capirne il senso nella sua interezza. Quello che avete scritto deve risultare interessante, altrimenti il lettore si annoierà e smetterà di leggervi. Un utile consiglio, in questo senso, lo offre la casa editrice Fazi, che invita l’aspirante scrittore/scrittrice ad aprire una pagina a caso del file da lui/lei scritto e di leggerlo; domandatevi se andreste avanti a leggere e se quel pezzo invoglia a procedere nella lettura, se sì, vorrà dire che avete fatto un buon lavoro.

Riducete l’uso delle similitudini e delle metafore: infastidiscono chi legge, soprattutto se sono banali o ripetute, oltre a essere tipiche del linguaggio della fiaba (es.: capelli neri come l’ebano, occhi azzurri come il cielo, bello come il sole…).

Cercate di notare se, nel testo, usate abitualmente espressioni e modi di dire che ricorrono in tutto il romanzo. Se lo fate, eliminatele o riducetele il più possibile: sono fastidiose e ridondanti.

Tra le regole grammaticali che mi sento di ricordare in questo articolo c’è quella che riguarda la d eufonica. Citando la Crusca:

L’uso della “d” eufonica dovrebbe essere limitato ai casi di incontro della stessa vocale, quindi nei casi in cui la congiunzione “e” e la preposizione “a” precedano parole inizianti rispettivamente per “e” e per “a”.

  • Si usa, quindi, in casi come i seguenti: ed ecco, fino ad allora, ed eravamo, ad accorgersi.
  • Non si usa quando, dopo l’incontro di due vocali uguali, la consonante successiva è una d:
  1. a Ada: SI;
  2. ad Ada: NO!

Potrà sembrare inutile e banale, ma gli editori spesso la detestano e ne sono infastiditi, per cui fate vostra questa regola e tenetela bene a mente.

Le parole straniere vanno scritte in corsivo, così come anche i pensieri di un personaggio e i titoli di libri all’interno del testo.

Mi raccomando anche all’uso degli accenti! Se sbagliati, sono considerati alla stregua di gravi errori.

  • Accento grave: per esempio è, ahimè, cioè, tè (bevanda).
  • Accento acuto: per esempio perché, finché, altroché, poiché, affinché, granché, poté.

Chiedetevi se i personaggi che avete inventato sono credibili, se la loro personalità è stata scandagliata in profondità, oppure al contrario se sono stati delineati in modo superficiale. Ricordate che i personaggi perfetti che non commettono mai un errore e che non sanno emozionare sono poco realistici. Potrebbe essere utile, a questo proposito, riflettete sulla personalità di chi avete intorno: quante volte un amico a voi caro, una persona che reputavate buona e degna di fiducia vi ha sorpresi per un comportamento inaspettato o una reazione che avete faticato a comprendere? Nessuno è perfetto a questo mondo, e più i personaggi della vostra storia rispecchieranno la realtà, più alte saranno le probabilità che a un lettore rimangano nel cuore.

Sempre riguardo i personaggi, Plesio Editore dà un ottimo consiglio a chi ambisce a diventare uno scrittore: caratterizzare i personaggi non significa creare macchiette stereotipate. Sempre Plesio consiglia di conoscere il personaggio come le proprie tasche, prima di iniziare la stesura del romanzo. Per farlo, potrebbe essere utile rispondere ad alcune domande, come per esempio: che musica ascolta? cosa legge? quali sono i suoi gusti? …

Assicuratevi che le vicende, gli eventi, il “contorno” e i comportamenti dei personaggi siano coerenti con il periodo storico in cui è ambientato il romanzo. Se, per esempio, il vostro libro è ambientato nel medioevo, sarà fuori luogo la figura di una donna emancipata, se non desta l’attenzione degli altri personaggi in modo negativo. E, mantenendo l’esempio del medioevo, è inverosimile che nei piatti serviti ai vostri personaggi ci sia la polenta, poiché il mais di cui è costituita è di origine americana e sappiamo bene quando il Nuovo Continente fu scoperto… Insomma, documentatevi anche per le cose che vi sembrano più banali, ne va dell’immagine dell’intera opera.

Controllate che tutti i dialoghi siano credibili e che abbiano un senso all’interno della narrazione. In caso contrario, eliminateli. Un dialogo ben costruito deve tener conto del ceto sociale al quale appartengono gli interlocutori, per esempio, e deve essere scritto con un linguaggio tipico del parlato. Non deve sentirsi il narratore, ma sono i personaggi a dover emergere e prendere il sopravvento, mostrando al lettore la propria personalità a partire dalle parole che essi stessi scelgono per intavolare discussioni e intrattenere discorsi.

Per facilitare la revisione del romanzo, fate uno schema con la linea temporale di tutto quello che succede all’interno della storia, una mappa cronologica degli eventi, di modo che potrete controllare, capitolo per capitolo, che tutto sia stato collocato al posto giusto.

Potrebbe essere utile (questo in fase di stesura) fare un riassunto di ogni capitolo su un quaderno o un file a parte. Potrebbe sembrare uno spreco di carta e/o di tempo, ma non sapete quante volte mi è stato d’aiuto rileggere quei riassunti per trovare la scena che mi serviva rileggere! Inoltre, alla fine della stesura del romanzo, avrete pronto un riassunto molto dettagliato dell’intera storia, che vi servirà per scrivere la sinossi da inviare agli editori.

Quelli elencati fino a qui, sono i miei personali consigli, gli errori o le sviste più frequenti che io stessa ho fatto quando ancora non avevo nessuna esperienza in materia di correzione e editing sui testi da me scritti. La mia non voleva essere una guida completa, sia chiaro, ci sono moltissime altre regole, grammaticali e non, da tenere presenti. Sul web potrete trovare articoli forse anche più esaustivi del mio, che vuole semplicemente essere un punto di partenza, uno spunto da cui partire per migliorarsi.

Mel

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