Ogni persona è un mondo

A volte mi chiedo quanto sia difficile, realmente, mettere da parte l’Io, il nostro puro, semplice e naturalissimo egoismo, attraversare la barriera che separa il Noi dall’Altro e entrare in quel territorio sconosciuto che non fa più parte della nostra personalità e del nostro vissuto.

Amo scrivere e per i miei libri futuri l’unico augurio che faccio a me stessa è di riuscire a dar voce a personaggi sempre più realistici. Per farlo, però, ho dovuto (e devo ancora) imparare a osservare chi mi sta intorno, ad ascoltare le esperienze e il vissuto degli altri, ed è così che sorge spontanea questa riflessione.

Quanto, effettivamente, sappiamo delle persone che amiamo, che diciamo di conoscere?

E di quelle che sfioriamo appena per la strada, sull’autobus?

Troppo spesso dimentichiamo che il mondo che coltiviamo dentro di noi è presente anche nelle altre persone, quelle stesse che spesso sottovalutiamo o a cui rispondiamo male.

A volte non ci accorgiamo minimamente dei drammi vissuti da chi ci sta intorno, delle personalità che faticano a emergere per timidezza, ma che avrebbero davvero molto, invece, da raccontare.

Qu676a7050302c44f62b6e8ab5ac60f17falche volta ci si scioglie davanti a una tazza di tè, ci si confida, ed emergono situazioni, esperienze, emozioni che non si immaginavano e che, da sole, darebbero il materiale sufficiente per la stesura di non uno, non due, ma almeno tre romanzi. E che cos’è un romanzo, se non uno specchio della realtà, un modo diverso per calarsi dentro le situazioni della vita reale che spesso ci calza stretta ma nella quale vogliamo rispecchiarci completamente per sentirci compresi, partecipi e non più soli?

Dovremmo imparare quell’arte sottile, precisa e infallibile che è l’osservazione, saper riconoscere uno sguardo tra mille, una sfumatura della voce, un’espressione del viso.

Dovremmo, sì, ma non solo per scrivere di personaggi credibili, quanto piuttosto per imparare a non ferire chi ci sta davanti, sia esso un parente, un amico, o la cassiera del supermercato. E dovremmo farlo per essere più umani, meno egoisti, per coltivare il nostro giardino interiore e permettere agli altri di fare altrettanto.

Ogni persona che incontri sta combattendo una battaglia di cui non sai nulla. Sii gentile. Sempre.

Mel

[Immagini: Pascal Campion]

Mare d’inverno

Siete mai stati sul mare in inverno? Credo che il meglio di sé lo dia proprio nella stagione più fredda, quando il vento è pungente e tinge le guance di rosso, obbligandoci a stringerci nel cappotto.

Il mare in inverno è selvaggio, inarrivabile. È a portata di mano, ma nessuno osa bagnarsi con l’acqua gelida. Non ci sono turisti, né ragazzini urlanti in preda all’euforia dell’estate.

Chi sceglie di andare in spiaggia in inverno sa cosa vi troverà, e proprio per questo predilige il mare a una passeggiata in centro città. L’aria salmastra si insinua dentro i vestiti, scompiglia capelli e pensieri. L’orizzonte è lì, davanti a noi: nessuno blocca la visuale, perché siamo soli con quell’immensità che spaventa e riempie i polmoni al contempo. Ed è quella stessa vastità a ispirarci, a farci sognare di strane creature sotto la superficie dell’acqua, a generare riflessioni infinite.

A chi resiste impavido fino al tramonto, il mare d’inverno regala spettacoli mozzafiato, mostrando la più bella tavolozza di colori di cui disponga il cielo. Ci sono i tramonti di un sorprendente violetto, quelli blu cobalto che stemperano nell’ocra, e poi ci sono i miei preferiti, i tramonti infuocati di rosso e d’arancio. A ogni istante i colori del cielo cambiano e il mare si adegua, riflettendo il vestito della volta celeste.

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In estate tutto cambia, ogni cosa si trasforma. La spiaggia si popola, si affolla, e allora il mare sembra smettere di parlare.

Da anni, ormai, non vado al mare in estate. Preferisco godermelo quando il silenzio tutto intorno ha una voce potente, quando le urla che interrompono i pensieri provengono dai gabbiani e l’unico rumore è il fragore delle onde insieme al ritmico trascinarsi di pietre in balia della risacca.

Il mare in inverno lo sento più affine, con la sua solitudine selvaggia, la sua bellezza senza eguali e l’assenza di confini, di limiti e costrizioni.

E quando, infine, si affaccia la bella stagione, io e il mare ci allontaniamo e ci osserviamo a distanza, come innamorati a cui un incontro nomaren è concesso.

In quei momenti sì, mi manca il mare, ma so che prima o poi tornerà l’autunno, e allora sarà di nuovo tempo per me di fare ritorno sulla riva e di abbracciare l’acqua con lo sguardo, sussurrando: “Sono tornata.”

 

Mel

 

Neve

A volte mi manca la neve.

Mi mancano gli inverni piemontesi, con le stalattiti appese ai cornicioni, i merletti di ghiaccio che scendono dai tetti.

Mi mancano le mani fredde, scaldate da una tazza di cioccolata calda (quella che solo in piemonte sanno fare come si deve!) e mi manca la neve, sì, più di ogni altra cosa.

La neve che ricopre tutto, persino i pensieri, facendoci tornare bambini che non sognano altro che indossare sciarpa, guanti e scarponi per andare a fare un pupazzo, a rotolarsi in un parco, dimenticando preoccupazioni e paure.

neveA volte la neve mi manca, con i suoi silenzi assordanti, con la sua magia di interrompere per un attimo lo scorrere del tempo e invertire la rotta. Tutto si ferma, come in una favola, e allora persino la città sembra un posto più bello.

Alla neve ho legato alcuni dei miei ricordi più belli, quelli fatti di gioia, di sogni e speranze, di mani intrecciate e nasi incollati ai vetri per guardare i fiocchi che danzano, al di là del confine segnato dalla finestra.

E a volte mi mancano lo scintillio in fondo allo sguardo, la meraviglia davanti a una bella nevicata, gli occhi aggrappati a quei fiocchi appesi ai rami degli alberi come speranze attaccate alla vita.

Sì, a volte mi manca la neve.

Mel

L’avventura ha inizio!

Potresti essere arrivato qui per caso, oppure mi conosci già da tempo e sei approdato in questo spazio virtuale perché ti ho invitato io.

Qualunque sia il motivo che ha spinto le tue vele fino a qui, ti ringrazio.

Aprire un blog significa partire per un viaggio che non sai dove ti condurrà. Non si sa quali persone si incontreranno sul sentiero, persino la meta è sconosciuta.

Solo una cosa è certa: io riparto da qui, da me, e insieme a voi se vorrete seguirmi.

Storie di Mel sarà il mio diario, luogo di svago e di riflessioni, ma anche un mezzo per farvi conoscere i miei romanzi e il mio cammino da scrittrice.

Buon viaggio!